L’ABBANDONO – STORIE DI QUERCE E DI BONSAI 4.25/5 (1)

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11 Agosto 2014

Capita che una mattina ti alzi e non sai che il giorno che stai per vivere cambierà il corso della tua vita.
E’ quello che è successo a me.
Riccardo è strano, da qualche giorno parla poco, sta sulle sue. Non è mai un buon segnale, significa che qualcosa lo turba ed ovviamente non ne vuole parlare. Da sempre è il grosso problema della nostra relazione. Non si confida, non mi dice quali siano i suoi problemi e le sue paure e poi di colpo scoppia.
E’ andata così a Maggio dello scorso anno quando ha deciso di andarsene di casa e a Novembre quando ha deciso invece di tornarci. E’ istintivo, non pensa alle conseguenze che le sue scelte possono avere sugli altri.
Se vuole fare una cosa la fa, punto.
In questo siamo l’uno l’opposto dell’altro. Io sono estremamente riflessiva e calcolatrice, valuto tutto e nonostante sia un’impaziente di natura sono consapevole che scelte così radicali vadano fatte con calma e a mente serena. Lui è impulsivo e impaziente, vuole tutto subito.
Nonostante questo abbiamo trovato un equilibrio ed io mi sono convinta di quello che sto per fare. Ricominciare una vita nuova, un amore nuovo, costruirmi finalmente la vita che ho sempre voluto, ricominciare da me.
Ho una casa nuova, è da un anno che l’ho vista, è stata la prima e mi è rimasta nel cuore. E ’molto piccola ma ha un giardino bellissimo e già mi vedo fare colazione nella veranda. E’ la mia casa di single, è la casa dove farò le prove generali con Riccardo. Lui voleva subito una casa insieme, io no, io prima devo imparare a vivere da sola, ma soprattutto credo che lui debba trovare un equilibrio e crearsi una sua vita da condividere con la figlia. Ha sempre fatto tutto facile ma in realtà in questo anno passato fuori casa non ha fatto le scelte giuste né per sé né per sua figlia. Condividere la casa con i genitori non significa fare la vita da padre single, così come tornare nella sua casa tre sere a settimana e mangiare con la moglie e la bambina senza spiegare a quest’ultima cosa sia successo.
Tutti questi motivi mi danno la certezza che non sia pronto per una nuova convivenza. Forse non mi fido oppure semplicemente la mia razionalità mi permette di vedere le cose con maggiore chiarezza.
Io non uscirò di casa per Riccardo, io uscirò di casa per me stessa ma con la certezza di una vita futura con Riccardo.
Mi ha chiesto di poterci vedere questa sera, non ci vediamo da sabato e credo sia necessario stemperare la tensione che si è creata in questi due giorni.
Mi viene a prendere al lavoro e torniamo verso Pavia, come sempre non parla molto, arrivati a Pavia mi chiede di andare al solito posto, a S. Sofia, non mi va, il mio istinto mi sta dicendo che a breve succederà qualcosa di poco piacevole e non voglio che rovini l’unico posto dove posso trovare pace. Quindi prosegue per quello che sarà l’ennesimo giro di Bereguardo, l’ultimo. Siamo al tramonto, c’è una luce bellissima che riflette nell’acqua azzurra del Ticino. Gli racconto tutto quello che conosco di questa zona e lui ascolta, c’è una strana atmosfera, mi sento quasi soffocare ma penso sia colpa del caldo.
Arriviamo alla mia macchina e continua a non parlare, ha le mani appoggiate sul volante, tremano. Da lontano, come se fossimo in un film comico arrivano degli zampognari che suonano le cornamuse, all’11 di Agosto, a Pavia.
Infastidita da tutto questo rumore, gli chiedo di spostarci nel parcheggio, il nostro parcheggio, quello che ci ha visto scambiarci baci di fuoco, quello che ci ha visto piangere e ridere per la gioia di stare insieme.
Lo costringo a dirmi cosa pensa, solo poche parole – Mi manca la mia famiglia -.
Parole che pesano come macigni e in un attimo annullano tutto, come un colpo di spugna spazzano via tutte le sue belle parole, tutte le promesse, tutto quello che con tanta pazienza avevamo costruito. In un attimo è di nuovo Novembre.
Scendo dalla macchina – Vaffanculo – è l’unica parola che riesco a dire. Se mi avessero pugnalato mi avrebbe fatto meno male.
Mi allontano ma torno subito indietro, deve sapere quanto lo disprezzo in questo momento. Lui è lì inerme, abbandonato sul sedile della sua macchina. Gli chiedo perché mi ha preso in giro, perché proprio ora che avevo fatto scelte così importanti. Gli dico che è un codardo, che ha avuto paura, che nel momento in cui ha capito che non scherzavo si è tirato indietro.
Sono parole al vento, lui se ne sta zitto, come sempre e mi guarda allontanarmi per sempre da lui.

Shepard – Say Geronimo

Votalo!

2 COMMENTI

  1. Quanto mi gasa quest’usanza di scrivere il titolo della canzone che ha accompagnato la creazione del racconto!
    I sentimenti ci sono, la protagonista c’è tutta e, in poche righe si presenta in tutta la sua fragilità e coraggio da leoni!
    Quindi meraviglioso anche il titolo.
    Mi chiedo perché non hai inserito QUESTO racconto per “1 foto 1 racconto”. Lo trovo più sentito, più vero, più completo.
    Leggerò i tuoi prossimi scritti, mi incuriosisci! 🙂

    4.25/5

    5/5

    3/5

    4/5

    5/5

  2. Grazie Federica!
    Leggere il tuo commento mi ha fatto davvero piacere e mi spinge a continuare. La storia di Beatrice e Riccardo è lunga e tormentata quindi a breve leggerai ancora di loro.
    Non so ancora bene come muovermi su questi sito motivo per cui non l’ho inserito in “1 foto 1 racconto”.

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