POVERO MALATO 4.88/5 (4)

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Il primo cassetto del comò si apriva a fatica. C’era sempre qualche cosa impigliata sul fondo che non lo faceva scorrere. Era un cassetto intasato. Scatole, scatolette, barattolini, tutti i medicinali possibili ed immaginabili, regolarmente muniti dei relativi bugiardini e suddivisi più o meno per malattia. Il Ragionier De Girolamo le aveva tutte. Era ipoteso, nevrotico, astenico, inappetente, stitico, tachicardico, abulico, depresso, ansioso e fermamente convinto che un brutto male se lo sarebbe prematuramente portato via. Si era comprato lo strumento per misurare la pressione arteriosa, sapeva tutto sulla sistolica e la distolica, armeggiava circa sei volte al giorno con lo sfigmomanometro, contava i battiti cardiaci, poi a malincuore lo riponeva sospirando tragicamente.
Naturalmente soffriva di reflusso gastrico, quindi si nutriva di verdure cotte al vapore, carni bianche scondite e poca frutta. Era giovane, ma l’artrosi si era già impossessata di lui ed era profondamente convinto che le magliette della salute dovessero essere fatte in casa e con lana extra vergine. Dormiva con la papalina in testa per evitare gli sbalzi di temperatura notturni, che non avrebbero certamente giovato alle sue ricorrenti emicranie. Odiava visceralmente i condizionatori e dopo ogni doccia, era costretto a ricorrere a decongestionanti nasali e all’aspirina. Portava sempre nel taschino il tubetto del Vixsinex, una fiala di antistaminico perchè un calabrone avrebbe potuto pungere in qualsiasi momento e dei cerotti, perchè non si sa mai. La sua tosse era ovviamente l’evidentente sintomo di un brutto enfisema polmonare che curava con manciate di antibiotici, mucolitici in abbondanza e lunghe sedute chino sull’apparecchio dell’aereosol casalingo.
A sostegno delle sue tesi aveva una cassapanca, colma fino all’orlo di buste gigantesche contenenti ogni tipo di radiografia, referti di TAC, elettrocardiogrammi, analisi e controanalisi, retto e colon scopie. Il suo più grande rimpianto era sempre stato quello di non aver mai potuto
fare la mammografia, perchè lui era certo che il tumore al seno non facesse distinzioni di sesso.
La prevenzione era la sua ragione di vita, ammesso che ne avesse una…di vita intendo. Si trascinava barcollando per la casa, appoggiandosi ogni tanto al muro in preda all’affanno, una mano sul cuore, raggiungeva il letto e con voce flebile invocava la visita del medico. Il medico, vecchio compagno dell’infanzia, passava a farsi quattro risate di nascosto e riusciva sempre a renderlo felice, prescrivendogli tutta una serie di nuovi medicinali che lo avrebbero impegnato per un po’ con la lettura di tutte le controindicazioni e degli effetti collaterali. Più questi erano devastanti, più lui giudicava buono il medicamento e grave la sua malattia, la qual cosa, lo appagava in una maniera particolare anche se inquietante. Si svegliava ogni mattina meravigliandosi di trovarsi vivo, raggiungeva a fatica il bagno, abbassava la palpebra inferiore col dito guardandosi nello specchio, osservava il suo colorito giallastro e immediatamente avvertiva un doloretto sul fianco destro, all’altezza del fegato. Lo sapeva! Era stato l’uovo alla coque che aveva mangiato a cena. Come aveva potuto essere così incauto? E ora? Come rimediare?
Telefonava immediatamente in ufficio, non era assolutamento in grado di affrontare una giornata di lavoro in quelle condizioni, con l’epatite alle porte e quella debolezza preoccupante che invadeva ogni giorno di più le sue stanche membra.
Il Ragionier De Girolamo in un lontano giorno di Primavera, si era anche sposato e dopo la prima notte di matrimonio, indimenticabile a causa di una ejaculatio precox da record, aveva pensato bene di non ripetere il tentativo, intanto per evitare di contrarre chissà quale strambo virus (aveva letto che solo con un bacio accadevano cose orribili) e poi per accantonare un tipo di disturbo che non gli competeva questa volta. La colpa era da attribuire solo ed esclusivamente alla moglie, incapace di gestire con accortezza e tempismo una questione che la sua cagionevole salute gli impediva di considerare. Aveva ben altro a cui pensare lui! Così la Signora Lina, sposata con lui da decenni ma con tutta probabilità ancora con l’imene intatto si era ritrovata a spalmare pomate, contare gocce sotto l’occhio vigile del marito, preparare tisane, misurare e pesare con rigore scientifico ogni alimento destinato al pasto dell’infelice, in una cucina simile ad un laboratorio, tra piastrelle scintillanti e utensili impacchettati e sterilizzati nell’autoclave acquistata appositamente per evitare infezioni batteriche al sensibile apparato digerente del suo sposo.
La Domenica, quella pia donna, non perdeva una messa e nel confessionale ripeteva ogni settimana, come un mantra, la sua colpa, ad un parrocco ormai rassegnato e un po’ sorpreso che il peggio non fosse ancora accaduto.
“ Padre ho peccato, col pensiero” “ Dio è misericordioso figliola” “ Padre io desidero uccidere mio marito, immagino di sbranarlo semplicemente con i denti, così come farebbe una belva feroce!”
“Dio conosce il tuo turbamento sorella!” “ Padre io lo affogherei nell’acido muriatico e poi mi godrei lo spettacolo della sua carne che si scioglie e delle sue ossa che diventano poltiglia “
“Dio sa che il tuo cuore è puro, non affliggerti!”
Ma lei continuava inesorabile, il racconto dei suoi desideri, ogni volta più orrorifici, più cruenti, più racappriccianti. Lo aveva ucciso in cento modi diversi e dopo averne parlato col sacerdote si sentiva più leggera, meno oppressa. Ritrovava una specie di equilibrio, riceveva l’assoluzione e tornava tra i suffumigi, i cataplasmi, i termometri, si reintegrava con il perenne odore di disinfettante, aggiornava le scorte di farmaci controllando accuratamente le scadenze, ripassava a memoria il numero telefonico della guardia medica e verificava tenendola sempre aggiornata la lista dei vari appuntamenti con i vari specialisti.
Il giorno dopo era appunto previsto un ECG, l’ennesimo, ma il povero malato soffriva da tempo di accessi insopportabili di tachicardia parossistica che lo assalivano sistematicamente intorno alle 3 del mattino, ora in cui lei avrebbe sommamente gradito poter fruire di un più che meritato riposo.
La sera prima, avevano atteso le 4 ore canoniche dopo la cena, perchè si sa una congestione fa presto a venire, poi era iniziato il rito sconvolgente del bagno purificatore prima di recarsi in presenza dei sacerdoti della salute. La stanza da bagno era stata preventivamente riscaldata a dovere, gli asciugamani pulitissimi attendevano impilati insieme all’accappatoio, l’acqua aveva raggiunto la temperatura ottimale e lei aveva con sollecitudine estrema aiutato il vacillante moribondo a scavalcare il bordo della vasca e ad immergersi. Aveva iniziato con le consuete spugnature. “ Piano, fai piano! Che diamine hai la delicatezza di un muratore! Sai bene quanto mi facciano soffrire le mie povere ossa afflitte dall’osteoporosi. Non sfregare i nei così forte! Quante volte devo dirtelo? Si potrebbero irritare e non si sa mai cosa può nascondere un neo. Sono tumori in divenire sai? Ma già cosa vuoi sapere tu? Che ti importa poi della mia salute?”
Lei sorrideva. Un sorriso ultraterreno in quel momento, ma lui non poteva vederlo perchè le dava le spalle, immerso nello schiumoso tepore. Se l’avesse guardata negli occhi vi avrebbe scorto la freddezza di un cobra, il ghigno di una jena affamata, il lampo di una notte di tempesta.
“Sai caro, mi ha detto il tuo medico, proprio ieri, che per la tua artrosi ci vuole del caldo, tantissimo caldo. “ “ Sai che novità..” il moribondo stava in quel momento alzando impercettibilmente le spalle, “ è arrivata lei con la notizia del giorno, con la scoperta dell’acqua calda”.
“Sì amore mio, hai indovinato… l’acqua calda è proprio quello che ci vuole e ti prometto che non soffrirai mai più”
Aveva acceso l’asciugacapelli, mentre chiacchierava amabilmente con lui, lo aveva messo al massimo della potenza e lo teneva in mano, come una bandiera, lì a due passi dalla vasca. Quell’improvviso ronzio aveva fatto voltare di scatto la testa a suo marito e lei, poverina, si era spaventata, così tanto, ma così tanto che il phon le era sfuggito di mano e per sfortuna era finito proprio dentro l’acqua.
Non si era persa nemmeno un secondo di quello spettacolo! Godeva letteralmente ad ogni spasimo, ad ogni contorcimento, ad ogni sfrigolio, godeva leggendo il terrore negli occhi di quell’essere e la sua bocca deformata da grida mute. Un corto circuito improvviso aveva arrestato tutto, ma la corrente elettrica non le serviva più, aveva svolto più che egregiamente il suo compito.
Mesi dopo, ringiovanita nel corpo e nello spirito, truccata e pettinata alla perfezione era andata come suo solito ad assistere alla messa della Domenica.
Non si confessava da tempo.
“Padre ho peccato” “ Ti ascolto figliola, libera la tua anima dal tremendo peso che la opprime.”
“ Non so se onestamente posso considerarlo un peso padre, perchè mi piace tanto e credo che lo rifarò ancora. Non riesco a pentirmi: “ “Ma figliola! Dio è misericordioso ma tu sei colpevole di un delitto atroce e non puoi presentarti al suo cospetto senza pentimento per quell’orrendo crimine..e poi addirittura vuoi rifarlo..ma ti rendi conto?”
“Crimine? Quale crimine” “ Come quale crimine? Ma l’omicidio di tuo marito, che altro?”
“Omicido? Mio marito? O no padre, quella è stata una disgrazia, uno sfortunato incidente che si è portato via quel sant’uomo, possa la sua anima avere la pace eterna. No padre io mi riferivo al fatto che tutte le sere, e anche tutte le mattine, trombo come un riccio col mio vicino di casa e non riesco a pentirmi.”

Votalo!

14 COMMENTI

  1. Nooooo che finale terribile, non si può distruggere questo bel racconto, scritto in modo tale da costringere il lettore ad andare avanti incuriosito, con un finale insulso come questo!!! Perdonami la critica ma ti scrivo questo proprio perché, con un finale diverso, più fantasioso e articolato, sarebbe stato un racconto bellissimo!

  2. Complimenti il tuo racconto mi è piaciuto moltissimo, compreso il finale! A mio parere è proprio il finale che gli conferisce la vèrve dell’umorismo inglese.

    5/5

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  3. Anch’io concordo con Anna Rita riguardo il finale. Poteva finire diversamente, questo sì, ma il tono sopra le righe e quasi surreale è presente fin dall’inizio, quindi questo finale ci sta. Magari – secondo me, poi vedi tu – cambiare semplicemente le parole della signora, lasciandole più in tono col personaggio che s’immagina essere.

  4. Grazie anche a te Valter… io ..ehm..diciamo avrei voluto trasmettere l’idea di una donna libera e completamente rivoltata, anche nel linguaggio. Non sempre l’autore riesce nel suo intento..ci ho provato dai! 🙂

  5. Una commedia esilarante che trova nel finale tutto il senso del genere “humour”. Complimenti.

    5/5

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    5/5

    5/5

    5/5

  6. Dunque… ho un po’ di cose da dire e la memoria di un pesce rosso morto! spero di non dimenticar nulla a cominciar dalla premessa (ovvia ma imprescindibile): si tratta di considerazioni personali e assolutamente opinabili.
    – il finale è perfetto! senza questo finale, con queste parole, non ci sarebbe umorismo, ma solo un lieve sorriso (anche un po’ amaro per chi con qualcuno così ha vissuto davvero!)
    – il tumore al seno nell’uomo è assai più comune di quanto si pensi (solo se ne parla meno) e la mammografia anche sulla ghiandola mammaria maschile è fattibile e consigliabile nei casi di familiarità
    – mi incuriosisce sapere con cosa scrivi perché oggi come oggi qualsiasi programma corregge anche gli accenti (distinguendo tra acuti e gravi), in ogni caso tieni d’occhio virgole ecc. perché c’è un po’ di casino (se vuoi mandarmi una mail, te lo sistemo)
    – non so se ci hai mai fatto caso, ma tendiamo a complicarci la vita e a pensare che le parole più semplici abbiano chissà quali grafie e invece… fon si scrive proprio così con una banale f, e anche iena non ha alcun bisogno d’essere trattata da straniera con una j 🙂
    – un’altra manciata di cavolate ejaculatio praecox oppure eiaculatio precox; extravergine in una parola così come colonscopia…

    Per concludere, tu sei senza alcun dubbio una scrittrice (hai fantasia, capacità, stile, bravura in ogni senso) ed io sono e resto una correttrice di bozze/redattrice cagacazzo!
    Brava Bruna! Ti abbraccio!

    4.5/5

    5/5

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    5/5

    • Rileggendo (ché pure i commenti mi rileggo… dimmi se non son malata!) mi accorgo che in realtà nel mio commento di opinabile c’è solo il primo punto perché il resto tratta di errori sciocchini

  7. E invece non hai idea di quanto ti sia grata! E’ così che ti voglio, è così che mi piace. Non ho impostato il correttore, devo decidermi a farlo e mi dimentico sempre….giuro che al prossimo racconto lo metto….per il resto conto su di te, cara la mia correttrice di bozze. Dopotutto è il tuo lavoro e da me i refusi non mancano..e poi se c’è la possibilità di migliorare uno scritto, perchè non farlo? 🙂

  8. Bello e divertente!
    Anch’io cambierei il finale, ma solo perché la frase è scontata (se avessi messo un levriero afghano o un facocero al posto dello scontato riccio…:-). E terrei i periodi leggermente più corti, ma è del tutto opinabile.

  9. Grazie a tutti..intanto per avermi letto e poi per i consigli. Tra l’altro Faber, non so nemmeno se la fama dei ricci sia meritata… ci sarebbero i bonobo, più qualificati, ma non li sento ad orecchio…. 🙂

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