Cose dell’altro mondo 2.75/5 (1)

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Ore 2.00

-Mancano meno di due ore, dobbiamo sbrigarci-
Il comandante della missione, corpulento e molto più alto della maggior parte degli uomini, si allacciò il cinturone e indossò l’elmetto.
-Maledizione, è troppo poco, se non ci fosse stato quell’incidente…- disse l’uomo che aveva davanti.
-Ma c’è stato, e per rimediare siamo costretti a ricorrere al piano d’emergenza, non perdiamoci in chiacchiere- l’interruppe il comandante.
Subito dopo, radunò il resto della squadra.
-Sapete benissimo in cosa consiste il piano d’emergenza, per cui non mi dilungherò. Nessuna discussione con nessuno, non abbiamo tempo di spiegare cosa sta accadendo. Se qualcuno oppone resistenza, usate le maniere forti e proseguite nel vostro compito, ci siamo capiti?-
Gli uomini, una cinquantina in tutto, annuirono all’unisono.
-Bene, possiamo andare-

Appartati in auto, Monica e Luca non avevano nessuna voglia di lasciarsi. Ormai erano quasi le due e mezza, e la ragazza avrebbe dovuto sorbirsi la ramanzina dei genitori, ma poco le importava. Luca la stava facendo impazzire coi suoi baci, e le sue difese stavano cedendo, sarebbe stata sua. Improvvisamente, le portiere si spalancarono facendoli sobbalzare.
-Fuori, svelti!- intimò qualcuno.
Spaventati, i due ragazzi scesero e si trovarono di fronte alcuni uomini in assetto di guerra.
-Salite su quel camion e restate in silenzio, forza!- disse la stessa voce. Un istante dopo, si ritrovarono seduti su un mezzo militare chiuso da un telone. A tenerli d’occhio, altri due uomini in mimetica e dal viso coperto.
-Co…cosa succede?- riuscì a malapena a dire Luca.
Nessuna risposta.

Dante spense la sveglia e si stirò gli arti indolenziti. Dopo essersi vestito, andò nella camera dei ragazzi e li svegliò entrambi.
-Forza poltroni, alzatevi o il paese rimarrà senza pane stamani-
Paolo e Mario, i due figli più grandi del fornaio, brontolarono qualcosa ma si alzarono prontamente. Dieci minuti più tardi, in cucina, Marta versò il caffè per tutti e sorrise. La moglie di Dante era sempre la prima a prepararsi, e quel mattino non aveva fatto eccezione.
Ma il fornaio non riuscì a portarsi la tazza alle labbra. Con uno schianto, la porta si abbatté sul pavimento e la stanza fu invasa da diversi soldati.
-Uscite in fila indiana e salite sui camion, veloci!-
Di fronte alle armi spianate, Dante alzò le mani e così fece sua moglie, non così Paolo, il figlio minore. Lanciando un urlo selvaggio, si scagliò come un ariete contro il primo di loro. L’uomo lo scansò facilmente, quindi lo colpì alla nuca col calcio del fucile. Immediatamente, Mario corse in soccorso del fratello ma, un altro militare, gli fece lo sgambetto mandandolo a gambe all’aria.
Mentre Paolo cadeva al suolo privo di sensi, Marta e Dante furono sospinti all’esterno e fatti salire sui mezzi. Lo stesso uomo che aveva colpito Paolo, se lo caricò sulle spalle mentre altri due si occuparono di Mario.
-Mi dispiace ragazzo, ma era necessario- sussurrò il primo uscendo di casa.

Ore 2.55

A bordo del mezzo che fungeva da comando, il colonnello guardò nervosamente l’orologio.
-Poco più di mezz’ora, e sono solo a metà dell’opera, non ce la faremo mai!-
Davanti a lui, un uomo in giacca e cravatta tirò una lunga boccata dal sigaro.
-Ce la faremo colonnello, non si preoccupi- disse con estrema calma.
-Il militare spostò lo sguardo verso alcuni monitor. In ognuno, si poteva vedere la squadra al lavoro tra le abitazioni.
-Se non ci fosse stato quel maledetto contrattempo- disse scuotendo la testa.
L’uomo elegante allargò le braccia.
-Succede durante questi spostamenti, anche se non spesso per fortuna-
-Eppure i calcoli erano esatti, cosa può essere successo?-
-I calcoli sono sempre esatti, colonnello, ma basta un piccolo errore per causare un problema col passaggio temporale. A volte, questo determina il fallimento della missione, ma non si tratta del nostro caso. Pur in ritardo e usando mezzi non proprio consoni, ce la faremo-
L’ufficiale annuì, quindi tornò al tavolino di comando.
-Alle tre e venti darò l’ordine di rientro, giusto il tempo per entrare nella bolla protettiva, speriamo bene-

Ore 3.10

Il comandante della missione guardò l’orologio e afferrò la radio.
-A che punto siete?-
Dall’altra parte, una voce gracchiante gli rispose immediatamente.
-Ancora tre abitazioni, comandante-
L’ufficiale reprimette a stento un moto d’insofferenza.
-Svelti, svelti…abbiamo meno di cinque minuti!-
Alle tre e quindici, la stessa voce gracchiante si fece risentire.
-Operazione terminata, stiamo rientrando!-
Tirando un sospiro di sollievo, il comandante attivò tutte le linee, compresa quella col comando.
-Missione compiuta, tutti al rendez vous nel punto concordato!-

Ore 3,25

Spaventati, confusi e arrabbiati, gli abitanti del paese scesero dai camion e fissarono i militari che li tenevano sotto tiro. Si trovavano su una collina a circa un chilometro dal centro abitato, un pugno di case illuminate dai lampioni. Molti di loro schiumavano rabbia, ma nessuno osò fiatare al cospetto delle armi. Poco dopo, da un mezzo più grande degli altri scesero due persone. Quello che doveva essere il comandante, indossava una divisa immacolata e zeppa di medaglie. Dietro di lui, un uomo impeccabilmente vestito teneva tra le labbra un grosso sigaro. Con passo celere, i due si portarono al centro del gruppo e si fermarono davanti al comandante dell’operazione.
-Ottimo lavoro, capitano, ci sono tutti?- chiese il colonnello.
-Secondo i dati in nostro possesso si, non dovrebbe mancare nessuno-
-Molto bene, a lei la parola signore- disse poi rivolgendosi all’uomo in borghese.
Quest’ultimo, si voltò verso la folla e sorrise.
-Chi è il sindaco?-
Ci fu un mormorio, quindi quelli davanti si spostarono per lasciar passare un uomo calvo e dai folti baffi.
-Sono io, posso sapere cos…-
L’uomo elegante alzò un braccio a fermarlo.
-Capisco la vostra indignazione e il vostro turbamento, ma vi assicuro che tra poco capirete tutto- disse guardando l’orologio.
-Sono le tre e trentaquattro. Tra un paio di minuti, la vostra esistenza subirà un duro colpo, e molti di voi tenteranno di correre via. Ve lo sconsiglio vivamente, e vi do la mia parola che tutto sarà chiarito. Posso contare su di voi?-
Gli abitanti si guardarono l’un l’altro, quindi il sindaco annuì.
-D’accordo, ma dovrà essere una spiegazione esauriente per giustificare questo sequestro di massa-
L’uomo guardò ancora una volta l’orologio.
-Le tre e trentacinque. Ora vi chiedo di rimanere in silenzio e di volgere l’attenzione verso il vostro paese-
Nonostante l’assurdità della situazione, dopo pochi secondi non si sentì più il benché minimo rumore.

Ore 3.36

Dapprima si avvertì un brontolio lontano, seguito da alcune folate di vento improvvise. Poi, senza alcun preavviso, la terra iniziò a tremare violentemente. Il silenzio fu rotto dalle grida dei bambini e delle donne, alcuni si accasciarono a terra coprendosi la testa con le mani. I più temerari, poterono osservare il paese frantumarsi al suolo, le case accartocciarsi su se stesse sino a diventare cumuli di macerie. Il tutto durò più di due minuti e, quando tutto finì, si poterono udire solamente i pianti dei bambini e i gemiti delle loro madri.
L’uomo elegante si avvicinò al sindaco e gli pose un braccio sulle spalle.
-Mi dispiace, non potevamo fare altro, se non salvarvi la vita-

Ore 5.00

Ancora sotto shock, il sindaco strinse la mano all’uomo elegante.
-Il nostro compito termina qui, buona fortuna signor sindaco-
Poco dopo, dei militari non vi era più traccia.
Dante e i suoi figli si avvicinarono al primo cittadino.
-Ma è vero? È successo davvero?-
Il sindaco annuì.
-Un mondo parallelo al nostro, sembra incredibile- mormorò.
-Ma come facevano a sapere tutto questo- chiese Paolo.
-Perché da loro è accaduto un anno fa, e molti sono rimasti sotto le macerie. L’uomo elegante è il sindaco, e i militari gli unici sopravvissuti-
-Quindi siamo dei miracolati- chiese Dante.
-Si, direi proprio di si-

Votalo!

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