Soli insieme 5/5 (7)

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Infilo l’ultimo capo ripiegato per benino ed è pronta. La valigia forse, ma io? Non ne sono sicura. Si dice che le vacanze estive siano una sorta di prova del nove, dove la convivenza forzata in un qualunque altrove costringa la coppia a guardarsi in faccia e, peggio ancora, a parlare. Parlare di cosa? Di cos’eravamo? Due amanti. Di ciò che siamo diventati? Due perfetti sconosciuti. Ci salutiamo a malapena quando ci incrociamo sulla soglia di casa: lui che esce, io che rientro. Niente più baci né abbracci, solo un freddo: “scappo, è tardi”; “ceni a casa?”; “no, ho la partita di calcetto”. Sì, come no. Se non perde tempo neanche a cercare una scusa più originale, vuol dire soltanto una cosa. E se continuo a fingere che tutto vada bene è per dare una parvenza di famiglia alle mie bambine.
L’estate è arrivata, silenziosa e invisibile come un cecchino e queste due settimane al mare sono tutto quello che avrò del nostro tempo insieme, quando “insieme” ci siamo avventurati soli e inesperti nell’ignoto viaggio del matrimonio. Adesso siamo soli e basta, legati soltanto da un vincolo che altro non è che pura e semplice carta. Un tempo credevo in quel legame, in quel “per sempre” fatto di piccoli passi che avremmo fatto insieme, uno dopo l’altro; bastone l’uno dell’altra, senza santi a cui chiedere aiuto. Non ne avremmo avuto bisogno, sapevamo su chi contare. Io ero la sua forza e lui la mia.
Un tempo.
La prima settimana è andata. Sì, andata. Credo sia una fortuna, perché se non si è in due a voler far funzionare le cose, allora non ha neanche senso provarci. Ho provato a guardarlo negli occhi, ma il suo sguardo era sempre sfuggente, come di chi non vuole affrontare la realtà perché in fondo gli va bene così. E, probabilmente, se mi trovassi al suo posto andrebbe bene anche a me. Ma non è così e, quando gli sono accanto, vorrei afferrarlo per un braccio e gridargli: “fermati un momento e ascoltami!”. Sono tante le cose che ho da dirti, ma tu non vuoi ascoltarle. Non più. Il tempo delle parole, delle urla, dei piatti contro i muri, dei chiarimenti è passato. Ma c’è mai stato? Non lo ricordo. Quando abbiamo smesso di litigare? Di parlare? O anche solo di ascoltare? Quel tempo è passato fulmineo e ciò che mi resta è solo un grumo nero che mi scava dentro come un tumore.
Anche la seconda settimana è passata, ma a casa. Di mia madre. Con le bambine. Sentirlo bisbigliare al telefono con voce roca e sensuale, chiuso a chiavi nel bagno dell’albergo, credendoci in spiaggia, non mi ha lasciato altra scelta. Quella scelta che non mi decidevo mai a compiere per un’unica ragione: l’assoluzione verso me stessa per l’unica colpa commessa. Amarlo ancora.

Votalo!

10 COMMENTI

  1. brava Anna! come sempre del resto!
    incisiva, emozionante, mai banale!

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  2. “L’assoluzione verso me stessa per amarlo ancora”, bellissimo Anna!

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  3. Anna che bello ritrovarti qui, un pezzo emozionante e scritto benissimo. Tante “stelline” per te cara

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  4. Amarlo ancora punto
    Grande Anna! Mi è piaciuto moltissimo. Coinvolgente e molto realistico (purtroppo).
    Il massimo delle stelline
    🙂

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