Vacanza in Spagna episodio1° 4.13/5 (2)

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PARTENZA

La prima vacanza con gli amici fu in Spagna. Eravamo io, Gino, Mimmo ed Emilio. Avevamo 18 anni. Io ero il solo ad avere una macchina. Mi era stata venduta da dei giostrai, si trattava di una macchinina dell’autoscontro, con sotto un motore elaborato di un tagliaerba, capace di raggiungere i 180 chilometri orari solo toccando il pedale dell’acceleratore. Aveva, oltre i due posti davanti, altri due sedili saldati dietro, ricavati da seggiolini del calcinculo. Quel gioiellino era munito di stereosette, collegato a delle casse acustiche da 300 watt di potenza. Se mettevo il volume a palla, la macchina si cappottava. Era una meraviglia, l’unico problema era che ogni tre chilometri bisognava infilare un gettone nella fessura.
All’alba del 13 agosto 1983 ci trovammo tutti in piazza, per salutarci. I genitori piangevano, sventolavano fazzoletti bianchi come se partissimo per una missione suicida. Mia madre mi aveva dato una foto di Padre Pio, come portafortuna. Era una di quelle foto che a muoverla, gli occhi del santo si aprivano e si chiudevano.
la madre di Gino gli aveva fatto promettere dinanzi ad una statua della Madonna di due metri d’altezza che avrebbe dovuto chiamare ogni tre ore.
il papà di Mimmo gli aveva infilato in tasca con fare complice una scatola di preservativi, che si tramandavano in famiglia da più di 4 generazioni, ancora intatta.
Finalmente eravamo tutti in macchina. La mamma di Emilio disse:

“Mi raccomando, andate pia…”

Schiacciai l’ accelleratore. In 12 secondi eravamo a 4 chilometri di distanza. Io al volante, Emilio di fianco a me infilava gettoni nella fessura a ritmo indiavolato, Gino e Mimmo aggrappati ai seggiolini, le gambe che svolazzavano in aria come bandierine.
Pochi minuti dopo eravamo al casello di Melegnano, fiamme alte tre metri uscivano ai lati della macchina, dalle casse acustiche le note di Smoke in the Water dei Deep Purple frantumavano i vetri delle finestre a chilometri di distanza. Il casellante vedendoci arrivare pensò fosse giunto l’Armageddon e si diede alla fuga. Passammo sotto la sbarra senza fermarci, ad una velocità che superava di molto il muro del suono.
Dopo dieci minuti Emilio mi chiese di cambiare cassetta:
“Basta con questa musica! ascoltiamo qualche cosa di italiano, di più divertente ”
“Cosa vuoi sentire?” chiesi.
“ Ho portato Guccini!”
Non ci diede il tempo di ribattere, aprì il suo borsone e tirò fuori Guccini.
Era un omone altro più di un metro e ottanta, con una folta barba. Iniziò a suonare alla chitarra le sue canzoni. Ogni volta che ne finiva una, dalla barba Guccini tirava fuori una bottiglia di Sangiovese e si faceva una bella sorsata. Dopo quattro canzoni lui era ubriaco fradicio, noi eravamo pronti a darci fuoco con una tanica di benzina, tanto ci aveva depressi.
Lo abbandonammo in autostrada.
Avevamo una gran fame. Ci fermammo in un’ autogrill vicino Montecarlo.
Mimmo, che negli ultimi 5 anni aveva avuto relazioni sessuali solo con se stesso, per per più volte al giorno, senza mai saltarne uno, e che non vedeva l’ora di uscire dal quel tunnel che lo stava portando velocemente alla cecità, disse:
“Mi raccomando, fermiamoci massimo 10 minuti”.
“Tranquillo” rispondemmo all’unisono.
Dopo tre ore Emilio era in coma etilico, io mi ero fidanzato con una cassiera ex campionessa provinciale di lotta greco romana, Mimmo aveva rubato dei giornaletti porno, si era chiuso nei bagni pubblici e non dava segni di vita, Gino aveva incontrato nel reparto insaccati una cantante d’operetta ed era pronto per partire con lei per una tournèe in Alsazia.
Per fortuna, Mimmo, uscito dal bagno pubblico dopo una full immersion a base di Jacula, Zora la vampira, Sukia, il montatore, supersex, la poliziotta e il Lando tre palle, anche se parecchio provato dalla esperienza, riuscì a portarci fuori da quel girone infernale, e ci recammo alla macchina.
Stavamo quasi per partire quando dallo specchietto retrovisero vidi un uomo correre verso di noi. Lo sentì gridare:

“Ragassi, non me lo darete mica un passaggio?”

Era Guccini. Ci aveva raggiunto. Ubriaco fradicio, correva verso di noi, dimenando la chitarra come una clava.
“Vai Emilio, infila il gettone!” ordinai. Lui non se lo fece ripetere, il gettone scivolò nella fessura e la macchina partì con un rombo, sfrecciando via dall’autogrill.

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Votalo!

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rosco115 è uno splendido uomo di 95 anni, portati benissimo. Ama scrivere racconti, bere, mangiare, ballare il tip tap , fumare sostanze stupefacenti, tirare sberle a sconosciuti e, occasionalmente, emettere rumori molesti durante cerimonie religiose.

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