Riflesso allungato 4.54/5 (7)

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La bugia è un adeguamento della realtà alle aspettative del proprio interlocutore, sia esso un’altra persona o se stesso.
Lui mentiva per ingenuità, per non ferire e non essere ferito, per apparire intrigante e invitante; mentiva ingenuamente, senza consapevolezza, senza percepir l’inganno.
Grazie al suo savoir faire era riuscito a far carriera ottenendo un invidiabile posto dirigenziale e corrispettivo lauto stipendio dimostrandosi sempre affidabile sul lavoro.
I suoi problemi di trasparenza emergevano nelle relazioni.
Lui agognava l’esser amato; non era uno di quei libertini alla ricerca di sesso; negli occhi delle donne, di tutte le donne che incontrava, non cercava il desiderio, non gli bastava, voleva specchiare il proprio amore e vederlo riflesso.
Essendo ogni sguardo uno specchio, non vi era unicità nell’altro e uno sbatter di ciglia valeva l’altro, tutte le gambe s’accavallavano con la medesima sinuosità, i corpi accoglievano, le mani accarezzavano, le bocche baciavano e le parole scorrevano in torrenti che tracciavano infinite storie diverse e uguali delle quali lui perdeva spesso il filo, aggrappandosi, per non annaspare, ad argini sicuri e ridondanti fatti di banali frasi ad effetto ed epiteti quali “amore” o “tesoro”.
Lui era convinto di non mentire quando parlava d’amore, perché in quel momento trovava che il suo riflesso rendesse benissimo sul viso di quella signorina, la vita era fatta di momenti e lui li viveva fino in fondo pur rendendosi conto della loro evanescenza. Adorava percepire quanto le sue conquiste continuassero a desiderarlo, a cibarsi della sua immagine, mentre lui la ritrovava altrove e da lontano poteva vederle per quello che erano, dei contenitori, pieni delle sue bugie.
Sapeva di non amare, ma voleva esser amato.
Quel giorno s’imbatté nella lettura di un articolo che turbò non poco le sue insicurezze.
Secondo una ricerca americana più del cinquanta per cento delle donne fingeva l’orgasmo.
Per lui l’orgasmo che procurava ad una donna era il grido al mondo di quanto fosse potente e capace, la possibilità che fosse una finzione lo sgretolava. Iniziò a domandarsi se non mentissero anche quando lo guardavano con amore, se, proprio come lui, non sorridessero in realtà al loro riverbero.
Questi pensieri diventarono invasivi e ossessivi e, quando la confusione sembrò sopraffarlo, decise di recarsi da Lei anche se erano anni che non andava a trovarla.
“oh carissimo, che piacere rivederti!” lo accolse abbracciandolo, immutata piacente quarantenne.
“Accidenti, qui il tempo sembra non essere passato”
“qui passato, presente e futuro confluiscono. Invece tu sei diventato un uomo!” disse ammiccando Lei “cosa ti riporta da me?”.
Lui le raccontò delle sue difficoltà a relazionare in modo autentico, delle sue innumerevoli donne e del loro reciproco specchiarsi senza senso.
“Perché ho sempre detto bugie, fin da bambino? Anzi, fin prima di diventarlo?”
Lei gli poggiò una mano sulla spalla “beh, tanto per cominciare, credo che ti sentissi diverso con un gran bisogno di essere uguale, riconosciuto. Non dev’essere stato facile, in un mondo in cui i bambini nascono dal ventre materno, essere concepito dalla sega di tuo padre” scoppiò in una sonora risata scuotendo i lunghi capelli biondi “oh, che mi fai dire Pinocchio, scusa non volevo ridere, stavo cercando di fare un discorso serio. Tu avresti voluto essere un bambino come tutti gli altri, ma eri di legno, quindi mentivi per essere accettato, per piacere”.
Calò qualche secondo di silenzio poi lui parlò.
“Hai, ragione, non è stato facile, mi sentivo inadeguato e deriso e allora mentivo a tutti per compiacere. Ma se tu sapevi il motivo perché mi sgridavi? Perché il castigo di quel naso lungo come ulteriore beffa e umiliazione?”
Lei abbassò lo sguardo “volevo renderti consapevole. Consapevole del fatto che eri speciale senza bisogno di nasconderti dietro ad una maschera. Smascherare le tue menzogne” lo guardò “forse ho sbagliato”.
“Io ho passato l’infanzia a cercare di essere all’altezza e quando ci sono riuscito, convincendoti a rendermi vivente, quest’ammasso di carne e ossa si è fatto involucro, coprendomi invece di scoprirmi”.
Due lacrime le solcarono il volto “mi dispiace averti ferito tanto Pinocchio, ho cercato di plasmarti in base alle mie aspettative, non rispettandoti”
“mi avete plasmato a vostro piacimento da un pezzo di legno. Forse avrei dovuto essere semplicemente un albero”
Lei piangeva sommessamente il suo senso di colpa.
“Fammi tornare un burattino, quello di cui avete sempre tirato i fili. Almeno avrò il naso che mi ricorderà la falsità. Da uomo non so più nemmeno riconoscerla”
La Fata alzò gli occhi “lo hai appena fatto”.
Lui la guardò, non vi trovò se stesso, ma solo dolore e amore.
Uscì sbattendo la porta e inspirò profondamente l’aria silvestre, la luna piena alle sue spalle proiettava la sua lunga ombra, l’unico riflesso allungato di cui d’ora in avanti si sarebbe concesso di lasciar traccia.

Votalo!


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Signorina Fantasia
E adesso aspetterò domani per avere nostalgia signora libertà signorina fantasia così preziosa come il vino così gratis come la tristezza con la tua nuvola di dubbi e di bellezza. De Andrè

6 COMMENTI

  1. Quando si dice una favola moderna! Mi è piaciuto molto!
    Ps: credo tu abbia dimenticato un “di” in “un sbatter (di) ciglia”.
    Brava, Signorina Fantasia… Fantasia ne hai da vendere 🙂

  2. Tutte e stelle del manto celeste meno una che cade colpita al cuore dall’apostrofo messo a “un’invidiabile posto di lavoro”.
    Scherzo, l’errore c’è (e anche qualche altra imprecisione), ma le stelline te le ho date tutte piene!!!

  3. Pinocchio 🙂 per un attimo ho avuto anch’io l’idea di usarlo in questa “infornata” di bugie… poi, visto la piega sulla quale mi stava portando (una piega decisamente zozza che non avevo voglia di sviluppare) ho lasciato perdere… mi piace pensare che tu abbia raccolto per strada il Pinocchio che avevo abbandonato 😉
    detto questo, la tua indubbia capacità narrativa e poetica ha colpito anche questa volta. Ho solo ravvisato una minore cura del testo rispetto alle altre volte (sia nella scorrevolezza, sia nell’uso di costrutti più “torbidi” rispetto alla chiarezza alla quale mi avevi abituato), come se l’autrice fosse stanca, o distratta da altro – prendi quello che dico con le pinze – potrei essere io, lettore, a essere stanco o distratto da altro 🙂 ciao

  4. Accipicchia quanti errori-orrori ;-), grazie, vado a rimediare subito. Come ha giustamente colto Maso, ho scritto in un momento “fuori forma”, con la sensazione di avere la penna poco affilata 😉

  5. Mi è piaciuta davvero tanto l’idea di un Pinocchio cresciuto alle prese con una fata spiritosa e imperfetta, per cui più interessante 😉

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