La regola dei calzini 4.47/5 (8)

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«Numero numero … tre!»
La coppia numero tre corre verso il fazzoletto. I due si fermano a pochi passi dall’agognato pezzo di stoffa, poi lei lo prende al volo e sguscia via. Le ragazze esultano, i maschi dicono che un po’ di vantaggio va dato alle signore. Il riccioluto con gli occhiali che si è fatto sfilare il fazzoletto da sotto il naso, sorride alla sua veloce avversaria, che è davvero troppo carina.
«È da molto che fissi quella biondina. Vuoi chiederle il numero di telefono?» Lela ha il vizio di non salutare, è una che preferisce arrivare direttamente al punto.
«No, credo mi anticiperà quel moccioso. Poi lo sai che ho occhi solo per te, anche se fai un po’ troppo la difficile». Palmiro sorride malizioso alla donna, lei ricambia avvampando con la testa china, un po’ nascosta dal grande cappello lilla che le protegge la candida pelle dal tiepido sole di marzo.
«Giochiamo a trovare le coppie, il primo che trova la terza coppia decide cosa fare!» propone Lela d’improvviso.
«Gioco solo se poi mi prometti che quando vincerò farai tutto quello che ti dico io», incalza lui. Lela per risposta ride e lui pensa di non aver mai visto nulla di più, di più … ecco: pensa proprio di non aver mai visto nulla di più.
«Ok, ci sto. La coppia con il passeggino che sta entrando nel parco adesso. E uno!» Spara lei.
«Quei due merli laggiù e i pini che stanno amoreggiando sulle nostre teste. La loro è una storia lunga! E due e tre! Te l’ho detto che vincevo!» Palmiro si alza ed esegue una doppia piroetta.
«Stai barando! Non avevo detto che erano ammessi anche animali e piante!» tenta lei sempre più ridente.
«E non avevi specificato neppure che non lo fossero! Niente scuse: sei pronta?» incalza lui ormai del tutto preso dalla situazione.
Lela allora si fa seria, si volta e gli indica Simona: «Come facciamo con lei?» Dopo un attimo di esitazione Palmiro le si avvicina e sussurra qualcosa, lei ride e fa no con la testa, no no che non possono, non ce la farebbero, dice. Palmiro proprio non può più resistere a quella risata, ha troppa voglia di lei. Vuole averla tra le mani, sprofondare il suo viso tra le pieghe della sua lunga gonna, sfilarle il grande capello e strappargli di dosso quello scialle! E poi, e poi … “e intanto, piuttosto!” pensa Palmiro, urgente di tornare in sé per non lasciarsi sfuggire quell’occasione. Simona si è voltata: è il momento buono. Palmiro trascina Lela con sé furtivamente, aumentando sempre di più la velocità. A Lela cade il cappello, ma non si fermano, anzi ridono , ridono e continuano a correre. Adesso la strada è in discesa, lui non riesce a frenare e finiscono a terra l’uno nelle braccia dell’altra. Lela sembra quasi volerlo rimproverare per tanta disattenzione, infatti gli prende il viso tra le mani e lo bacia furiosa.
«Un’altra volta! E non vi si può lasciare un attimo soli! … Bè, almeno mi sembra di capire che non avete niente di rotto!» Simona raccoglie la carrozzina e ci adagia una Lela spettinata e indispettita per la brusca interruzione. Palmiro si ricompone e tutti e tre raggiungono gli altri anziani. La gita al parco è giunta al termine, adesso torneranno alla casa di riposo con il pulmino che già li attende in strada. Simona si scusa con l’autista per il ritardo e gli racconta il bizzarro “imprevisto”. Lui per risposta vorrebbe invitarla a cena e dirle che solo così la perdonerà ma no, meglio accennare un modesto sorriso e partire. Simona d’altro canto ora si sta chiedendo se ha fatto una brutta figura con Michele a raccontargli quell’aneddoto. L’avrà giudicata pettegola? O peggio: poco professionale!
L’amore è una cosa troppo seria per chi ancora non perde il conto dei suoi anni. Ognuno cerca nell’altro il compagno perfetto come se fosse un calzino sperduto, che proprio non può esser messo ai piedi senza un altro della stessa lunghezza e della medesima tonalità. Poi però accade qualcosa e non importa più se Lela si sente un calzino bucato e Palmiro è un po’ scolorito. Forse appartengono proprio a due paia diverse di calzini, ma a un certo punto, per magia, diventa lecito ignorare tutto ciò. O forse non lo si ignora, lo si semplicemente dimentica, sebbene sia più difficile scordare un insegnamento che un ricordo. Eppure, Palmiro e Lela, a furia di dimenticarsi un po’ tutto il loro passato, sembrano proprio esser riusciti a lasciarsi indietro anche quella piccola regola caparbia.

Votalo!


13 COMMENTI

  1. Carino. Anche se all’inizio si fa un po’ fatica a capire se i due protagonisti facciano parte del gioco del fazzoletto o siano osservatori esterni. Ad ogni modo l’amore tra anziani è sempre un tema dolce ma non facile da affrontare e, a mio parere, tu lo hai descritto con le giuste parole.

  2. Ottima l’ idea, mi è piaciuta la trama e i personaggi. Però anche io a tratti ho fatto fatica a seguire i dialoghi e come Giorgia, a capire se all’ inizio stessero partecipando o solo guardando il gioco.

  3. ciao
    ottimo racconto, ben scritto, emozionante, per niente banale anzi profondo e maturo anche grazie alla sua semplicità di scrittura… secondo me l’incipit è funzionale a entrare nell’atmosfera che pervade il racconto e lo fai bene catturando subito l’attenzione del lettore, e non è fondamentale alla storia capire se i protagonisti partecipano o meno al gioco del fazzoletto… se lo si è creduto, quando i lettore si accorge che sono sulle carrozzine, come autrice aggiungi un valore al tuo scritto che, personalmente, ho apprezzato molto.
    L’unico appunto è sul finale:
    – correggerei “lo si semplicemente dimentica” in “lo si dimentica semplicemente” o “semplicemente lo si dimentica” a piacer tuo;
    – sei sicura che l’ultimissima frase sia necessaria? io ho provato a fermarmi subito prima, a “sebbene sia più difficile scordare un insegnamento che un ricordo.” …ma anche qui a piacer tuo;
    – è l’unico periodo che rivedrei bene, in particolare in questa parte “Ognuno cerca nell’altro il compagno perfetto come se fosse un calzino sperduto, che proprio non può esser messo ai piedi senza un altro della stessa lunghezza e della medesima tonalità. Poi però accade qualcosa e non importa più se Lela si sente un calzino bucato e Palmiro è un po’ scolorito” perché è come se mancasse un’anello di collegamento nella catena evolutiva che va dal calzino spaiato/sperduto a calzino bucato/scolorito 🙂

  4. oddio!!! ho scritto un’anello 😀 😀 😀 😀 😀
    battuta a parte ne approfitto per aggiungere che mi piace anche il titolo 🙂 e che pensandoci bene eliminare l’ultima frase non toglierebbe nulla al titolo che rimane efficace comunque

  5. Pensa, sul titolo ero indecisa tra “Lela e Palmiro” e “La regola dei calzini”… che poi ha avuto la meglio! 😀
    Sì, effettivamente sto rileggendo e l’ultima frase è superflua, mentre scrivevo mi sembrava aggiungere un dettaglio in più sui due personaggi (cioè il fatto che non avevano più una memoria di ferro!) ma non serviva, soprattutto a fine racconto!:D 😀

  6. Racconto dalla trama originale. Mi ha colpito molto come metta ben evidenza che l’amore non ha forma, ne può assumere qualsiasi senza mutare nell’essenza; all’inizio della storia si accosta ad un’immagine di giovinezza e vigore fisico (il gioco bandiera), per poi, con una pernacchia, rivelarsi nel reale contesto in cui alloggia, i cuori di due anziani, senza perdere forza e vitalità.

  7. Trovo geniale l’idea di proporre il racconto come se si stesse parlando di ragazzini per poi trovarsi a leggere la storia d’amore tra due anziani che convivono nella stessa casa di risposo, cui l’infermità fisica non ha tolto la voglia di rimettersi in gioco in ambito affettivo. Di certo è una svista “strappargli di dosso quello scialle”, infatti la frase precedente “sfilarle il grande capello” è costruita correttamente. Anche secondo me l’ultima frase è superflua, ma il racconto è bello e vivace. Complimenti!

  8. Mi è piaciuto davvero tanto! L’idea di un’amore da ragazzi vissuto da anziani è bellissima! Complimenti!

  9. grazie a tutti! una svista enorme quella di sfilarGLI lo scialle!!!!!! :O 😀 (oppure c’era un’altra sorpresa ancora su Lela?!!! no no, è proprio una svista!) 😀

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