L’Isola dei Bruti (Capitoli 1 e 2) -

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Scacciando una fastidiosa zanzara, il maresciallo Molinaro si passò il fazzoletto sul viso. Nonostante fosse solo l’inizio di giugno, l’afa aveva avvolto la piccola cittadina in un caldo e appiccicoso abbraccio. Originario di Pozzuoli, non si era mai abituato all’opprimente umidità della bassa padana. In particolar modo, quando il sole del primo pomeriggio sembrava voler fonderti col terreno. Sbuffando e imprecando, si diresse verso le uniche altre due persone presenti. Decisamente sovrappeso, anche quei pochi passi lo costrinsero a riprendere fiato.

-Capuano!- sbraitò -Hai rintracciato il capitano?-

Il brigadiere Capuano, fisico da culturista e sguardo impertinente, mostrò il proprio cellulare.

-L’ho chiamato più volte marescià, ma non risponde. O ha messo il silenzioso, oppure semplicemente non vuol rispondere, visto che squilla-

Originario del sud come Molinaro, a differenza del suo superiore sembrava non soffrire per nulla la tremenda afa. Il maresciallo soffocò un’altra imprecazione. Il capitano Scaccabarozzi non gli era mai stato simpatico, ma si trattava pur sempre del comandante della stazione.

-E non stare li impalato, riprova!-

Alzando le spalle, il brigadiere si allontanò di qualche metro. Il maresciallo, rivolse quindi la propria attenzione verso l’altra persona che, durante lo scambio tra i due, aveva pensato bene di starsene in disparte.

-Non riesco a credere che tu possa essere coinvolto, Bortolo. Ma che cavolo ci facevi in questo posto, a quest’ora, e con questo caldo?-

Inclinando la testa di lato, colui che aveva ritrovato il corpo lo guardò come avrebbe fatto con un bambino duro di comprendonio.

-C’è un fiume appena al di la dell’argine sciùr marescial, e io sono un pescatore, se lo ricorda vero?-

Bortolo esibì un ampio sorriso. In tal modo, scoprì gli unici due denti che gli erano rimasti in bocca.

-Ce l’ha mica una cicca sciùr marescial? Le ho finite, ed è da più di un’ora che il suo gorilla mi trattiene!-

Ignorandolo, Molinaro l’oltrepassò e si accovacciò a fianco del cadavere.

Quando Capuano l’aveva chiamato, una mezz’ora prima, l’aveva ascoltato incredulo e sbalordito.

“Marescià, corra subito. Mi trovo all’isola dei bruti, sembra che abbiano fatto la festa all’onorevole!-

A parte il profondo taglio alla gola, il corpo sembrava non presentare altre ferite visibili. Cos’aveva portato Carlo Dalle Vedove, candidato alle imminenti elezioni, nonché esponente di spicco del partito di maggioranza, in quel posto?Quel tratto di boscaglia, meglio conosciuto come “isola dei bruti” era noto per essere un ritrovo di omosessuali e spacciatori di droga. Una sorta di terra di nessuno, dove persino le forze dell’ordine, se non a colpo sicuro, osavano mettere piede. Togliendosi il berretto, si asciugò i capelli fradici. Di li a una settimana sarebbe dovuto andare in ferie e quel mentecatto, tra l’altro non troppo simpatico, aveva deciso di farsi ammazzare proprio in quel momento. Maledizione!

-Capuano!- urlò rialzandosi.

Senza troppa fretta, il brigadiere ripose il cellulare nel taschino.

-Il comandante era a giocare a tennis marescià. Aveva il cellulare nella sacca, ecco perché non rispondeva-

A tennis! Il cittadino più illustre di Castellana moriva accoppato, e lui stava a tirar palline. E con quel caldo poi!

-Porta Bortolo in caserma, Capuano. Raccogli la sua deposizione e poi mandalo a casa, aspetto io il capitano-

Il pescatore guardò prima uno e poi l’altro.

-E le mie sigarette?-

Era ormai pomeriggio inoltrato quando, la Punto di servizio, si arrestò davanti alla villetta dei Dalle Vedove. Il capitano Scaccabarozzi, dopo aver sostituito maglietta e calzoncini con la divisa d’ordinanza, precedette Molinaro lungo il sentierino in ghiaia che conduceva all’ingresso. Alto e magro, dimostrava molto meno dei suoi quarant’anni. Sportivo praticante, amava in particolar modo il footing mattutino e il tennis. Non beveva e non fumava e, in tal senso, non perdeva occasione di riprendere il maresciallo, accanito fumatore e più che discreto bevitore. Dopo aver suonato il campanello, il capitano si voltò.

-Mi raccomando maresciallo. La signora è una persona molto sensibile, ci vuole tatto. Avrebbe potuto darsi una ripulita però, quelle chiazze non le donano di certo!-

Stringendo i pugni, Molinaro biascicò qualcosa di indecifrabile ma, prima che il superiore potesse chiedergliene conto, la porta si aprì.

-Buon pomeriggio capitano. Come mai questa visita? Se cerca mio marito…-

Francesca Dalle Vedove si bloccò di colpo. I grandi occhi azzurri si rabbuiarono e le mani, dalle dita lunghe sottili, si incrociarono sul petto.

-Che succede mamma? Cosa vogliono i carabinieri?-

Alle sue spalle, era comparso un giovane alto e muscoloso. I capelli, ricci e fluenti, incorniciavano un volto scuro e ombroso.

“Proprio l’opposto del padre” ebbe modo di pensare il maresciallo.

William, unico figlio dei Dalle Vedove, scostò la madre con delicatezza.

-Ebbene?- ripeté squadrandoli entrambi.

– Non porto buone notizie- disse il capitano – Posso entrare?-

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-E questo è tutto, signora-

Un silenzio irreale calò nella stanza. Il capitano Scaccabarozzi tossì con discrezione mentre il maresciallo Molinaro, nonostante l’aria condizionata, aveva ripreso abbondantemente a sudare. Rigidamente seduta sul bordo del divano, Francesca Dalle Vedove aveva ascoltato tutto senza interrompere, limitandosi a tormentare il fazzoletto che stringeva tra le dita affusolate. Poco distante, sprofondato in una poltrona, William la fissò per qualche istante, quindi si alzò fronteggiando i due militari.

-Mio padre non aveva nessun motivo per trovarsi in quel posto. Di certo, qualcuno l’ha trascinato contro la sua volontà!-

Ignorando l’atteggiamento aggressivo del giovane, il capitano annuì comprensivo.

-E’ presto per fare congetture. Abbiamo appena terminato i rilievi, e tutto sarà esaminato con solerzia. Ma la pregherei di tornare a sedere, William. Siamo qua per aiutarvi e per cercare di capire, spero ve ne rendiate conto-

Pur esitante, il ragazzo tornò al proprio posto.

-Signora…- proseguì Scaccabarozzi.

-In municipio, è li che dovete cercare, capitano- lo interruppe la donna.

Il maresciallo Molinaro, da dietro, emise un verso indecifrabile.

-Eusebio Grassi, il nostro esimio sindaco, è lui che dovreste sentire, capitano. Scommetto che avrà cose molto interessanti da raccontare-

Imperterrite, le dita continuarono a torturare il fazzoletto, ma il tono della voce rimase assolutamente calmo. In quei meravigliosi occhi, l’ufficiale non poté fare a meno di notare dolore e rabbia fondersi in un tutt’uno.

-Lui e i suoi degni collaboratori. Hanno detto di tutto per infangare mio marito. L’hanno definito un mafioso e un corrotto, tanto per citare le più frequenti. Poi, ciliegina sulla torta, hanno insinuato che fosse un depravato dedito alla droga. Ho tralasciato qualcosa di cui non siete a conoscenza anche voi, capitano?-

Scaccabarozzi non seppe cosa rispondere. Che Carlo Dalle Vedove non fosse propriamente uno stinco di santo, era un fatto risaputo nella piccola cittadina. In passato, alcune sciocchezze gli avevano causato qualche guaio con la giustizia, tutte cose di poco conto in verità. Così come chiunque era a conoscenza dell’odio viscerale che Eusebio Grassi, sindaco da poco meno di due anni, nutriva verso il più celebre e conosciuto collega di partito. Non avrebbe mai dimenticato quando, alla vigilia di Natale, venne chiamato nella piazza centrale per sedare un violento diverbio. Una volta giunto sul posto, non avrebbe mai nemmeno potuto immaginare chi si sarebbe trovato davanti.

A stento trattenuti, Carlo e Eusebio si stavano insultando e minacciando a vicenda. Entrambi, sul volto, portavano i segni di una recente colluttazione. Chiaramente in imbarazzo, aveva dovuto faticare non poco per riportarli alla ragione. In seguito, ascoltati separatamente, si erano scusati e nessuno aveva sporto denuncia.

-Sono accuse molto pesanti, signora…- disse con cautela.

-Per quale motivo il sindaco dovrebbe aver a che fare con la morte di suo marito?-

Per la seconda volta, William scattò dalla poltrona.

-Perché era geloso e invidioso, capitano. Inizialmente, doveva essere lui il candidato principale alle prossime elezioni, era lui che ambiva a Roma e al potere. Purtroppo, non ha mai posseduto l’eloquenza e l’immediata simpatia che mio padre ha sempre suscitato nelle persone. Una cosa, questa, che non ha mai digerito-

Aveva parlato tutto d’un fiato, accompagnando le parole con gesti concitati e nervosi.

-Trovi chi si è macchiato di questo orrendo delitto, capitano- intervenne Francesca- Ora, se non le dispiace, vorremmo rimanere soli-

In automobile, rimasero in silenzio per diversi minuti. Fu il maresciallo a romperlo mentre, svoltando a destra, prendeva la strada della caserma.

-Situazione ingarbugliata, capitano. Com’è intenzionato a procedere ora?-

Scaccabarozzi si tolse il cappello e si massaggiò le tempie.

-Inverta la marcia, maresciallo. Andiamo in municipio-

Quella notte, Francesca non mise mai piede nella propria stanza. Ignorando le proteste di William, lo informò che l’avrebbe trascorsa sul divano.

-Sono troppo stanca per andare di sopra. E non voglio coricarmi dove…dove…-

Le parole, pronunciate a fatica, vennero ben presto sostituite dai singhiozzi. Il giovane fece qualche passo verso di lei, ma poi si fermò.

-Come vuoi mamma. Ma io vado a riposare un poco, domani sarà una giornata pesante per noi-

Francesca annuì, anche se avrebbe preferito trovare conforto nella sua compagnia. Asciugandosi le lacrime, lo guardò salire le scale, la schiena leggermente ricurva. Un peso troppo grande, un macigno enorme per un ragazzo di nemmeno vent’anni. Come avrebbe dovuto comportarsi ora? Tacere o rivelargli la verità. Rimasta sola, si versò un’abbondante dose di gin. Il liquore, forte e corroborante, le bruciò gola e stomaco. Richiudendo gli occhi, si lasciò cadere nuovamente sul divano.

“Cosa devo fare, Carlo?” mormorò prima che le palpebre, sempre più pesanti, si chiudessero lasciando il posto a un sonno agitato.

Votalo!

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Nato il 7 Settembre 1961 a Cremona. Divorziato, tre figli e nonno, ho scoperto il piacere di scrivere proprio durante la separazione. Magazziniere part-time, dedico il mio tempo libero ad inventarmi storie e metterle nero su bianco. Non ho un genere preferito, anche se horror e giallo-noir hanno sempre esercitato un fascino particolare su di me.

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