Il suono dei ricordi 4.17/5 (9)

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Città enorme, città gigantesco abbraccio che ti consola e che ti soffoca.
Città che è madre, moglie, unico grande amore odiato, ma cercato. Lasciarla significa solamente ritrovarla dentro di se.
Ma nessuno può reggere un rapporto così totalitario. Bisogna avere il proprio nascondiglio: una tana dove recuperare le forze. Un luogo che ci definisce agli occhi degli altri e a noi stessi.
Il mio è un vecchio club, uno di quelli che ha vissuto il suo momento di gloria vent’anni fa ormai e ora ha accettato la decadenza con un certo stile. Avvolto dalla foschia di un vicolo illuminato dalla luce intermittente di un unico lampione, la scala conduce al seminterrato, a una porta un tempo rosso lacca. Un posto dove il buio domina, un po’ per scelta e un po’ per necessità: a nessuno piace vedere lo sporco.
Dal palco non vedi l’interezza del tutto, ma osservi i particolari. Mentre suoniamo le nostre mani non smettono mai di muoversi e così anche il nostro cervello.
Noto la gamba fasciata di una donna. Il resto di lei lo immagino, riempio le parti mancanti con i miei ricordi. La prima volta che vidi un bel paio di gambe erano della nostra vicina Mrs Keaton. La casa dei miei vecchi era un inno alle promesse mancate. Abitavamo in una zona con giganteschi palazzoni incompiuti costruiti uno accanto all’altro come funghi cresciuti dopo un diluvio. Più che esseri umani gli abitanti assomigliavano a formiche: piccole vite che cercavano di allontanarsi dalla povertà; le occasioni per una vita migliore si fermavano qualche quartiere prima. Lì da noi uno dei pochi divertimenti che potevamo permetterci era guardare le vite altrui curiosando nelle loro finestre. Finestre che sembravano piccoli occhi indiscreti. Si imparava a coltivare i rimpianti e le speranze cercando fiori tra il cemento. E Mrs Keaton era un fiore selvatico, sempre generosa nel regalarci parti di lei. Fu picchiata a sangue dal marito, anche lui generoso nel donargli pugni e schiaffi. La poveretta non tornò mai più la stessa.
Prima che la tristezza possa influenzare la voce del mio contrabbasso il cervello mi salva spostando la mia attenzione sul puzzo di un sigaro da quattro soldi. Un uomo convinto di ottenere uno scudo di potere fumando del pessimo tabacco. Preferisco rollarmi le sigarette. Il mio grande maestro Max Bisley (mai sentito nominare? Tranquilli è normale, annegò il suo poco talento nell’alcool) mi ripeteva sempre di farmi da solo le mie paglie: le mani devono essere sempre in movimento. Non importa il perché: raramente il motivo è importante nella vita.
Abitava dietro a un piccolo locale, credo più per la possibilità di fare poca strada alla ricerca di qualcosa da bere. Di lui si raccontava che aveva vissuto nella parte ricca della nostra beneamata cittadina dove le case hanno più di una stanza, il bagno interno e non finiscono sull’uscio delle abitazioni vicine. Lì la vita è più facile: negozi alla moda, locali di lusso e strade senza buche. Praticamente un altro mondo. Perché decise di cambiare vita non saprei dirvelo; credo preferisse vivere il suo sogno impossibile piuttosto che un luogo a cui sentiva di non voler appartenere.
Anche il rumore dei proiettili accende in me un ricordo: quando ero più giovane e capitava di accalappiare una fanciulla. Non sono mai stato un Rodolfo Valentino, ma anche a me diverse donne hanno creduto che valessi un loro sorriso e un loro abbraccio. Incontrai Lory prima ancora di lasciare la scuola. Al secondo anno credo. Allora l’istituto era diviso in comprensori: femminile e maschile, ma non fu mai un problema. All’uscita di scuola mi fermavo con un paio di amici appoggiati alle scale antincendio sul retro; da lì dovevano passare tutte le ragazze tornando a casa e il semaforo, quasi sempre rosso, era un ottimo alleato per recuperare qualche istante. Inutile dire che con lei rovinai tutto spezzandole il cuore. Allora la mia priorità era fare il bullo con gli amici.
Da lì una lista, né lunga né corta, di donne; molte di queste sposate o fidanzate: non sono mai stato un tipo geloso; certo, per quei damerini di cantanti o di strimpellatori di piano è più facile. Per noi il contrabbasso è la nostra casa, la nostra vita. Belle parole, ne convengo, ma provate voi a scappare da un marito tradito che vi sforacchia le chiappe mentre cercate di correre con lo strumento in mano. Parlo del contrabbasso, screanzati!
C’è bisogno di più amore in questo mondo. E di meno idiozia.
Dopo gli spari le luci si accendono e i ricordi svaniscono. Solo persone in carne e ossa che corrono mentre i proiettili, fin troppo reali, fioccano da tutte le parti. Meglio starsene sul palco e coprirsi con il proprio strumento, aspettando di vedere la nostra ugola d’oro come farà a coprirsi. Le urla formano una nuova canzone, cercare di capirla è impossibile. Molto più semplice seguirla e suonare con lei.

Non ho mai sentito di un musicista jazz che è andato in pensione. Ami ciò che fai, quindi se vai in pensione, cosa fai, suoni per i muri? (Nathaniel Adderley)

Votalo!

6 COMMENTI

  1. Ciao Carisna,
    ho letto il tuo racconto, che ho trovato molto ben scritto.
    Ecco le mie opinioni!

    Incipit
    Rispetto ai miei gusti, non amo l’incipit di questo racconto, lo trovo un po’ senza mordente.
    Avrei preferito se il racconto fosse iniziato dal paragrafo “Il mio è un vecchio club…”, ricco di immagini.
    O ancora meglio, partire da: “Dal Palco non vedi l’interezza del tutto…”

    Stile
    Ho trovato lo stile molto bello, con qualche incertezza, ma con alcuni passaggi che mi sono veramente piaciuti:
    “Abitavamo in una zona con giganteschi palazzoni incompiuti costruiti uno accanto all’altro come funghi cresciuti dopo un diluvio.”

    “Più che esseri umani gli abitanti assomigliavano a formiche: piccole vite che cercavano di allontanarsi dalla povertà; le occasioni per una vita migliore si fermavano qualche quartiere prima.”

    “Le urla formano una nuova canzone, cercare di capirla è impossibile.”

    Questi sono solo alcuni dei miei passaggi preferiti.

    Trama
    La trama non mi ha convinto, ma immagino sia una questione di gusti personali: mi aspettavo una qualche forma di azione, mentre invece il racconto fotografa alcuni istanti, nel presente e nel passato. Però questo andare da un ricordo all’altro mi ha un po’ distolto dal presente, dalla sparatoria, dall’azione.
    E forse il personaggio principale è un po’ sfocato, poco presente. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che non ha un obiettivo chiaro.

    Finale
    Ben scritto, ma a mio avviso un po’ debole.

    Conclusioni
    Il racconto è molto ben scritto, ma non mi ha convinto del tutto.
    QUesta è ovviamente una questione di gusti, ma mi aspetto da un racconto breve un qualche gancio, che sia nel soggetto che si racconta, o nel finale, magari a sorpresa.
    Però apprezzo molto la scelta di raccontare un attimo di vita con dei ricordi, creando una specie di effetto rallenty.
    Forse il racconto sarebbe stato più efficace tagliando il lungo prologo, e spostando l’incipit all’attimo che volevi raccontare, dentro il locale: “Dal palco non vedi l’interezza del tutto”. A mio avviso questo taglio può rendere il racconto più compatto.
    In generale lo trovo un buon racconto, nonostante non sia esattamente il tipo di racconto breve che preferisco.
    Grazie per averlo condiviso!

    Marco

  2. Originale, ben scritto, mi è piaciuto.
    Non un vero e proprio noir,
    ma interessante e profondo.

    4/5

    5/5

    4/5

    4/5

    3/5

  3. Racconto tutto sommato gradevole e con un buon stile, la trama è buona ma incipit e finale forse si potevano migliorare.

    4.25/5

    4/5

    5/5

    5/5

    3/5

  4. Hai un ottimo stile ma che purtroppo rallenta molto la fase iniziale del racconto che si allunga più del dovuto (per un racconto breve).
    Questo comporta un finale forse troppo netto e meno potente rispetto al resto.
    La lettura è comunque molto gradevole e la storia credo che meriti di essere ampliata e approfondita in più pagine per dare qualcosa di ancora più potente 😉

    In bocca al mannaro per il concorso!

    4.25/5

    4/5

    5/5

    4/5

    4/5

  5. Le immagini e i ricordi di un jazzista sul palco, un racconto davvero intimo che mi ha fatto respirare e sentire le atmosfere che si possono vivere solo in vecchi locali fumosi.

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

  6. Davvero ben scritto,l’atmosfera si crea in modo davvero soft e regge per tutto il racconto,un lavoro davvero ben svolto e mi ha lasciato qualcosa,la lettura è stata davvero interessante e piacevole.

    4.75/5

    4/5

    5/5

    5/5

    5/5

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