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INCIPT
Seduto sulla panchina dinanzi al molo, l’uomo osservava distrattamente stormi di gabbiani agitarsi tra le prime luci dell’alba. Dormiva poco, e male, da quando pochi mesi prima sua moglie era morta. Uccisa. Nessun movente, nessun colpevole, nessun indizio. Le avevano sparato da un auto in corsa, metre usciva dal supermercato, con le borse della spesa in mano.
Chi era stato? Lui non ne aveva idea. Erano due pensionati, una vita normale passata a lavorare, lui all’ufficio tecnico del Comune, e lei come insegnante di matematica, Nessun figlio. Nessun nemico.
Forse uno scambio di persona, avevano dello alla Polizia.
E lui era rimasto solo…
Un brivido di freddo gli attraversò le ossa, l’uomo si strinse nel vecchio cappotto, fece per alzarsi dall panchina quando sentì dei passi alle sue spalle…
VALTER CARIGNANO
– Non lo faccia.
L’uomo si aggiustò gli occhiali. Era una ragazza.
– Che cosa, scusi?
– Non si uccida. Se si butta, non è nemmeno detto che muoia subito. Magari si prende solo la polmonite. – Guardava oltre, verso il mare, come se lui non fosse lì. – Ammazzarsi di polmonite non è buono.
– Ma io… – cominciò lui. Poi s’ingobbì un poco e si chiese perché. Perché doveva mentire a quella sconosciuta come se non ci avesse pensato ogni giorno, al modo migliore di ammazzarsi. A come aveva cercato il coraggio, anche quella mattina, a come gli era mancata la volontà di fare l’ultimo passo.
– Lei non avrebbe voluto. – disse la ragazza, sempre guardando lontano.
ANDREA CASTIGLIONI
Walter si girò verso la ragazza,la sua presenza lo infastidiva e al contempo lo incuriosiva.Chi era costei,cosa ci faceva il primo dell’anno in riva al mare alle sei e venti di mattina vestita da infermiera,con una temperatura di uno due gradi almeno sotto lo zero?
Cazzo almeno lui era li con uno scopo,lui si voleva suicidare!Ma lei,che aveva confuso il capodanno col carnevale,che senso aveva la sua presenza li?
Anche lei si girò verso di lui,gli occhi gonfi di lacrime abbozzarono un sorriso.
-Mamma non avrebbe voluto-,sentenziò lei laconica di fronte al suo stupore.
PIETRO ROSSI
“Si faccia gli affari suoi!” rispose scocciato” Noi non abbiamo avuto figli!”
Non capiva che stesse succedendo, ma alla tristezza che si portava dentro si aggiunse un moto di rabbia. Fissò la strana ragazza e si alzò in piedi, poi i suoi occhi si volsero al mare che ruggiva sotto di lui. L’infermiera lo guardò di rimando, estrasse una sigaretta,e,una volta accesa, la fumò lentamente. Dopo alcune boccate disse: “Potrei offrirle un’alternativa a un suicidio così… vanitoso!”
A queste parole la tristezza fu messa da parte e subentrò un’ira quasi accecante.”Non c’è vanità in tutto questo, sono solo stanco!”. L’infermiera annuì e disse ” Va bene, lo faccia, ma prima ascolti l’alternativa..!”
MARIATERESA LODICE
L’uomo inspirò a fondo: per la miseria, non poteva prendere nemmeno la decisione di farla finita, che qualcuno doveva mettere bocca!
Tutta la sua vita era andata avanti così: impelagato in decisioni che non erano sue, in una vita che non sentiva sua!
La ragazza approfittò dell’indecisione dell’uomo e prese a parlare a raffica.
“Ti dico la mia idea…”, era passata al tu, senza nemmeno chiedere il permesso.
LILIANA BILLY VITA
Le parole della ragazza si persero nel caos dei sui pensieri.
La sua idea? Lui non voleva alcuna idea, niente scorciatoie!
Era così sicuro quando, alle prime luci dell’alba, aveva lasciato il bar e si era diretto al porto. Nella migliore delle ipotesi l’impatto con gli scogli gli sarebbe stato fatale.
Si voltò verso la sconosciuta giusto in tempo per vedere scattare quel suo esile corpo e raggiungerlo in bilico tra la vita e la morte.
” La vuoi sentire adesso la mia idea Carl?”
L’uomo fissava quegli occhi cercandovi la pazzia, ma l’unica cosa che trovò fu il simulacro di due vicoli vuoti.
Come conosceva il suo nome?
ANGELA ANIELLO
“Come se possa esistere un’alternativa alla morte! Non mi faccia ridere!” Urlò l’uomo.
La ragazza sostenne lo sguardo con forza e non accennò minimamente ad andar via. Più la fissava, più quel volto dai tratti delicati gli ricordava qualcuno.
“Certo che c’è!” mormorò la ragazza “Basta risolvere la guerra che ha dentro, quel vuoto che le aggroviglia le budella e le fa venire conati di vomito a tutte le ore.”
“Poi, una domanda, ce l’ho: come diavolo fa a conoscere il mio secondo nome? Nessuno mi ha mai chiamato Carl…tranne lmia moglie… e adesso ha smesso…”
“Il tempo è un gran bugiardo, a volte non racconta tutto, omette pezzi di vita che restano sepolti finché non accade qualcosa che li riporti alla luce. Ecco, se mamma non fosse morta, adesso non potresti sapere dell’aborto. Eravate giovani, troppo impegnati nel lavoro. Non ti parlò mai di me. Morii ancor prima di vivere e di amarti”
BARBARA TOMMASI
La ragazza conosceva il suo nome….
….Carl….
Solo sua moglie lo chiamavaCarl quando voleva chiamare la sua attenzione, sua madre quando era piccolo…
Per tutti gli altri era Maurice e dagli 8 anni in poi Rooswe, in “onore” del presidente, come lui colpito dalla poliomelite da piccolo. Lui non era in carrozzella, ma la gamba sinistra la trascinava è il braccio sinistro era troppo debole per tenere in mano qualcosa di più pesante del pettine.
I suoi ex colleghi lo chiamavano semplicemente Stanley, per cognome.
….Carl…..
….Carl…..
E gli occhi di quella ragazza, grigi, come quelli della sua adorata Nelly….
ANGEL BURDI
Quegli occhi che lo fissavano e sembravano non vederlo. Quegli occhi di velluto stavano accarezzando adesso i contorni del suo viso, risalivano la curva delle mascelle, si posavano sugli zigomi, si attardavano sulla linea delle labbra. E alla fine…baam centravano la pupilla dei suoi occhi, arrivando sino alla punta estrema di ogni nervo che da lì prendeva origine: alla fine della spina dorsale, dello stomaco, della radice dei capelli. Era Nadia, la sua Nadia l’amore della sua vita! Ma non di quella normale, quella pubblica da “felicemente sposato” condotta nell’ultima metà della sua esistenza. Lei apparteneva alla vita sepolta, a quella da tenere nascosta, quella delle lotte studentesche, quella degli arresti, delle fughe notturne. Nadia! Ossignireiddio!!
LAURA ANTONIOTTI
Un fantasma del suo passato, ecco chi era. Il rimpianto di un’ intera vita, spesa a cercare di dimenticarla, di dimenticare quanto lo aveva annientato, che gli si palesava proprio nel momento in cui a quella sua vita, ormai inutile, aveva deciso di porre termine.

Nelly non aveva più bisogno di lui, nessuno aveva bisogno di lui e lui non desiderava più nulla. Nessuna smania, nessuna prospettiva, nessun obiettivo o direzione, niente coordinate ne punti fermi, tantomeno un punto di arrivo. A Carl interessava unicamente acquistare un biglietto di sola andata per l’oblio.

Nadia era l’ultima persona al mondo che avrebbe pensato di incontrare, in quel giorno surreale, dove il freddo e lo stupore gli bloccavano i pensieri, in quell’ultima spiaggia.

Il tempo non l’aveva cambiata, era ancora bellissima, gli stessi occhi, quello stesso sguardo a cui non potevi sottrarti…ghiaccio liquido…

– Che cosa vuoi da me? Non è tardi per avere a cuore la mia sorte? Abbi rispetto almeno questa volta
DINO PELAGOTTI
Rimase in silenzio per lunghi minuti. “Non ci sto capendo niente” iniziò parlando pianissimo, a se stesso, come sapendo che non ci fosse nessuno di reale accanto a lui a cui spiegare quelle cose. “Oggi avevo deciso di farla finita lasciandomi cadere in quest’acqua così gelida che dopo pochi istanti avrei sentito il mio corpo semplicemente …. insomma sarei morto, finito! E’ quello che voglio da quando…” iniziò a singhiozzare piano, con la sua voce da vecchio che tremava ”dopo la morte assurda della mia Nelly” Prese tempo per cercare di controllare le sue emozioni “Le hanno sparato, ma chi, perché ? Mio Dio, sono così confuso … sei apparsa te e ora ti guardo negli occhi e vedo Nadia, il mio amore segreto di una vita fa …. ma pochi istanti fa mi sembrava di vedere un fantasma, un fantasma capisci ? Ho avuto la sensazione che tu fossi una specie di figlia che non abbiamo mai avuto … o sei un angelo vestito da infermiera ? O un diavolo ?” Guardò diritto verso l’orizzonte e chiese al mare stesso “Chi sei?”
ALESSANDRA GIULIANI
“Chi sei tu, Carl. O fose Maurice, o dovrei chiamarti Walter? Chi sei adesso?”
” Cosa stai dicendo? Zitta! Zitta!”
Si portò le mani alle tempie, ricordi confusi gli vorticavano in testa.
“Sei uno schizofrenico, nient’altro che un malato mentale. Davvero non ricordi? Per tua madre eri Carl, un esile bimbo dall’animo sensibile. Un giorno le chiedesti di chiamarti Maurice, Carl era andato via. Qualche anno fa sei diventato Walter. Tua madre ti ha sempre assecondato. Così come Nelly. Perchè pensi che abbia abortito? Tu lo sapevi Carl, ma Maurice e Walter no. Da quel molo sei saltato stamattina Carl e adesso ti trovi di fronte alla tua coscienza.”
“Sono morto?”
Sentì il cuore in gola, le tempie esplodergli, paura e rabbia divorarlo come topi inferociti.
“Non sei morto. Sei qui per rimediare. Chi dei tre ha commissionato l’omicidio di Nelly? Carl? Maurice? Walter? Prova a ricordare…”
Carl, sgomento rimase immobile, perso in quel volto così bello, così familiare e così crudele allo stesso tempo.
CLAUDIO SANTORO
La sua testa si stava riempiendo di sensazioni contrastanti, emozioni difficili da definire. Non era in grado di dare una forma concreta a quello che sentiva, i ricordi erano sfocati, perduti in un tempo che gli sembrava dannatamente lontano, così lontano da far male.
Si passò una mano fra i capelli, stavolta con lentezza, cercando di calmarsi. Poteva avvertire il battito del proprio cuore farsi più veloce. Gli venne quasi da sorridere all’idea di poter morire dallo spavento. Eppure, una parte di lui voleva restare; ancora un altro po’, il tempo necessario per capire.
Più di una persona dimorava nella sua anima e governava quel corpo che aveva commesso un gesto atroce. Poteva quasi sentire l’eco delle grida, quell’urlo straziante che ancora lo tormentava e che aveva spinto la sua personalità più violenta in profondità. Era da qualche parte dentro di lui, solo che non riusciva ancora a scorgerla.
Quando l’infermiera allungò la mano e gli sfiorò un braccio accadde qualcosa che non riuscì a controllare: venne aggredito da una sfilza di immagini. E quella stessa coscienza che fino a un attimo prima lo aveva rallentato, lo trascinò con violenza indietro, al primo giorno…
GABRIELLA GRIECO
Già, il primo giorno della sua nuova vita, quando finalmente aveva preso coscienza di sé. Via quello stupido vecchio che non sapeva fare altro che piagnucolare e lamentarsi, via Maurice, adolescente foruncoloso incerto su tutto e soprattutto sul suo futuro, su cosa avrebbe fatto da grande. Da grande? Che idiozia! Lui, Walter, era già grande! E grosso, per di più. Abituato a prendersi dalla vita tutti i frutti che la vita poteva offrirgli, che gli altri volessero o meno. Nelly, ad esempio – che Carl l’idiota ancora stava piangendo – chi l’aveva conquistata, se non lui? E chi aveva deciso di non riuscire più a sopportarla? Non certo Maurice, scomparso ormai da anni insieme alle sue turbe adolescenziali, tanto meno il vecchio lacrimoso. Era Walter, il vero padrone di quel corpo!
RITA SANTO
Alzò il capo e si rese conto che nulla si stava frapponendo tra le sue idee e il realizzarle.Solo lui poteva e soprattutto voleva essere, fare, avere.
GIUSEPPE FILANNINO
-adesso basta! tutta questa folla, lasciatemi solo, io sono Walter e voi andatevene via!- inveì al vento mentre la ragazza vestita da infermiera si era fatta stavolta reale e piuttosto calma dinanzi a tutto quell’inquietante stato allucinatorio, già, uno sconquasso mentale.
-signore…Walter…perché non mi ha avvisata? sarei venuta volentieri a fare una passeggiata salutare a ridosso del mare.
-bah..quel centro di recupero è una gabbia, ma tanto sapeva benissimo, non finga signorina.
-va bene mi scusi, però è bene che sappia…magari dopo, si forse è meglio- al sentir tali parole fu come illuminato, non proferì parola e seguì la giovane infermiera. Uno dei due neon nella stanza, sfrigolava da far irritare i più mansueti, ma il silenzio del momento critico faceva più rumore decisamente. Walter era seduto e sul tavolo si fiancheggiavano una serie di foto che non lasciavano tante interpretazioni.
-Allora… Walter, ci dice cosa ricorda di quest’uomo e del perché maneggia una latta di benzina, l’auto è…
il dottor Thompson stava procedendo con cautela ma l’uomo non resse più
-Io!…sono stato io a commissionare l’omicidio di mia moglie. Anche se avesse cancellato le prove per tempo, sarei tornato Walter ed avrei pagato… Una vita insignificante che invece è costata cara solo a lei.
Quando entrarono i due detective che avevano ascoltato tutto dall’altra stanza, il dottor Thompson fece un cenno con la testa. Frattanto il neon aveva smesso la sua tortura audio lesiva, spegnendosi e conferendo alla scena un puntuale aspetto ma

Votalo!

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Salve, sono Eliot Rosewater. Ho fondato la Fondazione Rosewater per dare a tutti la possibilità di scrivere e leggere racconti. Usate e diffondete questo spazio, e siate felici. 

14 COMMENTI

    • Molto simpatico come esperimento!
      In effetti i nomi del protagonista sono tre.
      Sarà intrigante vedere casa ne faranno i successivi autori dei tre nomi…potrebbe diventare un elemento chiave del noir.

  1. Ma che bravi…tutti! Bravissimi……ne è venuto fuori un bel racconto , intrigante…bello..bello…bello!

  2. Scusate se rompo i coglioni (è un’attività che mi riesce sempre benissimo!), ma siete fantastici ed è un vero peccato perdersi per mancanza d’ascolto! Intendo dire che, perché funzioni davvero, è fondamentale l’attenta lettura di quanto scritto dagli altri prima di perseguire testardamente la propria strada.
    Ovviamente per me è facile: sono un’ottima rompipalle e non sto partecipando! Sono in una botte di ferro ora spingetemi pure giù da un dirupo! 🙂

  3. Troppo affrettata nei giudizi accipicchia a me! Non imparo mai a drenare!
    Bello! Bravi! Grande recupero! Ottimi tutti!

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  4. È stata una bella sfida
    Un ben fatto a tutta la squadra
    Per me è stato un onore chiudere
    Grazie a tutti, autori e lettori che speriamo gradiscano e grazie alla fondazione per l’iniziativa 🙂

  5. Giò sei stata fantastica nei commenti ahahahah! grazie alla fondazione per questa bella iniziativa, a parte la latitanza di alcuni autori che ha reso, a volte, l’attesa snervante, è stato un bell’esercizio! Spero si rifarà!

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  6. Nulla di personale verso chi non ha potuto scrivere eh!! Il mio commento era generico. Sono anche io notoriamente rompipalle 🙂

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