Incontri 5/5 (8)

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“È decisamente fantastico…” continuava a pensare Emma mentre ammirava a bocca aperta quel quadro straordinario. Da quanto se ne stava lì seduta? Mezz’ora? Quaranta minuti? Un’ora? O forse di più? Aveva completamente perso il senso del tempo da quando era entrata per caso in quella piccola galleria d’arte. E quell’immagine l’aveva rapita. Portata oltre spazio e tempo a naufragare dentro se stessa come la donna del quadro.
In quel momento le sembrava che l’autrice avesse tracciato quelle linee dure proprio per lei. Si rendeva conto ormai che quel suo vagabondare per tutta Europa stava durando troppo e che non aveva ancora trovato le risposte alle domande che la tormentavano prima di partire. Era punto e a capo. Anzi, stava diventando sempre più cosciente del fatto che avrebbe dovuto sistemare il rapporto coi suoi genitori, dimenticare quella specie di fidanzato, ex ormai, a cui si era legata per gli ultimi tre anni della sua vita e che le aveva spezzato il cuore. In più, e cosa ancora più importante, doveva decidere se continuare gli studi come avrebbero voluto i suoi o se prendere parte al progetto di apertura di un bed and breakfast nelle colline marchigiane insieme alle sue due più care amiche. In realtà lo sapeva quello che voleva fare, parlavano di quel progetto fin da quando erano al liceo e mentre lei bighellonava all’università, le sue amiche si stavano dando da fare da tempo, soprattutto per recuperare i fondi per partire. Invece di pagarle l’università i suoi genitori potevano benissimo investire i soldi in quel modo no? Tanto, i soldi, non erano mai stati un problema per la sua famiglia. Forse era anche per quello che aveva deciso di partire e di staccare un po’ da quel mondo dove tutto era sempre molto semplice, così semplice a volte da diventare tremendamente difficile se solo si allungava lo sguardo al di là del proprio naso. E questo l’aveva capito, eccome se l’aveva capito, proprio durante quei suoi ultimi mesi di viaggio.
Diede un’occhiata all’orologio che portava al polso, erano le 18.30, alle 19 la sala avrebbe chiuso e girando lo sguardo si accorse che non era rimasto più nessuno.
Quella donna disperata dal cuore sfigurato in balia della tempesta l’aveva ipnotizzata e decise di rimanere lì a riflettere ancora per qualche minuto. D’improvviso sentì il tocco di una mano sulla spalla nuda e sobbalzò. Un ragazzo apparso dal nulla le si era seduto accanto e si era messo a osservare il quadro. Era molto alto, aveva la carnagione chiara e i tratti decisi, doveva avere circa la sua età, poteva essere benissimo tedesco ma qualcosa le diceva che anche lui, come lei, non era di quel posto, probabilmente veniva dal nord.
Emma, non appena percepito il tocco estraneo sulla sua pelle, si era voltata a scrutare lo sconosciuto e continuò a farlo finché, dopo qualche minuto, lui le rivolse la parola senza distogliere l’attenzione dal quadro.
– Cos’è che ti piace?
– Scusa? – balbettò Emma con ancora il cuore che le batteva a mille per lo spavento.
– Il quadro. Cos’è che ti piace? – rispose accennando con la testa in maniera quasi impercettibile all’immagine che avevano di fronte.
– Ah! Beh… ehm… diciamo che mi ci ritrovo molto.
– Ti senti perduta fra le onde? – le chiese senza nessuna espressività.
– Già… più o meno… sì. E a te? A te piace?
Il silenzio s’impadronì di nuovo della sala finché il ragazzo non si voltò di scatto e i suoi occhi gelidi centrarono quelli di Emma.
-Tutti noi siamo perduti. Siamo soli. Tentiamo di sopravvivere nella tempesta. Ci illudiamo di avere un porto sicuro a cui attraccare nel momento del bisogno. Facciamo finta di credere di essere importanti per qualcuno per dare un senso alla nostra vita. Costruiamo dei traguardi fittizi per cercare uno scopo. Fingiamo di decidere per noi stessi, ma non facciamo mai quello che vogliamo davvero. Vaghiamo per il mondo alla ricerca della felicità, questa sconosciuta. E quand’anche la incontriamo per caso non siamo in grado di riconoscerla. La sofferenza è intrinseca nell’uomo. In questa donna che sta per cedere alle forze oscure dentro di lei. In te che sprechi il tuo tempo davanti a questo quadro invece di vivere. In me.
Emma era rimasta basita nell’udire quelle parole e si stava iniziando un po’ a preoccupare. Quel tipo non le piaceva per nulla. Forse era sotto l’effetto di qualche sostanza stupefacente, ma non aveva lo sguardo perso nel vuoto, anzi, l’aveva ben focalizzato su di lei.
– La sala sta per chiudere – disse l’uomo dalla guardiola che aveva smesso di leggere il suo libro e si stava preparando per uscire.
– Grazie, arriviamo subito! – rispose in fretta Emma che iniziò a raccogliere la sua borsetta da terra e ad alzarsi quando il ragazzo la toccò per la seconda volta prendendole la mano.
-Sei una bellissima donna. Non lasciarti affondare.
Con la mano libera il ragazzo frugò sotto i suoi pantaloni, all’altezza della caviglia destra e tirò fuori una pistola, di quella piccole. Stringendo più forte la mano di Emma portò l’arma sotto al suo mento e sparò. Fu un attimo. Solo in quel momento lasciò la presa e si accasciò a terra mentre alcune gocce di sangue imbrattarono la donna del quadro e il viso pietrificato dell’ultima persona che gli era stata vicino.

Votalo!

9 COMMENTI

  1. Mi è piaciuto moltissimo, anche il finale al quale ho dato due possibilità perchè non ho ben capito. 5 stelle in ogni caso.

    5/5

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  2. Un incontro traumatico ma significativo, una sorta di monito per Emma, almeno ho percepito questo. Bello mi è piaciuto

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  3. Decisamente con un finale molto originale e inaspettato, almeno per me.
    Scrivi molto bene, Chiara, complimenti!

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  4. Il finale mi ha lasciato davvero sorpresa, non me l’aspettavo così dopo l’intensa riflessione ispirata dal quadro, Brava, mi hai stupito!

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  5. Basterebbe poco per essere felici, solo che non lo sappiamo. Ci perdiamo in una ricerca affannosa, quando la felicità è dietro di noi. Aspetta che ci voltiamo per darle il benvenuto nella nostra vita, ma siamo cechi o semplicemente non sappiamo apprezzarla.
    Bel racconto, brava.

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  6. Ottimo racconto : ) con un finale veramente inaspettato. Le riflessioni della protagonista e poi la successiva riflessione dell’antagonista mi spingono a chiedermi se sono soddisfatto della mia vita fino ad adesso.

    5/5

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  7. Accidenti! Che bel racconto, brava.
    Davvero brava con i colpi di scena! Riuscire a creare un climax così efficace non è da tutti.
    Complimenti davvero.
    #tuttelestelline

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