Incastri d’amore 4.29/5 (6)

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Lui, una voglia sull’indice destro e unghie mangiucchiate male. Lei, dita lunghe e affusolate per imparare ad aggrapparsi alla vita che scappa. Quattro mani e un amore mai in affanno, storie che si toccano, buchi che si chiudono.

Alessandro e Federica sono una poesia, ma di quelle senza rima, ché la magia è più bella, più vera, se si trova in musicalità distratte e non scontate. Versi sciolti, come le parole che escono dagli occhi, come le lingue che non riescono a fermarsi, come i sogni che si liberano dai nodi.

Un nodo, loro due, lo hanno fatto sul cuore. Un gesto dal sapore di promessa, perché l’amore è un gioco ad incastro e le mani i pezzi di un puzzle da completare. Il segreto è non mollare la presa, aggrapparsi al sudore di una pelle che sa di muschio e fiori dal nome difficile da ricordare. Non è una scelta, ma un atto di sopravvivenza.

“Io non ti lascio, le mie mani sono le tue mani”.
“Le mie mani tremano”.
“Non importa: le mie sapranno essere salde per entrambi”.

Sa rassicurarla sempre, pure quando è lui stesso ad aver paura. Non c’è niente che possa andare male, almeno finché lui è disposto a ripetere che andrà tutto bene. È la bugia preferita di Federica, quella che non si stanca mai di ascoltare, di credere vera.

Ma la verità sta tutta nella paura che nascondono, nello sforzo che lui compie per tenersi intero mentre incolla i pezzi piccoli piccoli di lei che intera, forse, lo è stata solo dopo aver incontrato lui. Per questo hanno le mani gonfie dopo aver fatto l’amore: le stringono tanto da farsi male per non rischiare di perdersi qualche loro tassello interiore. Tra le fessure delle loro dita si posano emozioni da svegliare, vibrazioni di piacere, alchimie da proteggere e curare. Si incontrano per trovarsi, per trovare sé stessi l’uno dentro l’altra. Fondono i loro timori per esorcizzarli, li bruciano in un orgasmo simultaneo che disegna geometrie sicure per i loro pensieri coniugati al futuro. Si perde l’incertezza e i domani lontani sono un po’ più vicini.

Le mani di Federica tremano ancora, forse non smetteranno di tremare. Forse, anzi, tremeranno ogni giorno di più. Così scoppia a piangere dopo quell’amore fatto bene, e piange forte e senza vergogna per lasciarsi andare. Le mani di Alessandro, invece, sono sicure e forti. Mantengono la promessa: sono la medicina per un amore che non si può ammalare. Le bacia i seni alti, e poi le cosce piene. Infila la testa frastornata e coi capelli spettinati nella curva del suo collo, lì si adagia per pochi istanti lunghi un’esistenza intera. Lì vorrebbe restare per tutta la vita, per non muoversi neanche di un passo da quel tremore di lei. Per placarlo e per placarla, per essere la sua roccia in un mondo che si sgretola.

“Non lasciarmi mai le mani”.
“Lo giuro, Ale, ma non farlo neanche tu”.

Votalo!

12 COMMENTI

  1. A me il tuo stile piace molto. Poetico, intenso, piacevole. Lettura gradevolissima e piena d’amore. Complimenti

    5/5

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    5/5

    5/5

  2. Mi sono piaciuti molto lo stile e la trama intensa, vibrante, appassionata. Brava!

    5/5

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    5/5

  3. Ben scritto, breve e intenso,
    un stile che scorre, poetico, ricercato, ma essenziale.
    Considero l’uso misurato degli aggettivi un raro pregio.
    Brava.

  4. Ho rischiato di diventare diabetico! 🙂 scusa ma non c’è storia, solo una descrizione di un amore qualsiasi, come tanti, e le paure che spesso fai affiorare dai protagonisti dove vanno a parare? (sarebbe stato molto più interessante sviluppare una storia, una trama, attorno a queste paure).
    Bella questa frase “Alessandro e Federica sono una poesia, ma di quelle senza rima, ché la magia è più bella, più vera, se si trova in musicalità distratte e non scontate”… peccato che nel racconto tu faccia l’esatto contrario 🙂

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    • Ciao Maso. Io posso capire che non ti piaccia il mio stile, ma non c’è così tanta dolcezza, a mio giudizio, da diventare diabetici: io non parlavo di dolcezza, ma di forza. Quella che serve ad amarsi nonostante una malattia. Ecco dove vogliono andare a parare le paure dei protagonisti. Può essere che io non sia stata totalmente esplicita – ma, ribadisco, è il mio stile – però tu non hai saputo leggere tra le righe.

      Ad ogni modo, grazie per il tuo commento.

  5. grazie al tuo commento finalmente capisco dove vanno a parare le paure dei protagonisti… forse non ho saputo leggere tra le righe, ma se dalla frase “sono la medicina per un amore che non si può ammalare” – e solo da questa – avrei dovuto capire che si trattava di una malattia, riponi nel lettore troppa fiducia: secondo me un narratore non deve obbligare il lettore a leggere tra le righe, così come il lettore non deve scomodarsi a leggere tra le righe quando ha già le righe da leggere 🙂

    • Non c’è solo quella frase: è semplicemente la conclusiva, quella che conferma ciò che lascio disseminato. Ecco perché parlavo di leggere tra le righe.

      “[…]imparare ad aggrapparsi alla vita che scappa.”
      “Le mie mani tremano”.
      “Non importa: le mie sapranno essere salde per entrambi”.
      “Sa rassicurarla sempre, pure quando è lui stesso ad aver paura. Non c’è niente che possa andare male, almeno finché lui è disposto a ripetere che andrà tutto bene. È la bugia preferita di Federica, quella che non si stanca mai di ascoltare, di credere vera.”
      “Le mani di Federica tremano ancora, forse non smetteranno di tremare. Forse, anzi, tremeranno ogni giorno di più.”

      E’ ovvio che se devo spiegare qualcosa che non andrebbe spiegato, vuol dire che, forse, hai ragione tu: il racconto fa acqua da tutte le parti.

      Il punto è che, ribadisco, è una questione di stile, di modo di scrivere. Quel tremore che più volte cito è parte della malattia, che volutamente ho lasciato intendere, ma non ho approfondito. Volevo solo che uscisse fuori l’amore, l’amore che resta nonostante tutto. L’amore che stringe forte le mani.

      Comunque, farò tesoro dei tuoi consigli 😉

  6. sarà che io mi aggrappo comunque alla vita, perché questa scappa anche in assenza di una malattia 🙂 … sarà che per me il tremore delle mani era legato all’emozione della separazione imminente (legata all’immagine del contest) di due amanti…
    sarà per questo che quel che hai seminato non ha dato i suoi frutti, per me lettore qualunque?
    sarà forse una questione di stile, di modo di scrivere… ovviamente ne esistono tanti, di stili, di scrittori, e di scritture… ma secondo me più il racconto è breve, più deve essere chiaro, o quantomeno farsi chiaro a un certo punto…
    di sicuro posso dirti che questo scambio di commenti qualcosa di buono ha portato: mi ha incuriosito questa cosa del tuo stile, così andrò a leggere altri tuo scritti 🙂
    e in ogni caso, buonafortuna 🙂

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