Rapporto d’addio o rapporto da dio? 5/5 (4)

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Due persone comuni che in comune hanno sempre meno.
Cosa è rimasto delle passeggiate mano nella mano? Cosa è rimasto delle chiacchiere che scandivano le loro notti tra un amplesso e l’altro? E cosa del reciproco smarrirsi?
Domande comuni che si pongono queste persone comuni.
– Ti trovo bene – disse lui accennando un sorriso.
– Grazie, anche tu sembri in forma – rispose lei palpandogli il flaccido bicipite.
Oltre il consueto scambio di cortesie c’era la voglia di punzecchiarsi con eleganza, forse per dare ancora un po’ di brio a una relazione garbata e civile ma svuotata da ogni passione.
Questa volta però i loro sguardi s’incrociarono maliziosi; avvertivano un’inattesa risonanza emotiva, una vibrazione che non percepivano da tempo, che li rendeva capaci di leggere nel mondo interiore dell’altro, intuirne lo stato d’animo e i bisogni.
– Come è andata la presentazione della nuova collezione?
– Peggio del previsto – disse lei, cercando le sigarette nella borsa.
– Se c’ero anch’io sarebbe andata meglio, lo sai che porto bene – disse lui con l’intento di stemperare la tensione che le piantonava il viso.
Lei levò lo sguardo dalla borsetta e accese una sigaretta.
– Ne vuoi una? – chiese porgendogli il pacchetto.
– Lo sai che fumo solo dopo aver fatto l’amore.
Il gioco si stava facendo interessante, pensò lei, e non c’erano dubbi, riusciva a sentire di nuovo l’odore della sua pelle e avvertire lo strano stordimento che l’aveva resa sua al primo incontro. Lo aveva capito anche il suo corpo, che reagiva come un tempo, quando bastava che la mano di lui le sfiorasse il braccio per sentirsi divorare da un caldo e incontenibile desiderio d’essere penetrata.
– Al diavolo la collezione! Adesso ho soltanto voglia di bere e di dimenticare – rilanciò.
Dario non se lo fece ripetere e ordinò una bottiglia di Pigato.
– Sempre il solito romanticone – osservò Claudia, per nulla dispiaciuta che lui avesse ordinato una bottiglia del vino bevuto al loro primo appuntamento.
– Lo prendo come un complimento – precisò lui sorridendole.
Sorrise anche lei, poi abbracciò con uno sguardo tutto il porto.
– Mi è mancata questa città.
– A me sei mancata tu – buttò lì Dario prendendole la mano che ancora stringeva l’accendino.
Tu mi manchi ogni minuto della mia vita! E ti lascio per questo, perché come recitava la poesia “si dovrebbe esser morti del tutto, quando si è morti a metà”*, pensò Claudia, ma non ebbe la forza di andare oltre. Invece sorrise maliziosa.
– Sembri ancora la ragazza che ho invitato a cena dieci anni fa… – disse lui e soffocò l’amarezza per quello che li aveva lentamente allontanati.
– Invece sono una persona completamente diversa… dovresti fartene una ragione.
– Lo dici come se volessi allontanarmi.
– Forse hai ragione.
– E forse tu hai torto: chi ti dice che non mi piaccia di più la Claudia che sei ora?
– Perché se fosse così mi avresti già chiesto di seguirti in uno di quegli albergacci in via Prè.
– E come al solito avresti detto no, visto che hai sempre detto che a farlo in quei posti ti sembra di essere una puttana.
– Sono una persona completamente diversa – ripeté lei con la decisione che ha il pescatore quando getta l’amo lontano.
-E adesso, col tuo permesso, vado a lavarmi le mani e poi scappo – riprese lei, lasciandolo perplesso.
Poi si alzò appoggiando le mani sul tavolino e, chinata in avanti verso di lui affinché la camicetta si scostasse un poco, gli mandò un bacetto trattenendo una risata e aggiunse:
– Vorrei che la nostra storia finisse come i fuochi di ferragosto, un gran finale e poi il silenzio assoluto – e disorientata da un bicchiere di troppo si avviò ondeggiando verso il bagno, senza voltarsi.
Dario le corse dietro, l’afferrò per un braccio e disse:
– Ti accompagno.
– Credi che abbia bevuto così tanto da non reggermi in piedi?
– Non è questo…
– E cosa?
– Ho voglia di te. Qui e ora.
Claudia lo guardò come se aspettasse di sentirselo ripetere.
– Nel bagno delle donne, nascosto da un lungo specchio verticale, c’è un glory hole che il proprietario, un mio amico, ha praticato tempo fa. Togli lo specchio, io sarò dall’altra parte della parete – disse Dario mentre Claudia entrava nel bagno delle signore.
Una fremente Claudia staccò dalla parete lo specchio: il cazzo eretto sbucò fuori dal glory hole e lei prese a coccolarlo, prima con le mani poi con la bocca. Non si era mia sentita così eccitata. Forse le cose potevano tornare come prima, pensava mentre sbatteva le chiappe contro la fredda parete in preda a un orgasmo violento e tiranno che la privò delle forze per un paio di minuti.
Una sistemata prima di uscire era necessaria, prima di dire a Dario che forse lei aveva torto e lui ragione, che potevano riprovarci e vedere se avrebbe funzionato.
– Ci hai messo un bel po’ – disse Dario che l’attendeva fuori – cambio di programma: ho prenotato una stanza in albergo… il bagno degli uomini era fuori servizio.

* Edgar Lee Masters, Pauline Barrett, in Antologia di Spoon River.

Votalo!


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Ho lavorato per vivere e far vivere i miei, tanto che io e i miei non abbiamo troppo sofferto, sono rimasto quello che voi chiamate onesto. Poi il lavoro è mancato e con la disoccupazione venne anche la fame! È allora che questa grande legge della natura, questa voce imperiosa che non ammette repliche, l’istinto della conservazione, mi spinse a commettere i crimini e i delitti di cui mi riconosco l’autore.

4 COMMENTI

  1. Il testo presentato è stato scritto a 4 mani… l’altro autore della Fondazione, per ora, vuole rimanere nell’anonimato (e come dargli torto 😀 )

  2. Quando scambiarsi fantasie riaccende il rapporto…e scambio per scambio ecco un inaspettato scambio di persona, o di parte di persona :-D! Bravi, avete ben delineato in modo accattivante e intrigante il gioco dei due personaggi.
    Immagino che l’altro autore si stia godendo il suo anonimato celandosi dietro al glory hole 😀 :-D…giustamente, come dargli torto?! 😀

  3. Racconto in crescendo, con finale(e buco) a sorpresa.
    Ben scritto, ben congegnato.
    Forse avrei scelto un titolo diverso, per esempio, “Glory hole”.
    Comunque, bravo/i! 🙂

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