Il candidato Sindaco -

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“Don Pasquà iamme…aprite la porta…Don Pasquà….vi scongiuro”
Antonino Sprecanzano non sapeva più che pesci pigliare. Il suo capo, don Pasquale Chiariello, candidato sindaco per il comune di Castellabbate di Mezzo era barricato nel bagno da più di tre ore e il comizio elettorale organizzato per la sua candidatura sarebbe cominciato da lì a poco.
Da dietro la porta chiusa si udiva ad intervalli regolari la voce disperata dell’uomo che imprecava, piangeva, parlava da solo, inframezzata da colpi sordi sul pavimento, pugni sul muro e poi ancora urla e parole biascicate senza senso. Tra gli innumerevoli suoni, uno solo era nitidamente riconoscibile: il nome “Rosaria” subito seguito da aggettivi qualificativi vari, attinti dal mondo animale e mitologico e la domanda “Pecchè chistu dolore? Pecchè aggia suffrì accussì??

Rosaria…Rosaria l’aveva lasciato la sera prima senza tanti convenevoli dopo due anni di convivenza.

“Pasquà tu si n’nomo e’mmerda. Nun chafacc’ecchiu’ a sta’cottè”, aveva girato sui tacchi 12 dei sandali con strass di Swarowski e presa la porta se n’era andata.

“Marò e San Gennaro…e mo’ caggiaffà??” chiedeva Antonino guardando con aria disperata la piccola folla che si era radunata nel corridoio a dare manforte al luogotenente ormai nel panico.

Nelle ore precedenti, nel tentativo di far rinsavire l’uomo rinchiuso nella sua improbabile roccaforte, aveva chiamato in suo aiuto una processione continua di persone che interagiva da dietro la porta sbarrata. Nell’ordine:
1.il vecchio parroco don Nunziato, che gli aveva impartito tutti i sacramenti
2.il sindaco uscente Ignazio Formisano, compagno di partito, indagato per concussione e peculato
3.il comandante dei carabinieri di Torre Mastana, col quale si incontrava tutti i giovedì sera al night club “Magic Moment” di Amizzano
4.l’amico di sempre, pluripregiudicato e fidato guardiaspalle, Peppe Iodice
5.Alina e Yelena, le gemelle ucraine, ancelle dell’antica arte del massaggio e della respirazione profonda, che tanto bene gli avevano procurato negli ultimi anni.

Niente, nessuno di loro aveva avuto successo. Il tempo passava, dal bagno non trapelava più alcun rumore, il pubblico aveva ormai riempito la platea e rumoreggiava, l’orchestrina aveva esaurito tutto il repertorio stabilito ed era passato al rock melodico napoletano con l’intenzione di improvvisare balli di gruppo nel caso la situazione fosse precipitata.

In quel mentre arrivò Itarella Varricchio, la nonna paterna, un marcantonio di donna, principale sostenitrice del nipote, sempre presente alle sue uscite pubbliche nonché unica finanziatrice della sua campagna elettorale, per dare un incoraggiamento speciale e vista la solennità dell’evento, aveva portato con se la sua famosa pastiera.

Guardò il piccolo esercito della salvezza con aria interrogatoria “Che succede?” chiese.
“La zoccola…” disse Antonino Sprecanzano e fece il gesto inequivocabile di quando qualcuno rimane fregato “l’ha lassato e ora sta chiuso into cesso e nun se ne esce‘cchiù”. La donna, abituata al comando e all’obbedienza incondizionata, trasfigurò dalla rabbia, si fece largo fino alla porta chiusa e guardando tutti negli occhi disse perentoria: “Facci’io!!!”
Bussò con la delicatezza di un granatiere: “Pasquà apri la porta!!! Apri immediatamente Pasquà, guarda che se non apri sta’cazzo e’pporta, ggiuro, com’evvero Iddio, che voto per Ciro Imposimato e gli porto pure la pastiera con tanti saluti!!”
“…Mandare tutto all’aria pell’ammore!! ma quale ammore e ammore!! Tu sarai Sindaco, Pasquà, così è stato deciso. Me lo devi e lo devi anche Don Pietro Zaccaria, che chillo è n’ommo d’onore e guai a contraddirlo. Nun te scurdà la fine del povero Peppino O’Curto o di Tonino Scaccabellezza. Don Pietro non perdona, Pasquà”.
Un lungo silenzio, poi la porta si aprì.
Sulla soglia si materializzò un Pasquale Chiariello completamente rovinato: i capelli arruffati, gli occhi gonfi, la cravatta allentata e un’aria tra il perso e il disperato.

A quella vista, Don Nunziato si fece il segno della croce, ad Ignazio Formisano venne un attacco violento di tosse nervosa, Alina e Yelena cominciarono a piangere. Nonna Itarella invece stava immobile come pietrificata davanti a lui ancora con la teglia in mano. Si riprese dallo choc in pochi secondi, la fece volare come un’astronave in partenza da Cape Canaveral e con la destra finalmente libera mollò uno sganassone a cinque dita sul viso storto del nipote.
“Coglione, tu si nu’ coglione!! L’ammore… ma quale ammore Pasquà? Pe’ quella zoccola poi!!! E che sarà mai!! Che è sta’ disperazione?? Senti a’ nonna: l’ammore non esiste, chillu passa e va, e poi ritorna e se ne va nata vota…è na’ bbufala! Ora vai sul palco e fai il tuo discorso”. Lo sistemò alla belle meglio e lo spinse in direzione della ribalta.

Lo schiaffone in faccia aveva temporaneamente rianimato Don Pasquale. Arrivò davanti alla platea con l’espressione stralunata di uno che aveva visto la Madonna. I suonatori dell’orchestrina tirarono un sospiro di sollievo e interruppero a metà “Tu si na’ cosa grande” tra i fischi del pubblico.

La testa gli girava, si aggrappò forte all’asta del microfono, guardò per un lungo istante la gente di fronte a lui, provò a ricordare le parole del discorso che aveva preparato, niente, non veniva nulla
”Ma chemenefotteammè” pensava…ma ormai era lì

Con quel briciolo di lucidità rimasta prese il microfono e iniziò:

“Amici e concittadini, è con grande, grandissimo, smisurato onore che io…” niente, il discorso era partito per qualche destinazione esotica. Provava a ricordare ma un senso di nausea gli torceva le budella mentre la testa era piena delle immagini di Rosaria, Rosaria stesa sul letto, Rosaria in cucina mentre preparava la cena, Rosaria e i suoi sandali di strass.
”Quagliò” disse improvvisamente “ammé nu me me ne futte nu cazzo più di sta’ campagna elettorale e’mmerda!! Ma che me ne importa a me delle strade sgarruppate, della disoccupazione, della terra dei fuochi, degli asili per i bambini, etteniteveli accasa vostra ste’ criature iamme! Io stommale!! Io tengo il cuore spezzato, lo capite?? Chaggiafa’ co sto dolore pecche’ io sto uscendo pazzo!!” e pazzo lo sembrava davvero perché, incurante del pubblico, incominciò un dialogo con sé stesso, gesticolando senza sosta.
“Bello assai sarebbe avere nu poco di serenità!! E invece no, Pasquà, pigliate sto’ treno in faccia, stò gran dolore tra capo e collo, ma non un patimento medio, na’ schiocchezza quotidiana, e noo! Pigliate stà bestia feroce che ti leva le forze, ti toglie la fame e il sonno, che ti fa sentì come n’ammalato grave e ci provi a dirti “passerà” ma che me ne fotte a me se passerà, io sto male adesso !! Poi, buttandosi in ginocchio come in preda alla crisi mistica di San Sebastiano durante il martirio gridò al cielo: “Rosaria, la casa è vuota senza te, Rosaria ovunque tu sia, ascolta la preghiera di un uomo distrutto: Rosaria amore mio torna!!! Rosariaaaaaaa” e finalmente si abbandonò ad un pianto liberatorio.

La folla era ammutolita, sulla platea era calato un silenzio di tomba. Si udivano solo i singhiozzi di Don Pasquale che tirava su col naso. In sordina Antonino Sprecanzano salì sul palco e accompagnò il candidato verso le quinte mentre l’orchestrina attaccò un “Alligalli” passando al piano B come stabilito.
Il fotoreporter della “Gazzetta del Sud” immortalò la scena. Il giorno dopo, sulla pagina della cronaca locale del giornale campeggiava la foto di Don Pasquale Chiariello in ginocchio con le mani alzate. La didascalia recitava: “La campagna elettorale del candidato di Castellabbate di Mezzo finisce in tragedia…napoletana!!”

Votalo!

1 COMMENTO

  1. Teatrale e drammatico,
    tragico e scoppiettante.
    Scovato anche questo in “scelti da noi” della redazione.
    Non posso credere che tra 151 visualizzazioni
    nessuno lo abbia commentato.
    Merito all’autrice.
    Esilarante!
    🙂

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