LA PRIMA COLAZIONE -

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ANGIOLETTO LO ZOPPO, DREHER, BAFFINO E DENTI D’ACCIAIO.
Il muretto del mercato per com’era stato costruito offriva ad altezza uomo un comodo piano di appoggio, una sorta di lungo bancone di uno snack bar di periferia . Loro arrivavano sul tardi, dopo che le voci dei fruttaroli e degli erbalari si erano placate e quasi tutti gli affari conclusi, restavano in quella specie di recinto a forma di triangolo, solo i ragionieri a tirare i conti e i pulizieri a mulinare le scope. Il primo era sempre lui Angioletto lo zoppo come tutti lo chiamavano perché aveva i capelli ricci e biondi e gli occhi azzurri come un cherubino del paradiso e poi perché zoppicava notevolmente a seguito di una rovinosa caduta dall’alto di un tetto che stava riparando quando ancora faceva il carpentiere. Si appoggiava a un bastone e portava una pesante sporta di plastica bianca con dentro di tutto quello che gli serviva. Doveva esserci nel muro qualche segno nascosto, forse una pietra che sporgeva, perché si fermava sempre nello stesso punto. Poi iniziava a imbandire un pezzo di quel piano di appoggio come un tavolo per la prima colazione. Un contenitore di plastica a forma di tanica di benzina quasi pieno di vino nero come l’inchiostro, una dozzina di uova sode, mezzo pane di casa, una piccola bottiglia di olio, alcuni sacchetti di carta , quello bianco con il sale, marrone con l’origano , color paglia con il peperoncino rosso e infine una pila di bicchieri trasparenti. Baffino, per via di un gran paio di baffi a manubrio oramai bianchi come il latte, perdeva sempre del tempo ad arrivare perché prima passava da quello che era stato per tanti anni il suo posto di fatica. Il box n.5 quello degli ortaggi e degli agrumi. Il boss lamentava che il lavoro era molto diminuito e non ce la faceva più a pagare il suo salario. Insomma era stato licenziato e ora ogni giorno veniva a fare una visita per dare un saluto ai suoi ex colleghi ed anche perché gli facevano trovare di solito una cassetta con gli scarti ancora buoni da consumare. Poi andava al punto dell’incontro, con il suo prezioso carico, selezionava due o tre finocchi, una testa di sedano, li mondava con il suo coltellaccio a serramanico e li stendeva accanto a tutto il resto. Soddisfatto di aver fatto bene la sua parte si lisciava i peli dei suoi baffi e nell’attesa degli altri cominciava a cacciare i primi colombi che già calavano dal cielo per rimediare qualche cosa da mangiare. Gli ultimi due della compagnia arrivavano di solito insieme. Dreher aveva una lunga barba che sembrava un monaco cappuccino, un paio di occhiali spessi da miope a forma rotonda e un cappello a falda stretta molto consumato e molto sporco. Nella mano una cosa di cui non poteva più fare a meno la bottiglia di birra. Lo conoscevano tutti, aveva fatto la comparsa, il cantante, l’attore, chiedeva gli spiccioli davanti alla porta delle chiese e non disdegnava nelle notti di paese risse e scazzottate. Al suo fianco Denti d’acciaio, un manovale in pensione che la moglie e la figlia avevano cacciato da casa per fare posto all’amante e al fidanzato. Malgrado questo le due zoccole si facevano consegnare ogni mese quasi tutti i soldi della pensione con le buone o con le cattive. In bocca gli restavano gli ultimi tre o quattro denti e forse anche per questo non smetteva neanche un attimo di masticarsi la lingua. Ora c’erano tutti, si poteva finalmente iniziare. La colazione era servita al banco. Un uovo sodo, un pizzico di sale, di pepe oppure una fetta di pane con una passata di olio, una manciata di origano ed ancora un quarto di finocchio e un gambo di sedano per togliersi il sapore del salato. Eppoi tanto vino nero fino a svuotare la tanica e a spegnere la loro prima grande sete del mattino. Le loro discussioni erano serrate ma anche incomprensibili, a volte alzavano i toni ma non arrivavano mai a degenerare. Alla fine del trattenimento riponevano ordinatamente quello che era rimasto nella sporta bianca di plastica e lasciavano il campo finalmente ai colombi che raccattavano tutte le briciole. Si avviavano verso l’uscita tutti e quattro a passo lento, Il giorno era ancora lungo, avevano tutti qualcosa da rimproverare alla vita e presto molto presto sarebbe tornata la grande sete.

Votalo!

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Sono nato a Modica. Ex bancario, ex viaggiatore, ex fumatore, ex giocatore di carte, ex sommelier, ex appassionato di cravatte, ex allevatore di pesci tropicali, ex di tante altre cose oramai quasi del tutto dimenticate. Oggi sono solo un pensionato che ama leggere libri e scrivere piccoli racconti, ricordi ed emozioni della propria vita. Riesco in questo modo a tenere viva la mente, a viaggiare nel tempo e nello spazio, senza limiti, senza frontiere e senza prendere alcun mezzo di trasporto. Ho solo con me il mio vecchio computer di prima generazione che mi tiene compagnia e che è diventato il severo custode delle mie storie e delle mie fantasie. Siamo diventati amici inseparabili e forse anche qualcosa... di più!

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