AUTOINGANNO 4.79/5 (6)

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La notte scende con quel suo velo dalla trama fitta lavorato con fili di silenzio e buio. Nella notte i suoi pensieri sono liberi d’esser pensati, nella notte il suo cuore può essere udito.
Il dolore sordo e affamato di dolore che la lacera dentro è nuovamente libero di vagare oltre i piccoli anfratti, dove lo ha tenuto rinchiuso, e può tornare a nutrirsi di tutto il suo essere. Nel silenzio, nel buio, il dolore pare prender forma, uscire da sé, acquistare consistenza.
Strano che il dolore sia così denso, così tangibile, strano perché il suo dolore è fatto di vuoti, di mancanze, di buchi neri, di immense voragini.
Numerosi amici, ma infine è con se stessa che deve fare i conti, è a sé che deve confessar le menzogne, poiché è proprio l’autoinganno la trappola ferale in cui tanto spesso cade.
Con le parole tesse infiniti giochi di luci ed ombre come un pittore fa coi colori e, come i riflessi di una moltitudine di specchi – che rimbalzando da uno all’altro confondono e disorientano –, con le parole dipinge scenari realmente falsi o falsamente reali. Cosicché, rileggendo infinite volte ciò che scrive, scopre d’aver fornito tracce fasulle in primo luogo alla sua stessa anima e, non in ultimo, a chi la legge. E la confusione cresce.
Come sfamare il suo dolore? Le parole non lo ingannano più.
Le risuonano in testa i versi di un cantautore che ha molto amato in gioventù: “Ragazza noi siamo bugie del tempo”, già… ha dato vita a numerose bugie in questo suo tempo e lo deve in gran parte al fatto che per sua natura ha “giocato sempre a strabiliare”. Per sua natura o per l’incapacità di trovare altre vie di comunicazione?
Giocare a strabiliare è parte di lei tanto quanto mentire a se stessa.
L’inganno più evidente, mentre la notte si infittisce e il freddo l’avvolge, risulterebbe semplice, lampante, se solo smettesse di nasconderlo, eppure anche soltanto intravederlo la spaventa più del dolore di celarlo.
Non si possono colmare i vuoti con il nulla. Non si guarisce una ferita lacerando un altro punto della carne, si sposta solo il dolore.
La stanchezza le appesantisce i pensieri, il fumo dell’ennesima sigaretta le brucia la gola, la solitudine le stringe il cuore, mentre si arrende a se stessa confessandosi di amare.
Sì: ama. Ama a dispetto del distacco posto tra sé e il proprio stesso cuore. Ama senza la ragione, e al mondo non esiste bugia che possa raccontarsi per ritrovare quel battito che perde nel ricordo di un suo sguardo.
Nonostante tutto, sa che la passione di lui si spegnerà e che non può e non deve scambiarla per il sentimento che ora ammette di provare.
Gli uomini sono fuochi di paglia, le donne ardenti braci di carbone… per potersi scaldare, queste ultime son costrette a soffiar via la vecchia cenere e a trovare nuova paglia. Così avrebbe presto fatto lei.
Avrebbe accolto la propria consapevolezza, l’avrebbe dapprima nutrita di speranza, poi di malinconia, quindi di accettazione e infine sarebbe passata oltre, lasciandosi alle spalle l’ombra di quel sentimento reso sterile dalla non corrispondenza.
Prende una penna e un foglio per scrivere l’ennesima missiva da non recapitare. Questa volta lui non sarà che un pretesto per parlare a se stessa:

“Tu sei sempre lì, raccolto su di te perché tu sei il centro del tuo mondo! Io continuo a vagare per le lande oscure dell’indecisione, dell’incostanza, e con te mi inclino pericolosamente come nave che rischia di inabissarsi.
Tu fermo, monolitico, concentrato nella tua ricerca ed io, come la torre di Pisa, col baricentro sbagliato, ancora non cado ma pendo!
Ci sono limiti che proprio non so superare. Scavalco un ostacolo convinta d’esser giunta dall’altra parte e mi ritrovo ancora lì, nello stesso cortile circondato da possenti antiche mura, a chiedermi cosa ho superato. Mi volto e non vedo che un paio di mattoni: tanta fatica per un paio di mattoni? Quindi il muro non lo oltrepasserò mai.
Intrappolata! Intrappolata nei miei bisogni, incapace di vincere me stessa, senza forze e senza prospettive, condannata a vagabondare in un labirinto di sensazioni, sempre uguali.
Non è di te che ho bisogno, è di me stessa, della mia forza, del mio desiderio di cambiare, della mia voglia di prendermi in carico, di bastarmi!
Ma non basta! Non basta mai! Mi ritrovo ancora lì a chiedermi cosa sono per te, a desiderare il tuo amore come fosse l’unica condizione in grado di risollevarmi… un inganno! un autoinganno dolorosissimo!
Dovrei spazzarti via! Allontanarti per sempre per non lasciarmi più confondere tra bisogni reali e bisogni sognati.”

Appoggia la penna e lascia che un lieve sorriso le invada volto e cuore. Amare è una scommessa, fingere di non provare nulla è già sconfitta. Nessuno ci appartiene né noi apparteniamo ad alcuno, ma profondamente ci appartengono sentimenti ed emozioni che gli altri suscitano in noi (e forse anche il contrario).

Votalo!


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Faccio fatica a stare in equilibrio a sfumare i colori a tracciare una mediana. Sono un'estremista! O mi esalto o mi abbatto. Non mi arrabbio, mi incazzo di bestia e spacco tutto! Non provo affetto, amo con passione! Non faccio conoscenza, stringo rapporti! Per me le cose o sono bianche o sono nere. Non conosco mezze verità mezze misure mezze tinte. Eppure credo nel compromesso, nei punti d'incontro e in quelli di vista. Cerco di cogliere ciò che non mi appartiene. Adoro la diversità e l'omologazione mi uccide. Sono polemica e accomodante in egual misura, dipende da argomento persone momenti... Soprattutto sono sempre me stessa, ma non sono mai la stessa. Per me non è incoerenza, è vita!

9 COMMENTI

  1. Racconto ben scritto,
    uno stile ricercato, quasi poetico,
    portato a una profonda riflessione intima che tanto caratterizza i tuoi scritti.
    Forse una ripetizione in “Il dolore sordo e affamato di dolore “, a meno che non sia voluta.
    Scrivi bene. Prima o poi prova anche tu con un giallo, magari intimistico.
    Ciao. :

  2. Ciao Maurizio! Sì, confermo, il dolore che affamato di dolore è una frase pensata scientemente così.
    Amo il genere giallo e lo leggo volentieri, ma davvero non saprei da dove cominciare per scriverne.
    Grazie del tuo lusinghiero commento!

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