LO SPARO 3.56/5 (9)

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Erano le tre del mattino quando la moto si fermò.
Tony allungò un braccio. E sparò. Il pallino rosso di plastica tremolò nell’aria poi cadde a terra, innocuo come una mosca.
Una donna lungo il viale si coprì la faccia con le mani. Quando si voltò a guardare, la moto aveva lasciato solo un boato dietro di sé.
Mirko, piegato sul manubrio, la schiena tonda e liscia sotto la giacca di pelle scura, guidava a tutto andare. Seduto dietro di lui, Tony urlava.
– Fatevi avanti, figli di puttana!
Le sue grida tagliavano il buio, in quella notte umida e fredda.
Mentre la moto correva, Tony puntò la pistola. Sul marciapiede, una ragazza dalla pelle color tabacco e orecchini a cerchio camminava avanti e indietro sui tacchi alti, e oscillava.
Dalla pistola partì un altro pallino di gomma rossa. La ragazza sentì lo sparo e vacillò. Gridò qualcosa poi tolse una scarpa e la lanciò contro la moto. Intanto, Mirko e Tony erano già lontani.
Il freddo stava mettendo Milano a dura prova. Un’aria color del ghiaccio si posava sui palazzi, sugli alberi, sulle strade. A quell’ora della notte, in quella gelida notte, la città restava ferma. Silenziosa. E buia.
Lanciata a quella velocità, la moto aveva rotto il buio e bucato quel riposo innaturale. Poi esaurì la sua corsa alla fine della strada, dove il solito bar aveva l’insegna al neon rotta.
Il locale era mezzo vuoto. Tony teneva tra le dita una sigaretta spenta, poi l’accese. E fanculo se non si può fumare! Mirko tirò su col naso. E guardò intorno.
Un uomo sulla sessantina, capelli unti e grigi, palpava il sedere di una ventenne con le unghie rosse.
Mirko ordinò una birra chiara, Tony buttò giù whisky da quattro soldi. E sbirciò la porta semichiusa della sala interna. Una lampada alogena illuminava un tavolo da biliardo. Un ragazzo, con capelli lunghi e un drago tatuato sul braccio, mandava in buca una bilia blu. Vicino a lui, una ragazza con gli occhi dipinti di nero ballava muovendo le anche. Il piercing all’ombelico lanciava bagliori.
Tony pensò che un pallino di gomma rossa si sarebbe incastrato a meraviglia in quell’ombelico tondo. Accarezzò la pistola e indugiò sul calcio.
Mirko terminò con un sorso la birra. – Andiamo Tony, è tardi. E fece un gesto vago.
Nel frattempo, l’uomo sulla sessantina e la ragazza ventenne avevano raggiunto l’uscita.
Tony e Mirko montarono in sella con un balzo. Tony puntò la pistola e sparò. Il pallino di gomma rossa colpì l’uomo sulla sessantina in piena faccia. Un rivolo di sangue colò sulla guancia. La ragazza ventenne gridò.
Le urla furono coperte dal rombo della moto, intanto Mirko e Tony erano già lontani.
Mirko accelerava, piegato sul manubrio, la schiena tonda come guscio di tartaruga. Tony stringeva le gambe contro la moto e lasciava libere le braccia. Come un uccello che ci pensa bene prima di volare.
D’improvviso, un camion della nettezza urbana s’infilò sul viale e proseguì piano.
Tony tese la pistola e un pallino di gomma rossa partì verso un netturbino.
Al suono dello sparo, l’uomo si nascose dietro un bidone. E prima che potesse fare qualcosa, Mirko e Tony erano già lontani.
La moto volava tra le onde della notte. Una notte fredda e buia come tutte le altre notti d’inverno, a Milano.
Poco a poco, il cielo scuro si sfrangiò e il giorno avanzò gelido.
Mirko fermò la moto ai bordi del parco.
– Dobbiamo smetterla, Tony.
– Smettere cosa?
– Questa vita. Guardati intorno, cosa vedi?
– Cazzo vedo, Mirko. Il nostro parco, la nostra città.
– Fanculo! Sposerò Anna. Cambierò vita. Lavorerò.
– Anna? Nemmeno ti vede, quella.
– La sposerò e sarai tu a non vedermi più in questo parco del cazzo.
Tony fumava con bramosia. Mirko fissava il sole piccolo e tondo nel cielo bianco.
E mentre il giorno li lasciava in quel parco, gettati a terra come sacchi vuoti, la notte li trovava ancora in sella alla moto.
Le mani di Mirko stringevano il manubrio. Il braccio di Tony tremava prima di sparare.
Un pallino di gomma rossa uscì deciso dalla pistola ma presto si perse nel buio.
Un metronotte tentò la fuga, poi ci ripensò. Voleva rispondere al fuoco ma Mirko e Tony erano già lontani.
Mirko accelerava e Tony apriva le braccia, la pistola nella cintola pronta a un nuovo sparo.
Mirko andava avanti, senza rallentare. Tirò dritto fino al parco. E lì si fermò.
Tony guardava la pistola come la vedesse la prima volta. Era fredda e lucida. Appoggiò la schiena contro un albero e tese le braccia in avanti.
Mirko strizzò gli occhi. – Andiamo a sparare due colpi.
Tony avanzò di tre passi. – Sparami un proiettile addosso!
Mirko rise a bocca aperta. – Ma è soltanto un fottuto pallino di gomma!
Tony allargò le braccia. – Spara, cazzo. Spara!
Mirko afferrò la pistola. Era pesante. E fredda. Troppo pesante e fredda.
Puntò verso Tony. Sorrise a labbra strette. E sparò.
Tony cadde a terra. La testa in una pozza di sangue.
Mirko lasciò andare la pistola. – Tony, alzati! Che scherzo del cazzo è questo!
S’inginocchiò accanto all’amico. – Alzati!
Tony non si alzò.
Morì sul colpo, poco prima dell’alba.

Votalo!

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Due autrici che da qualche tempo scrivono a quattro mani. Sia individualmente che insieme hanno vinto alcuni concorsi letterari (GialloMilanese, Formiche rosse, Keltia, Milano sud, Trifolium, Pragmata ecc.). Pubblicato racconti per GBaby (ed. San Paolo) e poesie e filastrocche per guide scolastiche. Pozzo ha inoltre pubblicato il libro per ragazzi "Sulle ali della colomba".

15 COMMENTI

  1. Buono l’inizio. Buono lo stile. La trama e il finale mi hanno delusa.

    3.5/5

    5/5

    5/5

    2/5

    2/5

  2. Racconto dallo stile scorrevole che però si esaurisce in un semplice elenco di bravate da parte di due delinquenti. Non ho capito una cosa: ma si trattava davvero di innocui pallini di gomma? E se sì, perché Tony muore?

    4/5

    5/5

    5/5

    3/5

    3/5

    • scritto molto bene,scorrevole e coinvolgente credo sia una metafora dove i pallini rossi sono i ragazzi che non crescono,che prendono tutto come un gioco,anche vili atti di bullismo che in realtà sono freddi proietili che possono uccidere

    • C’è un indizio che fa capire che, prima del finale, fa capire che non si tratta più di una pistola giocattolo.

  3. Niente male davvero, lo stile mi piace, diretto ed efficace, l’ambientazione alletta.
    Forse il finale delude un po’ le aspettative, ma il racconto rimane molto interessante.
    Brave 🙂

  4. La musicalità delle ballate….meraviglioso, grazie. Qual è la canzone di Bersani? Curiosissime di ascoltarla, a questo punto. Sì, è vero, avessimo potuto approfondirlo di più ci sarebbe piaciuto molto.

  5. Duro e crudo, molto efficace. Solo un po’ lungo. Personalmente lo avrei reso più breve, il rischio di fare ‘elenco’ c’è. Ma per me buon lavoro.

  6. Buono lo stile descrittivo. L’inizio non appassiona molto, ma essendo scorrevole si legge volentieri. Nell’insieme è un buon racconto che termina spingendo il lettore a riflettere sui comportamenti umani.

    2.25/5

    1/5

    2/5

    3/5

    3/5

  7. Buon inizio che si perde un pò con la trama. Il testo è scorrevole ma troppi dialoghi uno dietro l’altro,personalmente, non mi attirano. Nel complesso una buona opera con un finale che non mi convince appieno.

    4/5

    5/5

    3/5

    4/5

    4/5

  8. Mi piace lo stile, ma l’incipit non è appassionante. C’è un po’ di confusione qui e lì, ma si avvale di una buona scrittura.

    3.25/5

    2/5

    4/5

    4/5

    3/5

  9. Ottimo incipit, che ha il pregio di scaraventare il lettore immediatamente dentro alla storia.
    Due righe e tutto è già chiaro: ambientazione, personaggi e filo conduttore del racconto.
    Lo stile è uniforme nonostante a scrivere sia una coppia.
    Il grande pregio del racconto sono le descrizioni. Personaggi e luoghi sono ritratti con mano felice, come fossero visti dalla moto in corsa: due tocchi e via. Un piercing, gli orecchini a cerchio, i capelli unti, un cielo che si sfrangia: un’immagine basta a definire un personaggio o un luogo. Eccellente.
    Ma c’è di più: una sorta di “male di vivere” di cui i personaggi sono intrisi, uno “spleen” da poeti maledetti che – fatte salve le ovvie differenze – mi ha richiamato alla mente Rimbaud e Verlaine, più ancora di Chicco e Spillo di Bersani a cui probabilmente Mirko e Tony si ispirano. Il paragone può sembrare irriverente, e di certo lo è, ma ci sono alcune immagini poetiche – su tutte quella di Tony con le gambe abbarbicate alla moto ma le braccia libere “Come un uccello che ci pensa bene prima di volare” – che protraggono l’illusione fino alla fine del brano. Che si conclude con uno sparo, guarda caso lo stesso modo con cui ebbe fine il rapporto fra Paul e Arthur. Le assonanze si fermano qui, perché manca l’amore omosessuale e la rivoltellata di Mirko è inconsapevole, a differenza di quella di Verlaine. Ciò nonostante non ho potuto fare a meno di veder comparire qua e là i due grandi poeti per tutto il corso della narrazione.
    Due sono le parti che ho apprezzato meno. La prima è questa:
    “Un’aria color del ghiaccio si posava sui palazzi, sugli alberi, sulle strade. A quell’ora della notte, in quella gelida notte, la città restava ferma. Silenziosa. E buia.
    Lanciata a quella velocità, la moto aveva rotto il buio e bucato quel riposo innaturale”,
    in cui l’espressione “l’aria color del ghiaccio” mi suona come troppo costruita e i quattro dimostrativi quasi consecutivi risultano davvero pesanti.
    Ma soprattutto ho trovato poco felice il finale, che io avrei chiuso qui:
    “Tony cadde a terra. La testa in una pozza di sangue.”
    Le quattro brevi righe che seguono a mio avviso sono ridondanti e non aggiungono nulla alla vicenda.
    Nonostante questi due piccoli difetti rimane uno dei testi più belli ed emozionanti fra quelli che sono riuscito a leggere.

    4.25/5

    5/5

    5/5

    4/5

    3/5

    • Grazie mille per lo splendido commento! Molto bello davvero. Ti siamo grate. Non conosciamo la canzone di Bersani ma ora abbiamo la curiosità di sentirla. Circa i poeti maledetti, bè, chi non li ha amati! Però non abbiamo preso spunto da loro. Anche se è bellissimo che tu li abbia ritrovati, in qualche modo, nei nostri Tony e Mirko. Quindi grazie di cuore per ogni tuo suggerimento.

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