LA REGINA DEL TUBO CATODICO 5/5 (1)

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Cioè, il fatto è che a me è sempre piaciuta la fantascienza. Ci sto in fissa, tutto qui. Tipo, visto che sono mezzo autistico, quest’anno ho letto solo libri sulla fine del mondo e società postumane in involuzione. Lo stesso romanzo ripetuto trecentotrentaquattro volte.
«È che ti appassionano ‘ste storie. È una cosa di fantasia, e tu ne hai da vendere», mi fa Ganesh.
KARL MARX: E infatti doveva fare lo scrittore.
SIGMUND FREUD: Non lo sgobbone per Meccanic. A…
Lassù, nella Stanza dei Bottoni, dove ogni decisione viene presa, i più si interrogano attorno ad un tavolo tondo sul destino mio:
GRANDE PUFFO: C’aveva tutti ‘sti sogni in testa…
SUPERSTELLINO DEGLI SNORKY: L’edicolante, l’edicolante sabotatore, l’edicolante sabotatore sovversivo, lo scrittore, il fumettista, l’attore di fotoromanzi rosa…
MAESTRO YODA: …Fallito lui ha.
GEORGES MÉLIÈS: Abbiamo creduto tanto nel ragazzo… il nostro ragazzo! Speravamo diventasse il regista, come me. Che rivoluzionai il mondo degli effetti speciali, ma che dico? Che creai gli effetti speciali…!
JAMES GRAHAM BALLARD: E invece… guardatelo…
GRANDE PUFFO: Oh, mo non è che sta puffato così male. Cioè, è la generazione sua. Stanno tutti sulla stessa barca. ‘Na roba di sfigati. Tipo che so’ cresciuti che manco c’avevano internet, ‘sti deficienti.
SIGMUND FREUD: E neanche il cellulare.
MICHAIL BAKUNIN: L’adorato non lo voleva il telefonino, diceva che era uno status symbol della ricca borghesia capitalista.
KARL MARX: E una forma di controllo da parte della famiglia bianca e benestante.
ERRICO MALATESTA: Un precursore, il nostro amato.
MICHAIL BAKUNIN: ‘Na generazione perduta la sua, mica no. Una cosa bruttissima, troppo giovani per il passato, troppo vecchi per il futuro. E infatti la classe dirigente l’ha capito e non ci investe sui trentenni. Sono lo scarto della società, tutto qui. E, lasciatemelo dire, troppo pigri anche per una rivoluzione.
Ah! Io! Che volevo diventare la più grande star vivente! L’oppresso che si ribella agli oppressori! Il regista di nicchia apprezzato nei salotti di sinistra! Il vegetariano senza macchia e senza paura! Il Distruttore di Mondi! Gesù! L’inquilino del terzo piano! Daitan! E invece… costretto ad una vita di stenti…
«A Trigoria.»
«A Trigoria Ganesh, c’hai ragione. A parlare con l’amico immaginario. Solo come un cane.»
«E se non paghi l’affitto, tra due giorni sotto ai ponti».
«Con un coinquilino latitante…»
«Davvero Elia, dov’è finito?»
«E che ne so. ‘Sto stronzo ogni volta che ci sono da fare le pulizie primaverili scappa. Paraculo figlio dei fiori».
«Scusa, ho interrotto il tuo sfogo, non volevo mio giovane amico.»
«Grazie testa d’elefante, solo tu puoi capirmi».
«E lui».
«Giusto, e lui.»
Osservo il grande pinguino che c’ha squattato il bagno. Mi guarda in silenzio, le lacrime che mi rigano il viso.
«Pinguino, vedi? Sono depresso. Non ho fatto niente nella vita. Io cioè, da piccoletto li odiavo gli uomini grigi, hai presente?»
Il pinguino rimane muto.
«Quelli in giacca & cravatta. Gli…»
GRANDE PUFFO: Non riesce a puffare la parola…
SIGMUND FREUD: …Squali?
GRANDE PUFFO: No.
GEORGES MÉLIÈS: Ventriloqui?
GRANDE PUFFO: No.
MASTRO LINDO: Esibizionisti della domenica?
GRANDE PUFFO: No.
KARL MARX: Allevatori di tacchini imbalsamati?
GRANDE PUFFO: No.
BATMAN: Produttori di cibo scaduto?
GRANDE PUFFO: No.
JAMES GRAHAM BALLARD: Palazzinari?
GRANDE PUFFO: No.
FEDERICO MOCCIA: Tronisti di Maria De Filippi?
GRANDE PUFFO: No.
LA VOCE DI DIO: E allora cosa cazzo?
«Gli impiegati», urlo, libero da un peso che mi attanaglia il cuore.
Cristo l’impiegato. Tutto il giorno -tuttoilgiorno!- curvo sulla scrivania, a compilare scartoffie e timbrare ricevute, felice dei buoni pasto, con il nodo della cravatta stretto attorno al collo come fosse il cappio che mi uccide; circondato da un branco di deficienti che non ci puoi fare un discorso serio manco un minuto. Io. Che dovevo diventare un pezzo grosso della letteratura mondiale, ma che dico… universale! Che dovevano parlare di me anche gli alieni di Alfa Centauri e pure gli americani dell’Area 51! Che quando non c’ero più bisognava operarmi cribbio per estrarre il cervello! Il mondo dovevo cambiare! E invece…
«L’impiegato».
«Eh, testa d’elefante, l’impiegato.»
Mi guardo, la scopa in mano, la parannanza messicana che mi avvolge il corpo, lo straccio sporco a terra, l’acqua insaponata gettata senza un ordine preciso. Cazzo sono un casalingo.
FEDERICO MOCCIA: ‘Fatti, se posso, a me ‘sta cosa che non abbiamo la televisione in casa non mi garba tanto eh. Non trovate un po’ adolescenziale questo accanimento? Da veterocomunisti? Un tantinello radical chic? Non sarebbe meglio, una volta per tutte, accettare il fato e scegliere che in fondo i programmi di Giletti non sono male? E che Barbara D’Urso, a modo suo, è una persona a modo, intelligente?
KARL MARX: Comprare una tv per studiare, capire le tendenze, come funziona il mondo.
FEDERICO MOCCIA: Più o meno.
KARL MARX: Erigerci a paladini del sottoproletariato.
FEDERICO MOCCIA: Puoi dirlo forte. Cioè, senza televisione non sei nessuno. Stacce.
JAMES GRAHAM BALLARD: E poi, ormai, cosa rimane dei sogni di Elia? Accettare il suo destino è la prima mossa per vivere una vita decente. Deve decidere da che parte stare.
Improvvisamente ho voglia di un televisore. Voglio guardare Bruno Vespa. Cioè, ho proprio voglia di Bruno Vespa, devo capire cosa pensa della mafia.
«Sennò poi sul pezzo mica ci stai!», mi fa Ganesh.
Mi avvento contro la tv. Eccola, maledetta. Il pinguino mi segue in silenzio.
«Vedi pinguino, questo qui è il televisore, un aggeggio con dentro degli omini piccoli piccoli che fanno i programmi. Io e il coinquilino lo usiamo giusto per i videogiochi, per la Play, c’hai presente no? Però ci si può pure vedere le cose. A che serve? Eh… a che serve. A un cazzo, riflettendo. A lobotomizzarti. Ti siedi, dopo una giornata di lavoro, cambi canale, trovi la roba giusta e spegni il cervello. Facile no? A noi impiegati piace.»
«Però», dice Ganesh, «dovresti spiegare all’animale da compagnia qui, al pinguino, che se lo accendi paghi il canone».
«E ‘sti cazzi, tanto poi in bolletta ti arriva lo stesso».
Ammicco. Ormai non ho neanche più la scusa del canone. Ma poi ti pare che si vanno a interessare a me?
[Negli studi segreti della Tv, in un luogo dimenticato da Dio, un gruppo di agenti sintonizza lo speciale rilevatore magnetico sulla Capitale d’Italia, nel quartiere denominato Trigoria, nella casa presa in affitto dai signori Elia M. & Simone S.:
«Attenzione, ce n’è un altro che sta per collegarsi, ripeto: sta per collegarsi».
«Agente numero 66, concentra il Flusso Ipnotico in frequenza Gamma. Ora o mai più».
«Ce l’abbiamo, aggancio riuscito. Comincia fase di distaccamento».]
‘Sti fricchettoni da quattro soldi pure scalzi. Mi sono stufato! Voglio la televisione, e pure il pinguino la vuole, quando torna il coinquilino ci troverà così, la casa sporca, a cambiare canale. Altro che PlayStation.
FEDERICO MOCCIA: Sì! Vedremo la televisione tutto il giorno!
JAMES GRAHAM BALLARD: Finalmente il diletto potrà parlare con i colleghi del Grande Fratello…
SIGMUND FREUD: E dell’Isola dei Famosi! Sempre detto io che quello è un programma bello interessante, di cose da psicanalizzare ce ne sono. Eh.
CARL GUSTAV JUNG: Tipo lo sbrocco di Simona Ventura.
SIGMUND FREUD: Tipo.
Devo sbrigarmi. Attaccherò la spina e finalmente entrerò nel giro di quelli che contano.
Il pinguino annuisce.
Schiere di uomini e donne camminano in fila seguendo la voce di Paolo Bonolis. «Uno di noi!», urlano. «Uno di noi!»
Ce la posso fare. Voglio farmi pure Sky, ché ci fanno i programmi impegnati e il Tg tutto il giorno, così poi vado in giro a dire che sono un intellettuale, ché c’ho Sky. Mica cazzi, rosiconi patinati.
GRANDE PUFFO: Ma soprattutto potremmo puffare le partite.
SUPERSTELLINO DEGLI SNORKY: Io non è per dire niente, ma a noi non c’è mai piaciuto troppo il calcio. Cioè, nutriamo una passione smodata per Totti, che è il capitano nostro e ci sta parecchio simpatico… però…
GRANDE PUFFO: Zitto tu! Passami le birre piuttosto! Lasciamo fare a Moccia, vediamo come se la cava.
Attacco la spina, prendo il telecomando e…
«Noooo!»
Il pinguino abbassa la testa.
«Non si vede!»
[Negli studi segreti della Tv:
«Abbiamo un problema! Apparecchio guasto! Apparecchio guasto!»]
Poi…
di colpo…
dopo circa trenta secondi.
Una voce irrompe nella stanza. Mi pare di conoscerla. Sembra… è Magalli.
«Giancarlo», dico, «ti sento ma non ti vedo…»
Magalli continua a parlare.
Lo schermo è nero. Però l’audio funziona.
[Negli studi segreti della Tv:
«Un tecnico! Non possiamo perdere un nuovo adepto!»]
Suona il campanello.
«Pinguino, aspetti qualcuno?»
Il pinguino fa no no con la pinna.
Apro, un uomo grande e grosso, vestito da novello Ghostbusters, pieno di peli e con le narici larghe come la caverna di un drago, mi osserva in cagnesco. «Dov’è il malato?», bofonchia.
«Come?»
«Il malato, dov’è?»
«Lei chi è?»
«Quante domande, sono il Tecnico della Televisione no? Legga il cartellino, vede?»
«Io non l’ho mica chiamata, riflettendo.»
«Forse il suo amico pinguino».
«Non credo, comunque… nulla è per caso, giusto? La mia tv fa i capricci oggi… sa, noi di casa. Che poi stavo proprio dando una pulitina. Ma entri prego, vuole un caffè?»
Sono geniale sì; lo conquisterò con le mie moine da domestico frustrato e poi lo farò lavorare per me. Gratis.
«Mi scusi il disordine, non aspettavo ospiti. Noi giovani siamo così sciatti. Un pasticcino? Quelli del discount?»
Ché poi averci il discount sotto casa è proprio una fortuna non da poco.
[Negli studi segreti della Tv:
«Ha abboccato, è nostro!]
Il Tecnico della Televisione rifiuta garbatamente, poi volteggia verso la tv, fa un paio di capriole ed estrae gli attrezzi.
«Ohhh», ululo, visibilmente colpito.
L’uomo fischietta, lavora e balla. Eseguendo due mosse veloci aggiusta tutto.
«Lei, me lo lasci dire, è un genio. Sicuro che non vuole neanche un dolcetto?»
«Signore, ho solo fatto il mio dovere. Per così poco».
«Sono le persone come lei a rendere questo paese un luogo migliore.»
«Chiedigli quanto gli devi invece di leccare il culo», mi fa Ganesh.
«Sicuro?»
«Sicuro sì.»
«Ma vorrà un pacco di soldi, non è meglio continuare con la tattica caffè + pasticcini? Poi lo narcotizziamo, di là Simone ha lasciato un bel po’ di fumo modificato geneticamente.»
«Non puoi imbrogliare il Tecnico della Televisione. Quando si risveglierà verrà a cercarti e per te sarà la fine. Ti inseguirà ovunque e ti troverà. Poi ti ucciderà legandoti con i fili elettrici. Conosco persone che ci hanno rimesso le penne. Non ti conviene Elia, fidati.»
Maledizione. «Quanto… quanto le devo?», sussurro.
«Giovanotto. Per lei è gratis. Offre la casa».
«Come offre la casa?»
«Lei amico mio è un nuovo membro. Un iniziato, un seguace. E noi teniamo ai nostri schiav… ops, amici.»
FEDERICO MOCCIA: Che gran cuore.
KARL MARX: Dici che non dobbiamo sospettare?
FEDERICO MOCCIA: Ma no! È il mondo della tv… siamo tutti amici!
«Grazie…»
Il Tecnico della Televisione fa un balzo in avanti, ruota su se stesso, si arrampica sul soffitto e poi si defila, senza neanche aver mangiato il pasticcino alla marmellata.
Mah.
Fortuna mia.
[Negli studi segreti della Tv:
«Ha abboccato».
«Agente numero 69. Diamo il via alle danze. Appena il soggetto accenderà l’apparecchio mandiamo il segnale d’ipnosi forzata.»
«Ricevuto».]
Okay. Ci sono. Premo il tasto. L’immagine appare. Sono dentro.
I miei occhi ci mettono un attimo ad abituarsi al tripudio di colori che sovrasta lo schermo, la mia mente un secondo in più a perdersi nel marasma di sequenze e fotogrammi; i suoni si susseguono veloci, non lasciandomi il tempo di riflettere.
Mi siedo sul divano, la parannanza ancora addosso. Chiedo al pinguino una birra. E guardo.
Vengo risucchiato.
Il cervello si spegne.
GRANDE PUFFO: Aho, chi ha spento la luce?
SIGMUND FREUD: Non io. Sei stato tu Criceto?
IL CRICETO: Macché, io stavo guardando dagli occhi di Elia…
KARL MARX: Lo sentite anche voi?
FEDERICO MOCCIA: Cos’è?
SUPERSTELLINO DEGLI SNORKY: Sembrano… sembrano scarponi…
L’intelletto si disconnette ed io rimango fisso a guardare lo schermo.
Forme a intermittenza.
Veloci.
Vuote.
Piacevoli.
Pubblicità di croccantini, di uomini contenti di lavorare al supermercato, di donne contente che i propri uomini lavorino al supermercato, di donne che si impiastricciano di silicone sigillante, di tette e culi e pettorali e piselli nascosti, di bambini paffuti, di giocattoli, di detersivi, di sconti sulla televisione e sconti sull’abbonamento televisivo, di cibi precotti, cibi confezionati, cibi surgelati, di frigoriferi grandi quanto un palazzo, di cellulari contraffatti, di cellulari costruiti nelle fabbriche dei bambini di plastica, di automobili, di automobilisti felici di stare in mezzo al traffico, di automobilisti prepotenti che sfiorano la motocicletta di un pover’uomo vestito di pelle, di malati, di influenzati, di apparecchi auricolari, di dentiere, di colla per dentiere, di dentifrici sbiancanti, dentifrici scurenti, dentifrici anticarie, di pareti incrostate pulite con una passata di straccio, di mamme contente di essere sfruttate (lavoratrici & casalinghe), di cibi che sanno di droga, di famiglie stereotipate che mangiano merendine + latte – cioccolato, di adolescenti pieni di brufoli, di gente che non ci vede più dalla fame, di bambini morti di fame nei paesi lontani basta donare un euro, di nonni che portano a spasso i nipoti, di scarpe senza suole e di suole senza scarpe.
Comprare per essere felici.
UNA MOSCA: Mi sa che non siamo soli.
GEORGES MÉLIÈS: Vogliono invadere la Stanza dei Bottoni, il luogo da cui manovriamo l’adorato. Corriamo ai ripari!
FEDERICO MOCCIA: Scusate… non credevo che…
MAESTRO YODA: Tempo di combattere è, la mente di Elia protetta deve essere, nelle vene il Lato Oscuro della Forza potente scorre.
Più basso. Il pinguino mi schiaffeggia.
Sono un uomo. Ho bisogno di relax, di televisione, di non pensare. L’hanno inventata per me, per noi. Ci vogliono docili e felici. Forgiati dalla Pay Tv. Bramano l’ubbidienza, ci tolgono i libri e i giornali e ci lasciano questo. Ci impongono la loro fantasia, le loro notizie, la loro informazione. E noi abbassiamo la testa.
IL NEURONE: Guardate!
MICHAIL BAKUNIN: Chi… cosa è?
LA REGINA DEL TUBO CATODICO: Io sono colei che tutto può.
GRANDE PUFFO: Cazzo fa schifo. È un mix di tutte le presentatrici televisive. L’incubo mio, altro che Gargamella.
CARL GUSTAV JUNG: Ha tette immense e labbra siliconate, sembra fatta di plastica.
SIGMUND FREUD: Plastica e porcellana.
IL CRICETO: Però guardate pure che bicipiti.
MICHAIL BAKUNIN: Un tronista.
GEORGES MÉLIÈS: La sua voce… è ipnotica. E i capelli, si muovono come serpenti.
MASTRO LINDO: Però ha una bella corona. Così scintillante. E un vestito fantastico… tutto bianco, splendente… tocca terra.
IL CRICETO: E le unghie aggrovigliate, più lunghe della coda del serpente. Colorate.
LA REGINA DEL TUBO CATODICO: Questa testa è mia. Sta a voi scegliere: o con me o contro di me.
ERRICO MALATESTA: Compagni, guardate! Le pareti della Stanza dei Bottoni si stanno riempiendo di schermi al plasma! Siamo circondati!
GEORGES MÉLIÈS: E le guardie della Regina ci hanno circondato. Ecco cos’era quel battere di scarponi…
JOHN LOCKE (quello di Lost): Moriremo tutti!
Bevo un sorso di birra, poi un altro. Mi tolgo una caccola dall’occhio. La vista si appanna. I pensieri si annullano. Mi piace stare così, come ho fatto a non capirlo prima?
Di colpo, senza preavviso, mi assale una voglia incredibile, matta: comprare. Ho voglia di correre al centro commerciale all’Eur, quello con la cupola immensa, e di spendere tutto il mio stipendio. Prendere i prodotti migliori, cercare le marche più adatte, i vestiti alla moda. Ma soprattutto, voglio un nuovo televisore. Decido che sarà il mio regalo. Non pagherò l’affitto e comprerò la nuova tv. In 3D, per vedere i porno.
«Cosa fai?», urla Ganesh.
«Zitto tu, che manco esisti…»
«Che dici?»
«Non fare quella faccia. Basta giocare. Devo crescere, stupidi i miei genitori ad avermi abituato male. Bisognava facessero come gli altri, a piazzarmi davanti alla televisione fin da piccolo, otto ore al giorno più i pasti, invece che quella ridicola mezz’ora, quarantacinque minuti se facevo il bravo. Tutti gli altri tranquilli a guardare Occhi di gatto e io no. Come un cretino, ché poi il giorno dopo mi dovevo far raccontare tutte le puntate precedenti. E dicono che uno c’ha l’infanzia difficile.»
Tipo i ragazzini di oggi, il bimbetto che ho visto l’altro giorno in strada, seduto sul passeggino, spinto dal papà, a guardare il minischermo posato sulle sue gambe. Senza gustarsi il mondo, già perso.
«T’aveva turbato ‘sta cosa, ricordi? Che hai pensato che un bimbo deve osservare i particolari, le persone, gustarsi l’aria aperta e non essere imprigionato davanti ad uno schermo…»
«E sbagliavo Ganesh! Non c’avevo capito un tubo! Noi siamo i figli della televisione. Questo siamo… è normale che i bambocci nostri li educhiamo così. O no?»
GEORGES MÉLIÈS: Ragazzi, qui dobbiamo fare qualcosa… Elia adora il cinema, mica le telenovele!
ERRICO MALATESTA: Però ogni tanto Un posto al sole se lo guarda.
DAWSON LEERY: E anche la serie mia, ci stava in fissa.
RICK GRIMES: Beh, Walking Dead non è che la disprezza eh…
GEORGES MÉLIÈS: Ma che c’entra… ‘ste robe qui le guarda in streaming, piratate! O in DVD! È diverso… non è che tutto quello che esce dalla televisione fa schifo. Anzi, seguendo un’attenta analisi…
RICK GRIMES: A me il tuo mi sembra un po’ un discorso paraculo. Solo un tantinello.
GEORGES MÉLIÈS: Adesso non venirmi a dire che Pechino Express è meglio di Breaking Bad…
LA REGINA DEL TUBO CATODICO: Silenzio! Inchinatevi davanti alla vostra nuova regina! La mente di Elia è ormai mia!
Sbavo.
Non troppo ma sbavo.
GRANDE PUFFO: Cos’è questo frastuono? Mille voci mi puffano in testa!
IL CRICETO: No, non mille. Una. La grande voce della Regina…
KARL MARX: Compagni! Non cedete… aprite gli occhi, non lasciatevi ipnotizzare! Guardate bene cosa ci propone la Regina del Tubo Catodico!
Ciao Darwin, Veline, Domenica In, Made in Sud, Uomini e Donne, Il Grande Fratello.
Ci insegnano a non pensare, a seguire il culo più bello, la ragazza rinchiusa nella prigione di cristallo, quella che mostra le tette, che ammicca al pubblico. Ci indicano la giusta via, lungo il paradiso perduto, nell’isola deserta, facendoci urlare per un concorrente o per un altro. Ci fanno amare lo spreco, lo spreco di cibo buttato nelle trasmissioni di cucina, l’Italia che si abbuffa ai pranzi di Natale e ai pranzi di Pasqua. Indugiamo sull’uomo seduto sul trono, conteso da cento donne; sul ragazzo desiderato posseduto adorato. Ci mortificano mostrandoci ciò che avremmo potuto essere, quindici minuti di celebrità alla portata di tutti, se solo avessimo vinto il provino, il quiz, la vendita. Se fossimo stati più muscolosi. Ci chiedono di mettere in mostra i nostri difetti, la nostra obesità, i rotoli di ciccia che sgorgano dalle mutande. Ci mettono l’uno contro l’altro a suon di fischi e campanelli. E noi ci mostriamo nudi, consapevoli dell’umiliazione ma felici di apparire. Ogni tanto, per farci sentire in pace con la coscienza, fanno una maratona televisiva, chiedendoci di essere più buoni, di aiutare i malati di tumore, di Sla, di alzheimer. E scavano dentro, sempre di più, sempre più a fondo. Ci mostrano il bambino morto in mare, il cadavere in spiaggia. Fa audience. E noi ci caschiamo e piangiamo. Però poi le cazzate che dice Salvini eccome se ci piacciono. ‘Sta malvagità che si porta tutto via, ogni cosa bella di questo mondo. Seguono l’ignorante, il cattivo. Anche su questo ci fanno i programmi, programmi che si danno un tono, in giacca & cravatta, con ospiti illustri; che mostrano i quartieri romani sull’orlo di una guerra civile, gli immigrati brutti sporchi e cattivi, l’invasione aliena, intere religioni etichettate come il male assoluto. Sorridono, consapevoli di aizzare una guerra tra poveri, per non toccare i ricchi. Si propagano come un virus, chiudendo nella gabbia le menti dei più. Impauriti, analfabeti, terrorizzati.
E infine ci riducono così: rancorosi e razzisti, in canottiera e mutande, aspettando il prossimo programma, la nuova paranoia, la giusta dose di sciacallaggio, il selfie nei luoghi dell’attentato, chi urla più forte, la partita della domenica, il talent di successo.
GRANDE PUFFO: Bravi, così! L’estremismo dell’adorato è roba nostra!
IL CRICETO: Sì! Tipo adolescente! Daje forte!
LA REGINA DEL TUBO CATODICO: Cosa fate? Fermi! Guardie, arrestateli!
ERRICO MALATESTA: Compagni, all’attacco! Annientiamo l’invasore! Accendiamo le molotov, carichiamo le fionde! Ci siete? Tre, due, uno… lanciate!
Cristo che mal di testa.
KARL MARX: Presto, distruggete i televisori appiccicati alle pareti, senza pietà…
ERNESTO CHE GUEVARA: E adesso… a morte la Regina!
LA REGINA DEL TUBO CATODICO: Lasciatemi, io sono la Regina! Ammiratemi, veneratemi!
GRANDE PUFFO: Kundalini, serpento’, apri un po’ ‘ste fauci invece di rimanere svaccata sul divano…
MICHAIL BAKUNIN: Ecco brava… di più… in un sol boccone…
LA REGINA DEL TUBO CATODICO: No… no… aiuto! Aiut…
MICHAIL BAKUNIN: Fatta, anche questa è andata. Pericolo scongiurato. Nella testa dell’adorato entra solo quel che diciamo noi. Mica stiamo in democrazia qui dentro, ecchecazzo.
Crollo a terra. Ho la testa che mi scoppia, come se c’avessero combattuto una guerra. Alzo lo sguardo.
Cristo chi ha acceso la televisione? Se mi becca Simone che sto guardando La prova del cuoco mi prende per il culo a vita. La tv serve solo per i videogiochi, affare serio quello. Non la guarderò mai più.
SUPERSTELLINO DEGLI SNORKY: Però a me certe cose piacevano. Non è che è tutta spazzatura la roba che manda la televisione. I Teletubbies ad esempio…
LA VECCHIAIA: E infatti…
GRANDE PUFFO: Bella signora, dov’era puffata?
LA VECCHIAIA: Partitina a poker con Yogi Bhajan, un asso il nonnetto. Comunque… essendo io la parte adulta di Elia, vorrei ricordarvi che la tv non è tutta sbagliata. Ci sono cose belle e cose brutte, basta saperle scegliere. Ci vuole responsabilità. E occhio.
BATMAN: Ecco, la morale da fine racconto ci doveva fare. Para para a Orko.
MASTRO LINDO: Pure ai Ghostbusters. Ai cartoni dico.
GRANDE PUFFO: Vabbè, la morale è ‘na cosa classica degli anni ’80. Elia ce l’ha nel sangue, c’è cresciuto co’ ‘ste cose. Le robe che trasmettevano in televisione cioè.
SUPERSTELLINO DEGLI SNORKY: Ed è venuto su un bel ragazzetto eh. Con noi dentro la capoccia sua, ché veniamo tutti da là.
KARL MARX: Quasi tutti.
Spengo la televisione. Credo che il pinguino accenni un sorriso, credo. Che poi, in fin dei conti, non c’è niente di male a guardare un po’ di tv. E anche a fare l’impiegato, a me in fondo mi lascia ‘na cifra di tempo libero. Basta saperle prendere le cose, non lasciarsi inglobare.
Ecco quindi la morale del giorno, gentilmente enunciata da Orko, l’amico fantasma di He-Man:
«Sono vecchio per queste cose. E’ tutta una questione di yin e yang. Punto. Fine.»
[Intanto, negli studi segreti della Tv:
«L’abbiamo perso».
«Non possiamo cedere ora, dobbiamo conquistare la casa e i suoi abitanti devono piegarsi al nostro volere.»
«Agente numero 108, idee?»
«Ne manca uno, colleghi. Puntiamo su Simone S. coinquilino del Mangiaboschi. Lo coglieremo di sprovvista, mentre gioca alla PlayStation…»]
E che devo fa’. In fin dei conti, alla fine, mettere un po’ di radio e tornare a pulire mi sa che è la meglio cosa.
Che la Forza sia con voi. Sempre.

Le altre storielle mie le trovi su:
www.eliamangiaboschi.blogspot.it
e, ovviamente, sull’ebook uscito per la Fondazione Rosewater, “Un centimetro in più”, disponibile su Amazon.

Votalo!

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Io sono Elia Mangiaboschi. La mia vita è piatta, monotona, particolare e unica. Quindi la scrivo. Un racconto a settimana (possibilmente il martedì), da leggere tutto d'un fiato. Scrivo degli Uomini Grigi, della ditta per cui lavoro "Meccanic. A", dei miei colleghi, dei dottori, delle persone, di papà e mamma, delle droghe, delle situazioni, di tutto e di nulla. Sono un impiegato; io timbro i pacchi, faccio le ricevute. Sono Elia Mangiaboschi. E questa è la mia storia.

1 COMMENTO

  1. Sempre belli bellissimi questi racconti! Meno per quel gran Puffo che la sua razza mi fa impressione, traumi infantili, bo…
    Il senso critico ci sta tutto. Ma si, la tv è solo per la play, roba seria quella!
    L’horror più horror che ho mai letto!

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