Scintilla 3.33/5 (6)

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Tommy non era da molto che lavorava in quel manicomio. Si era diplomato e aveva frequentato la scuola di specializzazione con discreti risultati. Quel lavoro non era nato da una spinta interiore per aiutare il prossimo, la crisi incombeva e il rischio di rimanere senza lavoro aveva spinto Tommy verso quella professione dove suo zio, un affermato medico di quella zona, poteva agevolmente trovargli una sistemazione.
Dopo gli studi e dopo un obbligatorio periodo di tirocinio, fu collocato nel manicomio ubicato appena fuori città, in modo che la sera potesse ritornare tranquillamente a casa dalla madre, sottoposta a una ferrea dieta di ansiolitici.
A Tommy quel lavoro non piaceva, già non voleva avere a che fare con persone “normali”, figurarsi se aveva voglia di stare dietro a dei “matti”. Non che non fosse bravo e nemmeno che si applicasse con scarso impegno, ma quando una persona fa una cosa perché c’è portato, la differenza è evidente anche a chi non vuole vedere.
A Tommy piaceva scrivere, era un creativo e aveva un’inguaribile vena poetica, l’unica cosa che gli piaceva di quel lavoro era che tutti quei personaggi che aveva ogni giorno sotto mano, potevano potenzialmente essere delle fantastiche storie mai narrate che gli avrebbero fruttato fior fiori di pubblicazioni.
Dietro quei “tic”, dietro a quelle manie si nascondevano traumi e abusi subiti nel corso di vite straordinariamente infelici o segnate da passioni feroci, pronte per essere raccolte e narrate da qualcuno.
Uno in particolare aveva Tommy in mente, era un uomo di mezza età, ma dai tratti e dai segni che la vita gli aveva lasciato sul volto, sembrava pronto a scavalcare il limite della vecchiaia.
Era un caso affascinante quanto difficile da narrare, la cartella medica era secretata e riportava solamente delle indicazioni generiche, le iniziali B.G.P.L., una data di nascita incomprensibile con la scritta cancellata e riscritta più volte, e la parola “epilessia”. Nient’altro, niente di niente a parte una sbarra fatta con il pennarello rosso dove di solito andava annotata la storia clinica del paziente. Il fatto che la vita del soggetto fosse stata secretata agli occhi di tutti compresi gli addetti ai lavori, faceva di quel caso una storia da narrare.
Il soggetto non parlava mai con nessuno, era oramai quasi un anno che Tommy lo guardava ogni giorno e non parlava mai con nessuno. Non si rivolgeva mai nemmeno agli infermieri e quando veniva da loro interpellato, non reagiva a nessuno stimolo. Non riceveva mai visite da nessuno, mangiava da solo in un tavolinetto singolo apparecchiato per lui vicino la finestra e passava tutto il resto della giornata alla medesima finestra, guardando con quella sua espressione vacua il giardino fuori.
Aveva una brutta deformazione al braccio destro che glielo rendeva in pratica inservibile e lo teneva sempre abbassato tra la coscia destra e la sponda della carrozzina, come se quel fardello appartenesse a qualcun altro, mentre il tic che aveva era dei più bizzarri. Aveva nella mano sinistra un accendino del tipo non ricaricabile di colore rosso, che il direttore del manicomio aveva la premura di fornirgli ogni primo del mese dopo averlo opportunamente svuotato del gas, in modo che non potesse così andare ad accendere fuochi in giro ma potesse solamente produrre scintille. Quello strano personaggio stava lì davanti alla finestra tutto il santo giorno a produrre in continuazione scintille con quell’accendino e quando la pietrina si consumava totalmente senza produrne più, aveva una reazione terribile urlando, imprecando e spaccando ogni cosa gli si parava a tiro, finché il direttore non gli forniva un nuovo accendino finito di colore rosso.

Quando Mike arrivò davanti a quel manicomio ebbe un attimo di esitazione. Non ne aveva avuto fino a quel momento, era assolutamente deciso ad andare fino in fondo ma ora si trovava lì, doveva ad ogni costo entrare e affrontare i suoi demoni che non gli permettevano di poter continuare la sua vita. Mike era giunto fin lì con un autobus e aveva fatto un lunghissimo viaggio per arrivarvi. Aveva dovuto assoldare un investigatore per riuscire a rintracciare il luogo esatto dove il governo lo aveva nascosto e per arrivare a quell’informazione c’era anche stato un notevole giro di bustarelle ma alla fine a forza di ungere ruote, Mike era arrivato dove voleva arrivare.
Aveva un impermeabile beige lungo fino ai piedi che gli copriva totalmente il corpo, un paio di occhialoni neri che gli copriva quasi tutta la faccia e un cappello a falde larghe calzato in testa a coprire quello che ancora c’era di scoperto. Non si poteva certo dire che vestito così Mike sarebbe passato inosservato ma d’altra parte, in un posto abitato da “matti”, non c’era più niente che potesse sconvolgere.
Quei pochi lembi di pelle che rimanevano scoperti dal viso di Mike portavano le terribili tracce di ustioni estese e profonde, la pelle sembrava come sciolta e il colore era di un rosso vivo come se si trattasse di carne fresca.
Per la legge Mike era il primo degli scampati, ma lui si considerava la diciassettesima vittima accertata, perché tra i sedici corpi che i vigili del fuoco avevano rinvenuto nei vari incendi dolosi che erano stati appiccati, c’erano anche quelli di sua moglie e delle sue due bambine.
Il piromane, prima di serrarsi in un profondo e instabile silenzio dettato dalla pazzia e dalle medicine che gli obbligavano a prendere, si era attribuito ben ventisei omicidi compiuti in un periodo che oscillava tra il 1973 e il 1980. I giudici non sapevano che farsene della sua confessione e preferirono basarsi sulle vittime effettivamente accertate e nonostante fossero ben sedici, Mike escluso, decisero che non gli si poteva infliggere la pena di morte a causa della pazzia e così lo rinchiusero in un manicomio, secretando sia il suo nome sia la sua cartella clinica.
Mike prese coraggio e dentro la tasca dell’impermeabile strinse forte l’impugnatura del revolver andando a grattare con le unghie la zigrinatura. Entrò con fare sicuro nella sala comune cercando quello che doveva essere il suo uomo.
Era nervoso, la bocca arida e la lingua che cercava ristoro strofinandosi al palato, sapeva chi cercare anche se erano passati anni, ma sapeva anche che nessuno lì lo conosceva con il suo vero nome. Stranamente riuscì a entrare senza che nessuno lo fermasse per chiedergli il motivo della visita.
Solo in quell’istante si rese conto che non era poi così semplice individuare il suo uomo, numerosi erano i pazienti e forse il volto della persona che stava cercando era stato cambiato da tanti anni d’internato e da tanti chilogrammi di pasticche ingerite.
Era un bel rompicapo quando girandosi intorno, urtò uno dei pazienti che deambulava con una carrozzella, finendogli sulle ginocchia e rotolando a terra.
La pistola che portava in tasca scivolò sotto il divano, sopra il quale tre pazienti corpulenti erano concentrati a guardare il monitor spento di un televisore. Come Mike cercò di rialzarsi in piedi, l’uomo sulla carrozzina, digrignando i denti e buttando bava dalla bocca, gli assestò un duro colpo con un vassoio che stava appoggiato lì vicino. Mike ferito e arrabbiato saltò addosso a quell’uomo non pensando che aveva a che fare con un “matto”, finché Tommy arrivò di corsa a sedarli.
Il caso volle che il signor Ferguson, solo al mondo e ospite della clinica per malati mentali da molti anni, fosse riuscito in uno sprazzo di lucidità a trovare una via di fuga dal manicomio e aveva preso letteralmente il volo. Tommy si era dimenticato di dargli la sua buona dose quotidiana di tranquillanti e quello, ritrovato un rinnovato vigore, colse l’occasione propizia dandosi alla macchia. Tommy non riusciva a trovarlo da nessuna parte e in preda al panico nel dover riferire l’accaduto all’irascibile direttore della struttura, decise di aspettare un po’ di tempo prima di rivelare il misfatto, tante le volte il signor Ferguson si fosse nascosto da qualche parte nella clinica.
Il caso volle che il signor Ferguson fosse molto simile a Mike, ma soprattutto il fatto che il signor Ferguson, come Mike a causa di un incendio, aveva il volto devastato da pesanti scottature dovute a uno scoppio ravvicinato di una bombola del gas.
Inizialmente Tommy non ci fece caso e fu sollevato dal fatto di aver ritrovato il signor Ferguson e scampato a un sicuro richiamo, poi con il tempo qualche dubbio gli venne ma se lo fece presto passare, confidando che nessuno mai si sarebbe accorto, nemmeno quello che forse il signor Ferguson non era, grazie ad una sostanziosa e ferrea dieta di medicinali.
Passarono giorni e poi anni in cui Mike, in altre parole il signor Ferguson, docile e assente paziente della casa di salute mentale, trascorreva piacevolmente le sue giornate seduto davanti alla finestra, proprio una finestra più in la di quella dove un altro paziente, soprannominato Scintilla, fissava con vacua espressione attraverso il vetro e compulsivamente faceva andare la rotella di un accendino di colore rosso. Avevano qualcosa in comune quei due pazienti che trascorsero il resto delle loro esistenze in quel modo. Uno aveva perso la famiglia in un incendio appiccato da un piromane. L’altro era quello che l’incendio l’aveva appiccato.

Votalo!

15 COMMENTI

  1. Non credo possa mai accadere una cosa simile nel reale, ma si tratta pur sempre di un racconto. Scritto tra l’altro con uno stile fluido e leggero. In sostanza mi è piaciuto, al prossimo.

    3.25/5

    3/5

    4/5

    3/5

    3/5

    • Grazie per il giudizio. A volte la realtà supera la fantasia e questo è il caso. Gli eventi narrati sono realmente accaduti, chiaramente non tutti, chiaramente sono stati un po’ romanzati, altrimenti che ci starei a fare? allo stesso modo i personaggi sono realmente esistiti, anzi a dirla tutta sono ancora in vita. Se sono ancora seduti fianco a fianco a quella finestra però lo ignoro.

  2. La trama mi ha incuriosito ma ho trovato lo svolgimento un po farraginoso e con alcune ripetizioni.
    Il finale risolve bene la tensione creata.

    3.25/5

    3/5

    2/5

    4/5

    4/5

  3. Un racconto horror dovrebbe incutere paura, suscitando una certa suspance e facendo leva sulla violenza e sul dolore. La tua storia, benché originale e ben scritta, non presenta a mio avviso questi elementi.

    2.5/5

    2/5

    2/5

    3/5

    3/5

          • Probabilmente ricercando qualcosa di diverso e originale rispetto al solito cliché ho perso un po’ di vista l’obbiettivo. Tento di trovare cosa della quotidianità possa far paura, cose che per quanto improbabili possano veramente accadere. Non lo so, forse è una ricerca inutile e anche io mi dovrò rassegnare ad utilizzare il solito mostro che lavora con contratto a progetto e senza contributi per più scrittori, che comparirà di punto in bianco nella storia, mi sbudellerà tutti quanti i personaggi andando macchiettando allegramente di sangue tutto il racconto.

  4. Non si tratta di cliché, ma di canoni precisi che distinguono un genere letterario da un altro. Spetta poi allo scrittore distinguere la propria storia dalle altre puntando su uno stile personale ed una trama originale.

    • Mi sono andato a rivedere i canoni del genere, ogni tanto una ripassatina fa bene. In effetti è giusto:
      “Alle volte, più banalmente, l’horror fa leva sulle comuni ossessioni e sulle fobie più diffuse nella psiche umana, ed ottiene reazioni forti ed immediate facendo leva: sull’angoscia suscitata dalla violenza e dal dolore.” (WIKI).
      Il problema è proprio quel “banalmente”. Nel tuo giudizio trovo “benché originale e ben scritta” e di questo ti ringrazio. La prossima volta cercherò di essere originale e anche in linea con i canoni del genere che condivido “Il tipico racconto dell’orrore alimenta le paure ancestrali radicate nell’inconscio collettivo dell’essere umano” cercando di non risultare banale e soprattutto poco originale.

  5. Concordo con Anna. Il racconto è interessante, ma manca di una componente horror forte, almeno per quelli che sono i miei gusti.

    3.25/5

    3/5

    3/5

    3/5

    4/5

    • Concordo anche io, come dicevo nella ricerca di innovazione e originalità probabilmente ho perso di vista il fine ultimo. Per essere un esperimento va bene così.

  6. Purtroppo mi accodo ai commenti precedenti, perché la trama di horror ha poco (per questo ha voto basso). L’idea della storia pian piano viene fuori, ma ci sono alcuni punti in cui non scorre troppo bene, qualche “salto” di troppo, che forse è solo una questione del mio occhio da lettore, ma che mi ha reso ostica la comprensione di alcuni tratti. Tratti che poi però si uniscono nel finale che chiude il cerchio.

    2.75/5

    3/5

    2/5

    2/5

    4/5

  7. Forse manca di quell’horror che i più vanno cercando. Storia cmq originale e ben scritta ; )

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    • Grazie mille, non nego che quello che si va cercando forse non lo si trova nel mio lavoro. La prossima volta sarò più attento a coniugare originalità a quello che i più reclamano a gran voce. Per me era solamente un esperimento e tutte le indicazioni servono a fare meglio la prossima volta.

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