Vite scorticate 4.69/5 (8)

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Avverto un prurito forte. Sotto la lana lisa del mio maglione, sotto la pelle, dentro le vene; se possibile, ancora più giù. Mi gratto con le unghie che mi mancano, vorrei scartavetrarmi, aprirmi un varco e far uscire il sangue a fiotti: non ne posso più di questo bruciore che mi assale, mi tedia e mi confonde. Parte dai piedi, sale prepotentemente lungo tutto il corpo, ma all’altezza dello stomaco si mette comodo e pizzica come sale e limone su una ferita aperta. Da lì pulsa, pulsa senza sosta e lo sento propagarsi nel cervello che non risponde ai miei pensieri, ai miei comandi. Prude e brucia. Prude e brucia, il mio dolore. E non mi abbandona mai.

Non ho ancora imparato a conviverci: passo davanti agli specchi e ho timore, mi guardo e non mi vedo. Sono straniero nel mio corpo ed estraneo a me stesso: lì dentro viviamo almeno in due. E non siamo mai d’accordo.

Io vorrei anche lasciar stare, non fissarmi, non rimuginare sui dettagli, non scrutare le persone, non odiarle, non desiderarle morte. Ma non ci riesco: l’altro non ci riesce. Ha quella strana voglia di fare a pezzi tutte le cose belle, ordinate e rigorose. Mi ha sempre detto che l’ordine è innaturale, immorale, irriverente. L’ordine inquieta. Provo a non ascoltarlo, ma più mi sforzo e più la pelle brucia. Mi gratto ma non passa.

Non passa e fa male, e prude e brucia. Ma comunque a volte godo. Un piacere diabolico e caldo serpeggia nei miei umori, un istinto terribile e cupo ravviva la mia rabbia e sveglia la mia essenza. La paura mi svuota, ma nel svuotarmi mi riempie.

Come quelle volte in cui sognavo di ammazzare i miei genitori. Ventuno anni, un motorino scassato, una ragazza da scopare ogni tanto e le canne con gli amici: non avevo niente che mi rendesse felice. Poi quel sogno ricorrente e la vita che sembrava riscattarsi. Il coraggio e l’energia, il sudore a rivoli. L’eccitazione.

Non so dire ancora perché desiderassi tanto vederli stramazzare al suolo come vacche al macello; so solo che non sopportavo la loro dedizione reciproca, il loro continuo sostenersi nonostante tutto, la loro stoica perseveranza. Non riuscivo a digerire i loro sguardi carichi d’amore e pena. Amore l’uno nei confronti dell’altra. Pena per me, per un figlio sbagliato che volevano salvare. Da salvare, invece, c’erano solo loro. Quel loro stupido amore, banale come tutti gli amori normali. O – forse per questo – speciale.

Li ho uccisi nove volte in sogno, prima di ucciderli per davvero. Sono trascorsi quattordici anni da allora e ancora ci ripenso. Avrei potuto fare tutto diversamente, ma non mi pento: ho avuto il coraggio di essere me stesso fino in fondo. Li ho accoltellati nel sonno, insieme. Li ho colpiti in contemporanea con due coltelli diversi. Con foga, fame, passione. Non hanno avuto il tempo di capire, solo quello di implorare, muti e indifesi. Ma non è servito a niente. Però ho creato un capolavoro, un’opera d’arte estrema. Ho annodato loro le viscere, dopo averli completamente squartati. Quell’immagine mi sveglia ogni mattina, con la stessa magnifica eleganza. Abbellisce i muri della prigione che mi sono guadagnato e impregna la mia coscienza del più bel profumo mai sentito: la morte dell’amore.

Votalo!

9 COMMENTI

  1. Straordinaria l’inquietudine che fai avvertire, Francesca, a fior di pelle in chi ti legge. Le frasi che mi hanno colpito: “L’ordine inquieta” (ergo, il doppio disagio dentro) e la magnificente eleganza della “morte dell’amore” simboleggiata dalle viscere annodate dopo averli squartati. Brava brava!

    5/5

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    5/5

    5/5

    5/5

    • Grazie davvero, Angela! Non ti risparmi mai nei complimenti che mi riservi <3
      Sono contenta che ti sia arrivata l'inquietudine del protagonista: ci tenevo che il lettore percepisse tutto il suo disagio.

      Essere apprezzata da te mi gratifica sempre molto e mi sprona a migliorarmi 🙂 grazie!

  2. A parte restare estasiata dallo stile narrativo, man mano che leggevo potevo entrare così bene nei pensieri dello schiofrenico protagonista che mi chiedevo: ma il tema relativo al contest? L’amore? Dov’è? Poi ho letto il finale. E mi hai sorpresa, come nel precedente racconto. Che altro dire? Sono rimasta incollata a leggere dall’inizio alla fine. Travolta dalle tue parole. In questo contest il tuo racconto e quello di Angela mi hanno davvero coinvolta, seppur diversi. E se è l’empatia che conta, il sentirsi dentro certe storie e non solo il saper scrivere, per me avete vinto tutte la mia approvazione! Brava Francesca.

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    • Ale, che dirti? Non mi aspettavo questo apprezzamento totale e completo. Sarà che, in questo racconto, non ho pensato affatto e mi sono subito buttata a scrivere… Perciò sono ancora più felice che ti sia piaciuto così tanto.

      Grazie davvero di cuore!

      E tranquilla: anche io odio la tecnologia 😉

  3. Tutta la mia, non tutte! Cellulari malefici…il mio ditone non riesce a far pace con la tastiera 🙂

  4. Bello l’incipit. Non solo incuriosisce e spinge a cercare subito l’esodo, ma è anche ricco di una catena di parole che creano sinfonia e stridio al contempo.
    Poi, ad un certo punto, molte domande restano in sospeso. Sei abilissima nel rendere le emozioni dei personaggi forti ed incisive, ma la trama perde qualcosa quando tutta questa inquietudine e la malattia non vengono spiegati. Anche se avrebbe reso il racconto meno coinciso e più ampio, forse qualche riflessione sul perché di questo astio nei confronti dell’amore avrebbe dato più corpo alla storia e forse raccontarla, non come un fatto già successo ma come fosse in corso, avrebbe alimentato ulteriormente l’angoscia.

    4.5/5

    5/5

    5/5

    4/5

    4/5

    • Fede, grazie per avermi letta, apprezzata e, soprattutto, per i suggerimenti preziosi! *_*

      Ora che mi ci fai pensare, raccontare il fatto nel mentre – come hai detto tu – avrebbe sicuramente giovato al racconto, giocando ancor di più con il lettore sul filo dell’angoscia 😉 Per quanto riguarda il resto, ovvero la spiegazione della malattia e dell’inquietudine, mi piaceva invece l’idea di un’irrazionalità estrema. Il protagonista è completamente al di fuori e al di là di ogni ragionamento logico, a lui è preclusa ogni agnizione concettuale. E, dato che a parlare è lui, ho ritenuto necessario – stilisticamente necessario – rifarmi al suo bagaglio conoscitivo.

      Ad ogni modo, come sempre, grazie!

  5. Bello l’incipit, peccato che la voglia di scorticarsi del protagonista non si realizzi nel corso della storia, nella quale, a dirla tutta, non trovo una corrispondenza con la foto, e quasi avverto l’inserimento del tema amore gettato dentro di botto come un macigno dentro uno specchio d’acqua – cosa che ho avvertito fin dalla prima lettura, quasi mancasse un vero collante tra la parte iniziale di sofferenza e quella finale di rivelazione… forse a questo si riferiva anche FedeRica Antignano (?) quando parla di malattia e inquietudine che non vengono spiegati…
    nel finale ho avuto l’impressione che manchi questa inquitudine iniziale del protagonista che tanta curiosità aveva suscitato, nel senso che tutto si arresta con la spiegazione della modalità del delitto, e contrariamente a quanto affermato nell’incipit, questa inquitudine/malessere, inaspettatamente, scompare, per lasciare posto all’immagine dei genitori uccisi che “abbellisce” la prigione e “impregna la coscienza del più bel profumo”…e mi viene da chiedermi, allora come mai, perché, da dove viene, tutta quella inquitudine iniziale? 🙂

    3.75/5

    5/5

    5/5

    3/5

    2/5

  6. Concordo con Federica e Maso, anche a me ha coinvolto e colpito molto l’inizio, ma poi è come se tutto si spegnesse troppo velocemente senza spiegazioni

    4.25/5

    5/5

    5/5

    3/5

    4/5

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