L’elefante di Sant’Angelo -

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Un anziano senatore romano si ritirò a vita privata su un’isola del sud Italia. A quei tempi quest’isola si chiamava Aenaria, abitata da alcuni coloni greci. Era un tipo molto esuberante quando si trattava di manifestare la superiorità della potenza di Roma, ed aveva ancora molta influenza al senato, nonostante il suo ritiro. Anche lì, in quel luogo voleva affermare il suo dominio e la potenza di un degno figlio romano. Un giorno ordinò al suo consigliere e suddito fedele -Voglio che vai alla ricerca di un simbolo che rappresenti me stesso e Roma! La bellezza e la potenza dell’impero che rappresento…ma anche la mia autorità e mitezza. Deve essere un simbolo che posso sfoggiare per queste strade e far ricordare a tutti la superiorità di Roma e dei suoi figli che la rappresentano.-. L’anziano era placidamente accomodato su di un trono posto in cima a delle scale. Il consigliere rimase ad ascoltarlo ai piedi di esse e rassegnato, lo rassicurò -Sarà fatto come tu desideri, mio signore. Mi metterò subito alla ricerca del simbolo degno di rappresentare te e Roma in questa terra!-
Il fedele servo pensò e ripensò per giorni a cosa potesse essere adatto. Un giorno passeggiando per le strade si ritrovò ai piedi dell’acquedotto, costruito in precedenza dai primi Romani che colonizzarono l’isola. -Intelligenza, forza, bellezza, maestosità…questo esprime questo grande acquedotto che si innalza fino agli Dei. Deve essere un’opera pari a questa…che possa essere trasportabile…- ragionava ad alta voce osservando l’imponente struttura con interesse e un accenno di disperazione. Quando alla mente gli venne la soluzione, un ricordo di un amico lontano conosciuto in Egitto, un esperto cacciatore. Era certo che lui potesse aiutarlo a catturare un animale vivo, forte, ma allo stesso tempo mite; in modo che il vecchio senatore potesse sfoggiarlo per strada. Si mise subito in viaggio e alla ricerca del suo vecchio amico.
Dopo un lungo viaggio in mare, sbarcò in Egitto già dominata dai Romani. Durante la ricerca del suo vecchio amico, sentì sul suo conto delle voci interessanti sulla sua nuova attività di addestratore di grandi animali, alti come montagne, dal forte temperamento, che addestrati erano docili come agnellini. Non comprese bene di cosa si trattava fino a che la sua ricerca non lo condusse in un villaggio, nell’entroterra dell’Africa, in cui si vociferava che vivesse con la sua famiglia. -Ma come? Elefanti!- esclamò il consigliere, meravigliato di vedere dei grandi e maestosi animali, che lavoravano con gli uomini del villaggio nel coltivare la terra, nella costruzione di nuovi edifici e i cuccioli giocavano con i bambini a nascondino, ad acchiapparella e a calciare un pallone di paglia. Uno di questi grossi elefanti, la femmina più anziana, senza zanne, spalancò le orecchie e lo fissò con attenzione, l’uomo cominciò a tremare, indietreggiò, questa grossa montagna gli si avvicinò e cominciò ad annusarlo con il suo lungo naso. Anche gli altri elefanti si fermarono e cominciarono ad osservarlo da lontano con aria minacciosa proteggendo il loro piccoli, come se aspettassero un segnale. Ma questo curioso animale abbassò le orecchie e sollevando la proboscide sulla testa, cominciò a barrire, facendo calmare anche gli altri, che ritornarono alle loro attività. -Papà! Mut sta chiamando. Ha trovato uno straniero!- disse un bambino correndo verso l’elefante senza zanne, a suo padre, che guidava un gruppo di giovani elefanti che trasportavano legna e pietre. I due uomini si esaminarono per un po’, poi il consigliere domandò -Gahiji?- anche l’altro chiese -Fukayna?- sorridendo, non aggiunsero altro e si abbracciarono come vecchia amici.
Giunti a casa del cacciatore i due si raccontarono le loro avventure davanti a una ciotola di latte di capra. -Sapevo che con la tua intelligenza riuscivi a fare carriera a Roma. È sempre stato il tuo sogno!- affermò felice il cacciatore sorseggiando il suo latte, il consigliere approfittò dell’occasione per dirgli il motivo della sua visita -Se non sbaglio, era anche il tuo sogno. E io posso realizzarlo, se tu mi aiuterai!- catturata la curiosità di Gahiji, gli raccontò il desiderio del suo padrone e dell’idea di portargli uno dei suoi splendidi elefanti africani. Il cacciatore non sembrava convinto e titubante disse -Da quando i leoni hanno sbranato mia moglie, ho deciso di non fare più quella vita. Gli Dei mi hanno punito per aver ucciso e venduto animali a gente senza scrupoli…- il consigliere lo interruppe, usando la sua intelligenza e la dote di persuasione per convincerlo -Sì, ma ti hanno dato una seconda occasione, mandandoti Mut a salvare tuo figlio dal fiume e facendo di te un allevatore di elefanti. E hanno messo me sulla tua strada per darti la possibilità di dare una vita migliore ai tuoi figli!-. Tristi ricordi affollavano la mente di Gahiji, il ricordo di sua moglie che veniva sbranata e suo figlio Pal, neonato, caduto dalle braccia lacerate della donna nel fiume, lo intristirono e lo resero ancora più confuso, Fukayna sapeva benissimo cosa stava pensando e ne approfittò aggiungendo -Vuoi che ciò che è accaduto a te, accada ai tuoi figli? Questa è una terra che non perdona. A Roma farebbero una vita agiata, se tu portassi i tuoi elefanti e la tua abilità di addestratore al Circo.- quelle parole colpirono molto il cacciatore, che si convinse e accettò. Come ogni padre, desiderava il meglio per i suoi figli ed era sicuro che a Roma lo avrebbe trovato. Subito si adoperò per mettersi in viaggio.
Intanto Fukayna si mise a girare per il piccolo villaggio, sentendo la mancanza per quello stile di vita, così semplice, fatta di piccole cose che facevano gioire il cuore. Vide la felicità degli abitanti del villaggio, quando videro arrivare un gruppo di elefanti, che portavano acqua in abbondanza per i loro campi per superare la siccità. I regali, le lodi e le carezze che questi grandi animali ricevevano; si poteva leggere nei loro occhi la gioia che manifestavano, accarezzando delicatamente gli uomini che li circondavano, con la loro forte proboscide. Era un’immagine surreale, come uscita da una favola per bambini. Al centro di tutto c’era Mut, che teneva tutto sotto controllo rimproverando gli elefanti che si comportavano male o erano troppo irruenti. L’elefante si accorse che l’uomo lo stava guardando, gli andò in contro con una straordinaria calma e gli prese la mano delicatamente con la proboscide. -Mut ti considera un suo amico! Ora anche gli altri lo faranno. Benvenuto in famiglia!- gli disse il piccolo Pal sorridente, accarezzando la sua mastodontica amica, infatti anche gli altri elefanti si avvicinarono e lo coprirono di carezze e annusatine affettuose, facendolo sentire leggero e felice. Il cuore del consigliere gioiva come non aveva mai fatto prima, ora capiva il perché del cambiamento del suo amico, era la magia di Mut che adesso, stava cambiando anche lui.
Qualche giorno dopo, tutto era pronto per la partenza, Gahiji diede temporaneamente le redini dell’attività a due dei suoi figli maggiori. Il piccolo Pal, controvoglia partì anche lui, perché il padre voleva portare anche Mut con sé, per guidare e confortare gli altri giovani elefanti. Pal non voleva lasciarla. Fu un lungo viaggio per arrivare al porto di Alessandria, poi si imbarcarono per arrivare all’isola. Gli animali non diedero nessun problema, nonostante non avessero mai navigato, erano piuttosto tranquilli, anzi sembravano più agitati gli uomini all’idea potesse accadere qualcosa, ma con la matriarca e il suo piccolo amico tutto andò per il meglio. Il consigliere cominciò ad avere dei dubbi sulla sua idea di far avere al senatore un elefante, osservando Pal dormire completamente rilassato e che si affidava a Mut che sonnecchiava accanto a lui. L’anziano non trattava nessuno come amici e se una persona non gli piaceva, non si sarebbe sforzato per aiutarla, a lui interessava solo avere ciò che voleva.
Dopo lunghi ed estenuanti giorni di mare giunsero ad Aenaria, la gente del posto che videro sbarcare queste enormi creature, mai viste su quell’isola, rimasero impaurite e affascinate allo stesso tempo. Il pensionato senatore attendeva il loro arrivo, osservò lo sbarco da lontano, steso sulla sua portantina, sorpreso nel vedere il suo servo camminare in mezzo a quelle possenti bestie, serenamente. Ma la cosa che lo colpì maggiormente, fu l’elefante senza zanne con in groppa un ragazzino che guidava il gruppo. Come il senatore desiderava, gli elefanti sfilarono per tutta l’isola e fu permesso loro di ristorarsi, in modo che lui potesse scegliere l’elefante che più gli era gradito. Fu permesso a Gahiji di stargli accanto per spiegargli come fossero quegli animali e come comportarsi, ma all’anziano senatore non gli prestò attenzione, era tutto preso da Mut, che si comportava come al villaggio, in modo amichevole ma vigilante, doti che l’uomo sembrava gradire.
Quello stesso giorno il senatore convocò il cacciatore nella sua sala del trono per parlargli e per annunciare la sua scelta. -Il mio fidato consigliere, mi ha detto che vorresti portare i tuoi elefanti al circo di Roma, è così?- domandò l’anziano padrone del palazzo. In soggezione per il grande e sontuoso luogo e il timore di trovarsi davanti a una persona così importante, Gahiji fece di sì col capo e sussurrò un sì. -Bene! Io ti aiuterò, in cambio dell’elefante senza zanne.- il cacciatore cercò di spiegare in modo rispettoso -Mio signore…quell’elefante non è in vendita, è di mio figlio Pal e io…- il vecchio tirò fuori dalla sua tunica una pergamena dicendogli -Questa pergamena, dice che la mia persona raccomanda e sollecita la tua entrata al Circo di Roma! E che hai tutta la mia stima e fiducia!- il cacciatore era combattuto non sapeva cosa fare; il senatore sussurrò all’orecchio di Fukayna -Voglio quell’elefante, convincilo! O tu, il tuo amico e la sua famiglia, pagheranno questa delusione!- il consigliere rimase sconcertato del comportamento del suo padrone, solo in quel momento si rese conto che era sempre stato così, ma lui pur di far corriera e vivere negli agi dei romani aveva sempre ignorato, soffocando la sua moralità e vendendo la sua lealtà. Cosa poteva fare, il suo amico e la famiglia erano in pericolo per i suoi errori, non gli rimase che dire -È solo un elefante, cos’è in confronto all’agiatezza e alla felicità che darai ai tuoi figli? Non dovranno più penare per un pezzo di pane, né faticare così tanto per andare avanti. Vedrai che tuo figlio Pal quando crescerà ti ringrazierà!- Gahiji plagiato dalla sicurezza del suo amico accettò a malincuore.
Fu faticoso e straziante separare Pal da Mut, che piangendo scalciava e mordeva i suoi fratelli e suo padre, per essere lasciato andare a raggiungere la sua amica, che incatenata veniva portata via, barrendo con disperazione. Il senatore che non sopportava questo suo comportamento indisciplinato, la frustò, provocando la sua ira che la spinse a liberarsi aggredendo i numerosi servi che la tenevano in catene. Cominciò a correre per le strade, tra la gente che urlava dal terrore, confondendola ancora di più, il senatore furente ordinò di inseguirla e abbatterla. Fukayna pentendosi di essere stato complice di tale crudeltà, corse a chiamare il suo amico Gahiji prima che salpasse, per salvare e riportare Mut a casa. Giunse appena in tempo, prima che salisse sulla nave; chiese perdono al suo amico di averlo raggirato, confessandogli che in quella pergamena non c’era scritto nulla, perché era lui che faceva da scriba al senatore, non gli aveva ordinato di fare nulla, erano stati truffati. Il cacciatore colto dall’ira, spinse con rabbia il suo amico e corse subito ad aiutare Mut, pentito di averla abbandonata, suo figlio Pal lo seguì.
Mut cercava un posto sicuro, per sfuggire ai colpi di lancia che gli uomini gli infliggevano, corse lungo una spiaggia molto calda da scottargli le zampe, tant’è che il mare che la toccava diventava un leggero vapore. Gli uomini erano restii a seguirla su quella bollente sabbia, decisero di seguirla da lontano sulle rocce, per poi bloccarla sul lungo mare, su una piccola penisola che affacciava su di un promontorio disabitato. Mut vedendosi in trappola non si pese d’animo e nonostante il mare fosse agitato si gettò e a fatica si rifugiò sulla spiaggetta promontorio, piangendo e barrendo dal dolore, non solo per le innumerevoli ferite, ma anche per il fatto di essere stata abbandonata dalla sua famiglia. Gahiji giunto lì, ordinò di lasciar stare il suo elefante, sventolando in faccia la pergamena vuota al senatore. Non si accorse che suo figlio, dopo aver chiamato più volte la sua amica, la stava raggiungendo a nuoto. Le correnti erano così forti che lo spinsero a largo, il mare era così agitato che annegò. Mut che l’aveva sentito e visto, si gettò per raggiungerlo, lasciando una scia di sangue nell’acqua. Prese il corpo senza vita del suo piccolo amico poggiandoselo sulla testa, a fatica sconfisse la corrente e raggiunse la parte più vicina del promontorio, una piccola scogliera semi sommersa, dove riuscì a poggiare le sue enormi zampe. Prese il corpicino di Pal e lo poggiò su delle rocce più alte, per essere sicura che il mare non lo portasse via. Gemendo, accarezzò il visino senza vita del suo unico migliore amico, aveva perso la voglia di lottare. Non riusciva nemmeno più a risalire le rocce per salvarsi dalle onde che le facevano perdere l’equilibrio, tutto ciò che voleva era restare lì, accarezzare il corpo di Pal. Chiuse gli occhi e si lasciò andare, uccisa non dalle ferite o dalla fatica, ma dal cuore spezzato per la morte del suo bambino.
Gahiji e Fukayna, seguiti da altri uomini che li volevano aiutare, cercarono i due per tutto il promontorio e per mare. I due uomini furono addolorati e stupiti da ciò che videro, il sangue dell’elefante si era addensato e cadendo sul fondale e sulle rocce vicino all’isolotto, era diventato un bellissimo corallo rosso, mai visto prima in quelle acque. Il corpo di Mut era diventata di pietra che sosteneva il corpo senza vita di Pal, che fu recuperato dal disperato padre, che decise di sotterrarlo lì, su quell’isolotto, promettendogli -Bambino mio, hai pagato per i miei errori! Custodirò il tuo luogo di riposo, la gente che calpesterà questo posto, dovrà portare il rispetto del silenzio e della quiete e rimanere meravigliati di vedere il simbolo di devozione e di amicizia che era Mut.-. Per molti anni fu così, ancora oggi nonostante sia un luogo di villeggiatura, si rispetta la legge della quiete e della pace, la gente che visita in barca il mare e le scogliere circostanti rimane affascinata dal corallo e dalla scogliera a forma di elefante, fantasticando sulle loro origini.

Votalo!

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