adrenalina -

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Da quel biglietto che teneva in tasca dipendeva la vita di migliaia di persone, e forse del mondo intero.
Come era potuto finire in quella situazione, lui, un banalissimo dentista di Milano, non riusciva ancora a capacitarsene. Sino a tre giorni prima otturava denti a signori convenzionati con la mutua nel suo studio dentistico, e ora si trovava al centro di un complotto internazionale.
l dottor Red camminò a passo spedito lungo il marciapiede, rasente al muto. Lanciò un’occhiata alle sue spalle, non gli parve di essere seguito. Il cappello a larghe tese, i baffi finti, la parrucca, lo rendevano praticamente irriconoscibile, ma era meglio non dare nulla per scontato. Non era così che era morto Fritz Lubert, poche ore prima?
Non ti preoccupare, gli aveva detto con un sorriso, di fronte a una fumante zuppa di pesce, chi vuoi che ci riconosca in questo luogo sconosciuto della Lapponia?
Pochi secondi dopo la sua faccia era piombata dentro la zuppa, con un foro di proiettile in mezzo alla fronte e una coda di gambero al lato della bocca. Povero Lubert, che brutta fine, morire in Lapponia a stomaco vuoto.
Red uscì dalla via, sbucando in Plaza del Sol, affollata di gente. Controllò l’ora: mancavano pochi minuti all’appuntamento. L’uomo si tolse il cappello e si asciugò la fronte. Benchè l’aria fosse gelida, il sudore gli incollava la camicia alla schiena. Si guardò intorno: a poche centinaia di metri da lui, un uomo seduto su una panchina leggeva un giornale. Aveva un sacchetto di carta appoggiato di fianco a lui. Prima di girare una pagina, infilava una mano nel sacchetto e ne tirava fuori pezzetti di pane, che lanciava ad un gruppo di piccioni in attesa, per poi riprendere la lettura.
Red si riinfilò il cappello, e a testa bassa attraversò la piazza sino a portarsi di fronte all’uomo, coprendolo con la sua ombra. L’uomo alzò lo sguardo verso di lui: era sui sessanta, occhi da lemure, naso adunco, la labbra sottili gli si arriciarono rivelando due file di denti traballanti. Che protesi dentaria scadente, pensò Red.
L’uomo ripiegò con calma il giornale, posandolo sulle ginocchia ossute. e lo fissò.
“Sono il dotto Red”. Disse con un filo di voce.
“La parola d’ordine” Rispose l’uomo.
“Cosa?”
“Mi dica la parola d’ordine”
“Non la ricorso”
“Si sforzi.”
“Ma andiamo, sa Benissimo che sono io!”
L’uomo infilò una mano sotto il cappotto, aprendolo leggermente, in modo che il dottor Red vedesse la nera impugnatura di una pistola. La parola d’ordine gli tornò in mente immediatamente. La pronunciò.
“Non ha qualche cosa da mangiare?”
“Si, grazie” Rispose l’uomo con un sorriso, quindi infilò una mano nel sacchetto e ne tirò un grosso panino al salame. Iniziò a mangiarlo, gli occhi a palla puntati verso Red, immobili.
Masticò in silenzio, anche se dalla sua bocca fuoriusciva un di cigolio inquietante, come se una porta non girasse nei cardini. Briciole di pane gli cadevano sul giornale piegato allertando i piccioni, che iniziarono a saltellare spavaldi tra le gambe del dottore.
Finito il panino l’uomo fece cenno a Red di sedersi sulla panchina.
“Lei è il signor Red, suppongo” Disse, in tono quasi allegro.
“Sono io” Rispose lui, “E lei è l’agente 212?”
“Esatto, abbiamo poco tempo, mi dia quel bigliettino e facciamola finita”
Red annuì, mise una mano in tasca toccando il foglio con la punta delle dita, poi le ritrasse.
“Niente da fare” mormorò.
“Cosa?” Disse l’uomo.
“Niente da fare, voglio consegnarlo io personalmente”
“Non erano questi i patti”
“O così, oppure non se ne fa nulla”
“In questo istante lei ha un mirino puntato sulla sua testa. Mi basta un cenno. Non faccia lo stupido, mi dia il biglietto”
“No. Se muoio non lo avrete mai”
“Non si sopravvaluti. Possiamo perquisirla da morto in 5 minuti”
“ E in una capsula infilata nel mio ano.”
“Cosa?”
“Ho detto che mi sono infilato una capsula col bigliettino su per il sedere.”
L’uomo rise, la dentiera gli schizzò fuori dalla bocca e colpì un piccione dritto in testa. L’uccello barcollò un istante poi finì zampe in aria, mentre gli altri piccioni prendevano il volo terrorizzati. L’uomo si alzò dalla panchina, riprese la dentiera, se la passò velocemente sui pantaloni e se la riinfilò in bocca con un gesto rapido.
“Dentiera del cazzo!” Imprecò l’uomo.
“Le succede spesso?” Chiese Red.
“Continuamente”
Il dottor Red tirò fuori dalla tasca dei pantaloni il suo portafogli, ne estrasse un biglietto da visita e lo porse all’uomo.
“Forse posso aiutarla. Venga a trovarmi, quando tutto questo sarò finito”
L’uomo annuì, prese il bigliettino e lo fece sparire sotto il cappotto.
“Va bene, andiamo.” Disse e iniziò a camminare a passo svelto. Red si alzò dalla panchina e lo seguì.
I due attraversarono la piazza, poi si infilarono in una via, entrarono in un negozio di prodotti per la casa, percorsero un lungo corridorio, uscirono dalla porta di sicurezza, salirono in un condominio per tre piani sino ad arrivare al tetto, saltarono su un altro tetto, ridiscesero, percorsero un vicolo stretto per un centinaio di metri e quindi si fermarono d’inanzia d una piccola porticina. L’uomo si sflilò dalla tasca una minuscola chiave e l’aprì.
Entrarono in una stanza minuscola, solo lo spazio per due sedie e un tavolino con un telefono appoggiato sopra.In una di quelle sedie era seduta la dottoressa Braun. Red guardò la donna con rabbia.
“Dunque, è lei!” esclamò.
La donna sorrise “Lei dottore, mi ha piacevolmente stupito. A quest’ora sarebbe dovuto essere morto, e invece è arrivato sino a qui. Complimenti” disse la donna, con quella voce sua voce roca, così sensuale.
Red si lasciò cadere sulla sedia. “Adesso capisco tutto, quindi quando lei fece…”
“Esatto.”
“E disse quella frase la ministro…”
“Si, proprio così”
“E quella borsetta, allora era veramente…”
“era lei.”
Red scosse la testa. Che diabolico intreccio, ma ora era tutto chiaro, tutto quadrava.La dottoressa Braun si accese una sigaretta. Quindi si rivolse al dottore.
“Avanti, mi dia il biglietto, per favore”
“Ci è seduto sopra” intervenne l’agente 212, scambiando una rapida occhiata con Red.
“Cosa?” chiese la donna.
“Lasci perdere” si affrettò a dire Red, sorridendo all’agente, quindi si tolse il biglietto dal taschino e lo porse alla donna. L’agente 212 rise, coprendosi la bocca con una mano. La dottoressa Broun non fece caso ai due uomini aprì il foglio e lo lesse. Le guance rosse sbiancarono di colpo, la sigaretta le scivolò dalla mano tremante. Rimase immobile per un paio di minuti, quindi con un gesto repentino accartocciò il biglietto, se lo infilò in bocca e lo mandò giu deglutendo forte. Fece cenno all’agente 212 di avvicinarsi e gli mormorò qualche cosa all’orecchio. L’uomo annuì e scattò fuori dalla stanza.
“Bene dottore, ha fattoun buon lavoro, può andare” disse la donna, quindi prese il telefono e compose un numero.
“Cosa?”
“Ho detto: può andare. Addio”
“Io..Vado?”
“Vada”
L’uomo si alzò dalla sedia. Era veramente finita? Non correva piu nessun pericolo? Poteva finalmente ritornare nel suo studio dentistico, tra le sue protesi, le carie da curare, le gengive infiammate. Niente più pallottole vaganti, donne meravigliose pronte ad ucciderti, killer spietati. Niente più adrenalina. Si ritornava alla vita vera.”
“Bene, allora io vado. Addio”
La dottoressa Braun non rispose, parlava al telefono con qualcuno che non voleva proprio capire il problema. Red aprì la porta. Alle sue spalle sentì la voce della Braun urlare un: come sarebbe a dire, non abbiamo nessuno? No! Ci serve qualcuno che sappia usare un fuscellatore casasmatico a raggi gamma, adesso!”
Red si voltò.
“Io so farlo” Disse.
La donna alzò gli occhi smeraldo verso di lui, guardandolo sopresa.
“Cosa sa fare, lei?” mormorò.
“So usare un apparecchio casasmatico di potenza3x a raggi gamma. Nel mio studio usiamo una macchina simile, la utilizziamo per la fuscellazione delle arcate superiori, scindendole da quelle inferiori. Un procedimento molto particolare, che però da ottimi risultati se…”
La dottoressa Braun si alzò in piedi, interrompendolo bruscamente: “E quindi, signor Red, che cosa ha intenzione di fare, userà lei la macchina?”
Red guardò fuori dalla porta. Un vento freddo gli sferzò il volto. In fondo, io non ho mai voluto fare il dentista, pensò, quindi, voltandosi verso la donna disse:
“La userò io”
Fece un passo indietro, rientro nella stanza, e chiuse la porta.

Votalo!

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