La leggenda dell’ultimo cavaliere e l’androide destriero (prima parte) 3.94/5 (4)

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Quella maledetta crisi economica!E chi si immaginava a cosa avrebbe portato. Nel 2009 aveva già infettato l’intero globo. Nonostante la situazione generale fosse in caduta libera, senza dare il benché minimo segno di ripresa, i governi insistevano col rassicurare le rispettive popolazioni circa l’imminente uscita dal turbine che stava imperversando. Dovunque si ripetevano scene analoghe, ad ogni ora, le reti televisive nazionali mandavano in onda messaggi registrati, dove apparivano personaggi politici con uno strano ghigno in volto, lanciando slogan colmi di subdola retorica. Altri non erano che dei sosia perfetti, gigaomodi: aspetto umano, dietro cui si nascondevano insensibili grovigli cibernetici. Tutto opera di scienziati psicopatici che collaboravano agli scopi malvagi del marcio, il quale stava subentrando. Stava accadendo qualcosa, a dir poco catastrofico, i maggiori esponenti del crimine organizzato avevano tramato in combutta, al fine di spodestare la democrazia ed assumere il potere assoluto ed incontrastato del pianeta. Infatti ci riuscirono in breve tempo.
Ne presero pieno possesso prima che la gente potesse rendersi conto e ribellarsi. Coloro i quali insorsero, tentarono invano, furono individuati e deportati nei centri rigeneranti, una sorta di cliniche segrete, prive di etica morale. Luoghi dove poter effettuare esperimenti pericolosi, a scapito di cavie umane, per agguantare la velleitaria immortalità.
Il resto dell’umanità venne smistata nei cantieri che, avrebbero dato alla luce, sontuosi castelli ultratech destinati agli aguzzini.
Anno 2040! le abitazioni che sorgevano un tempo, sono solo degli edifici abbandonati in cui echeggia il vento e la parola Libertà si è dispersa nell’oblio.
Escludendo i gigaomodi, esistono due razze sulla Terra, gli schiavoidi, o meglio, gli uomini sottomessi, costretti a lavorare secondo orari massacranti dentro giganteschi stabilimenti, contrassegnati da loghi raffiguranti l’antica divinità greca Zeus, il quale con aria minacciosa imbraccia una saetta.
Qui vanno in produzione tutti i componenti elettronici destinati ai castelli, i pezzi di ricambio per i gigaomodi e quant’altro possa consentire ai padroni eterni, la razza malvagia, di vivere da Dei. In quanto ai gigaomodi, sono considerati una spanna sopra gli schiavoidi, riguardo alle mansioni svolte nei castelli, non è un caso che nessuno schiavoide vi abbia mai messo piede, se non in fase di costruzione.
Ce ne sono svariati tipi, maggiordomi, giardinieri, cuochi e così via. Ognuno di essi esegue il lavoro secondo un programma preinstallato, al primo accenno di usura o guasto, dei loro simili addetti alla manutenzione, provvedono a rimediare.
L’effimero riposo degli schiavoidi si consuma in mini alloggi, situati nei sotterranei, a disposizione: brandine scomode, cibo insipido, monitor che trasmettono programmi stupidi e nel contempo, onde catatoniche per sopire le emozioni.
Per sopprimere eventuali colpi di testa, sono pronti i vigilantes, programmati per sedare ogni tentativo di ribellione, 24ore su 24 gestiscono la supervisione, dentro e fuori gli stabilimenti, coadiuvati dall’interconnessione con circuiti di video sorveglianza. Qualora uno schiavoide venga considerato improduttivo o potenziale sovversivo, và inviato ai centri rigeneranti.
Certo! si fanno chiamare padroni eterni, ma non hanno ancora scoperto il segreto dell’immortalità, perseverando nell’infierire, purtroppo, a scapito dei propri simili che un tempo erano chiamati, uomini!

Nell’Italia meridionale, in un posto che si affaccia sull’Adriatico, sta per succedere l’incredibile …
È notte fonda a Barlet City, la nebbia regna imperterrita, conferendo al paesaggio una tonalità cupa, dalla città vecchia si ode un suono, diverso dal solito sibilo del vento che si divincola tra palazzi diroccati, è lo scalpitio sul terreno ad infrangere l’infausto silenzio.
La luce della luna, riesce a penetrare la coltre grigia e a delineare una sagoma dalle sembianze umane in movimento. Nel momento in cui la nebbia si fa da parte, concedendo una piccola tregua, quella sagoma di dubbia provenienza rivela le sue forme … un essere dall’armatura splendente, sembra ricordare quelle cinquecentesche, tipiche in tempi remoti di dame e cavalieri.
Sul petto di codesto cavaliere vi è in risalto l’antico stemma della città, dalle strisce bianche e rosse, ma riportante al centro una E nera. Lanciato al galoppo su di un fulmineo destriero, che splende non meno di colui che lo cavalca, a quanto pare, dovrebbe trattarsi di un cavallo androide. Il destriero riporta lo stesso stemma, impresso sui fianchi, eccezion fatta per la lettera, qui vi è raffigurata una D . Sembrano scolpiti nel metallo, due opere d’arte, una delizia estranea a questa epoca avida di sentimenti, le rifiniture celestiali dei loro corpi, estasierebbero anche gli apatici gigaomodi. Quale segreto ancestrale potrà mai celarsi dietro tali personaggi?
Nulla a che vedere con i cibernetici sudditi dei padroni, bensì un uomo … tempo fa …
la cui vera identità, in tempi placidi, corrispondeva al nome Josh Flanny, sulla trentina d’età, costituzione magra, viso occhialuto dall’espressione sognante. Un inventore stravagante che trascorreva interminabili ore in laboratorio, immerso tra rottamaglie d’ogni genere, lambiccandosi il cervello per dar vita ai più disparati congegni che potessero trovar utilità nella civiltà.
Paradossalmente riuscito a farsi passare per improduttivo, non poteva che attenderlo un centro … nel momento del trasporto a bordo di uno sky-cargo, un velivolo adibito al trasferimento schiavoidi e componenti vari, il lampo di genio gli spiana la via di fuga. Grazie ad uno dei suoi aggeggi, ovvero gli inseparabili occhiali fm, con radio integrata, fingendo di pulirsi le lenti, azionò la ricerca canali, innescando così un disturbo elettromagnetico e mandando in tilt le strumentazioni dello sky-cargo, ma non i circuiti dei due aviator che pilotavano e del controller addetto alla sicurezza interna.
Nonostante ciò, non essendo stati programmati per soluzioni anti disastro, davanti all’imprevisto i loro processori finirono per resettarsi.
Il velivolo era lanciato in picchiata, Flanny in pochi secondi, ricavò un paracadute dal telo che copriva le apparecchiature inviate ai centri e gettatosi in volo, se la cavò con qualche costola rotta, atterrando in una radura non molto lontano dalla città vecchia. Lo sky-cargo si schiantò al suolo, fortunatamente era l’unico schiavoide a bordo. L’accaduto non destò alcun sospetto, fu archiviato come incidente. Flanny poté constatare l’inefficienza delle creature cibernetiche progettate dalle menti pazzoidi. La speranza di abbattere il potere degli aguzzini, iniziava a farsi strada.
Rifugiatosi nella città vecchia, l’inventore costruì un bunker-laboratorio, dove si dedicò a progetti che avrebbero aiutato la causa …
Stava lavorando ad una nuova invenzione, il commutatore molecolare, indispensabile per l’assestamento di una nuova lega di metallo immune alle esplosioni e a qualsiasi tipo di attacco. Fortuitamente, rimase colpito dalle radiazioni positroniche-asettiche, emanate dal commutatore.
Subì una stravolgente mutazione genetica, la struttura molecolare del suo corpo, si fuse con la super lega.
Sottopostosi a miriadi di test fisici e chimici, giunse alla sorprendente conclusione di aver acquisito dei super poteri. Ebbene sì, si era trasformato in un essere invulnerabile.
In onore all’eroe leggendario che in passato simboleggiava Barlet City, la cui epopea aveva catturato la sua immaginazione da bambino, plasmò il suo corpo-corazza, definendo la figura di un cavaliere cinquecentesco, proprio come l’antico condottiero. E così divenne Ektor, il cavaliere che sposava la nobile missione, rendere il mondo libero dalla tirannia.
Dopo aver dato vita al suo futuro fedele compagno d’avventura, il cavallo androide Disfidix, studiò accuratamente i piani d’azione e …

Votalo!

6 COMMENTI

  1. affascinante , minuzioso nei dettagli e nella descrizione delle atmosfere , sei stato in grado di farmi entrare nella storia, attendo trepidante una tua prossima pubblicazione 🙂

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  2. C’è del genio in tutto questo. Estro, fantasia che non si disperde ma racconta una realtà sociale in modo diverso. Barlet city e schiavoidi li trovo nomi azzeccatissimi 🙂 bravo Giuseppe, vedi che approfondendo le trame tiri fuori il meglio? Tessendo la tela di una trama interessante. Bravo davvero

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    • È un racconto che scrissi alcuni anni fa, al concorso letterario non andò bene, doveva avere come sfondo il castello della mia città.
      Volevo rispolverarlo per sentire qualche opinione. Mamma mia che dire, grazie tante Alessandra 🙂

  3. Ma quanta fantasia, Giu, tiri fuori trascinando il lettore. Bravo!

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    • Grazie Angela, mi fa molto piacere avere tale riscontro da una penna poetica ed instancabile 🙂

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