“Vi presento Toni Erdmann” il passaporto per l’essenzialità 5/5 (1)

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La risata è qualcosa di assolutamente contagioso, si sa, ma con Winfried Conradi (alias Toni Erdmann) ex insegnante di musica nell’oggi in pensione, che ti accoglie aprendo la sua porta di casa con una banana mangiata in una mano, sbrindellata come la sua camicia e i capelli, e la dentiera (finta) nell’altra mano (sempre) pronta a sorridere per lui, la risata diventa qualcosa di irrefrenabile, di potente, disarmante e impossibile da trattenere, un po’ come succede per lo starnuto.
Ed eccomi entrare in sala, con l’imperdonabile ritardo di una manciata di secondi, forse minuti, perdendomi il sacro inizio del film, prendendomi i giusti rimproveri della mia neo-vicina (destra) dell’ultima fila.
Nella mia lunga carriera di cine spettatrice mi è capitato una sola volta di mancare l’inizio di un film, con questa sono passata purtroppo a due…malgrado tutto ciò, fatico a trattenere la risata che sta per arrivare, finalmente riesco a sedermi, mi scuso con la mia vicina di panca (sempre destra), fino a che la risata mi assale, poi mi possiede e mi scavalca in uno scoppio sonoro che innesca un chiassoso ancorché meraviglioso frastuono collettivo (cioè quasi tutta la sala 50 dell’Anteo…50 anime costipate nei propri sedili) che risuona immediatamente come un tocca sana generale.
Sono salva! (forse)
Ed è proprio il caso di dirlo perché finalmente mi trovo davanti a un lavoro finemente congeniato, sostenuto da una generosissima ironia, spalleggiato da un geniale sarcasmo, una sagace comicità, nutrito da irrimediabili contrapposizioni, fatto di panoramiche sociali dissonanti, di lontananze che si attraggono e vicinanze che si respingono, di sorrisi amari, di lacrime dolci e…molti altri impercettibili (o quasi) elementi essenziali intessuti in un’unica tela, la vita, nella sua più “nuda” e cruda semplicità.
Cos’è una risata se non la nostra natura più intima? impossibile frenare il suo fluire, filtrare la sua essenza in purezza. Cos’è il nostro corpo nudo senza i suoi travestimenti? senza trucco e parrucco, chi siamo? Toni Erdmann lo sa, anche sotto le spoglie di uno scimpanzé nudo o dietro un sorriso di dentiera posticcia, volutamente imperfetta, che intercede per lui.
Non “Vi presento Toni Erdmann” ;-)…penso non sia già più necessario, preferisco presentarvi il suo spazio cosmico, irresistibilmente familiare, dove, nei 162 minuti di puro scambio simbiotico, ci si potrà abbandonare, specchiare, sdraiare e sorridere, fino a sradicare i propri limiti…spaziando nel terreno fertile della comicità.
Le relazioni, i sentimenti, i valori, diventeranno il sottotitolo del ciò che accade sotto i nostri occhi (inosservanti) per scoprire ciò che tutti siamo inevitabilmente stati, un po’ figli ma anche un po’ genitori, e a quel punto lo sguardo si perderà nell’altro, verso il capo opposto della fune, verso quella distanza invisibile, impercettibile, per tentare di vedere cosa c’è dall’altra parte del muro, cosa occorre per attraversare quel sottile confine … un passaporto per vivere pienamente l’essenzialità della vita.
Maren Ade (Karlsruhe, 12 dicembre 1976, Germania) firma la sceneggiatura e la regia di questo stupefacente dialogo allo scoperto, guidandoci abilmente insieme ai suoi fantastici attori protagonisti, Peter Simonischek (Winfried Conradi / Toni Erdmann) e Sandra Huller (Ines Conradi), nello stupore dato dalla semplicità.
Per una buona parte del film ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte ad un nuovo capolavoro di Sofia Coppola…ma la firma è di un’altra donna e di un altro continente, l’Europa. Una “giovane” Europa che vuole assolutamente “crescere” ed “emanciparsi”, uscire dalle tradizioni del vecchio continente, dalle convenzioni o convinzioni, malgrado i suoi limiti, e gli acciacchi dell’età. Il film è stato distribuito nel 2016, prevalentemente ambientato in Romania, la produzione è in parte tedesca e in parte austriaca, candidato ai Golden Globes e agli Oscar per la nomination al miglior film straniero, vincitore del Premio Fipresci al Festival di Cannes 2016, vincitore di svariati premi tra cui miglior film all’European Film Awards 2016.
Declamo quì e ora il mio debole per gli autori tedeschi, e aggiungo alla mia modesta lista che concorre tra Wim Wenders e Rainer W. Fassbinder, una nuova promessa rosa, Maren Ade.
C’è ancora un piccolo problema da risolvere, oltre ad aver subito l’ingiustificabile privazione di alcuni attimi di attenzione sulla sequenza finale del film, grazie all’imbecillità della vicina di panca sinistra (cellulare dipendente e di tutt’altra pasta rispetto a quella di destra con cui ci siamo subito intese) mi mancano i titoli di testa e la prima manciata di secondi, forse minuti, di questo più che amabile film. Se qualcuno si offrisse gentilmente di raccontarmeli, gli sarei molto grata e in cambio gli presterei, per una manciata di secondi, forse minuti, la mia dentiera (finta) imperfetta.

Votalo!

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