Una vita diversa 5/5 (8)

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Non riesco ancora a capacitarmi, eppure è successo. Da sempre piatta e regolare, la mia vita ha subito un cambiamento radicale, sconvolgente oserei dire. E tutto questo in un paio di mesi, incredibile.
Da perfetto padre di famiglia nonché marito integerrimo, a trasgressivo all’ennesima potenza. Se fosse ancora in vita, mio padre non esiterebbe un istante ad appiopparmi un sonoro ceffone.
“Ma cùsa te sèet adrè a fà, pirla!-

Apro il cancello e mi avvio verso l’ascensore.
-Buongiorno signor M. come sta sua moglie, e i bambini?-
La signora Pina, la mia anziana vicina, sembra sempre attendermi al varco.
-Tutto a posto, signora. E lei?-
Segue un resoconto particolareggiato di malanni, mancate visite parenti e medicine varie. Sorrido indulgente, cercando invano di nascondere la mia ansia crescente. Quando finalmente riesco a raggiungere il mio appartamento tiro un sospiro di sollievo. Una volta in camera da letto, mi libero degli abiti e mi preparo per l’incontro. Ho circa tre ore a disposizione, il tempo che Monica, terminato il lavoro, passi dalla piscina a prendere i bambini.
Sento l’eccitazione aumentare di pari passo alla mia frenesia di fare in fretta. Sono pronto in una decina di minuti e mi guardo allo specchio, tutto ok. Lascio l’appartamento e scendo le scale con circospezione, la signora Pina non è in vista, ma non si sa mai. Mi fiondo fuori dal cancello simile a un velocista. L’aria fredda mi solletica il volto, ma non riesce a calmare il fuoco che ho dentro.
Percorro le strade a testa bassa. Evito sempre di usare l’automobile, sarebbe un rischio inutile e il posto in cui devo andare non è molto distante.
D’un tratto, il cellulare mi annuncia l’arrivo di un sms.
-Dove sei? Ti sto’ aspettando- appare sul display.
Ho ancora cinque minuti di cammino ma, nonostante questo, mi fermo per rispondere.
-Arrivo- digito in fretta.

La palazzina è elegante e ben tenuta. Quattro appartamenti disposti su due piani, niente ascensore.
Suono il campanello e, quasi contemporaneamente, il cancelletto si apre con uno scatto. Salgo le scale lentamente, pregustando quel momento come sempre faccio una volta arrivato.
La porta non è chiusa a chiave, me la richiudo alle spalle e aspiro avidamente il profumo inebriante dell’incenso. So’ cosa fare, e non vedo l’ora di farlo. La camera si trova in fondo al corridoio, mi avvicino rapidamente per poi fermarmi davanti alla porta. E’ leggermente socchiusa, e dallo spiraglio filtra una luce soffusa. Mi tolgo il cappotto restando con una leggera tuta, quindi spingo l’uscio ed entro.

Il letto è basso, il materasso ad acqua si muove appena. Le lenzuola, di un azzurro chiaro, modellano le forme che tanto adoro. Mi avvicino lentamente e, chinandomi leggermente, con una mano sfioro il tessuto.

-Non vuoi vedere ciò che mi hai regalato?- dico a voce bassa.

La testa, semi coperta, si muove appena mentre una mano, risalendo dal fianco, scosta il lenzuolo. Finalmente mi guarda. Gli occhi brillano, mentre un sorriso prende forma sul volto abbronzato. Sento l’erezione montare prepotente mentre, con studiata lentezza, mi sfilo pantaloni e giacca della tuta.
-Aspetta, voglio toglierli io- esclama con voce roca.

Scostando del tutto il lenzuolo, mi afferra per un braccio trascinandomi verso di se. Immediatamente siamo avvinghiati in un unico corpo. Muscoli e carne, unghie che lacerano la pelle, lingue che s’insinuano vogliose.
Carlo si abbassa liberando il mio sesso dal minuscolo tanga che l’imprigiona, sembra voler divorarmi. Chiudo gli occhi e, dopo averlo afferrato per i capelli, lo attiro ancor di più verso il mio ventre.

Ci siamo conosciuti quasi per caso.
Non sono mai stato un animale notturno ma, quella sera, io e Monica avevamo litigato pesantemente. Da qualche tempo le cose non funzionavano più come prima, ma sembrava che entrambi non volessimo ammetterlo. Furioso, avevo sbattuto la porta e avevo camminato per circa un’ora, prima di fermarmi in quel night. Non sono astemio, ma bastano due o tre bicchieri per rendermi euforico. Dopo un paio d’ore ero già arrivato a cinque, e l’euforia stava trasformandosi in sbornia vera e propria.

-So’ che è banale dirlo, ma trovo che ridursi a uno straccio per una donna sia una cosa stupida-

Rischiando seriamente di ruzzolare dallo sgabello, mi ero voltato col bicchiere sospeso a mezz’aria. Lui aveva afferrato il proprio e, facendomi l’occhiolino, aveva accennato un brindisi nella mia direzione.
-Quando lascio il mio regno…- aveva proseguito indicando il pianoforte a coda -…trovo sempre uno come te al bancone-
Solo in quel momento mi ero accorto che la musica era cessata. Sbattendo le palpebre avevo cercato di darmi un contegno, senza per altro riuscirvi.

-Non credo siano affari tuoi- col solo risultato che ne era uscita una cosa tipo: no creo sciano afari tuoi.
Sorridendo, il pianista mi aveva appoggiato una mano sulla spalla. Era molto più grosso di me, e le sue dita sembravano voler scavare un solco nella carne.

-Le donne sono solo fonte di guai, credimi. Gli uomini creano molto meno problemi, e si possono ubriacare per divertimento, non per disperazione-
Nel frattempo, le sue dita erano risalite verso la mia guancia.
-Torno al lavoro, la prossima è dedicata a te-

Ancora col bicchiere a mezz’aria, l’avevo guardato allontanarsi e prendere posto al piano. Le note di Yesterday si erano librate suadenti nell’aria, immortali nella loro bellezza. Carlo aveva una voce roca, calda e profonda, una voce da nero. Rapito, avevo ascoltato il pezzo in religioso silenzio, persino i fumi dell’alcool sembravano essere svaniti di colpo.
Erano seguite altre canzoni, ma la magia di Yesterday aveva continuato a risuonarmi nelle orecchie per molto tempo.
Era quasi l’alba quando ero uscito dal locale. La sbornia era ormai un lontano ricordo ma, in compenso, un mal di testa lacerante si era impossessato del mio cervello. Nonostante questo, mi ero acceso una sigaretta avviandomi verso casa con passo incerto. Un’automobile, silenziosamente, aveva accostato al marciapiede.
-Non mi sembri molto sicuro sulle gambe, lo vuoi un passaggio?-

Mi ero voltato e lui era li. Sul suo volto nessun segno del tempo trascorso al chiuso, probabilmente vi era abituato.

-Si che lo vuoi, dai, sali-

Senza darmi il tempo di rispondere, si era abbassato e aveva aperto lo sportello.

-Hai bisogno di un caffè potente- aveva detto ripartendo -…e, modestamente, quello della mia caffettiera è imbattibile-

Accennando appena col capo, avevo continuato a fumare. Dove stavamo andando? Cosa voleva da me quel tipo?
Domande che svanirono assieme al fumo della sigaretta. Pur trovandomi in una situazione assurda, mi sentivo stranamente a mio agio. Una volta giunti a casa sua, mi aveva fatto accomodare sul divano.

-Faccio una doccia veloce, dieci minuti, non di più-

Rimasto solo, avevo appoggiato la testa su uno dei cuscini e mi ero addormentato. Non ricordo per quanto tempo rimasi in quello stato. Quando avevo riaperto gli occhi Carlo era davanti a me. Avvolto in un accappatoio rosso fiammante, completamente aperto sul davanti, mi aveva sorriso e si era chinato. Cercando d’ignorare il suo sesso in erezione e i pettorali scolpiti, l’avevo guardato dritto negli occhi.

-Cosa vuoi da me?- avevo detto con voce impastata.

Lui non aveva risposto, facendo però una cosa che mi lasciò di stucco. Non sono di certo sovrappeso, anzi. Ero dimagrito molto negli ultimi tempi, e gli abiti mi pendevano addosso in maniera quasi imbarazzante.
Senza sforzo apparente, mi aveva sollevato dal divano come un fuscello. Sbalordito da quell’esibizione di forza avevo cercato di protestare ma Carlo, sempre sorridente, mi aveva zittito.

-Li riconosco a distanza quelli come te, ne ho visti tanti, troppi-

Sul momento non avevo capito cosa intendesse dire e non avevo replicato.
Mi aveva infine adagiato sul letto e, con estrema delicatezza, aveva iniziato a spogliarmi. L’avevo lasciato fare mentre, dentro di me, una serie di sensazioni contrastanti stavano combattendo una battaglia furiosa.
Ma cosa stavo facendo? Davvero stavo andando a letto con un uomo? Il pensiero di Monica, distesa nel nostro a qualche chilometro di distanza, mi aveva attraversato la mente per poi svanire quasi subito.
Come mi avesse letto nel pensiero, Carlo si era disteso al mio fianco e aveva iniziato a baciarmi. Dapprima il torace, risalendo quindi verso il collo sino a mordicchiarmi i lobi delle orecchie.

-Non pensare a lei, ci sono io, ora-

Avevo chiuso gli occhi ed era stata la fine o meglio, l’inizio.
Sulla via del ritorno, avevo rimuginato a lungo su quello che era accaduto. Con mia grande sorpresa, mi ero accorto che l’avevo appena lasciato e già mi mancava. Avevo guardato il cellulare, un solo messaggio di Monica risalente a qualche ora prima: “dove sei?” nulla più.
Come avevo immaginato, la casa era deserta. Monica aveva accompagnato i bambini a scuola per poi recarsi al lavoro. Già, il lavoro. Inventandomi di sana pianta un malore improvviso avevo chiamato in ufficio, poi mi ero fiondato sotto la doccia.
Carlo. Il solo pensarlo era stato sufficiente a provocarmi un’erezione. Mi ero strofinato quasi con accanimento, pensando a come avrei potuto parlarne a Monica. Ma dovevo e volevo davvero farlo?
Ormai le nostre vite erano scandite dagli orari dei bambini. Ci salutavamo al mattino e ci rivedevamo alla sera. A letto poi, un vero disastro. Erano mesi che non facevamo più l’amore, e nessuno dei due sembrava desiderarlo ancora.

Ora, disteso al fianco di Carlo, tutti quei ricordi sembrano lontani nel tempo. Mi guarda.
-Le hai parlato?-
Non reggo lo sguardo e abbasso gli occhi.
-Non ancora, ho paura-
Mi abbraccia e mi attira a se, i nostri volti si sfiorano.
-La tua paura è quella di perdere il rispetto dei tuoi figli, non è così?-
Alzo la testa di scatto. La sua abilità a leggermi nel pensiero mi sorprende sempre.
-Ti sono vicino, e lo sai. Affronteremo la cosa insieme, ok?-
Annuisco e lo stringo a me, mentre le lacrime scendono a bagnare il cuscino.
-Lo farò-

Votalo!

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Nato il 7 Settembre 1961 a Cremona. Divorziato, tre figli e nonno, ho scoperto il piacere di scrivere proprio durante la separazione. Magazziniere part-time, dedico il mio tempo libero ad inventarmi storie e metterle nero su bianco. Non ho un genere preferito, anche se horror e giallo-noir hanno sempre esercitato un fascino particolare su di me.

14 COMMENTI

  1. Non è facile trovare l’amore, ma quando lo incontri lo riconosci. Stupendo racconto da offrire all’amore!

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    • Si, ne sono convinto anch’io. grazie di cuore, Libera.

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  2. Bravissimo! Mi è piaciuto un sacco!
    Ottimo stile e grande storia.
    Non lo avrei catalogato come “Eros” (ma son punti di vista)

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    • Sai che sono rimasto in dubbio sino all’ultimo?
      Ero indeciso tra Eros e Amore, e forse questo secondo genere sarebbe stato più appropriato. Non sono ancora molto pratico del sito, e non conosco ancora i canoni per catalogare una storia. Devo leggere di più, questo è un fatto.
      Grazie di cuore, Giovanna.

  3. Complimenti ė scritto in modo impeccabile.
    Hai uno stile scorrevole che rapisce.
    Anche la storia è molto attuale.
    In un momento storico in cui amare ė soprattutto stare bene, è molto difficile restare in una vita quotidiana senza perdersi per strada quell’amore che l’avrebbe dovuta sostenere, sublimare.
    Mi sarebbe piaciuto qualche particolare in più proprio su questo aspetto, ma l’autore sei tu!
    Sulla categoria in cui inserire il racconto capisco molto bene la tua indecisione; penso che ciascuno di noi, però, abbia categorie personali in mente, e di questi tempi più che categorie di riferimento, vedo i mille colori dell’arcobaleno, che sta diventando sempre più sfumato.
    È vero tutto e il contrario di tutto.
    #tuttelestelline

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    • Grazie Anna Rita. In effetti ho avuto dubbi riguardo la categoria, ma poco importa. Volevo mandare un messaggio e in parte credo di esserci riuscito. Felice di averti intrattenuto per qualche minuto.

  4. I miei complimenti. Scrivi bene e coinvolgi il lettore dall’inizio alla fine. Il racconto mi è piaciuto, l’amore è amore e qui è descritto benissimo

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  5. Eros o amore? A questa domanda si ha paura di rispondere quando coinvolge omosessuali, forse perché si pensa (erroneamente) che tra due uomini (o tra due donne) non ci possa essere amore ma solo sesso e trasgressione. L’amore è amore. Punto.
    Complimenti Danio, non sei bravo solo come autore di gialli.

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  6. Ho rilevato qualche refuso, ma non sono andato a ricercarlo. Mi è piaciuto.

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