RINASCITA 5/5 (3)

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Aveva sciupato la sua vita. L’aveva sprecata in lunghissimi anni di freddo distacco. Anaffettivamente indifferente ai sentimenti altrui, si lasciava amare, per bisogno o noia, incapace di contraccambiare, limitandosi ad usare le persone per mero tornaconto personale, pronta anche ad uccidere , se necessario, chi si fosse frapposto tra lei e i suoi scopi. Era facile per lei manipolare le menti, soprattutto quelle maschili; la sua avvenenza e la sua intelligenza glielo consentivano, la sua scaltrezza la preservava da brutte sorprese. Indossava costantemente la maschera dell’affabilità e della gentilezza e non dismetteva mai la simbolica armatura del distacco, che la proteggeva costantemente da quel dolore, che non sarebbe più stata in grado di sopportare. Elisa aveva subito la più orrida delle transmutazioni: la mite, generosa e sincera fanciulla, pronta in ogni istante a donare tutta se stessa con lo slancio genuino di un animo sensibile, era stata venduta al male e nulla aveva potuto salvarla da un destino peggiore della morte. Questo accadeva, in una terra lontana, in un tempo dimenticato dagli uomini, dove l’oscurità dominava le menti e si nutriva delle loro paure. Un mago, tra i più potenti e crudeli, aveva torturato per lunghissimi anni il suo corpo e il suo spirito, per annullare la sua essenza e fare trionfare la notte che alberga in ogni essere vivente. Era stata rimodellata, plasmata a misura di un’arcana ed antica profezia, che avrebbe portato alla luce il potere latente in lei, della magia più devastante che quelle orribili lande avessero mai avuto modo di ospitare. Così era stato. La forgia del dolore, l’alchimia del terrore e della paura avevano permesso l’orrenda metamorfosi e giorno dopo giorno, la condensa di quell’amaro veleno, aveva lasciato stillare una goccia densa e devastante, nell’alambicco del suo cuore, che ora era colmo e pronto.
Ma tutti sanno che il destino degli uomini siede sulle ginocchia degli dei e lei, Elisa, alla quale il destino era stato sottratto, un giorno incontrò Emma, una giovane elfa, non ingenua, ma pura. La storia che doveva compiersi le affiancò lungo il cammino e parlarono. Emma narrava del suo tremendo passato e i dolori delle antiche torture subite, sbiadivano nel ricordo di Elisa, la cui armatura cominciava a mostrare i primi segni di cedimento. Anche l’elfa era sprofondata nella melma dell’odio e della disperazione, ma era riuscita a non soccombere. Aveva lottato con tutta sè stessa, aveva graffiato a sangue l’orrore che voleva renderla schiava, aveva dileggiato la paura e i carnefici e con la forza delle anime pure era fuggita alla morsa dei demoni, affrancandosi da un incubo che era riuscita a deprivare di ogni potere. Non si era perduta!
Dopo anni di arsura, Elisa tolse la maschera e pianse, a lungo, singhozzando, gemendo, imprecando.
Venne accolta dall’abbraccio dell’altra, che l’accarezzava in silenzio, contagiandola d’amore.
Ripresero il cammino, unite da una nuova consapevolezza e quando un’ enorme bestia, crudele ed affamata si palesò sulla loro strada, Elisa si buttò d’istinto contro di essa, urlando :” Fuggi Emma, corri via, salvati!” Elisa morì dilaniata, tra spasimi atroci, tra le fauci puzzolenti di quel mostro zannuto, ma l’elfa si salvò.
Strato su strato il tempo, o l’assenza di questo, si posò e ristette.
Elisa aprì gli occhi, stordita e confusa, in un bosco incantato dove tutto era armonia ed equilibrio.
Una voce sussurrava dentro di lei. Una voce tranquilla, pacificante, morbida: “ Hai riposato abbastanza figlia mia! E’ ora di riprendere il cammino.” “Per andare dove?” chiese la fanciulla con voce incerta e timorosa. “ Per andare a comprendere”. Poi fu silenzio e notte.
Si svegliò in un luogo sconosciuto, case modeste, piccoli orti e tantissima pioggia. Si riparò sotto un albero, spaventata, la mente priva di ricordi, solo una voce, come una eco lontana o un sogno : “ Hai sciupato la tua bellezza e l’amore, hai sprecato occasioni e possibilità, non hai riconosciuto o voluto riconoscere la tua forza. Ora ti si offre una lunga vita, da offrire alla vita. Non ricorderai nulla di ciò che è stato. Alla tua anima, in virtù dell’unico atto d’amore compito, verrà data un’altra possibilità. Una sfida ti attende e non sarà facile superarla. Ora un nuovo corpo ti ospita, un corpo orrendo, quasi mostruoso. Tutti ti eviteranno, forse ti perseguiteranno come untrice o portatrice di malaugurio, su questa terra imbevuta di ignoranza e superstizione. “Che..che sfida?” balbettò la ragazza, tremando vistosamente. “Con questo corpo, dovrai riuscire a farti amare. Se ci riuscirai, rinascerai nella consapevolezza armoniosa dell’equilibrio.”
Poi restò solo lo scrosciare della pioggia. Si incamminò guardinga e timorosa, adagio. Osservò le sue mani tozze dalle dita corte e leggermente pelose. Non sapeva dove andare, ma la bontà del suo cuore, la purezza della sua anima, la lealtà del suo spirito l’avrebbero guidata e sorretta.

Votalo!

5 COMMENTI

  1. Wow!!!
    Ho cominciato a leggere con poca voglia perché il fantasy non è il mio genere preferito e tu sei riuscita a tirarmi dentro!
    Bravissima Bruna! Stupenda allegoria (o è più giusto metafora? vabbè tanto ci siamo capite!)!

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  2. Ghghghgh…visto che il fantasy non è il tuo genere preferito, ma il mio, ti invierò quanto prima il mio romanzo fantasy (20 capitoli …158 pagine) in Pdf. E’ da quello che ho preso spunto per questo breve racconto…. e te le vai a cercare! hahahahaha

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  3. Bellissimo racconto Bruna, complimenti!
    P.S.: Anch’io non amo il fantasy… punisci anche me!

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