L’Anima -

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Pur percependo il suono della voce, non riesco a capire il senso delle parole. Sembra quasi che un temporale debba scatenarsi da un momento all’altro. La luce della sala operatoria manda lampi sinistri, il battito del mio cuore mi rimbomba nei timpani col ruggito di un tuono, chiudo gli occhi.

“Dottore, la paziente è pronta, vogliamo procedere?”

Carola, la mia prima assistente, mi fissa preoccupata. Le meravigliose iridi color smeraldo mi scrutano il volto in attesa di una risposta.

“Ok, cominciamo…”

Solo quelle due parole mi costano uno sforzo enorme e fisso un po’ troppo a lungo il bisturi che la mia assistente mi porge, la mia mano tremerà nell’afferrarlo?

Due anni. Dopo ventiquattro mesi d’angoscia, il destino l’ha rimessa sulla mia strada. Anche addormentata nell’anestesia Vanessa è sempre bellissima. La cuffia bianca fatica a contenere gli splendidi e lunghi capelli biondi. Così come il lenzuolo non riesce a nascondere le morbide forme che ricopre, Dio quanto l’ho amata! Ed ora eccola nelle mie mani, quelle mani che hanno saputo farla impazzire e rabbrividire. Colpita da aneurisma cerebrale, rimango la sua unica salvezza. Se non intervengo immediatamente potrebbe essere troppo tardi. Ma basterebbe un movimento sbagliato delle mie dita e quegli occhi rimarrebbero chiusi per sempre. L’idea mi attraversa il cervello come una saetta, sento il terreno sotto i piedi vacillare, sto forse impazzendo?

“Professore bisogna sbrigarsi, cosa le sta succedendo?”

La voce di Carola mi scuote nuovamente. Raddrizzandomi in tutto il mio metro e ottantacinque cerco di darmi un contegno.

“Va bene, procediamo”

Si Alfred, sei impazzito nel momento stesso che hai visto Vanessa stesa dinanzi a te, inerme e completamente indifesa.

La “cosa” impalpabile ed eterea è sempre immobile dinanzi a me, la luce che emana sempre più accecante e intensa.

Appena le tue dita si sono insinuate nel suo cervello, hai notato immediatamente l’anomalia. In verità l’operazione si sarebbe risolta molto più facilmente del previsto, col tuo talento avresti risolto la situazione in poco tempo.

La “cosa”ha perfettamente ragione. Un’operazione di routine, avrei potuto intervenire in pochi minuti e invece…

Invece la gelosia e il rancore che hai covato per due anni hanno avuto il sopravvento vero Alfred? Persino Carola, pur esperta e navigata, non poteva accorgersi della piccola incisione che avresti praticato nel cervello della tua ex donna.

Inutile replicare, la “cosa”, con la mia voce, ha solo detto la verità. Ma cosa vuole allora? Perché sono solo in questa stanza?

“Cosa voglio Alfred? Non riesci ad immaginarlo?”

La guardo stupito, fisso il nulla. Non riesco ancora a capire. Poi, come per magia, l’unica porta della stanza si apre. Ho un sussulto, forse la “cosa” ha deciso di lasciarmi libero, forse…

Faccio per alzarmi ma mi blocco subito. Una sedia a rotelle occupa del tutto l’ingresso, qualcuno vi è seduto sopra.

“Vanessa…” mi sento dire.

Stavolta le mie labbra si sono mosse, sento un bruciore acre in gola. La sedia si muove lentamente nella mia direzione senza che la donna faccia un movimento. Giunta a pochi passi da me si blocca e mi fissa. Inorridisco. Parte del cranio è scoperchiato, la pelle cade flaccida sulle guance, uno dei bulbi oculari pende trattenuto sola da alcuni filamenti sanguinolenti.

“Adesso devi rimediare Alfred, mi hai ridotto come un vegetale, ma è giunto il momento di riparare al danno che hai fatto”

Vanessa non è più Vanessa. I lunghi capelli biondi appaiono ora un ammasso grigiastro e stopposo. Il seno, sotto il camice operatorio, è flaccido e cadente e le mani…mio Dio le mani. Sembrano artigli in attesa di conficcarsi nelle mie carni…indietreggio.

“Solo che io non posso tornare come prima, hai fatto davvero un bel lavoro Alfred però…”

Come per incanto, un bisturi, il mio bisturi, si materializza tra gli artigli.

Vorrei rifiutarmi di afferrarlo, ma la “cosa” la mia anima, mi ordina di farlo senza bisogno di parlare. Come in trance, osservo il mio braccio armato avvicinarsi alla testa.

“Nell’occhio Alfred, faticherai molto meno”

Non avverto dolore mentre la lama, con un colpo secco, mi squarcia il bulbo. Nello stesso istante la “cosa”, così com’era apparsa, svanisce in una miriade di frammenti. Le mie dita arrivano senza difficoltà al punto designato, mi fermo in attesa di ordini.

“Ecco Alfred, proprio in quel punto…”

Pur senza poter vedere, pratico esattamente la stessa incisione.

“Per sempre insieme Alfred…”

Votalo!

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