naufrago 4.38/5 (2)

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Niente, in quell’isola non c’era niente da mangiare. Alfred l’aveva girata in lungo e in largo ma non aveva trovato nulla di commestibile, solo alberi e vegetazione e zanzare grosse come canarini. Neanche una cazzo di lucertola.
Attraversò la spiaggia ed entrò in acqua sino alle ginocchia. Il mare era dappertutto. Nessuna nave in arrivo, nessun aereo all’orizzonte.
“Bastardi! venite a prendermi!” Urlò al cielo, con le lacrime agli occhi.
Pianse per bel pezzo, imprecando e picchiando pugni sull’acqua.. Quando si fu calmato, Alfred uscì dall’acqua e a passi lenti andò verso la capanna di legno. Calvin, di fronte ad un fuocherello, lo vide arrivare e alzò una mano in segno di saluto. Nell’altra mano teneva uno spiedo con infilato un grosso pesce arrostito.
Alfred non rispose al saluto, giunto alla capanna si lasciò cadere pesantemente sulla sabbia.
“Trovato niente?”. Chiese Cavin. Senza attendere la risposta diede un grosso morso al pesce, strappandone una abbondante porzione di carne e iniziò a masticare.
“Niente”. disse Alfred.
Calvin fece una risatina, scuotendo la testa.
“Certo che sei proprio sfortunato”. Disse: “Naufrago in un isola deserta, dove non c’è niente da mangiare a parte pesce, e a te non piace”
“Sono allergico al pesce.” Rispose Alfred per la milionesima volta. Aveva una grave forma di allergia a tutti i tipi di pesce. Solo mangiare un piccolo crostaceo gli poteva causare uno shock anafilattico mortale.
“Sarà!” Boffonchiò Calvin, tutto assorto dal suo cibo: “Tra morire di fame e morire con la pancia piena, io saprei cosa scegliere”. Quindi sputò una lisca dentro il fuoco.
Alfred osservò l’uomo. Si domandò che cosa aveva combinato di così terribile nella vita per essere punito in questo modo. Finire i suoi giorni in compagnia di un bifolco arrogante e stupido, che non solo non comprendeva la gravità della situazione, ma sembrava quasi godersela, neanche fosse alloggiato in un villaggio turistico.
Alfred tirò vicino a sé la sua valigia, che era miracolosamente riuscito a recuperare tra le onde. Fece scattare i due ganci e la aprì: passò delicatamente le dita sul tessuto del frack, sul colletto della camicia bianca, sulle scarpe in pelle da tip tap. Gli si strinse il cuore, pensando che un grande talento come il suo finito così ingloriosamente. Richiuse la valigia. Un crampo di fame gli attanagliò lo stomaco lasciandolo senza respiro. Cadde con la faccia dentro la sabbia, stringendo i denti per non urlare.
“Tutto bene?”. chiese Calvin, spruzzando dalla bocca pezzi di pesce. Alfred non disse nulla. Guardò quell’uomo a petto nudo, con un cappellino di foglie intrecciate in testa, la barba rossiccia lunga e ispida e lo trovò mostruoso e grasso e obeso e odioso e ben in carne e insensibile e molto molto molto…
Succoso.
Appetitoso.
“Perchè mi guardi?” chiese Calvin gettando i resti del pesce alle sue spalle.
“Niente, io…”
“Vuoi mangiarmi?”
“Ma cosa ti viene in mente!” Rispose Alfred “Io non ho mai pensato di…”
“Vorresti farmi secco, per poi cuocermi ben bene, e farti una bella scorpacciata di Calvin, vero?” disse l’uomo sorridendo. Da sotto la sabbia prese un coltello rudimentale composto da una pietra accuminata legata ad un pezzo di legno. Lo fece saltare da una mano all’altra.
“Ti ho mai detto che lavoro faccio?”
Albert disse di no, con un filo di voce.
“Sono un macellaio, e anche piuttosto bravo. Mentre tu eri in giro a cercare del cibo io mi sono fatto questo piccolo coltellino. Non è granchè, ma potrei comunque ammazzarti in pochi minuti, senza problemi.” Calvin emise una sonora risata, poi riprese a parlare: “Ma io amo il pesce, e quindi non ci sono problemi. Quindi, ecco cosa faremo, caro il mio ballerino di tip tap: adesso tu prendi la tua valigia e te ne vai lontano da me il piu possibile. Adesso. Ci siamo capiti?”
Calvin guardò negli occhi Albert. Non sorrideva più.
“Se ti rivedo, ti uccido.” Disse “E poi ti mangio.”
Albert fece cenno di aver capito, prese la valigia e senza voltarsi iniziò ad allontanarsi dal rifugio. Camminò per un po’ sulla riva, strisciando i piedi nella sabbia,I crampi della fame sempre più forti. Vide le scaglie del pesce luccicare sotto lo scintillio dell’acqua, vicino alla riva. Un enorme e prelibato pesce. Entrò in acqua, lentamente, procedendo con cautela. Immerse il braccio nell’acqua e arrivò quasi a toccargli la coda, portò le mani fino a sotto le branchie e con un gesto fulmineo le strinse intorno al pesce, lo estrasse dall’acqua lanciandolo alle sue spalle, sulla sabbia.
Uccise l’animale colpendolo con una pietra in testa. Iniziò a mangiarlo, lentamente, metodicamente. Rimase per un pò seduto sulla sabbia, guardandole onde infrangersi sulla riva, quindi si rimise in piedi ed entrò nella foresta. Continuò a camminare per molto tempo, con le zanzare che facevano scempio di lui. Albert non le sentiva neanche, perso nei suoi pensieri. Sentiva la gola gonfiarsi, la testa gli girava mentre il cuore batteva veloce, ma non gli importava.
Giunto ad una radura, vide un enorme tronco d’albero cavo. Albert lo osservò per un po’, quindi aprì la valigia.Indossò la camicia, il frack e le splendide scarpe da ballo. Salì sul tronco d’albero, fece un mezzo inchino verso il pubblico, e al ritmo della musica che gli girava in testa iniziò a ballare il tip tap.

Votalo!

2 COMMENTI

  1. mi è piaciuto questo racconto perché mi ha sorpreso non è a lieto fine ma nemmeno tragico e poi il tipo di scrittura è molto diretto, va al dunque senza tanti giri di parole.
    Bella l’idea dell’allergia.
    CIAO.

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