La penna atavica 5/5 (3)

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Non ci stava più nella pelle, per Mario l’arrivo della bella stagione era motivo d’euforia, l’esplosione della vitalità. Questo ragazzo dalla folta chioma corvina, che sottolineava il duro contrasto con gli occhi cerulei, con i suoi 29 anni era di modi trasandati ma dentro nascondeva enorme sostanza. Diversi anni prima, aveva interrotto gli eccellenti studi in lettere classiche, causa, un blocco psicologico sempre più crescente, dandosi così drasticamente alla macchia dalle aule dell’ateneo. Non vi era spiegazione certa, la mente andò via via accecandosi, non volendone più sapere di esami da sostenere, forse lo stress, forse l’ansia.
Adesso si ritrovava relegato in una modesta fabbrica che sfornava calzature antinfortunistica, dove 10 ore al dì, non faceva altro che infilar lacci, lacci e nient’altro che lacci. Quei serpentelli che zigzagavano tra un occhiello e l’altro delle scarpe, gli garantivano una piccola indipendenza economica, ma non di certo dello spirito. Per sfuggire all’aspra e stretta realtà, accentuata soprattutto in inverno, quando rincasava si immergeva nella lettura di romanzi avvincenti, finché il sonno e la stanchezza non prendessero il sopravvento e viaaa in un viaggio lampo lontano dalla scomoda routine. Non aveva chiuso del tutto con i libri quindi, una porta era rimasta aperta.

Finalmente le rondini tornavano a rasserenare il cielo, i fiori a colorare i prati, ebbene il conclamato periodo dell’anno era cominciato e Mario lasciatosi lo spettro della cupa stagione alle spalle, come di consuetudine, per le sue letture amava circondarsi dei suoni ed i colori della natura. Smesso il turno lavorativo, un salto a casa per rifocillarsi e darsi una rinfrescata e a gambe levate in direzione giardini del castello presente in città. Nonostante l’entusiasmo spingesse, non lasciava mai che dalla sua mesta maschera, trasparisse alcun segno.
Si stava accingendo sul prato per cominciare un nuovo romanzo, quella volta uno strano oggetto marroncino che stazionava sul terreno, qualche metro più in là, rapì la sua attenzione. Lungo un palmo di mano, spesso come un lombrico, però era troppo rigido per esserlo.
La curiosità era difficile da tenere a bada e così senza portarla troppo per le lunghe, mani e occhi trovarono in parte risposta al piccolo mistero. Girandosela e rigirandola sotto uno sguardo osservatore, appurò che si trattava di una penna, ma che penna! ritraeva l’incisione di un cavaliere in battaglia contro un drago. Doveva avere di certo un valore artistico, considerata l’esimia fattura.
Mario si disse che momentaneamente la lettura poteva attendere, fu talmente preso da quel ritrovamento, tanto da rovistare nel suo zaino inseparabile e scovarvici, come in una cantina, un vecchio cimelio del quale aveva rimosso ogni ricordo, il piccolo block notes dell’oblio.
Quante volte aveva cercato di dar luce alla sua creatività, dopo poche righe tutto svaniva, i personaggi, i luoghi e le atmosfere. Mario lo chiamava il talento sadico, il suo grande amore per la scrittura non corrisposto, il talento gli faceva ballonzolare mille e più idee per la testa ma l’ispirazione, peggio di un mulo intestardito, niente!
dava un minutissimo contributo e preferiva starsene lì a guardare.
Da sempre sognava di fare lo scrittore, purtroppo il destino puntualmente gli teneva in serbo tale scherzo malefico, rubandogli le parole, finche non ne poté più dell’inflizione di codesto supplizio e mandò tutto in fumo, studi, sogni, certezze. Si costrinse a condurre una vita monotona senza meta, ma quanto meno la razionalità che racchiudeva non rasentava la follia del talento inespresso.

Qual’ora si fosse presentato chi che sia a rivendicarne la legittima proprietà, Mario non avrebbe battuto ciglio restituendola ma, adesso un’ispirazione tentatrice fremeva ed il ragazzo doveva darle ascolto.
“Ci sto cascando ancora una volta, non posso, non devo!” pensò in un primo momento ma l’istinto ebbe la meglio.
Miracolosamente, quella penna non faceva che lasciarsi dietro, un fiume in piena di estro, la figura che riportava, dettava per Mario una storia degna di un romanzo. L’arrivo dell’imbrunire fermò temporaneamente la sua mano, che avrebbe pur continuato se gli occhi non fossero stati riluttanti alla notte. Seguirono dei giorni prolifici, il dopo lavoro si svolgeva al solito posto, l’entusiasmo non poteva essere più camuffato, il volto del ragazzo era tutto un visibilio, l’avverso block notes dell’oblio fu saziato di parole e ne furono messi ferro a fuoco altri due. In due settimane nessuno apparve per smorzare l’ondata d’ispirazione recriminando il maltolto, fu portato a termine un capolavoro da centinaia di pagine, ossia …

Un giovane cavaliere che si era conquistato ben presto il suo onore, lanciandosi nella battaglia con alto spirito indomito. Molti erano caduti sotto la sua spada, cavalieri macchiati d’onta, perfidi stregoni, orchi. Era stato un drago a cambiare la sorte del valoroso, l’unico della sua specie a fare della nequizia la sua spregevole virtù, tanto da essere rinnegato dai suoi simili. Codesta creatura, spinta da smisurata malvagità seminava solo distruzione nelle sue scorrerie, neanche i draghi stessi erano stati più in grado di fermarlo. Quando il mai domo cavaliere lo aveva affrontato, si era trovato lesto in fuga, assalito da una codardia che prima d’allora gli era stata sconosciuta. L’immensa vergogna lo costrinse all’esilio in un’atroce solitudine.
Il tempo gli fu amico e guarì le ferite dell’anima, il giorno della rivalsa si presentò ed il prode uomo si mise sulle tracce del mostro, per riappropriarsi di quanto gli era stato rubato, il coraggio che sempre lo aveva guidato.
Quando gli fu davanti, il drago stesso, memore della sua fuga vigliacca era incredulo alla sua vista e… dopo pochi attimi ma intensi … uno ed un solo colpo … dritto al cuore e nel contempo, il ritrovato cavaliere gli infliggeva il suo sguardo vincitore.

Or dunque, anche Mario aveva sconfitto il suo mostro e guarito le sue ferite e poteva rilanciarsi all’attacco.
Il destino che gli era debitore, aveva saputo ricompensarlo appropriatamente con la tal penna atavica.

Votalo!

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Per quanto possa essere svogliato, quando prendo la penna per raccontare, cerco di farlo in modo che chi leggerà la storia, potrà viverla, ergo devo avere delle emozioni che mi guidino, nondimeno una certa ispirazione 

5 COMMENTI

  1. Bellissimo racconto, ben scritto, ben strutturato e con un messaggio che mi è piaciuto molto. Bello anche il titolo! Bravo Giuseppe!

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  2. Bene, Giuseppe, visto che avevo ragione? Devi continuare a scrivere perché, se nella brevità sei incisivamente profondo, in lunghezza guadagni spessore e bellezza nello stile. Mi è piaciuto molto il personaggio di Mario e… che in quella penna atavica non ci siano le redini di chiunque abbia un’aspirazione o un’ispirazione? Chissà!

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  3. complimenti, mi ha colpito il modo in cui lo hai scritto

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