Menagramo (Anime Salve di De Andrè) 4.9/5 (5)

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L’ultima cosa che il ragioniere si sarebbe aspettato quella mattina, uscendo di buon’ora, era vedere un gatto nero attraversargli la strada.
“Ma come? Siamo sempre stati molto attenti in paese a controllare che non ce ne fossero. E adesso come faccio? Torno indietro e arriverò tardi al lavoro. Per forza. Non ho scelta. Devo dire al maresciallo di organizzare al più presto una caccia al gatto nero”. Borbottando, il ragioniere si strinse nel bavero del cappotto e tornò sui suoi passi.

Dopo un paio di settimane, il dottore fu chiamato d’urgenza nel cuore della notte per un parto difficile. Mentre guidava a velocità sostenuta, d’improvviso si trovò di fronte uno scheletro umano sdraiato sull’asfalto. Per evitarlo sterzò bruscamente, perse il controllo del veicolo e andò a sbattere contro un albero. A nulla valsero il corno rosso, appeso allo specchietto retrovisore, e i santini sul parabrezza. Riavutosi dal colpo della strega, ritornò al punto in cui aveva visto nitidamente la macabra figura, ma lo scheletro era scomparso. La strada era libera. Rimase per diversi secondi immobile dallo sbigottimento, poi si affrettò a casa del contadino. Per fortuna, gli agnellini nacquero sani e salvi, pur essendo due: numero sfigato.
«Mi dispiace del ritardo ma ho avuto un incidente per colpa di uno scheletro sulla strada. Da non crederci. Ho ancora i brividi», esclamò il dottore, il terrore negli occhi.
«Uno scheletro? Oh, madonna mia! Ma lo sai che, qualche giorno fa, il parroco ha trovato l’altare quasi completamente sommerso di sale e ha dovuto fare un rito speciale, ritardando la celebrazione della messa? La cosa inquietante è che era un tipo di sale che in paese non usa nessuno. Aveva un colore ambrato…», aggiunse il contadino, mentre accudiva gli agnellini.
L’autorevole dottore rispose: «Sarà stato il sale integrale. Sciuri, credo che si chiami il sale integrale che si trova allo spaccio fuori del paese. Beh, strano davvero».

La sera, in piazza, il ragioniere, il dottore, il contadino e il maresciallo si ritrovarono a chiacchierare, come erano soliti fare prima di cena.
«Siamo un paese di poche anime e non intendo sopportare altri malefici. Dobbiamo fare qualcosa per salvarci. Domattina andiamo dal sindaco», propose il ragioniere, risoluto.
«Sì, andiamo. Insieme valuteremo questa deplorevole situazione».

Non aveva mai sofferto di un attacco così grave. Non riusciva a staccarsi dalla tazza del cesso. E da lì a mezz’ora sarebbero arrivati i suoi amici e compaesani per la riunione straordinaria.
«Qui il problema sta diventando serio. Un paese come il nostro, patrimonio dell’umanità, in preda a una maledizione simile. Perché di questo si tratta. Non ci sono dubbi», disse il dottore.
«Ma sindaco, non si sente bene?» chiese il maresciallo, spaventato dal colorito giallognolo sul viso del primo cittadino.
«Ho dei crampi fortissimi alla pancia. Non me li so spiegare. Non ho mai sofferto di dissenteria prima», rispose il sindaco seduto sul bordo della sedia, in posizione di partenza per il gabinetto.
«Ecco. Anche questo dimostra che siamo anime dannate. Quello che non capiamo, sindaco, è perché solo nelle ultime due settimane si sono concentrati così tanti episodi inquietanti», ribadì il contadino.
Il maresciallo dei carabinieri, colto da un’intuizione geniale, chiese a bruciapelo: «Scusate, ma quando abbiamo cacciato Filippa dal paese?».

Filippa era una donna particolare: rimasta orfana in tenera età, aveva vissuto in completa solitudine alla periferia del paese. Vestiva sempre di nero e, spesso e volentieri, parlava da sola. Per questo tutti la evitavano come la peste, considerandola una iettatrice, e lei ne soffriva tanto. Non aveva amici e la depressione se la sarebbe portata via, anche se amava la vita con tutte le sue forze, se non fosse stato per il farmacista, che tutti in paese chiamavano “lo scienziato pazzo”. Spirito bizzarro e illuminato, era l’unico che aveva preso le difese di Filippa, tentando invano di convincere quelle anime ignoranti che la superstizione era una cosa stupida e che Filippa non era una menagramo. Il malaugurato caso volle che il farmacista morisse anzitempo, con grande dolore di Filippa che gli era molto affezionata e che, da allora in poi, subì le vessazioni più tremende, fino a venire confinata in una stamberga lontana chilometri. “Ricordati, Filippa, che le persone superstiziose non si affrancheranno mai dalla loro schiavitù. Si possono semmai aggirare sul loro stesso terreno”: le ultime parole del suo unico amico stampate nella mente, Filippa aveva deciso di non subire più.

«Tre settimane fa circa, perché?» chiese il sindaco.
«Perché, guarda caso, le sventure sono iniziate due settimane fa. Ecco, le ho elencate qui» disse il maresciallo, mostrando gli appunti che aveva diligentemente compilato. Poi continuò: «Non vi sembra curioso? Forse abbiamo commesso un errore di valutazione. È strano, ma allontanare Filippa ci ha scatenato la sfortuna, invece di preservarcene. Converrà farla ritornare, se vogliamo salvarci dalla jella», concluse il maresciallo.
Gli altri si rassegnarono all’evidenza dei fatti e, loro malgrado, acconsentirono.

Magra e pallida, le sopracciglia alla Frida Kahlo, Filippa si aggirava, canticchiando, per la sua nuova casa al centro del paese. Dopo aver finito di sistemare per bene tutto, mise il guttalax e le altre medicine nell’armadietto e uscì sul balcone che dava sulla piazza del paese, annaffiò i ciclamini fioriti, che aveva portato con sé, e si appoggiò alla ringhiera per godersi il passeggio, la sigaretta fumante tra le dita. Il dottore e il ragioniere le fecero un cenno cordiale di saluto e lei ricambiò, gli occhi gonfi di gioia.
All’imbrunire rientrò, accese il camino e si accinse a preparare la cena. Mise su un soffritto e, una volta rosolato, buttò il pollo, aggiunse del vino e poi un po’ d’acqua per completarne la cottura. Coprì la pentola e si andò a rilassare sul divano.
«Morticia, dove sei? Vieni da mammina tua». Sentendo la dolce voce di Filippa, una bellissima micia tutta nera fece il suo sculettante ingresso nel salotto, saltò in grembo alla sua padrona e furono coccole d’amore allo stato puro.
Quando il pollo fu pronto, Filippa condì l’insalata: olio, aceto e sale integrale Sciuri, il suo preferito. Aveva l’acquolina in bocca. Mescolò l’insalata con la tibia del suo adorato farmacista, che aveva voluto tenere per ricordo dopo aver riposto lo scheletro ispiratore nella sua eterna dimora, e gustò la cena più squisita della sua vita.

Votalo!

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Rossella Cirigliano nasce a Pinerolo nel 1967. A sei anni si trasferisce con la famiglia a Roma dove completa gli studi linguistici, specializzandosi poi in traduzione letteraria. Nel 1993 collabora alla stesura del libro “Scrittori in Cina” edito da Manifestolibri e, successivamente, pubblica traduzioni di articoli di saggistica e racconti su riviste letterarie, StudiLovecraftiani in particolare. Gioielli da Brivido e Mistero, Fantasmi, Horror e un pizzico di Humour sono le sue prime raccolte di storie di suspense di autori classici da lei scelte e tradotte. La più recente (2017) è Sagome Nere, una raccolta di racconti di Marshall Moore, autore americano contemporaneo. Oltre all'attività di traduttrice, ama scrivere racconti brevi. L'Undicesima Porta (2016) è il suo primo romanzo giallo, la cui stesura è stata divertimento allo stato puro. Ma bisogna pur campare! E allora la mattina lavora in un museo e il pomeriggio insegna inglese. Nel tempo libero, tra una paturnia e l'altra, si concede qualche viaggio,  il cinema, il teatro e qualche concerto con o senza la sua adorata bimba di venticinque anni.

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