Artistico scolpir 5/5 (3)

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Avvicinando il volto alla superficie di marmo socchiuse le labbra e soffiò sulla polvere residua disperdendola in una nuvola leggera, poi le prese la mano e guidò il suo palmo premendolo sulla pietra levigata della scultura. Il freddo le risalì con un brivido lungo il braccio finché non si scontrò con la corrente calda che le stava pervadendo il resto del corpo per il contatto con quello di lui.

Tutto era cominciato per caso circa un mese prima nel bar attiguo all’ufficio di Elena, quando in un tardo pomeriggio si erano trovati seduti vicini al bancone e grazie alla distrazione del barista, che aveva invertito le bevande da loro ordinate, i loro sguardi si erano incrociati.
Da quel martedì l’aperitivo diventò il loro spazio; i primi giorni finsero che fosse una casualità quel ritrovarsi, finché un condiviso “a domani” iniziò a suggellare i loro quotidiani saluti.
L’iniziale curiosità reciproca li aveva portati alla scoperta di una profonda intesa intellettuale che li trascinava in conversazioni stimolanti e stuzzicava corde che risuonavano lontane ma costanti.
Non avevano mai pianificato, desiderato forse sì, di esportare altrove il loro incontrarsi, fino a quando lui le raccontò del nuovo progetto artistico al quale stava lavorando e lei espresse la voglia di visionarlo in anteprima nel suo laboratorio.

Lui le lasciò la mano, si scostò e si mise a riordinare il piano di lavoro cercando di dissimulare l’emozione e l’erezione.
– E’ molto bello vederti creare, traspare tutta la passione che ci metti, il piacere che provi.
– Hai ragione, provo piacere mentre scolpisco e mi piace ritrovarlo nei tuoi occhi mentre guardi il mio operato e operare. Il piacere non esiste fine a se stesso, ha sempre bisogno dell’altro.
– Mah, tu comunque provi piacere nell’atto che lo genera, indipendentemente dagli influssi esterni.
– Nulla è indipendente. Il mio atto resterebbe privo di significato se il mio piacere non ne generasse un altro che a sua volta rigenerasse il mio in un circolo vizioso o virtuoso che dir si voglia. L’arte è un incontro tra il piacere del creatore e quello del fruitore, se non godono entrambi non esiste, è altro.
– Estremizzando il concetto, l’arte esiste solo in quel momento d’incontro.
– Diciamo che deve alimentarsi continuamente. Un po’ come l’amore, la passione, il sesso, che per esistere si alimentano di reciproco piacere.
– Quindi un bravo artista dovrebbe essere anche un buon amante.
– Un artista deve empatizzare col piacere dell’altro, proprio come dovrebbe fare un amante.
Lei lo stava fissando con occhi maliziosi e invitanti.
Lui le si avvicinò, la spinse facendola indietreggiare finché il suo sedere non urtò il tavolo, allora, sollevandola ponendole le mani sotto le ascelle, la fece accomodare e incominciò a sbottonarle lentamente la camicetta.
– Ci sono, ad esempio, opere in cui non traspare il piacere dell’artista perché è troppo impegnato ad essere tecnicamente preciso e ad appagare l’estetica.
Mentre parlava la fece sdraiare sulla lastra d’acciaio e le liberò i seni abbassando il reggiseno. Con le dita le strinse i capezzoli con piccoli movimenti rotatori.
– Vedi, tecnica precisa, tu ti stai eccitando, ma non senti il mio coinvolgimento, vorresti di più, che smettessi di parlare e ti facessi sentire anche il mio piacere. In questo caso il pubblico resta parzialmente appagato, percepisce una buona tecnica priva di calore.
La sollevò e tirandole indietro la testa dai capelli sulla nuca le espose il collo. Glielo morse delicatamente e lo baciò risalendo verso l’orecchio dove la sua bocca si fermò a sussurrare.
– Viceversa altre volte l’artista è egocentrico ed egoista, pensa solo al proprio piacere.
Con un movimento rapido e deciso le sollevò la gonna, le divaricò le ginocchia insinuandovi in mezzo il proprio bacino e con un mano scostò gli slip mentre con l’altra puntava alla penetrazione. Lei s’irrigidì.
– Mi desideri, ma se continuassi imporrei il mio tempo e ritmo non rispettando i tuoi. In questo caso l’artista riversa il proprio impulso con scarsa progettazione e cura dei particolari.
Il gioco le stava piacendo, era eccitata e bagnata.
– Mi piacciono le tue metafore attive, riesci a dar loro forma.
– Infine c’è l’opera d’arte. Quando il concentrato d’ispirazione, tecnica e passione dell’artista incontrano il piacere dell’altro.
– L’opera d’arte è un orgasmo!
Lui annuì, la strinse tra le braccia e le loro bocche si riempirono del sapore che tanto a lungo avevano bramato in un bacio insaziabile. Le sfilò i vestiti e si divertì ad esplorare il suo corpo con dita e lingua alla scoperta delle zone erogene che al suo passaggio s’accendevano di vibrazioni come, nei prati, di notte, le lucciole d’estate.
– L’Artista cura ogni dettaglio con gusto e appagamento.
Le mormorò mentre la sua mano si faceva strada tra le sue cosce.
– Poi?
Chiese lei ansimando appena prima che un dito di lui affondasse nei suoi umori.
– E poi, adesso facciamo silenzio e arte.

Votalo!


3 COMMENTI

  1. Pur non condividendo appieno il paragone con l’arte, ho apprezzato ogni singola frase e l’intera struttura del racconto che evidenzia la tua bravura di scrittrice. Ottimo l’argomentare su tecnica e passione e quell’infilar poesia qua e là. Bravissima!
    (manca un accento su “avvicinò” e un paio di trattino di dialogo verso la fine son corti anziché medi😉)

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