La luce della fiamma 5/5 (1)

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“Chiedile se ha mai fatto qualcosa del genere.”
“E’ la prima volta che lo fai?” – le chiese la donna.
“Sì, è la prima volta” – rispose la giovane.
“Chiedile perché le serve il denaro.”
“Sembra che il padre si sia indebitato – precisò la donna – vuole chiederle altro?”
L’uomo dietro la grata in legno non rispose subito.
La guardò ancora, in piedi, immobile, il lungo vestito che lasciava immaginare un corpo caldo, sinuoso e giovane.
“Dille che va bene.” – sussurrò adesso alla donna.
Il mattino dopo, come d’accordo, lei lo aspettava nella piccola sala dell’hotel in riva al mare, sull’isola poco distante dalla terraferma.
All’esterno, lo strato sottile di neve schiariva appena la spiaggia che sembrava tutt’uno con il cielo triste e plumbeo, carico di nuvole.
Seduta al suo tavolo, si guardò intorno sorseggiando il suo thé. Poco lontano, un uomo di mezza età accennò un saluto con un lieve sorriso, poi continuò a dedicarsi al suo pasto pomeridiano.
Attese ancora, ma l’uomo sembrava distolto da altri pensieri, probabilmente non era lui.
Suonarono le sei, lei si alzò e si avviò al piano di sopra, verso la sua camera. Aprì la porta e notò un leggero chiarore.
Lui era lì e l’aspettava di fronte al caminetto acceso.
“Le chiedo scusa se sono entrato, ma non volevo che mi vedessero con lei…” – adesso si era alzato, alquanto imbarazzato.
“Non deve scusarsi, comprendo bene e questi erano i patti.”
I due si guardarono per la prima volta e rimasero per un po’ senza parole. Poi lei ruppe il silenzio: “Dobbiamo farlo adesso?”
“Sì, se non è un problema per lei. Deve capire che nessuno deve sapere. Ci incontreremo per tre sere, a cominciare da oggi.” – lui abbassò lo sguardo e attese di spalle, accanto al letto.
Il fuoco scoppiettava appena, la stanza rimase in una leggera penombra. Lei non parlò e cominciò a spogliarsi.
Prima sfilò le scarpe, poi tolse i bottoni uno ad uno e lentamente fece scorrere giù il lungo vestito a balze.
L’uomo ebbe un brivido quando sentì strusciare quella stoffa ai suoi piedi. Infine, lei slacciò il corsetto, rimase con una canottiera e una culotte merlettata, lunga fino ai polpacci, poi si infilò nel letto.
Lui la raggiunse e si sistemò dietro.
In poco tempo, la possedette ma senza alcuna soddisfazione, il rumore del letto e niente altro; lei così assente, passiva, così assorta nel forte senso di colpa e nella vergogna di un atto estremo e inevitabile per la sua condizione di mera necessità.
Fu più o meno così anche la seconda sera.
Fuori di là, si udivano ben chiare le onde infrangersi sulla battigia.
All’interno di quella stanza, al chiarore del fuoco, due corpi vicini, ma così lontani ed estranei, senza nessuna passione e senza alcuna speranza di un futuro appagante.
Lui la guardava e ci stava male. Lei non parlava, ma avrebbe voluto che fosse tutto diverso.
La terza sera, lui non era ancora salito in camera. Lei rimase da sola nella sala a guardare il mare attraverso i vetri. Lui la raggiunse al tavolo, sciogliendo il patto.
“Pensi che quello che stiamo facendo sia sbagliato?”
“Io non penso niente.” – gli rispose.
“Tu almeno lo stai facendo per qualcun altro…anch’io lo faccio per necessità, ma non posso dirti altro, cerca di capirmi.”
Nonostante tutto, il tono della sua voce era cambiato.
Lei lo notò appena e ne fu un minimo felice, dentro di sé.
Salirono al piano di sopra, prima lui, dopo pochi minuti anche lei.
Il rito si ripeté ancora una volta, ma questa volta anche la luce del fuoco sembrava diversa, più calda e avvolgente.
Sotto le lenzuola, lui si avvicinò appena, lei si voltò adesso verso di lui.
I due si guardarono a lungo, non più come sconosciuti e senza un nome. Lui la baciò dolcemente e lei socchiuse gli occhi, desiderandolo ardentemente.
Resistette ancora per poco.
Come poteva amare un uomo che non conosceva?
Come poteva accoglierlo dentro di sé senza un amore chiaro, reale?
Non riusciva a darsi una risposta, ma adesso lo voleva.
Non importava.
Non importava quale fosse il suo nome, quale fosse la sua famiglia, voleva il suo corpo, il suo profumo, il suo alito caldo.
Stava cominciando ad amarlo.
E lui più di lei.
Sentiva adesso che il suo corpo era sciolto, che la sua voglia repressa si era come svelata, vinta da un abbandono estremo che mai avrebbe potuto immaginare.
Due sconosciuti, due anime sole in cerca uno dell’altra.
Due corpi avvinghiati e affamati di desiderio, sudore e piacere che scorrono sulla pelle appena illuminata dalla luce della fiamma ardente, alimentata da un insolito e intenso amore.
Si amarono una, due volte e una volta ancora,
persi irrimediabilmente nella dolcezza di quella passione improvvisa.

Votalo!


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Insospettabile bancario, laurea in Economia a Brescia, vive e lavora a Reggio Calabria, la sua città. Complice la lettura di un cospicuo numero di libri, scopre di recente la passione per la narrazione breve e si considera un creativo dalla scrittura semplice. Un debole per l’Hitchcock degli anni ’50, per il mare, i viaggi e il calcio, sport amato e praticato con ostinazione quasi commovente.Un viaggio in Scozia, il suo sogno nel cassetto. Pubblicazioni in raccolta su Giallo Mondadori, Garfagnana in giallo, Nottetempo, Raffaelli Editore.

16 COMMENTI

  1. Mi è piaciuto… però sono rimasta con un po’ di curiosità sul personaggio maschile e sulle sue motivazioni… mi chiarirai le idee in un altro racconto? 😀

    • Grazie Sofy1985 🙂
      E’ un semplice omaggio a un film d’epoca che amo tantissimo, “Firelight”,
      con una splendida Sophie Marceau.
      L’uomo, sposato con una donna da 10 anni in coma irreversibile,
      assolda una giovane che non conosce per avere da lei un erede.
      Dopo il parto, lei cederà il frutto del loro incontro segreto(una bimba)
      per poi non avere più niente da pretendere, secondo i patti. Ma le cose cambieranno…

  2. :O Allora avevo riconosciuto correttamente Sophie Marceau nell’immagine!! Calcola che è una delle mie attrici preferite, eppure questo film mi manca! Un altro film da vedere! 🙂

  3. Ciao, Maurizio.
    Avendo letto tutte le tue belle cosine, non potevo esimermi dal leggere anche questo tuo pezzo, scritto molto bene e ispirato altrettanto.
    Alla fine della lettura, però, ho pensato che ti preferisco in giallo/noir, non so, una sensazione.
    Un caro saluto 🙂

    • Caspita, hai ragione…avrei potuto concluderlo in “noir”…
      Ahah! Grazie Rossella 🙂
      Ma mia moglie non ama molto i miei gialli
      e allora ogni tanto viro su qualcosa di più leggero e accattivante,
      visto che, in fondo, sono un romanticone.
      Forse devo affinarmi ancora un po’, mi metto alla prova.
      E dove hai letto i miei gialli? Forse qui in Fondazione, ma c’è dell’altro.
      Il 4 maggio, se sei curiosa, potrai leggere l’ultimo racconto in uscita(in appendice) al Giallo Mondadori
      n.1396(Il giardino delle rose). Grazie per l’attenzione e a presto 🙂
      Un caro saluto e tanti auguri per te e per tutti gli amici della Fondazione. 🙂

  4. Racconto ben scritto, ma ho qualche perplessità sulla trama e sul finale. Non mi convince che una giovane donna costretta a vendere il suo corpo, non per scelta ma per stato di necessità, provi un simile trasporto… faccio davvero fatica a immaginare che prostituirsi sia così semplice e indolore. Così come non mi convince l’accostamento tra i due stati di necessità, perché non tiene conto dell’asimmetria di potere tra chi può comprare e chi è costretto a vendersi (e mi stupisco che tra i commenti femminili questo aspetto violento non sia emerso), noi maschietti a volte tendiamo a raccontarci una storia molto edulcorata per legittimare una pratica che di dolce ha davvero poco…
    Per evitare di alimentare ulteriormente le polemiche sui commenti ai racconti, evito di esprimere un voto (con buona pace di chi sembra molto seccato dalle critiche). Aggiungo solo che trovo poco stimolante, e un po’ ipocrita, l’idea che valga la pena votare soltanto quando possiamo esprimere il massimo del punteggio (se tutti sono bravi, nessuno è bravo…). E mi sembra che si svilisca un po’ il significato del “concorso” (e poi da quando le critiche, anche le più severe, sono tabù? A me, anzi, divertono molto…)
    Perdona la digressione, ovviamente non è una polemica personale nei tuoi confronti, ma mi andava di chiarire e l’ho fatto approfittando/abusando del “tuo spazio”.
    In ogni caso, andrò sicuramente a leggere i tuoi gialli, genere che mi intriga assai 🙂

    • Personalmente ho notato il tema delicato, ma ho notato anche che c’erano motivazioni non spiegate all’interno del testo che lasciavano tutto in sospeso. Infatti l’uomo per qualche ragione non sembra felice di ricevere quanto compra, anzi, sembra quasi costretto a sua volta e forse questo modifica le interazioni tra i due tanto da sfumare quei delineati contorni che distinguono il potente dal costretto. Forse l’incontro vero e proprio nasce oltre questi ovvi punti di partenza altrimenti inconciliabili con emozioni tanto profonde… è pur vero che poi io ho approfondito con la visione del film a cui si è ispirato Maurizio e forse sono troppo affascinata da Sophie Merceau e dalla sua recitazione per dubitare oltre! In questo caso potrei peccare di superficialità, ma ogni tanto me lo concedo! 😀
      p.s. Non credo sia il caso di cambiare il consueto modo di votare e commentare liberamente solo perché esiste il rischio che qualcuno possa offendersi. Mi sembra una reazione un po’ eccessiva e decisamente contraria al contest stesso, come notavi tu, Eddy. Se qualcuno si offende e lo esprime può aver senso interrompere il confronto con quella persona nello specifico se non si può fare altrimenti, (dando per ovvio il fatto che chi si offende e lo ammette sta comunicando un disagio personale), ma perché privarsi della possibilità di esprimersi liberamente a prescindere?

    • Ciao Eddy 1980.
      Accetto le perplessità, può essere che ognuno dia una chiave diversa di lettura.
      In questo caso, ho spiegato precedentemente che il breve(ahimé) racconto è ispirato a un film che ho visto e che amo tantissimo. Preciso che la storia è ambientata nel 1837, come si può dedurre dal vestiario e dalla tenuta intima della protagonista, sono tempi molto diversi, quindi. Putroppo, per la brevità e il vincolo dei 5000 caratteri del contest, non ho potuto approfondire le motivazioni di ciò che ha portato anche l’uomo a una scelta che può apparire deprecabile ma disperata, per la sua condizione familiare. Ho provato a spiegarlo nei commenti e penso che quella situazione descritta – una donna che cede il suo corpo per pagare i debiti del padre, un uomo senza figli che sarebbe costretto a non avere un erede – sia semplicemente una situazione difficile che avvicina, inizialmente sotto le apparenze di una semplice compravendita, due persone sole e disperate, che col tempo, dopo aver sfiorato per poche ore l’amore, si ricongiungeranno per sempre. E’ chiaro che per i due l’inizio sia difficile e umiliante; lei all’inizio subisce in silenzio, quasi lo odia, poi comincia lentamente ad apprezzarlo e in quell’ultimo giorno, dopo una comprensibile diffidenza, i sentimenti virano soprendentemente in un modo diverso e imprevedibile.
      Sei hai dei dubbi sulla trama, la colpa principale è dello sceneggiatore e del regista,
      la storia è proprio questa, ho provato solo a mettere su carta le mie sensazioni legate al film, Sofy1985 può adesso confermare 🙂
      Quanto al voto, sono sempre stato contrario, ma lo accetto. E’ chiaro che dei voti bassi non fanno piacere, sono sincero, preferisco un non-voto, mi sembra più delicato, infatti non voto mai racconti che non mi piacciono, l’ho detto più volte.
      Ma ciò non toglie che scrivere e far leggere agli altri i tuoi scritti, è un’implicita accettazione del gioco che spesso può essere utile e rivelatore di piccoli difetti che altrimenti non avresti mai notato. Sono anche del parere che un “non voto”, sia un elemento negativo per la media del punteggio, quindi anche non votare può servire a non premiare un racconto che piace di meno.
      Sono d’accordo poi sul fatto che, a volte, può scappare un eccesso di “buonismo” nei giudizi, ma mettilo in conto, fa parte del gioco, e poi non siamo mica perfetti.
      Ma ricorda che la cosa più bella, qui, dappertutto, è quella di condividere. Se poi piace, ancora meglio, altrimenti pazienza, ci abbiamo provato. Spesso si parla di vittorie in concorsi, di pubblicazioni, ma ti assicuro che ci sono anche delusioni e piccole e silenziose bocciature, l’importante è farne tesoro con umiltà e tenacia.
      Grazie davvero per la tua attenzione, a presto. 🙂

      • Le perplessità sulla trama rimangono, la mia chiave di lettura della condizione femminile – nell’Ottocento e, purtroppo, ancora oggi – non cambia, ma capisco che Sophie Marceau possa confondere un po’ il giudizio 😀
        L’unica critica che mi sento di rivolgere al tuo lavoro è di non aver dato al lettore qualche informazione in più, non tutti conoscono il film ti ha ispirato e non c’è niente che lasci intendere a cosa tu ti sia ispirato (sarebbe forse bastata una nota a piè di pagina?).
        Quanto al concorso, sono d’accordo con te che l’elemento più importante sia la condivisione, ma proprio per questo sono convinto che bisognerebbe accettare il voto – anche il peggiore – con maggiore disinvoltura o, almeno, con nonchalance! 🙂 Accettare il gioco, come dici tu, diventa estremamente facile se non dai troppa importanza alla competizione e ti accontenti di soddisfare la curiosità di sapere cosa gli altri pensino del tuo modo di scrivere. Se poi viviamo le critiche ai nostri racconti come una critica alla nostra persona, beh… allora il problema c’è, ma è di altra natura… 😉
        Buontutto!

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