Non da sola -

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Era ora di fare una doccia. Dopo la notte passata a fare baldoria e le poche ore di sonno avevo assolutamente bisogno di lavarmi via il sudore prima di ripartire.
Il bagno era veramente immenso, come tutte le altre stanze della casa. Avevamo fatto un affare a prenderlo in affitto per così pochi spiccioli, peccato che non potessimo rimanere di più.
L’unica pecca era che non c’erano chiavi. Nessuna serratura di nessuna stanza si poteva chiudere, compresa quella del bagno. Nei tre giorni passati lì dentro non era stato un problema per noi, nonostante fossimo quattro ragazze e cinque ragazzi. Siamo molti rispettosi gli uni degli altri e non ci siamo mai fiondati nelle stanze più pericolosamente intime senza prima bussare.
Il problema era invece che quella mattina era già arrivato il padrone di casa. Con la scusa di dover sistemare delle cose in giardino, si aggirava silenzioso tra le stanze per vedere che tutto fosse a posto. Quell’uomo sulla sessantina mi inquietava parecchio e più di una volta l’avevo notato fermo a fissarmi, sia il giorno del nostro arrivo che in quelle ultime ore prima della nostra dipartita.
Non volevo chiudermi in bagno con lui nei paraggi, temevo che potesse decidere di farmi una brutta sorpresa. Le altre ragazze erano tutte già uscite mentre io mi ero ridotta a prepararmi all’ultimo minuto. Quindi decisi di chiamare Dani, l’unico che avevo visto essere ancora in giro.
Mi sentivo un po’ in imbarazzo, non c’era mai stato niente tra noi e l’idea di farmi vedere nuda non mi faceva impazzire di gioia ma lo preferivo di gran lunga alla possibile comparsa del proprietario. Sicuramente non avrebbe avuto il coraggio di entrare se avesse visto che c’era un altro uomo con me. Infatti, non appena Dani mi raggiunse, passò lungo il corridoio e sbirciando all’interno mi gelò con lo sguardo.
Io, decisamente sollevata, iniziai a spogliarmi senza dire una parola e appoggiai in maniera ordinata i miei vestiti sul mobile del lavandino. Poi, senza voltarmi, feci scorrere il vetro della doccia, e non appena l’acqua raggiunse una temperatura di mio gradimento mi ci infilai sotto. Anche la doccia era proporzionata al resto della casa, era talmente spaziosa che ci sarebbero potute stare tranquillamente tre persone insieme.
Mi versai un po’ di bagnoschiuma fra le mani e cominciai a insaponarmi. Non mi ero ancora girata e non sapevo cosa stesse facendo Dani ma lo scoprii ben presto quando sentii il rumore del vetro scorrere dietro di me e percepii una presenza alle mie spalle. Due mani si appoggiarono sulla mia pancia e guardandole capii subito che era lui. Non dissi nulla. Continuai invece a toccarmi dappertutto per non lasciare scoperto nemmeno un centimetro di pelle. Lentamente sentii il suo corpo farsi sempre più presente e aderire completamente al mio, il suo mento appoggiato sulla mia spalla sinistra mi bloccava ancora di più.
Quando percepii che il suo pene si stava indurendo il mio cuore iniziò ad accelerare e avvampai fra le gambe. Ma ancora non aprii bocca e nemmeno lui osò proferire parola. Le mie mani iniziarono a percorrere il mio corpo più intensamente, a frugare fra i miei seni, a inserirsi tra le sue dita salde al mio ombelico, a cercare un vano tra le mie profondità e a sfiorarmi il collo stendendo i gomiti verso l’alto per dare spazio al mio petto bramoso di attenzioni. Lui non sganciò la presa e in risposta ai miei movimenti iniziò a premere sempre di più col bacino e a chiudere le labbra sul mio collo, da una parte e dall’altra.
L’acqua che continuava a battermi imperterrita sulla testa amplificava ogni mia sensazione isolandomi dalla realtà. Sentivo solo le curve del suo corpo che appoggiato al mio cercavano di annullarsi mentre la mia eccitazione cresceva sempre di più. Gli afferrai una mano e la guidai lentamente sul mio sesso bagnato d’acqua e di me. Cominciò a perlustrarlo e sfregarlo aumentando sempre più il ritmo. Su e giù, su e giù, su e giù. Ormai non capivo più niente, non ero più conscia di ciò che stava accadendo. Dovetti appoggiare le mani contro la parete di fronte a me e allungare la schiena in avanti per trovare un po’ di respiro quando lo sentii entrare violentemente e gemere di piacere. Il suo avanti e indietro profondo mi rubava un grido a ogni colpo finché mi abbandonai completamente a lui.
Non so quanto sia durato. Ma nel momento in cui serrai il rubinetto e finalmente mi girai per toccargli il petto vidi chiaramente la porta chiudersi…

Votalo!

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