Il silenzio delle piccole cose -

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Troppi giorni avevano avuto quel sapore lontano dei ricordi, come un rigurgito improvviso di malinconie e nostalgie, gli attimi come carboni incandescenti, che sfumavano i contorni delle ore. Inventavo scuse e poi storie, cercavo un senso alla quotidianità, ma non c’è rimedio all’odore del passato, non ci sono uscite da certi luoghi interiori, che diventano bolle, in cui ci muoviamo convinti ancora di vivere. Non c’era rimedio all’odore di quella marea scura, che diventava tempesta con la mia personale apatia giornaliera, con quelle onde che lasciavano tracce tra le rive delle mie ciglia. A nulla era servito quel mio essere padre, quel mio esserci per qualcuno, e ripensavo ai giochi di colori, quelli imparati nel mio primo approccio con il mondo lì fuori, quel mescolare per creare altro, forse proprio questo dovevo fare del mio passato e del mio oggi, per riprendere la via, anche per lei, per il suo modo di starmi accanto e per lui che mi guardava e non vedeva un eroe dei cartoni, ma la fragilità, la debolezza delle cose lontane. Quel bosco di notte faceva paura, come alcune stanze della mia vita, mi aveva generato lo stesso malessere che nella adolescenza mi tenne lontano dai giochi, dalle ragazze, da quel vivere alla leggera. Le stesse paure, eppure di giorno lo avevamo attraversato senza pensarci, avevamo il lago di là come porto sicuro delle nostre ore, la confidenza come involucro stretto per la mia anima liquida.
L’avevo visto, era diventato un fantasma quel bosco, la luce del sole ormai era un’illusione. Lui mi guardava, non capiva, o forse ero io a non capire lui, le sue domande silenziose. Avevo deciso che non potevo più stare qui, dovevo ascoltare i dubbi, i consigli di mia moglie, che del resto avevo sempre ignorato, e brancolavo nel buio delle mie incertezze, che credevo punti fermi, forse àncore della mia indolenza.
“Amore accetta quella proposta, andiamo via da qui”
Lei non aveva compreso, aveva balbettato.
Avevo chiuso.
Lui guardava la lenza penzolante in acqua, eravamo ormai oltre il bosco, ma era un’immagine che gli leggevo negli occhi.
Avevo guidato fin sotto casa, e davvero alla fine non avevamo pescato nulla, forse alle volte certi luoghi sono troppo limpidi, colmi delle solite luci per vedere oltre.
Ora siamo qui, sull’Appennino tosco-emiliano, a due passi da un vecchio mulino.
C’è il Limentra che diluisce il tempo, e i nostri anni.
Qui la luce non proietta più le stesse ombre, e lei insegna in una piccola scuola.
Il suo sogno, da sempre.

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