21 e 45 5/5 (3)

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Questi nuovi teli sembrano fatti di carta alluminio, quella che serve per coprire la pasta al forno o il pollo arrosto.
Lo chiamavano Pirlo perché giocava a centrocampo ed era anche bravo. Lui per così dire, comandava il gioco, era il regista . Quello più spilungone giocava in attacco e segnava molti gol. Lo spilungone, manco a dirlo, lo chiamavano Balotelli. Erano fanatici del gioco del calcio, di quello italiano in particolare. Lo seguivano in televisione, con la parabola satellitare, dalla missione dei padri salesiani di Don Vittorio, all’uscita del paese. Dell’ultimo mondiale in Brasile non avevano perso neanche un passaggio. Avevano rimandato la partenza al fischio di chiusura della finalissima. Qualsiasi giorno dopo sarebbe stato buono. Certo in Italia non tirava una buona aria, la nazionale aveva fallito su tutta la linea. Ma forse proprio per questo, quello era il momento ideale per tentare di scalare il successo, e con il successo sarebbe venuta la fama e con la fama i soldi, tanti soldi! La gente voleva vedere finalmente il bel gioco e loro erano i migliori in circolazione e poi erano ancora all’inizio della carriera e costavano relativamente poco. La squadra che offriva loro un ingaggio avrebbe fatto davvero un grande affare e grazie alle lettere di presentazione di Don Vittorio, nessuna gli avrebbe negato un provino. Bastava restare calmi e giocare come di solito erano capaci di fare, alla maniera di Pirlo e Balotelli . Era arrivato il giorno della partenza e alle prime luci dell’alba, bisognava trovarsi al punto d’imbarco con poco bagaglio, un paio di bottiglie d’acqua e duemila dollari a testa per il viaggio. Quella era una somma enorme da accumulare ma ci erano riusciti con le buone e con le cattive. Avevano lavorato, trasportato droga, rubato e venduto auto e bestiame, ed ora erano lì, di buon ora, con indosso le magliette della Juve e del Milan con i numeri 21 e 45 , quelli di un regista e di un attaccante italiani, quelli che erano ricchi, bravi come loro avrebbero voluto essere e come sicuramente , con un po’ di fortuna, sarebbero diventati. Bisognava solo attraversare il mare. Ora anche da questa parte stava sorgendo il sole. Le dune di sabbia erano le stesse, sembrava una continuazione del deserto che avevano lasciato solo un giorno prima. Su quella spiaggia ne erano arrivati una decina portati dalla forte corrente di levante. Erano tutti senza documenti e vennero stesi uno accanto all’altro coperti da questi strani teli d’argento in attesa di essere trasportati nel cimitero più vicino .
Ad ognuno venne assegnato un numero di riconoscimento , a loro lasciarono il 21 e il 45 , chissà forse era stato il loro ultimo sogno prima di morire , quello di diventare dei veri campioni come Pirlo e Balotelli.

Votalo!

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Sono nato a Modica. Ex bancario, ex viaggiatore, ex fumatore, ex giocatore di carte, ex sommelier, ex appassionato di cravatte, ex allevatore di pesci tropicali, ex di tante altre cose oramai quasi del tutto dimenticate. Oggi sono solo un pensionato che ama leggere libri e scrivere piccoli racconti, ricordi ed emozioni della propria vita. Riesco in questo modo a tenere viva la mente, a viaggiare nel tempo e nello spazio, senza limiti, senza frontiere e senza prendere alcun mezzo di trasporto. Ho solo con me il mio vecchio computer di prima generazione che mi tiene compagnia e che è diventato il severo custode delle mie storie e delle mie fantasie. Siamo diventati amici inseparabili e forse anche qualcosa... di più!

4 COMMENTI

  1. Il naufragio di tanti sogni e tante speranze..tristissimo, e scritto con delicata sensibilità.

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  2. Anche quando scrivi sui viaggi della disperazione sai essere lieve e dolce pur lasciando una traccia che tutto è fuorché lieve e dolce

  3. concordo, triste ma terribilmente vero, scritto molto bene

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  4. Grazie ragazze, questo è un tema che mi tocca in modo particolare. Io vivo a pochi km da Pozzallo. Incontro ogni giorno queste facce di giovani disperati che chiedono aiuto ad un mondo distratto, infastidito e spesso ostile !

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