Matilde -

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Gli inviti erano stati spediti con un mese d’anticipo sulla data dell’incontro. Com’era avvenuto negli anni precedenti.
Gu Chen, che li imbustava personalmente, aveva preso a considerare la serata che organizzava la sua padrona Matilde come una felice ricorrenza, alla stregua del Natale.
“Tutto ciò che deve accadere, accade” era solito dire, e ineluttabile giunse quel giorno.
Dei trenta invitati a Villa Brueghel, se ne presentarono venti. Ad accoglierli sul vialetto d’ingresso due parcheggiatori in livrea blu.
– Non pensavo fosse una festa in maschera – disse Luca consegnando le chiavi della propria Punto.
– Matilde ama questa pomposità, più di ogni altra cosa – commentò un altro invitato, uscito dall’ombra di una quercia secolare che i lampioni non riuscivano a violare.
– Io sapevo che più d’ogni altra cosa amasse fare le pompe!
– Anche – ammise sghignazzando – come darti torto! Piacere di conoscerti, Fausto – si presentò tendendogli la mano, e salì con lui la scalinata che terminava in un colonnato.
Furono condotti in un ampio e sfarzoso salone. Dentro c’era chi stava comodamente seduto e chi si serviva da un ricco buffet. Luca e Fausto presero due flûte di champagne.
– Siamo solo uomini qui dentro? – notò Fausto con disappunto.
– Per l’esattezza, venti – rispose Luca.
– Li hai contati?
– Contare le cose è la mia mania.
– Conti anche i colpi che dai alla tua donna? – rise Fausto mimando la copula con due secchi movimenti del bacino.
Luca sorrise.
I minuti passavano scanditi da una pendola d’epoca.
Allo scoccare della mezzanotte, da un’ampia porta a vetri, Gu Chen entrò in sala seguito dalla sua padrona Matilde. Tutti, uno dopo l’altro, si voltarono verso lei. Il silenzio si erse totemico nel salone e Gu Chen si adombrò su una sedia che pareva sparire sotto la sua mole.
Matilde avanzava verso il centro della sala, lentamente, stretta in un completo di latex che donava maestosità alle sue forme. Il labbro inferiore della sua larga bocca sopravanzava come uno sprinter sul traguardo, dandole un’aria imbronciata e austera. I suoi occhi, scuri e profondi come pozzi, non tralasciarono un affondo per nessuno degli ospiti. Con lesto gesto del capo scostò dal viso i lunghi capelli, poi, col mento prominente di chi si appresta a dare un ordine, disse:
– Benvenuti, miei cari, sono lieta di vedervi. Immagino vi sarete chiesti perché vi ho invitato qui, oggi, dopo tanto tempo. Per qualcuno sono passati mesi, per altri poche settimane. Non voglio dilungarmi e vi dirò subito che siete qui perché io possa scegliere tra voi l’amante dell’anno.
Gli inviati si guardarono l’un l’altro, con più attenzione.
– Sì, ognuno di voi è stato, nell’anno appena passato, mio amante. E questa sera uno di voi sarà proclamato amante dell’anno.
– Che stupidata – sfiatò uno dei venti.
– Che sia chiaro subito – riprese stizzosa Matilde, che mal tollerava d’essere interrotta – non avete nessun obbligo verso di me, quindi, se qualcuno vuole andarsene, se non si sente all’altezza, è libero di farlo. Ora.
Nessuno si mosse. Matilde sapeva bene quali corde pizzicare per usare un maschio a proprio piacimento.
– Bene – disse – Procediamo: giù calzoni e mutande, signori!
Qualcuno cercò nello sguardo altrui la stessa pudicizia che tentava di nascondere. Il primo a obbedire fu Fausto. Goffamente, uno dopo l’altro, restarono tutti col culo di fuori.
Matilde li mise in riga. Come un generale che passa in rassegna la truppa, cominciò a soppesare i testicoli di ognuno. Davanti a Simone, cronico lettore di Welsh che riusciva a godere solo nella posizione della “reverse cowgirl” tanto cara a Sickboy, Matilde si soffermò amorevolmente, accarezzando a lungo le sue palle enormi con entrambe le mani.
Quello che Matilde voleva era il cazzo giusto.
Terminata l’ispezione, lì confrontò per bene.
La truppa offriva diverse varietà: il tozzo e massiccio, il lungo, lo sfilato, quello curvo su se stesso come il Pensatore di Rodin, quello dalla cappella enorme e violacea come un fungo velenoso, quello dalla punta aguzza come uno stiletto.
Sembrava stranamente indecisa. Poi indicò Luca. Fausto gli dette di gomito.
– Seguimi – disse lei, aggiungendo – Gli altri possono andare.
Lui ebbe la premura di rivestirsi, poi la seguì.
Gu Chen congedò gli altri e sparì nella stanza comunicante con la camera di Matilde.
Rimase al buio, in silenzio, dietro il vetro a specchio, mentre i due scopavano feroci.
Luca montava da tergo Matilde, ansimando insieme a lei, così tanto da coprire il flebile suono della katana che veniva sfoderata. La sua testa rotolò fino ai piedi di Gu Chen mentre Matilde restava delusa ancora una volta.
– Perché! Perché? – urlava disperata mentre il corpo di Luca rovinava inerte sulle lenzuola.
– Perché la mantide può farsi la sua più grande scopata quando il maschio viene decapitato e io no! Perché?
Piangeva Matilde, e a Gu Chen procurava dolore.
– Non pianga Padrona.
– Piango perché sono cattiva, Chen, cattiva… però tu rimarrai con me, vero?
– Sempre, Padrona.

Votalo!


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Ho lavorato per vivere e far vivere i miei, tanto che io e i miei non abbiamo troppo sofferto, sono rimasto quello che voi chiamate onesto. Poi il lavoro è mancato e con la disoccupazione venne anche la fame! È allora che questa grande legge della natura, questa voce imperiosa che non ammette repliche, l’istinto della conservazione, mi spinse a commettere i crimini e i delitti di cui mi riconosco l’autore.

9 COMMENTI

  1. lettura scorrevole, la trama fa molto “eyes wide shut” ma con una donna al vertice… questo dona originalità! …assonanza casuale quella tra i nomi matilde-mantide? 🙂

    • la casualità è nella vita, non nei racconti 😉
      confessione: ci credi se ti dico che non ho mai avuto la voglia di vedere Eyes wide shut, nonostante sia di Kubrick 🙂 sarà dovuto al fatto che non apprezzo Nicole Kidman? 😀

  2. Eyes wide shut è uno dei film più brutti che abbia mai visto, ma ammetterò che è venuto in mente anche a me leggendoti.
    Ciononostante il racconto ha un suo bel ritmo e il finale affatto scontato lo esalta.

  3. Oh, grazie per aver messo un po’ di peperoncino al contest, avermi divertito, intrigato e fornito una buona idea per le selezioni 2017/2018 😀
    So che puoi spingerti oltre, lo considero un incontro di riscaldamento 😉

  4. risposta collettiva alle ultime tre commentatrici:
    innanzitutto grazie per la lettura e i commenti.
    penso che a questo punto dovrei superare la mia avversione per Nicole Kidman e guardare il film, anche se Giovanna lo giudica uno dei più brutti che ha visto, e tendo a tenere in grande considerazione il suo giudizio 😉
    il finale doveva essere diverso: il limite delle 5000 battute non mi ha perpesso di andare oltre.

    Ne approfitto per chiedere, ufficialmente, alla Fondazione, che indichi almeno quota di tollerabilità nel caso un testo superasse tale limite. Anche perchè, pur considerando corretto dare l’opportunità di rieditare un testo che va oltre il limite richiesto dal concorso, lo si dovrebbe fare ribaltando voti e commenti che erano stati inseriti nel post originale: starà poi a chi ha votato, e commentato, modificare voto e/o aggiungere un nuovo commento qualora la riduzione del testo abbia apportato significativi miglioramenti al racconto… tutto questo per correttezza anche verso chi legge e commenta 🙂

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