Tutta la solitudine del mondo 4.79/5 (7)

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Dicono che il corpo non mente, che da certi gesti è possibile capire se una persona è sincera o no.
Io mento ma non gesticolo, non mi schiarisco la voce, non balbetto, non mi tocco il naso, non mi gratto la testa, non deglutisco a fatica, non mi sistemo la cravatta, non prendo tempo per paura di contraddirmi. Sono un professionista della menzogna e come tale resto perfettamente immobile: il corpo posso controllarlo istruendo il cervello. Quello che non posso controllare, come il cuore, quel maledetto muscolo involontario, l’ho nascosto bene. Lo faccio da anni e a questo sembra rassegnato. Si rivale su di me solo la sera, quando sento il suo battito bussare al mio orecchio destro, quello posato sul cuscino. Lo ascolto ogni notte. Dice, ci sono, nonostante tutto sono ancora qui.
Mi risveglio sempre con la testa in un bagno di sudore.
Anche il commissario davanti a me è sudato, nonostante il ventilatore azionato alla massima velocità. Passa un dito attorno al collo per allentare la pressione del colletto, chiuso da una cravatta blu. Poi decide che non è sufficiente, allenta un po’ il nodo della cravatta e sgancia il primo bottone dall’asola.
– Veniamo subito al dunque – dice, ma la sua testa sembra altrove – la vedova Gai ha sporto denuncia a suo carico per il furto di un bracciale d’oro. Per questo l’abbiamo convocata, signor Neri. Lei conosce la signora Gai?
– Sì.
– Posso chiederle come l’ha conosciuta?
– Per affari.
– La conosce da tanto?
– Qualche mese.
– E qual è la natura dei vostri rapporti?
– Puramente professionale.
Il commissario guarda l’orologio, poi si versa un bicchiere d’acqua. Estrae dal cassetto un blister dal quale preleva una pillola blu che porta alla bocca. Con tre sorsi la manda giù, serrando gli occhi come se ingoiasse tutta la solitudine del mondo.
– Posso chiederle che tipo di rapporti professionali ha con la signora? – chiede posando il bicchiere sulla scrivania.
– Non vedo perché questo debba riguardarla, né tantomeno come possa avere a che fare con la denuncia a mio carico. Ma siccome non ho niente da nascondere – mento, pensando al mio cuore – le dirò che i rapporti professionali con la signora sono di natura sessuale. Sono quello che definiscono gigolò, ma non un ladro – mento ancora, pensando al bracciale che ho nascosto in un posto sicuro.
Quando ho visto il bracciale al polso di Elvira Gai il mio cuore ha iniziato a battere forsennatamente, come l’innocente contro le sbarre della prigione. Non potevo non riconoscerlo, né sbagliarmi; quello era il bracciale che regalai a Eva. Molto bello questo bracciale, dissi a Elvira, è un regalo del tuo defunto marito? No, rispose, l’ho acquistato a un’asta.
– Apprezzo la sua sincerità, signor Neri. La signora Gai, d’altronde, aveva ammesso, non senza imbarazzo, la natura dei vostri rapporti. Capirà però che vista la denuncia siamo costretti a procedere con una perquisizione a casa sua.
– Capisco, e non ho nulla in contrario.
– Bene, una volante la seguirà fino al suo domicilio – dice porgendomi la mano destra.
Io mi alzo dalla sedia, scomoda come la presenza della polizia al corteo del primo maggio, ricambio la stretta di mano e mi avvio fuori dalla stanza.
– Signor Neri – sento sull’uscio – Non deve essere un lavoro facile il suo.
– Cosa intende dire?
– Be’, Elvira Gai è un’ottantenne affetta d’alopecia e dermatoporosi, e ha subito diversi interventi chirurgici: asportazione della cistifellea, del pancreas, e rimozione di parte dell’intestino. Detto tra noi, da uomo a uomo, ma come riesce a… – e non finisce la domanda, limitandosi a sottintenderla.
– Intende dire come riesco ad avere un’erezione e consumare il rapporto sessuale?
– Dica la verità… usa il Viagra.
– Lei crede che basterebbe?
– Non so, fortunatamente non ne ho mai avuto bisogno – dice lui, schiarendosi la voce.
– Neanch’io – replico fissandolo negli occhi, e aggiungo – L’erezione arriva puntuale vedendole eccitate, siano brutte, grasse o vecchie – ma sto mentendo ancora, perché l’erezione arriva solo pensando a lei.
Ho istruito la mente a visualizzare i seni di Eva al posto di seni avvizziti, a sentire i suoi glutei laddove palpo chiappe oversize e cellulitiche, a richiamare il sensuale odore della sua vagina bagnata quando l’odore di piscio rancido potrebbe stordirmi.
– E non le capita mai, durante il rapporto, di… – chiede con un interesse che trascende la curiosità professionale – insomma, di fare cilecca.
– Poteva succedere ma – sorrido sornione – le confiderò il mio segreto: quando sento che l’erezione sta venendo a mancare, mentalmente inizio a cantare Faccetta Nera.
Un’altra bugia. Ben congegnata. Non faceva il mio gioco dirgli che le volte che capita canto l’Inno Individualista!
Il commissario mi raggiunge sull’uscio e poggiandomi la mano sulla spalla dice, per la perquisizione vedremo, più avanti, senza fretta: oggi ho un sacco di volanti impegnate in altri servizi.
Decido di non tornare a casa, e tacitare il mio cuore immergendomi nella solitudine del mondo notturno.

Votalo!


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Ho lavorato per vivere e far vivere i miei, tanto che io e i miei non abbiamo troppo sofferto, sono rimasto quello che voi chiamate onesto. Poi il lavoro è mancato e con la disoccupazione venne anche la fame! È allora che questa grande legge della natura, questa voce imperiosa che non ammette repliche, l’istinto della conservazione, mi spinse a commettere i crimini e i delitti di cui mi riconosco l’autore.

12 COMMENTI

  1. Mi piace l’idea e come hai saputo renderla. Non mi è sfuggito che il commissario,, parlando del viagra, si schiarisce la voce, richiamando l’introduzione.
    Sembra che ci siamo messi d’accordo per i nomi femminili che iniziano con la “E” 😉.

  2. Tu mi lasci sempre soddisfatta!E lo dico guardandoti negli occhi e senza bisogno di schiarir la voce ;-D

  3. Storia originale ed intelligente, scritta come sempre molto bene (nonostante l’assenza delle d eufoniche 😂😂😂), però mi manca conoscere i perché e sapere che fine ha fatto Eva e cosa è successo tra loro e perché il braccialetto è finito all’asta e… 😝

  4. Non si può mai dire niente ai tuoi racconti: sono sempre azzeccatissimi. In questo, fra le altre cose, ho apprezzato in particolare il ritmo incalzante con cui si susseguivano le bugie. Bravo – come sempre – Maso!

  5. Grazie a tutte per la lettura e i commenti 🙂
    Purtroppo, per mantenermi sotto le 5000 battute, ho dovuto sacrificare qualcosa, ovvero Eva e soprattutto cosa è successo tra loro. Avrei voluto inserirlo nella storia, ma visto il limite, era l’unica cosa sacrificabile; mi sono detto “al lettore, in questo caso, lavorare di fantasia”: forse una bugia del signor Neri li ha allontanati definitivamente, forse la bugia più imperitura e la verità più fragile (l’amore) è finito, oppure è stata la sua vita a finire – e questo potrebbe spiegare anche il perchè il braccialetto è stato venduto a un’asta. Sono tutte cose che avevo preso in considerazione ma che, anche se fossero state esplicitate, sarebbero comunque state lo sfondo di un presente in cui Eva non c’è più 😉

  6. Accidenti… questo racconto è quello, tra quelli da te scritti in questo contest, che più mi è piaciuto e, considera, che apprezzo molto il tuo stile e la tua creatività. Questo però mi ha colpito particolarmente. L’incipit mi ha catturata, i dialoghi verosimili, la trama ottima e il finale mi ha lasciata completamente soddisfatta. Appagante lettura.

      • 😀 sei davvero divertente 🙂 grazie per il commento, mi rivela ancora una volta che chi scrive ha una percezione limitata di ciò che fa e che solo il confronto con autori e lettori può integrarne la visione…dico questo perché, magari sarà capitato anche a te, su scritti a me particolarmente cari, sui quali ci si è lavorato con più passione e magari superando una serie di difficoltà, i riscontri non sono stati tali come immaginavo o mi aspettavo. Le sorprese hanno sempre il loro fascino 😉 ciao

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