Sycomorus 4.08/5 (10)

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Era sera e passeggiavo per il centro storico di Catania, quando sentii i primi tuoni in lontananza.
La pioggia arrivò con violenza. Mi rifugiai sotto una tettoia e vidi tra l’alta erba un’antica abitazione fatiscente. Il cancello dischiuso all’aprirsi cigolò.
Inciampai su una radice. D’istinto mi poggiai al tronco di un Sicomoro e avvertii un peso al petto.
Tornai verso l’uscita e il malore cessò. Spostai dagli occhi il ciuffo albino e osservai la vecchia casa.
Al ritorno dalla mia passeggiata, ancora attratto da quel luogo, vi tornai.
Sentii una litania per bambini e un brivido mi sorprese. Spaventato scappai.
Raggiunsi l’archivio del giornale dove lavoravo e trovai un articolo del 30 Agosto 1937, quello stesso giorno ne cadeva l’anniversario.
Una bambina di 9 anni si temette fosse stata rapita,tuttavia, il caso fu chiuso senza nessuna richiesta di riscatto e archiviato come sparizione.
A febbraio dell’anno dopo un altro articolo. Per la pena la madre si era tolta la vita.
Stanco, andai a dormire. Sognai…
“Ammiravo un albero. Il tronco era color terra d’ombra naturale. Le foglie verde vescica. Poi tutto cambiò! Il tronco mutò in terra d’ombra bruciata. Le foglie divennero rosso carminio e cadevano, formando pozze di sangue”. Mi svegliai e vidi una flebile luce provenire dal salotto. Trovai il PC acceso. Perplesso lo spensi e tornai a dormire. Mi risvegliai da quel sogno per la seconda volta e udii il rumore di una pallina rimbalzare. Mi accorsi della stessa luce provenire dal salotto. Entrai nella stanza, era gelida. Dei fogli volarono a terra spinti da un vento surreale Le fotografie e i quadri si staccarono dal muro. Le sedie si capovolsero. La TV si accese. I libri sfrecciarono via. Una lampadina esplose e nella stanza calò il silenzio. Sentii il terrore invadermi fin nelle viscere.
Mi ricordai di un professore di archeologia, appassionato di spiritismo. Andai da lui, in cerca di risposte!
Il professor Russo, dall’aria severa dietro le sue folte sopracciglia, mi ascoltò e poi mi chiese: “Sa di essere un sensitivo?” Perplesso, risposi“Non credo a queste cose!” Lui continuò: “E’ uno spettro! Una persona morta in maniera violenta. Di solito restano dove hanno vissuto, in rari casi si spostano. Cerca aiuto. La temperatura ne indica la presenza”.“E’ paradossale!” Dissi incredulo “Perché ora?” “Non lo so! Però vogliono essere ascoltati!” Concluse. Gli raccontai del luogo e dove ebbi il malore. Lui sostenne che sarei dovuto tornare lì.
Inventai un’intervista e giunsi in quella casa.
Mi aprì un’anziana signora con i capelli corti color argento. L’aspetto cadente dell’esterno non rifletteva l’interno curato e pulito. La casa risaliva ai primi del novecento e restò illesa ai bombardamenti dell’ultima guerra.
La signora Beatrice, così si chiamava,mi mostrò un album di foto della casa nel suo splendore.
Chiesi di poter andare al bagno. Quando uscii, vidi su una porta dei graffi, guardai più da vicino e mi accorsi che erano delle unghiate, sgattaiolai dentro la stanza e avvertii il cambio di temperatura. Un’anta dell’armadio cigolò e sentii sul viso un fiato.
Tornai nella biblioteca. Anche lì l’aria era fredda. Fu allora che il suono della pallina echeggiò. I libri caddero a terra e la finestra si aprì con violenza. Cercai di farmi dare una spiegazione, ma la signora Beatrice cercò di mandarmi via. Le lampadine scoppiarono, le porte sbatterono e la donna fu scaraventata su una poltrona. Le intimai di parlare, ma nulla. Un cassetto venne fuori con violenza e caddero delle foto. Ritraevano due gemelle.
Dissi di sapere della sparizione della sorella.
La donna respirava a fatica, come se qualcuno tentasse di strangolarla.
Un libro si aprì. “L’albero del mio sogno!” Esclamai.
Uscii e andai dove la sera prima mi ero appoggiato. Lo toccai e sentii nella testa un lamento, un pianto.
Rientrai e l’accusai di aver sempre saputo dove si trovasse la gemella. Fece una risata sardonica, ma fu scaraventata contro la libreria. Le braccia e le gambe girarono su se stesse emettendo suoni di rottura. Grida orribili uscirono dalla sua gola. “BASTA! BASTA! Basta Isabella…” La lasciò.
In fin di vita, fra le mie braccia, raccontò che in quella famiglia, a quel tempo, tutto ruotò intorno alla cagionevole salute di Isabella, tanto che Beatrice si sentì ignorata. Non lo meditò, si era solo presentata l’occasione.
La sorella era scivolata dentro una profonda buca scavata per l’albero. Mentre l’aiutava si insinuò in lei l’intento. Prese una grossa pietra e gliela lanciò, uccidendola. Poi la ricoprì con della terra.
Dalla finestra Beatrice vide tornare il robusto giardiniere che, non accortosi di nulla, piantò il grosso albero. La madre chiese di Isabella e lei rispose che erano state insieme fino a poco prima. Per il giardiniere la scomparsa della bambina non coincise con il suo allontanamento dalla buca, confortandolo per la sua negligenza.
Isabella era sempre stata lì,voleva solo essere ritrovata. Poté avere così vendetta e una degna sepoltura.

Votalo!

12 COMMENTI

  1. Lo stile mi piace molto, è scorrevole e molto piacevole. Finalmente una trama originale. Ho letto molti racconti e ancora nessuno trattava l’argomento del paranormale. Anche per te le mie stelle piene 🙂

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    • Grazie! Il racconto era più lungo, dovendo rispettare il limite imposto ho dovuto tagliare la storia.

      5/5

      5/5

      5/5

      5/5

      5/5

  2. Veramente un bel racconto, ben strutturato, scorrevole e che cattura il lettore dall’inizio alla fine. Complimenti.

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

  3. Mi piace che nel racconto si parli del paranormale, oltretutto si avvale di una ottima scrittura.

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

  4. Grazie! E’ un argomento che mi ha sempre affascinato, come del resto tutto quello che appartiene al mondo esoterico.

  5. Sono d’accordo con Fenice. La trama è diversa dalle altre e già questo me lo fa apprezzare.
    Come dicevi tu, si nota che il racconto avrebbe avuto bisogno di più spazio. Sarei curioso di leggerne una versione più estesa.

    4.5/5

    4/5

    5/5

    5/5

    4/5

  6. Una trama leggermente diversa dalle solite, svolto in fretta e furia, non è sviluppato, capisco il dover stare entro certi limiti imposti dal concorso ma qui si esagera un pochino. Ho letto sicuramente di peggio, ma, a parte l’idea, non mi ha entusiasmata la lettura di questo racconto.

  7. Ciao Elisabetta,
    ho letto il tuo racconto, ecco le mie opinioni:

    Incipit
    Non mi dispiace, niente di folgorante, ma l’evocazione del tuono in lontananza mi ha immerso immediatamente nel racconto.

    Stile
    Mi dispiace, Elisabetta, ma il tuo stile non rientra nelle mie corde.
    L’ho trovato a tratti troppo lirico, a tratti troppo scarno e sincopato.
    E soprattutto, certi passaggi mi sono sembrati poco chiari.
    ALcuni esempi di cosa non mi è piaciuto:

    “Il cancello dischiuso all’aprirsi cigolò.”
    Trovo questo passaggio troppo poetico, quasi fosse preso da una canzone, piuttosto che scritto per un racconto. Perdonami, ma ci vedo troppo l’intenzione dell’autore di impressionare il lettore con un virtuosismo stilistico.
    é una cosa personale, sicuramente esiste una vastissima fascia di lettori che ama questo modo di scrivere. Io non ne faccio parte, ma questo non significa che la tua scelta sia oggettivamente sbagliata, ci mancherebbe!

    “Raggiunsi l’archivio del giornale dove lavoravo e trovai un articolo del 30 Agosto 1937, quello stesso giorno ne cadeva l’anniversario.”
    L’anniversario di cosa?

    “Mi accorsi della stessa luce provenire dal salotto.”
    Quale stessa luce? Quella del pc, adesso che ho riletto lo so, ma alla prima lettura questo passaggio mi ha confuso, e sono dovuto tornare indietro per capire, cosa che secondo me non dovrebbe mai accadere: credo che lo scrittore debba spingere il lettore ad andare avanti, ogni distrazione rompe l’incanto dell’immersione nei mondi di finzione che cerchiamo di creare. A mio avviso una prosa più diretta avrebbe evitato questo problema, ad esempio:
    Mi accorsi che il pc si era acceso di nuovo.

    “Andai da lui, in cerca di risposte!”
    I punti esclamativi sono cattivi!!!

    I dialoghi
    Non mi piace come hai formattato i dialoghi, scrivendoli uno di seguito all’altro, senza invece andare a capo ogni volta che cambia interlocutore, come si usa in prosa. Anche qui, preferenza personale 🙂

    “Gli raccontai del luogo e dove ebbi il malore.”
    Togliere la “e” tra luogo e dove?

    “Mi aprì un’anziana signora con i capelli corti color argento. L’aspetto cadente dell’esterno non rifletteva l’interno curato e pulito.”
    Il soggetto della prima frase è la signora. La seconda frase, non avendo soggetto, viene letta dal lettore come complemento della prima. Il risultato, secondo me, è che pare che l’aspetto cadente della signora non ne rifletta il suo stesso interno curato e pulito.

    “Un libro si aprì. “L’albero del mio sogno!” Esclamai.”
    Perchè il protagonista parla di un albero? lo ha visto nel libro? o le due cose sono scollegate?

    Queste piccole imprecisioni mi hanno distolto molto dalla lettura, ed è un peccato.
    D’altro canto ho trovato le tue descrizioni molto vivide.

    Trama
    La trama è interessante, e apprezzo sempre una storia di spiriti!

    Finale
    Lo trovo mancante, nel senso che la storia mi sembra troncata, dato che scopriamo cosa è successo molti anni prima, ma non viene conclusa la trama principale, ovvero quella che segue il protagonista che è stato introdotto all’inizio.

    Conclusioni
    Nonostante la trama abbastanza chiara, anche nel momento in cui si sdoppia per analizzare il flashback, e un’unità d’azione efficace, lo stile della prosa e la struttura un po’ contorta di alcune frasi e periodi mi hanno distratto dalla lettura, non facendomi apprezzare il resto.

    Scusa per la brutalità, considera tutto ciò che hai letto come opinioni personali di un lettore, perchè non sono altro che questo 🙂

    Grazie per aver condiviso il tuo racconto!

    Marco

    2.5/5

    3/5

    2/5

    4/5

    1/5

  8. Ciao Elisabetta
    mi ha fatto piacere sapere che, alla fine, non sono stato il solo a scrivere una storia che si sviluppa attorno al tema del paranormale 🙂
    Anch’io ho ravvisato nel racconto le stesse cose che hanno segnalato Caterina Silvia Fiore e Marco della Verde: forse il motivo può essere dovuto al fatto che il racconto originariamente era più lungo e operare dei tagli non ha giovato allo stile, sicuramente, e ha penalizzato la trama, rendendo poco chiari certi passaggi, o forse il tuo stile è proprio questo però, e non mi è piaciuto, perché anche se il racconto è narrato in prima persona, non necessariamente la storia deve sembrare, o comunque farmi pensare, che sia una specie di elenco delle azioni del protagonista (Mi rifugiai sotto una tettoia, Inciampai su una radice, mi poggiai al tronco, Tornai verso l’uscita, Spostai dagli occhi, Sentii una litania, Raggiunsi l’archivio, andai a dormire. Sognai… e via dicendo) – forse si potevano fare altre scelte, nel senso di cercare altre soluzioni che attenuassero l’impressione dell’elenco di azioni di cui parlo sopra, ma le scelte sono individuali e fanno parte del tuo essere scrittore, quindi massimo rispetto 🙂 spero di essermi spiegato bene.

    2.25/5

    3/5

    1/5

    3/5

    2/5

  9. Gradevole lo stile, buono l’incipit e la trama ma il finale si poteva migliorare.
    Ma il racconto mi pare più stile horror che noir o giallo.

    3.25/5

    3/5

    4/5

    3/5

    3/5

  10. Originale, e con un mix di ingredienti che ha catturato la mia attenzione per tutta la durata della lettura. Brava

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

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