Piacere 36 -

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I due dadi rotolarono di faccia in faccia verso il casuale epilogo mentre lei tratteneva il respiro.

Trentasei combinazioni possibili.

Si chiese se potessero veramente bastare trentasei combinazioni per soddisfare piaceri e fantasie, si chiese quante ne avesse esplorate nella sua vita, quante assecondate, quante mai prese in considerazione.

Un gemito catturò l’attenzione generale facendo girare gli sguardi di 180 gradi.

La ragazza a cui era uscito blu 1, rosso 5; masturbazione con oggetto casalingo; era distesa nuda sul divano con le gambe divaricate verso la sala, mostrando tutto il suo umido godere, facendo sparire e riapparire il manico di una spazzola.

Intanto il loro lancio si era inchiodato al tavolo, lei percepiva il risultato immobile dietro di sé, ma non osava voltarsi, restando, come tutti gli altri, concentrata sull’imminente orgasmo della giocatrice, le cui mani si muovevano sempre più veloci e i cui denti si serravano sul labbro inferiore in una smorfia di piacere.

Le dita di lui s’insinuarono senza preavviso e richiesta tra le sue gambe facendola sussultare.

“Continua a guardarla” le sussurrò mentre la faceva sedere più comodamente sullo sgabello e le distanziava le ginocchia sotto gli sguardi eccitati degli astanti.

Lo guardò negli occhi non riuscendo a dissimulare l’imbarazzo di essere così intimamente esposta a sconosciuti e l’eccitazione che questa nuova situazione le stava procurando.

Da quando si erano conosciuti i loro incontri erano stati sempre più audaci e creativi, perseguendo il principio comune di soddisfare le fantasie di entrambi. Tabù, inibizioni, sensi di colpa, timidezze; costruzioni pesanti e rigide, si erano sgretolate al contatto dei loro sensi e sessi.

Non avrebbe saputo argomentare riguardo la natura della loro relazione, non avrebbe saputo incasellarla, ma sapeva perfettamente che la sua concezione dell’amore era mutata, non lo declinava più in un progetto di vita step by step implicante diritti e doveri, ma lo trovava e riscopriva in ogni atto di piacere solitario o condiviso.

Provava piacere e quindi amore quando pucciava i piedi nel mare, quando suo figlio sorrideva, quando un’amica si confidava con lei, quando contraccambiava alla confidenza dell’amica, quando le sere d’estate camminava senza meta con gli occhi alle stelle, quando aveva incontrato uno sconosciuto ed i lori corpi si erano reclamavano, quando lui la penetrava guardandola negli occhi.

Perché l’amore dovrebbe mai avere una forma, una dimensione, un tempo?

“Blu 4, rosso 2”

La voce li richiamò facendoli voltare, lui ruotò lo sgabello continuando ad accarezzarla.

L’addetto all’assegnazione stava facendo scorrere il dito sulla lista per identificare la prestazione corrispondente alla loro combinazione. Secondo le regole del gioco avrebbero avuto cinque minuti per decidere se attuarla su uno dei divani presenti intorno al tavolo.

Lei con un rapido colpo di reni scese dallo sgabello e gli prese la mano. “Vieni con me” disse trascinandolo via.

Sentirono la voce che si faceva sempre più lontana “pare che i signori abbiano cambiato idea”.

La prima uscita disponibile era quella che dava sul giardino, erano nudi, ma la temperatura d’agosto permetteva di stare all’aperto senza disagio e corsero sul prato all’inglese fino a lasciarsi cadere dietro degli altri cespugli.

“Tu sei fuori di testa” esordì lui affannato e sorridente “mi hai trascinato fin qui stasera e scappi sul più bello?”

“Non sono scappata, per la precisione ti ho rapito. Ho cambiato idea, non me ne frega un cazzo degli sguardi degli altri, voglio solo i tuoi occhi”

Rimasero un attimo sdraiati in silenzio, i grilli facevano da sottofondo e l’odore di terra pervadeva le narici.

Poi lui parlò: “Oh, ma quella con la spazzola?”

si guardarono e scoppiarono a ridere.

“Ora stai zitto. Ti voglio.”

Le mani di lei iniziarono a percorrere il corpo di lui; una si fermò a massaggiare le palle mentre l’altra prendeva possesso dell’erezione facendola crescere con abili movimenti lenti e decisi.

Gli occhi di lui le inviarono una richiesta che lei colse al volo chinandosi per assaporare il suo sapore, prima pregustandolo con labbra e lingua, poi succhiandolo con tutta la bocca.

Quando ne ebbero abbastanza lei s’infilò su di lui e, tirandolo per le braccia, lo invitò a sedersi potendo così abbracciarlo con le sue gambe ed iniziando a muovere e ruotare il bacino in un lento e costante incedere.

Lui la spinse indietro facendola sdraiare, una sua mano sotto al sedere la sorreggeva e assecondava le spinte e l’altra le stuzzicava i capezzoli.

Avrebbero potuto continuare a perdersi in quel piacere per ore senza alcuna fretta, erano due persone che nella vita avevano sempre avuto il coraggio di lanciare i loro dadi e che adesso si stavano godendo la giusta combinazione.

Votalo!


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Signorina Fantasia
E adesso aspetterò domani per avere nostalgia signora libertà signorina fantasia così preziosa come il vino così gratis come la tristezza con la tua nuvola di dubbi e di bellezza. De Andrè

7 COMMENTI

  1. Il tuo nome non pare casuale, la fantasia certo non ti manca. Forse si perde un po’ il tema dell’incontro, ma il racconto è ben scritto (qualche refuso sfuggito qua e là) con un bel mix di accadimenti e riflessioni. Bello! 😉

  2. Signorina Fantasia, il tuo racconto, scorrevole e ben scritto, ha quel che manca a tutti gli altri: l’eros!
    Profondo (nella sostanza) e leggero (nella forma), rimanda alle atmosfere di Histoire d’O senza averne, e aggiungo per fortuna, la drammaticità 🙂
    Complimenti! Anche per la scelta d’autore (Manara) della sua pic 😉

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