Viola e Fulvio 4.92/5 (6)

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Lui parte, lei resta. È raro che accada il contrario.
Le assenze sono assai più prolungate delle presenze e il momento dei saluti è ridotto ad un istante; un istante caldo denso morbido avvolgente… andato!
Nella partenza Viola legge opportunità e libertà e pensieri e parole e attese.
Quando Fulvio non c’è, Viola ha l’opportunità di vivere di silenzi, di nutrirsi del disordine della sua mente e del suo spazio, di dimenticare il tempo inseguendo un sinonimo.
Fulvio parte e Viola resta. Moderna Penelope che dell’attesa fa grandi gomitoli per intessere ragnatele di parole con le quali vorrebbe catturare l’attenzione del mondo.
Il ragno procede con impegno e precisione, con dedizione e disciplina, Viola no. Si ritrova spesso avviluppata nel filo dei propri pensieri ingarbugliati, si affanna a trovarne il bandolo, si sfinisce lottando con se stessa e…
– Pronto? Ciao Viola! come stai?
– Oh Fulvio! Ciao! tutto bene e tu? racconta, dai!
Lui racconta e lei lo ascolta, estasiata non solo per l’amore che lui le suscita, che lei prova, ma per quel suo essere preciso, accorto, metodico. Fulvio la affascina.
No, non sono le diversità a tenerli uniti. Falso mito è quello secondo il quale gli opposti si attraggono. Viola e Fulvio amano le loro reciproche somiglianze; il loro ritrovarsi su un terreno comune; le piccole abitudini; il riflettersi limpido e nitido del pensiero dell’uno nella mente dell’altra e viceversa.
Fulvio è in perenne movimento. Lui vive le proprie routine dentro di sé, nel proprio ritmo circadiano. Viola ha bisogno della rassicurante monotonia della propria quotidianità… e di Fulvio. Il contrario no.

La stanza avvolta nella penombra trasmette un calore irreale. La luce quieta dell’alba, filtrando appena dalle persiane chiuse, pare infondere, oltre che morbidezza, un tepore che esiste davvero solo sotto al piumone.
Il riscaldamento inattivo dalla sera precedente ha permesso alla temperatura di precipitare tra i sedici e i diciassette gradi. Viola non lo sa per certo, lungi dai suoi pensieri andare a verificare il termostato: si fida dell’esperienza e del brivido che le ha percorso per qualche istante il braccio nudo scivolato fuori dalle coperte, mentre cautamente si girava verso Fulvio.
Si è mossa piano, nel timore di svegliarlo, pur sapendo che non dorme. In questo caso non è l’esperienza a guidarla, ma una sorta di sesto senso o forse, più semplicemente, l’ha destata un movimento di lui.
Ora, girata sul fianco sinistro, si trova ad osservarne la schiena – o meglio il contorno disegnato dal lenzuolo che la copre – e la nuca.
Resta in silenziosa attesa d’un movimento che non si palesa. Intanto, ascolta il proprio cuore e i suoi battiti: tutto tranquillo. Sente solo una sorta di lieve languore, l’embrione di un desiderio che la induce ad immaginare le proprie labbra poggiarsi alla base di quella nuca.
Il tempo stilla i suoi secondi.
Il braccio destro di lui si allunga nell’aria fredda verso il comodino, la sua mano vi poggia il cellulare. Quindi si mette supino ad occhi chiusi.
I respiri di entrambi sono quieti. Un ascoltatore esterno potrebbe credere stiano dormendo.
A giudicare dalla luce di un giallo rosato che si allunga sulle ombre della notte, spingendole negli angoli e dietro ai mobili, la giornata sarà soleggiata.
L’alba. Quante albe ha davvero visto nel corso della propria vita? Quante albe ha osservato con l’unico scopo di coglierne i colori, di ammirarne l’avanzare, di godere del lento sorgere di un nuovo giorno? Poche, pochissime. Anche quel magico momento è rimasto il più delle volte intrappolato, infilzato dalle lancette dell’orologio.
Svegliarsi all’alba ha quasi sempre significato una necessità.
Eppure, quando Fulvio le dorme a fianco, le capita di frequente. Non sa se dipenda dal non voler sprecare neanche un istante del tempo insieme o dall’abitudine di lui di svegliarsi prestissimo, anche in piena notte, e trascorrere il tempo leggendo alla luce discreta del display del cellulare. Potrebbe giurare di non sentire alcun rumore, ma forse una parte di lei ha “orecchie” diverse, capaci di coglier le vibrazioni del respiro di lui e i suoi mutamenti?
Viola girata sul proprio fianco sinistro ad occhi aperti, Fulvio supino ad occhi chiusi.
Silenzio.
Si muove il pulviscolo nell’aria intorno a loro. Si muove il sangue che scorre nelle loro vene. Si muove il respiro che entra ed esce dalle loro labbra socchiuse. Si muovono i loro petti al ritmo delle loro vite.
Loro no, loro sono immobili.
È Viola a spezzare l’immobilità. Con lentezza spinge il proprio braccio destro verso di lui. I pochi centimetri che li separano vengono colmati da un unico lieve gesto.
È Fulvio a spezzare il silenzio. Quando la mano di lei prende a carezzargli il membro, un mugolio gli scivola tra le labbra.
È così che ha inizio uno degli istanti più belli.
– Amo questo momento, vorrei si dilatasse a dismisura – sussurra Viola.
– Per me è lo stesso – risponde Fulvio.
I loro corpi si prendono.

La penombra che avvolge la stanza viene spezzata dall’apertura della porta attraverso la quale i raggi di sole gocciolano.
“Bum!”
Un’altra pietra si è abbattuta sul suo cuore.
“Crash!”
Il cuore in frantumi fa un rumore sordo e ineludibile.
“Tonch!”
Rimasta ancora una volta sola, Viola si riappropria degli spazi fisici e mentali. Riflette su quel desiderio molto umano di eluder le regole e insieme cercar contratti. Quell’illudersi di non pretendere nulla, quando si continuano a coltivare aspettative. Si dettano condizioni in ogni rapporto, solo che lo si fa in silenzio, capendo quel che si vuole capire e glissando spesso. E talvolta ci si ritrova a dover fare i conti con i “quando” e con i “se”.
Sui “quando” si aprono finestre di aspettative e di tempo da trascorrere nell’attesa dell’evento.
Riguardo ai “se” ci si confronta con la possibilità che si verifichino circostanze contrarie a quelle cui si aspira.
In entrambi i casi il proprio cielo interno si fa uggioso, ma si può ancora sperare di veder brillare la luce.
D’improvviso i “quando” e i “se” si accordano per presentarsi insieme alla porta dei desiderata: l’ansia sale, le nuvole si addensano… il cuore in tumulto attende.
Viola resta, Fulvio parte.

Votalo!


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Faccio fatica a stare in equilibrio a sfumare i colori a tracciare una mediana. Sono un'estremista! O mi esalto o mi abbatto. Non mi arrabbio, mi incazzo di bestia e spacco tutto! Non provo affetto, amo con passione! Non faccio conoscenza, stringo rapporti! Per me le cose o sono bianche o sono nere. Non conosco mezze verità mezze misure mezze tinte. Eppure credo nel compromesso, nei punti d'incontro e in quelli di vista. Cerco di cogliere ciò che non mi appartiene. Adoro la diversità e l'omologazione mi uccide. Sono polemica e accomodante in egual misura, dipende da argomento persone momenti... Soprattutto sono sempre me stessa, ma non sono mai la stessa. Per me non è incoerenza, è vita!

16 COMMENTI

  1. Ottimo racconto. All’ultima frase hai scritto “desiderata”piuttosto che “desideri”… titolo pssibile..”Iliade privata”… se me ne vengono altri ti dico!

  2. p.s. mi piace molto il fatto che in questo racconto i flussi di pensiero sono maggiormente variegati e spezzati con dei dialoghi 🙂

  3. Bel racconto, di cui ho apprezzato particolarmente la parte centrale: a mio parere è quella che scorre meglio. Mi è piaciuta anche la chiusura del cerchio: all’inizio “Lui parte, lei resta”, alla fine “Viola resta, Fulvio parte”.

    • Grazie Francesca! Ho un po’ la fissa per la chiusura dei cerchi! 😃 nella vita non mi riesce mai, almeno con la fantasia posso decidere io!

  4. Questa è classe, anzi, questa è arte… mi sono innamorato di questo racconto 🙂 ha una bellezza tale che anche le d eufoniche, che tu ami tanto, fioriscono nel testo come orchidee di campo sul prato variopinto di colori 🙂 come il tuo racconto, vivido, fresco, profondo, colto – desiderata non è uno sbaglio 😉 – e solido nella sua architettura. Ottimo&lode 🙂

  5. Gio, tu sei sempre toccante, senti e fai sentire! Quei “quando” e quei “se” me li hai cacciati nello stomaco…o forse erano lì e me li hai tirati fuori? 😉

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