La leggenda dell’ultimo cavaliere e l’androide destriero. 2° capitolo 5/5 (3)

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il momento di agire sul campo era vicino e finalmente … inseritosi nella fitta rete telematica, su cui si basava la comunicazione tra gigaomodi è entrato in possesso di informazioni chiave. Decodificando una serie di file criptati, è avvenuta la grandiosa scoperta, la residenza ultratech sorta nel territorio di Barlet City, è un ridicolo specchietto per le allodole, nell’ipotesi di un insurrezione schiavoide, l’immensa struttura è stata abbandonata, ottimo segno, la tirannia usurpatrice vacilla!
Non hanno fatto molta strada i padroni della zona, sono asserragliati là dove il tempo non conosce limiti, dalla consultazione delle mappe segnalate nei file, Ektor ha individuato il covo, nell’antica fortezza sveva. Un paradosso, coloro che ostentano la tecnologia, si rifugiano nel passato. Da quanto si evince, pare che abbia colto due piccioni con una fava. Nel castello, oltre a risiedervi i padroni, essi possono seguire di persona gli sviluppi della ricerca all’immortalità, poiché in un punto non precisato, vi è stato allestito uno dei famigerati centri.
Lasciatosi alle spalle il dimenticato epicentro di fervore umano, il supereroe continua la sua corsa in spalla al compagno quadrupede, con eloquente fierezza. Percorre qualche chilometro sullo sterrato, entrando ed uscendo dalla foschia. Ecco dunque materializzarsi il castello, alla fine del piccolo bosco. Ad una certa distanza dalla fortezza, vanno dipingendosi le ombre di grigiastri giganti, segno della presenza, nei paraggi, degli algidi stabilimenti le cui membra imprigionano gli schiavoidi che lavorano ignari di tutto ciò che accade nell’antico edificio.
L’obiettivo primario adesso, è salvare le vite in pericolo, poi potrà intervenire nelle fabbriche-prigioni.
Appostato nella boscaglia, Ektor esamina quel luogo apparentemente deserto, con l’ausilio dell’armamentario in dotazione a Disfidix. Dalla rilevazione infra-red, viene individuata un’alta concentrazione di esseri umani, nelle tetre stanze che si dipanano in profondità, è chiaro che quello sia il punto in cui gli schiavoidi sono vittime di certe nefandezze e perciò bisogna agire prima che sia troppo tardi. La scansione elettroscopica-tridimensionale, invece, ha riscontrato la presenza di due gigaomodi dietro il portone. Sono state rilevate anche delle videocamere, mimetizzate nei quattro punti strategici, ossia i quattro bastioni. Probabilmente i due individui saranno vigilantes e perciò la videosorveglianza non può che essere in diretta connessione con essi.
Preso atto della situazione, Ektor elabora un piano per attirarli allo scoperto e metterli fuori combattimento, spianandosi così la via. Messi i finti panni di stallone selvaggio, per non destar sospetti, Disfidix giunge ad un paio di zoccoli da quel palazzo attempato, dal vigore imperturbabile, simulando la ricerca di erba che possa mandar giù nello stomaco, quando … ecco aprirsi lo spioncino e fuoriuscire una voce dal tono imperioso e ripugnante
-Essere equino! devi andare via di qui! questa è zona off limit!
pare che colui che ha progettato questi gigaomodi, gli abbia trasmesso la sua inettitudine. Come se un cavallo avrebbe dato ascolto!
È un disco rotto, la voce va avanti ancora per quattro volte, con le stesse identiche baggianate, finché finalmente il portone si apre, due figure losche prendono forma, come volevasi dimostrare, sono due vigilantes, armati di trifax, una pistola scaglia scosse voltaiche.
La trappola ha funzionato, Disfidix è riuscito a portarli fuori, ma adesso? Quelle armi avrebbero fatto il solletico al nobile destriero, neanche il tempo di puntare contro che … un calcione in stile rodeo e dei tipacci non resta che un mucchio di ferraglia. Nel frattempo, Ektor ha attivato un ripetitore olografico, un dispositivo per eludere la videosorveglianza, nel caso fosse collegata anche con i padroni all’interno.
Dentro, non vi si nasconde alcuna sorpresa, almeno per il momento il comitato d’accoglienza è rappresentato dalla puzza insistente dell’umidità e da suppellettili che quanti secoli or sono, son là a testimoniare ciò che fu.
Ektor prosegue, portandosi verso le scale che raggiungono i sotterranei, il fedele Disfidix lo segue a ruota. Una saggia circospezione guida le mosse del supereroe, affinché non si ritorcano contro l’incolumità degli schiavoidi. L’ultimo gradino dirige presso un cancello socchiuso, è l’apri pista di un lungo corridoio illuminato da fiaccole appese alla parete destra, sulla sinistra vanno affiancandosi quelle che dovrebbero essere le celle. Infatti, introdottisi senza esitare, Ektor e Disfidix trovano davanti una scena angosciante, schiavoidi ammassati, i volti di questa gente sono profondamente provati, la speranza deve averli abbandonati, passando il testimone ad una cieca consapevolezza, la rassegnazione.
Alla vista dei due personaggi, diversi dagli abituali gigaomodi e dai famelici padroni, i visi rassegnati si coprono di stupore
-E tu chi saresti?!non ti ho mai visto, non sarai un altro di quei stupidi gigaomodi?!
uno del gruppo della prima cella, come gli altri, indossa luridi stracci, barba e capelli lasciati andare, insomma, l’aspetto racconta esplicitamente della lunga permanenza. Avventatosi sulle sbarre, ha cercato di far luce su quella visita insolita.
-Non temete amico mio, sono qui per trarvi in salvo, il capitolo infame scritto dai padroni, finalmente conoscerà la parola fine!
-Credo proprio che voi stiate dicendo la verità, in effetti sarebbe alquanto impossibile vedere uno di quei cosi in vesti così lucenti, di una magnificenza rara se non unica, per non parlare del vostro cavallo, è una creatura meravigliosa… ehi! un momento ma … quello stemma? voi? il vostro cavallo?
I pensieri che affollano le menti degli schiavoidi, hanno scavato a fondo, credono di avere dinanzi ai loro occhi, la leggenda narrata di padre e in figlio nei secoli, le cui gesta eroiche permisero di cambiare le sorti di Barlet City, quando erano altri tiranni a serpeggiare.
-Io sono Ektor ed il mio amico a quattro zampe è Disfidix, i nostri servigi non saranno che per ricostituire un mondo libero.
il supereroe accompagna le proprie parole simulando un inchino, nonostante non sia più un uomo normale, dimostra un’umiltà encomiabile prostrandosi con quell’antica riverenza
-Che sia forse il cielo a riportarvi sulla Terra?
gli ex prigionieri forse ritengono che la divina provvidenza abbia riportato in vita il loro antico eroe, per mettere fine alla sofferenza.
-Che sia il cielo o che sia il fato, porterò a termine la mia missione. Adesso signori, devo pregarvi di farvi in dietro, così potremo forzare queste sbarre. Ektor preferisce mantenere un alone di mistero sulla sua provenienza.
Dato spazio ai convenevoli e in un batter d’occhio le scomode celle sono solo un pessimo ricordo. I due compagni, agendo in sincronia, hanno sfoderato potenza devastante ad altissima velocità. Gli schiavoidi hanno assistito esterrefatti e una volta liberi, non hanno potuto esimersi dall’esprimere l’infinita gratitudine verso i due salvatori. Di fare gli spettatori passivi, non vogliono più saperne, sono decisi a prendere parte alla missione. Ektor, per non deluderli e per far sì che alla lista dei compianti non se ne aggiungano altri, li porta con sé, a patto che seguano le sue istruzioni. Dirigono verso la stanza degli orrori, dove una decina di vittime sacrificali, forse stanno per andare incontro alla morte. Gli uomini hanno raccontato dei prelievi umani mensili, due vigilantes selezionano a caso dieci elementi e scompaiono alla fine del corridoio, di tutti i malcapitati nessuno ha fatto più ritorno. Un’altra spirale da discendere, ancora tetre mura da attraversare ma c’è qualcosa che richiama l’attenzione di Ektor
-Perché indossate tutti lo stesso collare?
-Ce lo hanno affibbiato quando siamo arrivati qui, chiunque abbia provato a disfarsene, c’è rimasto secco!
la situazione è ancor più grave di quanto sembri, questi accessori indesiderati contengono speciali circuiti teletrasmittenti, qualora vengano manomessi o superino il campo circoscritto dalla centralina telericevente, si innesca un sadico sistema che invia infiniti spasmi al corpo, finché la vittima non esala l’ultimo respiro.
L’altro nodo da sciogliersi, sarà individuare questa centralina e disattivarla con non poca cautela. Ma non c’è circuito che tenga davanti al vecchio asso inventiva che Ektor nasconde sempre nella sua manica. La marcia continua e il folto gruppo giunge sino al fatidico punto.
Una porta d’acciaio di notevole spessore, l’ultima barriera tra crimine e giustizia, sarebbe una passeggiata sfondarla per il supereroe ed il suo destriero, se non fosse per la telericevente rilevata e assurda coincidenza, è collegata all’ingresso d’acciaio. Un passo falso e si compirebbe una strage. La cosa richiede precisione chirurgica e purtroppo, le lancette dell’orologio scorrono cinicamente, noncuranti della signora morte che già sfrega le mani, pregustando l’abbattersi della sua spietata falce su cotante teste. Grovigli di cavi si contorcono nel finto solaio antistante, quella piccola giungla è abitata da lucciole nefaste, ma non ancora è arrivato il momento di portar mesti annunci, già! le lucciole o meglio, i led luminosi della telericevente, ognuno dei quali indica lo stato dei collari con rispettiva sorte schiavoide, si illuminano del verde figlio della speranza. Nel momento in cui quel verde divenisse rosso, della speranza rimarrebbe solo il fantasma. Così Ektor si ritrova sulla groppa di Disfidix, mentre cerca scrupolosamente nel solaio, il cavo che una volta troncato, ridurrebbe il pericolo pari a zero. Conoscendo l’inefficienza della tecnologia nemica, si immedesima nelle vesti avverse, pensando secondo la rispettiva prevedibilità, quando … il genio non tarda a farsi sentire, tra tutti i filamenti rigorosamente rossi, se ne distingue uno, l’unico con un simbolo di pericolo e la sigla non toccare. L’intuito suggerisce di procedere col tagliare proprio quello, per Ektor quel marchio rappresenta niente più che un innocuo diversivo, mentre la coda umana alle sue spalle porta le mani al volto della paura, il supereroe recide di netto
-Possano le vostre anime perdonarmi se io sia incappato in un’azione maldestra!
ma non ci sarà niente da perdonare, l’intuito di inventore è stato ancora ineccepibile, l’asso nella manica era quello giusto, la strategia dei padroni è un eterno fallimento, sin troppo prevedibile. Le mani scivolano dagli occhi e nel constatare di essere ancora in vita, la gioia degli uomini ormai ex schiavoidi, si può toccare con mano. I collari si sono auto sganciati, ma c’è qualcosa in sospeso, anche il circuito che serrava l’ingresso alla stanza degli orrori, ha cessato la sua attività. Oltre, appaiono loro, i ribaldi, meglio conosciuti come padroni eterni, nei panni di Dei di quart’ordine, sorseggiano o meglio, sorseggiavano vino.
In uno squallido Olimpo, dietro una grossa vetrata, si godevano uno spettacolo che nessun dio avrebbe concesso, poco più in basso, dieci tavoli operatori paralleli su cui altrettanti uomini anestetizzati, stavano per subire chissà quale efferatezza in corrispondenza della testa. Ormai i camici pazzoidi intenti a procedere, sono stati legati come salami prima di realizzare cosa stesse loro accadendo.
-Bene! Le cose stanno così! O mi dite cosa avete fatto a questa gente e rimediate immediatamente, oppure lascerò scatenare l’ira funesta dei miei amici lassù, sulle vostre brutte facce.
la mossa di Ektor è stata più che convincente, al terrore di una furiosa rappresaglia, hanno cantato come fringuelli. Alle vittime designate, ogni volta gli si impiantava un chip nel cervello, trasmetteva sinapsi ionizzate. Secondo teorie infondate, avrebbero tenuto i tessuti cellulari lontani dallo invecchiamento ma nonostante le svariate modifiche apportate al chip, il risultato è stato sempre lo stesso, la morte cerebrale. Quindi le cavie umane non più utili, venivano mandate al macero. Fortunatamente i dieci attuali sono solo un po’ storditi dall’annestetico, nessuna testa è stata violata, l’intervento di Ektor è stato tempestivo. Nel frattempo, Disfidix ha radunato i padroni in un angolo e pare che si diverta da matti, interpretando la parte del cavallo imbizzarrito. Minaccia di mollar calcioni e scuote la testa ridendosela come se fosse un essere umano. Magari ha una coscienza umana, nonostante sia androide, forse gli suggerisce di spaventare costoro affinché serva da monito per il futuro, del resto un po’di fifa non ammazza, al contrario dei crimini di cui si sono macchiati i padroni.
La notte si ritira nel suo antro, portandosi il suo mantello scuro, sul castello albeggia un nuovo giorno, il primo di libertà per gli ex schiavoidi, il sole sta tornando ad accarezzare i loro visi prigionieri del buio. Ai piedi del maestoso edificio, la folla si è raccolta attorno ai due salvatori, tutti urlano i loro nomi Ektor! Ektor! Disfidix! Disfidix! Libertà! Libertà!
ad un cenno del supereroe, cade il silenzio per dar voce alle sue parole.
-amici miei! Fratelli! Per me ed il mio nobile destriero, la missione qui volge al termine, altre vite da salvare, altri uomini da liberare, i nostri servigi sono richiesti altrove. Son sicuro che sarete in grado di cavarvela. I vecchi nemici saranno molto lieti di offrirsi come manovalanza, per mettere in piedi la nuova Barlet City, già! Perché così espieranno le gravi colpe. Confido nel vostro buon senso, mi auguro che lo spirito di vendetta non annebbi le vostre menti. Se ce ne sarà bisogno, torneremo a difendere a spada tratta ciò che abbiamo riconquistato, la Libertà! È stato un dovere ed un onore stare al fianco di tutti voi … Addio!
Ektor e Disfidix si lanciano ancora una volta al galoppo, sullo sfondo il castello e tutta la gente acclamante vanno via via svanendo, mentre nel cielo gli uccelli miracolosamente tornano a librare cantando.

Votalo!

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Per quanto possa essere svogliato, quando prendo la penna per raccontare, cerco di farlo in modo che chi leggerà la storia, potrà viverla, ergo devo avere delle emozioni che mi guidino, nondimeno una certa ispirazione 

6 COMMENTI

  1. stupendo non c’è che dire, avvincente!!! complimenti davvero… mi hai lasciato senza parole

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  2. Io ti ripeto, continua così. La narrazione va bene, forse anche nella prima parte avrei inserito più dialoghi per ravvivare il tono descrittivo.

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