“Ogni lasciata è persa” 4.31/5 (8)

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Delia sente il cuore batterle nel petto come dovesse esplodere da un momento all’altro, non ha mai avvertito una sensazione così forte partire dallo sterno e diffondersi fino alla gola. Il cuore galoppa ed è l’unico movimento in lei, lei che giace immobile supina nel letto, incapace di voltare lo sguardo alla sua sinistra, impossibilitata a compiere un qualunque gesto. Impietrita.
Forse lo amava da tutta la vita, chissà? Certo ricordava i battiti accelerati del proprio cuore, quando, entrambi adolescenti, si erano conosciuti intorno a un fuoco su di una spiaggia. Poteva sentire ancora le sensazioni fisiche datele dai baci di allora… una vita fa. Al ritorno in città, ognuno nella propria, il cuore di Delia non si era subito quietato.
A testimonianza della traccia rimasta nella sua ormai fragile memoria ci sono i diari e le lettere. Delia aveva continuato a nutrire a lungo un sentimento forte per quel ragazzo che diveniva uomo. Poi la vita l’aveva invitata a guardarsi intorno, a scegliere accanto a sé e i decenni s’erano tra loro sommati.
Avevano finito per ritrovarsi senza essersi davvero persi, ché l’amicizia tra loro non era scemata mai e il dialogo, per quanto instabile, non s’era interrotto.
Ed ecco così i loro corpi godere di amplessi gioiosi e sfrenati che da adolescenti avevan forse immaginato senza permettersi di agirli.
Delia si era lasciata andare completamente e il suo cuore le aveva ricordato un sentimento mai del tutto sopito riprendendo ad accelerare in presenza di Luca.
Nessun fraintendimento. Il “contratto” era stato esposto e chiarito in ogni sua parte fin dal primo amplesso: sesso e amicizia.
Luca arrivava a intervalli irregolari e trascorrevano insieme da una sola notte sino a un intero fine settimana. Tempo spesso scarso ma sempre di qualità. Godevano fisicamente ed intellettualmente delle loro reciproche presenze.
Delia, usa a non soffocar le emozioni, aveva lasciato che il suo cuore riprendesse a battere in modo forsennato anche solo nel pronunciarne il nome e aveva ritenuto opportuno rendere Luca partecipe di quanto provava. Sapeva di non potersi permettere illusioni, sapeva che il cuore di Luca non palpitava per lei, ma le illusioni non lo sapevano e si autoalimentavano.
Delia viveva alla giornata e non era affatto una brutta vita, anzi.
Talora si imbatteva in altri uomini e non disdegnava di assaggiarne piccoli e grandi bocconi. Così, per qualche settimana si era lasciata sedurre dalla perfetta tecnica di Giulio, per poi allontanarlo quando aveva capito che la capacità di toccare i punti giusti provocava orgasmi senza passione, che poco le si confacevano.
E aveva continuato, ché da quando era sola l’idea di lasciarsi andare un po’ senza freni come da ventenne l’aveva ammaliata.
Giocare a sedurre sconosciuti era divenuta un’attività intrigante.
Forse sperava anche di imbattersi in un uomo che le facesse vibrare il cuore e il cui cuore palpitasse per lei, ma comunque la sua esistenza si svolgeva quasi serena, con gli alti e bassi usuali di qualsiasi vita.
Un giorno il suo peregrinare di fiore in fiore le aveva fatto conoscer Fulvio, la sua ironia, la sua intelligenza, la sua sensibilità, la sua cultura, le sue lusinghe e il suo modo intrigante di tentar di sedurla. Conoscerlo meglio era divenuto imperativo.
Luca partiva e a distanza di pochi giorni Fulvio arrivava. Brividi di eccitazione e il cuore muto che pareva impegnato a garantire la sola sopravvivenza.
Dopo il tempo delle parole e delle risate, Fulvio l’aveva baciata di baci morbidi e liquidi ed eccitanti, di un’eccitazione ineludibile che prendeva entrambi. Salire nella sua camera d’albergo non poteva non essere il passo successivo.
Nel calore persino eccessivo della stanza, si era trovata avvolta dalle sue braccia, la bocca sulla bocca, i corpi avvinghiati che già davano vita al preludio dell’amplesso e…
Il suo cuore s’era d’improvviso risvegliato. Un battito più forte, tanto forte da sentir quasi una lacerazione, le aveva riempito gli occhi di lacrime.
Delia aveva scostato con gentilezza e fermezza Fulvio e la sua passione, lasciando che le lacrime scendessero incontrollate a rigarle il volto.
– Non posso. Perdonami. Non ce la faccio. Sono innamorata di un altro.
Fulvio aveva dimostrato di possedere ognuna di quelle caratteristiche che l’avevano attratta e con intelligente, sensibile ironia aveva ribattuto:
– Finisce sempre così… io sono un buon amico. Dai racconta!
Delia s’era ritrovata a parlare di Luca sdraiata accanto a Fulvio su quel letto che avrebbe dovuto cogliere i loro orgasmi.
Nelle settimane successive, alle domande di Luca su come fosse andato l’appuntamento con Fulvio, Delia aveva continuato a rispondere:
– Ti racconterò al nostro prossimo incontro, non mi va di parlarne al telefono o con un messaggio.
Intanto si interrogava. Raccontare a Luca la sequenza reale dei fatti? Narrargli del coito interrotto prima d’avere inizio, delle lacrime, del cuore impazzito? Perché no? decise infine.
Il tempo trascorse fino a condurli ad uno degli ormai numerosi loro ritrovarsi.
Nel letto, dopo il sesso, Delia era pronta ad una decina di minuti di silenzio, tanto duravano in genere i momenti di riposo di Luca. Invece lui la sorprese chiedendole di raccontargli l’incontro con Fulvio.
Delia raccontava, Luca ascoltava.
Luca taceva, Delia respirava appena.
Il silenzio aveva ormai saturato ogni angolo della stanza quando Luca disse:
– Ogni lasciata è persa.
Delia tacque. Si alzò e si diresse verso la cucina.
Luca pensò che andasse a bere un bicchier d’acqua e per qualche istante persino Delia ne fu convinta…
Ora cerca di regolarizzare il respiro. Deglutisce illudendosi di poter spingere verso il posto che gli compete il cuore che le pulsa in gola.
Deve girarsi verso sinistra. Deve guardare Luca. Deve farlo.
Si volta lentamente e osserva il volto esangue, gli occhi sbarrati, la macchia rossa che va allargandosi sotto il suo corpo… il grosso coltello da cucina che gli sporge dal petto.
Amore, passione, rabbia… rosso…
“Ogni lasciata è persa”… forse sarebbe stato meglio il silenzio.

Votalo!

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Faccio fatica a stare in equilibrio a sfumare i colori a tracciare una mediana. Sono un'estremista! O mi esalto o mi abbatto. Non mi arrabbio, mi incazzo di bestia e spacco tutto! Non provo affetto, amo con passione! Non faccio conoscenza, stringo rapporti! Per me le cose o sono bianche o sono nere. Non conosco mezze verità mezze misure mezze tinte. Eppure credo nel compromesso, nei punti d'incontro e in quelli di vista. Cerco di cogliere ciò che non mi appartiene. Adoro la diversità e l'omologazione mi uccide. Sono polemica e accomodante in egual misura, dipende da argomento persone momenti... Soprattutto sono sempre me stessa, ma non sono mai la stessa. Per me non è incoerenza, è vita!

12 COMMENTI

  1. e un’unica stellina? mi spiace Franco di non incontrare più e da tempo i tuoi gusti…

  2. Hai raccontato la passione con garbo, questo mi è piaciuto molto, hai saputo mescolare il tono aulico alla debole carne.
    Qualche pecca tecnica: perdona la schiettezza, ma “agirli” è davvero una brutta parola; inoltre cominci col tempo presente e prosegui col passato, poi nel finale torni al presente. Occhio ai dettagli.
    Il finale è stato bello, ma un po’ esagerato: lei è innamorata di Luca, ed è chiaro, ma che la sua passione si spinga fino a quel punto… meno.

    4/5

    4/5

    5/5

    4/5

    3/5

    • Ciao! Non sono solita rispondere ai commenti se non con un “grazie” e poco più, ma le tue parole mi spingono a puntualizzare quanto evidentemente, e me ne spiace, non si coglie nel racconto.
      L’uso dei verbi non è un errore, né un caso. Il racconto è circolare. Comincia nel presente, si sviluppa nella narrazione del passato e si chiude nel presente.
      Non è la passione a portare all’omicidio, bensì la rabbia.
      “Agirli” l’ho scelto, soppesato e accuratamente inserito perché, a mio parere, è il verbo che meglio esprime il portare in azione qualcosa che si è a lungo pensato.

      • Ti devo delle scuse perché nella fretta di leggere non avevo colto che era un omicidio, avevo pensato a un suicidio. Quindi ritiro quanto detto, è perfetto.
        Sui tempi verbali: giusto il ragionamento, personalmente sarei tornato al presente qualche riga prima.
        Le mie sono opinioni, prendile come tali 🙂

  3. A me il tuo stile piace sempre. Leggerti è un piacere, sei dannatamente vera. Tutte le stelline.

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    • Grazie Ale! Mi piace “dannatamente vera”!!! Non so se mi piace di più il “dannatamente” o il “vera”… adoro entrambi i termini! ☺️

  4. Mi ha davvero affascinato la circolarità del racconto – peccato che questo aspetto non sia stato colto, e peggio ancora scambiato per pecca tecnica, proprio da chi ha usato la tecnica del flashback nei suoi due racconti, ma usata a mio vedere più con un indirizzo mutuato, e limitato, al mondo cinematografico (dissolvenza in nero e assolvenza) che narrativo.
    La storia avvolge il lettore e lo stravolge nel finale, e sinceramente non ci vedo nulla di strano nè di forzato, anzi, è così maledettamente baudelairiano… con una spruzzata di sano sarcasmo 🙂
    “[…]
    Crapuloni che nulla mai scompone,
    simili a fredde macchine di ferro,
    proprio mai, né d’estate né d’inverno,
    han conosciuto davvero l’amore,

    con tutti i lugubri suoi incantamenti,
    e la sequenza di allarmi infernali,
    le lagrime, le velenose fiale,
    le ossa e le catene strepitanti.
    […]”

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

  5. Stupendo il finale che non mi aspettavo minimamente. Tolgo qualcosina alla trama, forse semplicemente perché ne avrei voluto di più o più dettagli.

    4.5/5

    5/5

    5/5

    3/5

    5/5

  6. Tutte le stelline per te! Bello lo stile, arricchito dalla struttura circolare del racconto che anche io ho apprezzato molto, e davvero avvincente la trama.

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

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