La prossemica dell’amore 4.21/5 (6)

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Le era innato colmare distanze.
Lo faceva con discrezione e non le accorciava tirando corde restando seduta, ma perseguendo fili sottili e colorati che spesso s’aggrovigliavano, regalandole anche il gusto di addentrarsi in matasse dispettose.
La curiosità s’alimenta di movimento, è un moto di conoscenza verso il non conosciuto e lei se ne lasciava sedurre e indurre. Non temeva di smarrire strade, del resto non si poteva trovar nulla se prima non si era perso qualcosa.
Il muoversi curioso è anche questo, perdere una posizione per trovarne un’altra.
Aveva cavalcato
distanze chilometriche significative,
distanze mentali,
distanze cronologiche,
distanze emotive,
distanze temporali,
distanze culturali,
distanze di stanze.
Ultimamente aveva seguito delle tracce di parole saltellando dall’una all’altra decisa a risalire alla sorgente. Ricordava perfettamente il loro primo incontro in quel centro commerciale, si era girata e l’aveva riconosciuta, così come le era capitato quando leggeva i suoi scritti. Due donne che colmando uno spazio fatto di sentir comune si scoprirono amiche capaci di far giocare le loro creatività.
L’effetto collaterale più pervasivo del colmar divari è che, un volta che ci si è spostati, non si può più tornare allo stato precedente, nel punto B non si è più la stessa persona che si è stati nel punto A, perché quel filo libero, al passaggio nella tua mano, si va ad inserire nella trama modificandola.
Ci sono fili ornamentali, fili fini, fili spessi, fili elastici; la loro amicizia era indubbiamente un filo da ricamo.
Anche nelle relazioni sentimentali era sempre stata una camminatrice di funi, tanto che a volte gli altri confondevano per inutile e faticosa complicazione la sua naturale predisposizione a seguir la curiosità che serpeggia su istinti troppo intriganti per essere connotati in base alla tortuosità del percorso lungo il quale si snodano. Lei si domandava come facessero a non cogliere la bellezza di quell’arco di spazio da colmare, come potessero pensare di trovare l’amore senza assecondare movimenti.
Rideva ancora pensando a quando un’altra amica, anni prima, l’aveva implorata invano di non mettersi alla guida per affrontare quel viaggio in macchina di dodici ore da sola. Milletrecento chilometri di strada, sfilati a cementare una trama.
Ma qual è la prossemica dell’amore, a che distanza si devono fermare due corpi in movimento l’uno verso l’altro?
Questo si domandava persa nei suoi tuffi di pensiero.
Se ci si ferma troppo lontani non si osa assecondare la curiosità, oppure non interessa farlo, lasciandola prima o poi fluire altrove, viceversa, se si perde ogni distacco in una fusione la si spegne.
Forse la misura adeguata sta nell’ignoto ed incontrollato che nel rapporto ci si lascia a vicenda, rinunciando all’aggettivo possessivo con la consapevolezza che si tiene in mano un filato comune ma si arriva da trame differenti. Quando in nome di un’assolutezza che spodesta l’unicità si recidono gli altri fili in mano all’amato e a sé, si trafigge la curiosità e si uccide il sentimento.
Nella sua mente s’illuminò una citazione di Ferlinghetti che si era trovata in mano seguendo un affascinante filo anarchico: “poesia è la distanza più breve tra due esseri umani”.
Eccola la prossemica dell’amore.

Votalo!


13 COMMENTI

  1. Vedo che anche qui prima di me è passato un silenzioso castigatore di stelle! potremmo dedicargli uno scritto in queste settimane mancanti, magari apprezzerà! 😀 in ogni caso secondo me il significato di questo racconto è molto profondo e sia l’incipit che il finale mi piacciono tantissimo! Lo stile poi è impeccabile come sempre… tuttavia hai tirato fuori l’amicizia tra le due donne prima di rilanciarti nel flusso di pensieri e mi sarebbe piaciuto molto se avessi fatto giocare maggiormente queste due protagoniste, magari passando la narrazione dal punto di vista prima dell’una poi dell’altra o tramite una sorta di corrispondenza epistolare o in qualsiasi altro modo… così la trama sarebbe stata ancor più brillante. In ogni caso brava davvero 🙂

  2. “con la consapevolezza che si tiene in mano un filato comune ma si arriva da trame differenti” è un’immagine che mi è piaciuta particolarmente, ma tutto questo gioco di fili ha catturato la mia attenzione!
    Ho tolto una stellina allo stile, ma forse dovrei tiglierla a me… ho dovuto leggere due volte per cogliere tutta la narrazione e sinceramente non so se dipende dalla mia stanchezza…
    Sofy ha avuto un’ottima idea: scriviamo dell’anonimo stelliere! 😝

  3. Mi son persa tra fili di pensieri, idee, citazioni…erano meglio le eccitazioni di quando scrivevo erotico 😂😂😂 ahhhh cosa avrei potuto fare con tutti quei fili😂.
    Grazie ragazze!
    Lo stelliere castigatore o stelliera castigatrice 😉 potrebbero essere ottimi titoli

  4. Ho amato la tua capacità di tessere le parole come fossero filati differenti a intrecciare una trama che non si coglie a una lettura veloce e superficiale.
    Un errorino qui:”Anche nelle relazione sentimentali” dovrebbe essere relazioni.

  5. Prossemica…una parola che non conoscevo 🙂
    Non un racconto facile, ma ti districhi bene
    tra giochi di parole e sottili riflessioni
    su “codici di geometria esistenziale”(cit.Battiato).

  6. un testo molto riflessivo che richiede una seconda lettura per apprezzarne totalmente bellezza e profondità 🙂 mi avevi abituato a storie sudamericane, con questo sconfini verso il nord fino a Ferlinghetti, uno tra i miei poeti preferiti (che mi aveva ispirato, con un suo verso, la trama di un testo per questo contest)… tra le riflessioni che il tuo testo ha generato in me c’è anche questa: si incontrano più anarchici per la città o più donne nei centri commerciali? 😀 ciao 🙂

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