STORIA FANTASTICA DI UN PONTE SICILIANO 5/5 (5)

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Era il Ponte più alto d’Europa, era l’orgoglio di una comunità, era una magnifica attrazione. Univa due costoni di roccia dura, sembrava un enorme punto metallico dato con una pinzettatrice manovrata da un dio ingegnere . Molti si fermavano per fotografare il paese che pigramente si adagiava nella valle sottostante, altri per farsi carezzare dal vento e guardare il cielo più da vicino . Ogni tanto qualcuno si lanciava nel vuoto per scappare via dalla porca vita. Nessuno riusciva però a volare e il peso della solitudine e della disperazione lo faceva sfracellare giù tra gli orti della fiumara ricamati come un macramè di raffinata seta. Era il Ponte più bello mai costruito da queste parti, era attraversato da migliaia di macchine di tutte le forme e dimensioni che saltavano da una parte e dall’altra senza bisogno di scendere e poi di salire e poi ancora di scendere e poi ancora di salire. La città era diventata sua amica solo per interesse perché la evitava di tanto traffico che, semmai lui non fosse stato mai costruito, l’avrebbe di sicuro stritolata e ridotta alla pazzia . Lui però era vecchio e sempre più stanco e aveva le giunture di ferro taglienti e sottili come le lame di mille rasoi , limate dalle gomme delle ruote che continuavano a passargli sopra senza alcun rispetto e senza dargli mai un attimo di tregua . Eppure venne il momento di fermarsi, bisognava urgentemente intervenire, bisognava cambiare le protesi di metallo che erano agganciate al corpo di cemento, non c’era più tempo da perdere , ogni giorno che passava il Ponte , era in pericolo, soffriva senza lamentarsi con fierezza e con dignità. La città fremeva, l’attendeva il caos, lo scompiglio, il disordine. Lei era infida come i suoi abitanti , trovava sempre una scusa per ritardare l’inizio dei lavori, non era mai pronta, prima per le scuole, poi per le feste, poi per i negozi , poi per il mare. Alla fine qualcuno disse basta, il Ponte si chiude! Cartelli, divieti, deviazioni, trazzere asfaltate, bretelle incollate. Bisognava arrendersi! Purtroppo avevano tirato troppo la corda, avevano approfittato oltre misura di quel gigante buono, durante la notte dopo la chiusura , il Ponte cominciò a tremare e all’improvviso come scosso da convulsioni e sballamenti , si lasciò andare giù nella valle, senza gridare, in un solo colpo, senza provocare danni né alle cose né alle persone. Nessuno lo aveva aiutato in tempo e quando si erano finalmente decisi era tardi , tremendamente tardi, perché era già morto!

Votalo!

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Sono nato a Modica. Ex bancario, ex viaggiatore, ex fumatore, ex giocatore di carte, ex sommelier, ex appassionato di cravatte, ex allevatore di pesci tropicali, ex di tante altre cose oramai quasi del tutto dimenticate. Oggi sono solo un pensionato che ama leggere libri e scrivere piccoli racconti, ricordi ed emozioni della propria vita. Riesco in questo modo a tenere viva la mente, a viaggiare nel tempo e nello spazio, senza limiti, senza frontiere e senza prendere alcun mezzo di trasporto. Ho solo con me il mio vecchio computer di prima generazione che mi tiene compagnia e che è diventato il severo custode delle mie storie e delle mie fantasie. Siamo diventati amici inseparabili e forse anche qualcosa... di più!

7 COMMENTI

  1. sei davvero bravo Franco, ecco un altro esempio del tuo eclettico talento!

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  2. Complimenti! Mi è piaciuta molto questa storia fantastica, scritta in modo accattivante, senza grossi giri di parole. Efficace e fantasticamente attuale!

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  3. Leggendo, non si può non volere bene a questo povero e vecchio ponte!:-)
    Ben scritto, complimenti!

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  4. Tu, Franco, riesci a scovare un’anima narrante ovunque; questo ponte, poi, ne aveva di cose da dire… Bravissimo come sempre.

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