Prima del sonno 5/5 (7)

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‒ È come se stessi facendo la pace… sì, una sorta di riconciliazione con una me stessa che ora sono in grado di apprezzare.
‒ Perché? Cos’è cambiato?
‒ Tutto! e in realtà nulla… Mi sembra di aver trascorso gran parte della vita sforzandomi di essere altro per poi trovarmi ‒ ritrovarmi dovrei dire ‒ ad accettare di esser me stessa.
‒ Non sei stata te stessa prima? Hai vissuto decenni di menzogne?
‒ Non è facile da spiegare. Sì, possiamo chiamarle menzogne anche se non ero pienamente consapevole di mentire. Si è trattato in buona misura di autoinganno. Credevo di esprimermi con sincerità, ma oggi ammetto che c’era sempre almeno una nota discordante che impediva al mio cuore di seguire il proprio ritmo.
‒ Da che ti conosco ti considero una delle persone più schiette in cui mi sia mai imbattuto.
‒ In effetti non parlo di bugie nel senso comune del termine. Non ne ero pienamente consapevole, ma ora ho capito che inseguivo un’immagine di me inventata e che poco aveva a che fare con ciò che sono e il motivo ‒ adesso che lo so ‒ è persino troppo semplice da comprendere: dovevo corrispondere ad un modello, pena la morte.
‒ “Pena la morte”, bum! esagerata!
‒ Sai chi dice sempre “bum! esagerata!”?
‒ Credo di saperlo: tua madre?
‒ Esatto! Tu sai molte cose di me.
‒ Ti conosco da quand’eravamo adolescenti, ricordi il nostro incontro sulla spiaggia? È vero che in questi anni non ci siamo sempre frequentati con assiduità, ma son convinto di conoscere le basi del tuo carattere, i punti cardine del tuo essere, quindi il tuo ragionamento mi stupisce, ma ti ascolto, vai avanti.
‒ Si tratta sempre di lei, di mia madre e delle aspettative riposte in me e della figlia “sbagliata” che ho sentito di essere. Per quanto provassi alternativamente a adeguarmi e a contrastarla, imponendomi con atteggiamenti opposti, non mi sono mai sentita bene nella mia pelle… fino ad oggi.
‒ Cos’è successo oggi? Mi stai davvero incuriosendo.
‒ Sono cresciuta, anzi sono invecchiata, lo dico in positivo questa volta. Ho faticosamente raggiunto l’adultità… ne avevo solo sentito parlare finora.
‒ Tu lo sai vero? Lo sai che sono le tue parole, il tuo modo di infilare i pensieri uno dietro l’altro come perle di una collana, il luccichio febbrile che ti accende gli occhi quando ti lanci in un ragionamento… è anche tutto questo a sedurmi, lo sai vero?
‒ Sì lo so, ma lo so ora, lo so da pochissimo… come tutto il resto. Il nostro essere amanti ‒ verbo attivo che nel participio presente si fa lemma per rendere al meglio ‒ ha giocato una parte fondamentale nel mio riscatto. Sono scivolata con grazia inconsueta per me in un ruolo/non ruolo che non appartiene né al mondo bigotto di mia madre né alla vecchia adolescente che non mi abbandonava.
‒ Posso chiederti un’ultima cosa? Perché hai scelto di porre me su questa sedia? Perché proprio io che parlo poco, a detta tua troppo poco?
‒ Non so, forse perché se tornassi in terapia oggi, se riprendessi a frequentare un gruppo di analisi transazionale, saresti il primo che chiamerei in causa per il “gioco della sedia vuota”. Anche se credo di avere ormai ben chiaro quanta parte di me agisco in te.
‒ Ora ti bacerei e ti mostrerei quante parti di noi sono in grado di agire in sintonia dandoci il potere di star bene.
‒ So che lo faresti se tu fossi qui davvero e lo farai a breve, ti aspetto.
‒ Intanto grazie per avermi chiamato in causa stasera: mi trovo a mio agio nei tuoi scritti.

Mi scopro così questa sera: ho capelli più lunghi e sorrido più spesso senza necessariamente sghignazzare, la mia ironia sa essere tagliente come sempre, ma sento di avere un volto diverso e lo riconosco come mio. Finalmente il ritmo del mio cuore mi fa compagnia.

Votalo!


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Faccio fatica a stare in equilibrio a sfumare i colori a tracciare una mediana. Sono un'estremista! O mi esalto o mi abbatto. Non mi arrabbio, mi incazzo di bestia e spacco tutto! Non provo affetto, amo con passione! Non faccio conoscenza, stringo rapporti! Per me le cose o sono bianche o sono nere. Non conosco mezze verità mezze misure mezze tinte. Eppure credo nel compromesso, nei punti d'incontro e in quelli di vista. Cerco di cogliere ciò che non mi appartiene. Adoro la diversità e l'omologazione mi uccide. Sono polemica e accomodante in egual misura, dipende da argomento persone momenti... Soprattutto sono sempre me stessa, ma non sono mai la stessa. Per me non è incoerenza, è vita!

10 COMMENTI

  1. Bello il tema, rimanere intrappolati nei sogni degli altri, imbrigliati nel gioco delle aspettative, nel ruolo che altri hanno scelto per noi. Percorso di liberazione doloroso e non scontato, brava.

  2. Ho sempre trovato il “gioco” della sedia vuota davvero molto terapeutico… In effetti finché non si è pronti è davvero difficile da eseguire, bisogna proprio che percorrere tutta quell’adolescenza, tu sembri esserci riuscita 😉

  3. Molto profondo. Stile impeccabile come sempre, Giovanna. Ti meriti tutte le stelle, anche perchè mi ci sono ritrovata.

  4. i miei complimenti sono poca cosa ma te li servo appuntandoli sulla d eufonica che proprio tu, instancabile amante della suddetta, hai mancato in “Per quanto provassi alternativamente a adeguarmi” 😉 😀 e finalmente ti apprezzo come abile maestra dei dialoghi 🙂

    • 😂😂😂 per me le parole sono note musicali, le accosto e le allontano a seconda del suono, non solo del significato, e in questo comporre la d eufonica gioca un ruolo non di poco conto: “ad adeguarmi” è cacofonico 😝
      grazie Maso!

  5. Grazie a tutti… non mi aspettavo tanti consensi; ho scritto col sonno che incombeva nei pensieri (da qui il titolo) e mi son persa un sacco di idee.
    Però nessuno sembra aver notato il piccolo esperimento che ho tentato: mettere nello stesso scritto tutte le parole fin qui proposte da questo contest 😉

  6. Un flusso di pensiero in forma di dialogo, un racconto originale e ben strutturato, nonostante il sonno incombente.
    Avevo notato, oltre al tema della settimana, l’incontro e la seduzione, le altre parole mi erano sfuggite, ma la prima lettura è avvenuta subito dopo la pubblicazione, per cui penso che mi perdonerai!

  7. Come sempre hai infilato parole una dietro l’altra come perle di una collana ;-). Grande idea quella di utilizzare tutti i termini del contest 🙂

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