Invasione 5/5 (3)

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Il generale sfrega le nocche arrossate sulla medaglia d’oro, appuntata sulla giubba, tira le briglia del cavallo d’acciaio e mi si accosta.
“E’ giunto il suo momento, sergente Harmon.” si liscia la punta dei baffi grigi con l’indice “Vada in ricognizione e, se la strada è sgombra, ci dia il via libera. Veda di fare in fretta, non abbiamo molto tempo.”
Il suo alito di cipolla mi solletica il naso; trattengo il fiato.
Porto la mano alla fronte. “Signorsì.”
Mi abbottono la giubba grigia fino al mento, allungo la mano verso il collo del cavallo e premo il pulsante d’accensione. Uno sbuffo di vapore gli esce dal deretano, nitrisce e compie un balzo in avanti.
Do’ uno strattone alle briglie e si lancia al galoppo sulla prateria. Il vento mi scompiglia i capelli.
Lascio i miei compagni alle spalle, salto un fossato, aggiro un masso incastrato nel fango e raggiungo il letto di un fiume che serpeggia tra gli alberi.Tiro di nuovo le briglie e il cavallo si immerge, l’acqua mi arriva alle cosce. Rabbrividisco e batto i denti ma continuo ad avanzare. Salgo sull’altra sponda, mi do’ una scrollata e proseguo nella foresta.
Il silenzio è interrotto solo dal gracchiare di un corvo posato sul ramo di abete sopra la mia testa.
Il bosco si dirada e si apre in uno spiazzo erboso, disseminato di fiori di campo che rilasciano un profumo dolciastro nell’aria. Fermo il cavallo e proseguo a piedi fino all’orlo di un burrone. Mi affaccio e poggio gli occhi sul binocolo: il passaggio attraverso la gola è libero.
Ci sono solo rocce color senape, qualche arbusto che spunta dalle fessure e polvere.
Non occorre che indaghi oltre: se gli alieni avessero voluto tenderci un agguato avrebbero parcheggiato qui sotto le loro astronavi.
Un raggio di sole fa capolino dalle nuvole.
Devo muovermi o non faremo in tempo a superare la gola prima che cali la notte.
Rimonto in sella e torno indietro.
Il generale mi attende seduto su un masso, tamburella le dita sulle cosce muscolose.
Il tenente Kissinger cammina in circolo davanti a lui, con le braccia incrociate dietro la schiena.
“Allora?” il generale mi scruta coi suoi occhi azzurri “Quali notizie?”
“Via libera, signore.”
Un ghigno si dipinge sul suo volto rugoso: alza la mano al cielo e dà l’ordine di avanzare.
I soldati della fanteria attivano i cavalli d’acciaio e si portano sulla prima linea. Dietro di loro si radunano i mech; i loro passi rimbombano sul terreno e sollevano schizzi di fango.
Ci muoviamo alla velocità di una vecchia carretta lanciata su una strada statale.
Le rocce si ergono imponenti davanti a noi, colorate dei riflessi rossi del tramonto.
Il generale tira le briglie e accelera il passo.
Entriamo nella strettoia, solo uno spicchio di cielo è visibile da qui sotto.
Il vento sibila tra le rocce e si mescola al clangore di ferraglia dei mech.
Il generale con un cenno della mano chiama me e il tenente in disparte, si schiarisce la voce: “Il piano è semplice, ma bisogna attenervicisi scrupolosamente.” si liscia il baffetto “Superato il passaggio, ci troveremo alle spalle delle astronavi; lei, sergente Harmon, dovrà proseguire verso sud-est col suo drappello di soldati, mentre noi ci occuperemo di lanciare i mech in assalto. In questo modo gli alieni saranno circondati e non..”
Un boato fa tremare l’aria: la parete di roccia si sgretola e cade a un centinaio di passi da noi.
Il corpo nero di un’astronave oscura il cielo, apre il portellone e rilascia una miriade di alieni che si paracadutano sopra le nostre teste.
“Ritirata, muoversi ritirata!” urla il generale, si gira verso di me e sbraita “Come cazzo l’hai fatta, la ricognizione? Come cazzo hai fatto a non accorgerti dell’astronave parcheggiata lì sopra?”
“Era mimetizzata” balbetto, abbasso lo sguardo, stringo le briglie e seguo l’ondata in fuga.
Troia infingarda! Se non avessi avuto fretta di tornare indietro me ne sarei accorta, è stata colpa mia.
Il cavallo d’acciaio inchioda. I mech si sono bloccati all’ingresso della strettoia: un marchingegno alieno, grande quanto un palazzo, blocca la strada. Non ha finestre né fessure, ma all’improvviso apre un’unica passerella che cade sul terreno con un tonfo e solleva nuvole di polvere.
Una ventina di esseri verdi scendono con delle gabbie di metallo strette nei tentacoli e si allineano davanti all’uscita.
Il generale sguaina la spada quantica e urla: “All’attacco.” si lancia verso l’alieno che è davanti a lui e lo infilza al centro del cranio. La spada emette l’impulso: un buco nero lo inghiotte.
Un mech avanza verso un gruppetto di alieni, li calpesta e fa schizzare le loro cervella di gelatina verde.
Schiaccio il pulsante al centro della blusa; l’armatura si attiva e mi riveste il corpo, estraggo il fucile dalla fondina e lo punto contro l’alieno che sta atterrando sopra di me; premo il grilletto: dalla canna esce una bolla che ingloba l’alieno e lo fa esplodere. Una poltiglia verde si sparge ovunque. Mi inzuppa i capelli.
Accanto a me un soldato viene disarcionato, il cavallo gli cade addosso e gli trancia le gambe. Fiumi di sangue impregnano il terreno. Urla come un forsennato, ma l’alieno è su di lui e gli stacca la testa.
Sparo bolle a tutti gli esseri che mi si parano davanti, ma ne spuntano in continuazione. La giacca ha l’odore acido di rigurgito.
Una deflagrazione al centro della mischia spazza via tre mech.
Mi tappo le orecchie, il fucile mi scivola di mano e viene calpestato dagli zoccoli di un cavallo.
Fanculo. Allungo la mano verso la schiena e afferro l’arco. Ho solo dieci frecce.
Dal portellone scende un cubo bianco che volteggia a mezz’aria, si aggancia a un mech. Esplode. Pezzi di metallo, viti, bulloni e cavi atterrano in giro.
Un soldato è circondato da tre alieni, arrivo alle loro spalle e li infilzo nella schiena. Le frecce emettono gli ultrasuoni: la carne inizia a tremare, viene tagliata a fette. Le interiora gelatinose si riversano a terra.
“Vieni sul mio cavallo” gli allungo la mano, ma qualcosa mi colpisce alla nuca.
Perdo l’equilibrio, cado in avanti e finisco in una pozzanghera di fango.
Il cavallo si affloscia, le sue chiappe emettono un fischio.
E’ andato.
Non riesco ad alzarmi. Striscio a terra, mi rannicchio dietro la roccia, mi tiro su coi gomiti e ci poggio la schiena contro. Tendo l’arco: trapasso l’occhio di un alieno da parte a parte. Si porta il tentacolo sulla ferita, emette un guaito.
Il soldato si accascia e piange, ha la gamba maciullata: “E’ morto!” indica un punto alle mie spalle.
Il generale giace divelto in una pozza di sangue, non si muove.
Il tenente Kissinger è circondato, fende l’aria con la spada.
Gli alieni sono su di lui.
Troia infingarda, questa è la fine della resistenza.
Un alieno allunga i tentacoli verso di me, li stringe attorno al torace e mi scaraventa in una gabbia.

Votalo!

4 COMMENTI

  1. È un genere che non amo affatto, ma devo ammettere che tu hai scritto molto molto bene!

    5/5

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  2. Dimmi che c’è un seguito… non puoi lasciarci così! Il sergente Harmon non è morto, quindi? Aspetto sue notizie. Il racconto mi è molto piaciuto, scritto in modo accattivante e scorrevole. Brava Alessia. Alla prossima puntata…

    5/5

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    • Grazie. Per il momento è un racconto a sé stante che ho deciso di chiudere per dedicarmi ad altre idee.

  3. Anche io voglio sapere come continua la storia!!!!!! Complimenti, seguirò volentieri anche le nuove idee di cui parli 😉

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