IL POSTO DEL DOLORE -

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Il dolore dovrebbe essere messo a posto, dovrebbe avere un luogo: un dolore che non ha un luogo è in ogni posto. Te lo ritrovi là tra i piedi mentre fai l’amore, mentre ridi davanti a uno spettacolo teatrale, mentre ti commuovi con una canzone. Il dolore dovrebbe avere un tempo, anche: il dolore senza tempo non da tregua. Dovrebbe esserci un’ora, un minuto che sia proprio tutto suo, senza spiegazioni, senza “lati positivi”: un secondo, almeno, che sia interamente dedicato al dolore. Bisogna munirsi di un recipiente e versarci tutto il dolore, sì versarlo, si deve. Già. Perché il dolore non è solido, se no uno potrebbe abbracciarlo, picchiarlo, bruciarlo. Ma il dolore invece è liquido, un liquido oleoso che impregna un po’ tutto ciò con cui viene a contatto. Allora va scelto bene il suo contenitore, perché deve essere facile da ripulire, una volta consumato tutto. Insomma: bisogna trovare il giusto contenitore, versarci dentro il dolore, chiudere bene e mettere una targhetta con la data di scadenza. Oltre quella data non è bene consumare il prodotto, sono assicurati effetti indesiderati, a lungo termine. Ma perché non consumarlo al più presto e via? Così, velocemente, come quando ci si deve togliere un dente. È che a volte si può aver paura di uno strappo e così si aspetta, si aspetta … e alla fine ci si innamora delle proprie carie e quelle per ricompensa si espandono. Così fa il dolore se va oltre la data di scadenza : cresce! E allora una bottiglia ben chiusa può forse contenerlo, no? Forse no, potrebbe far saltar via il tappo come uno spumante che dice “buon anno!” allo scoccare della mezzanotte. Alcuni non ci pensano tanto e lo buttano via, così, dove capita, inquinando il mare, l’aria e tutti gli abitanti del pianeta intero. Eh già … perché il dolore è pure contagioso. Se lo confezioni come un regalo in tante piccole bottiglie da dare a Natale, il destinatario ci si fa un bagno o se lo spruzza come si trattasse di profumo. A quel punto lui è contagiato e tu … no! Non te ne sarai liberato neppure a quel punto! Perché il dolore si rigenera, più ne doni più ne ricevi e diventa sempre più grande, sempre di più. Così non riuscirai mai a consumarlo tutto. Quindi ti rassegni e lo tratti come un amante incontrato per caso e che ormai non ti togli più dalla testa. Infatti lui sta lì, fedele. Non ci pensa nemmeno di perdersi una qualunque delle tue avventure, sta sempre lì, geloso delle tue attenzioni, ladro dei tuoi neuroni. Ti dona un’aria tra le nuvole, ma mentre salti le lezioni seduto al banco della scuola, non è tra le nuvole che ti trovi, ma sicuro stai lì, sempre lì, in quel liquido oleoso nel quale non riesci più a toccare il fondo ma galleggi quel tanto che basta per non annegare. I pensieri ti circondano come squali famelici dai quali non riesci a fuggire, eppure loro non si decidono a divorarti ma ti tengono in scacco. Intanto perdi ore di lezioni, assieme alla capacità di trovare le parole per il mondo là, fuori da quell’ olio appiccicoso. Hai solo le parole per il tuo amante, le altre non esistono più, le dimentichi, non sei di questo mondo. Ma no, non sei su una nuvoletta rosa, no cara prof, la ringrazi per averlo pensato, per averti sgridato per tanta spudorata leggerezza. Vorresti davvero averla, quella leggerezza, vorresti sapere come ci si arriva su quella nuvola, e vorresti pure sapere perché è rosa. In ogni caso non stavi così in alto allora e non ci stai neppure adesso: il tuo amante degli abissi non ti concede voli. Puoi raggiungere qualsiasi obiettivo e lui sarà pure intimamente fiero di te, ma non per questo ti lascerà. Eppure è un amante liquido e non può soddisfarti. In questo modo può accadere che cerchi di essergli infedele. Può anche succedere che tu perda la testa per qualcuno il cui nome ti ricordi il suono onomatopeico dell’infrangersi di vetri. Immagini che si tratti di tutte quelle bottigliette di dolore, lo vedi là a distruggerle una per una e quel suono ti riempie l’anima per un po’. Bene! La tua mente si è distratta, che sia per un’ora, per un giorno o per alcuni anni. Ma il tuo amante è determinato ancor più che possessivo. Inoltre sa bene che almeno una bottiglietta di lui tu l’avevi nascosta o addirittura l’hai regalata al tuo nuovo amore, a Natale, come sempre. Per cui ti perdona e anzi, ti aspetta e si finge quasi sorpreso quando ti vede tornare da lui. Invece tu gli sorridi amaramente perché sai che sta solo cercando di non farsi vedere troppo sicuro di sé. Non gli corri incontro e non ti chiedi mai se ti riaccetterà perché egli è tuo, ancor di più quando lo rinneghi o cerchi di liberartene. “Maledetta data di scadenza non rispettata”, pensi. Poi aggiungi: “eppure un giorno ce la farò a disfarmi di questo liquido e sarà facile, scoprirò che bastava tirare lo sciacquone o stappare la vasca”. Pensi, intanto che galleggi fiaccamente nel tuo abisso.

Votalo!


8 COMMENTI

  1. Lo stile mi piace moltissimo. Scrivi bene. Molto bene. Ha per me abbassato la media, in termine di voto con stelline, il fatto che non ho trovato un racconto. Nè trama, nè personaggi. Solo una splendida e ben scritta riflessione. Che poteva essere elemento centrale di una storia. Detto questo, si tratta solo del mio parere. Scrivi molto molto bene e per questo ti faccio i miei complimenti.

  2. forse sbaglierò ma una volta finito di leggere il tuo scritto ho pensato: il protagonista è il dolore, di amanti e incontri non ne vedo, probabilmente è una cosa che l’autrice aveva già nel cassetto, e che è stata riadattata per il contest aggiungendo qualche parola e concetto che servisse a tal scopo, come “Quindi ti rassegni e lo tratti come un amante incontrato per caso e che ormai non ti togli più dalla testa. Infatti lui sta lì, fedele. Non ci pensa nemmeno di perdersi una qualunque delle tue avventure, sta sempre lì, geloso delle tue attenzioni…”
    ti confesso che mi sarebbe piaciuto moltissimo se da questo punto in avanti lo scritto si impennase, renderendo più personaggio il Dolore, quasi novello stalker che spia tutte le avventure amorose della voce narrante 🙂 e magari ci sarebbe stato anche spazio per il piccante 😉 invece si torna a un altro giro di considerazioni sul dolore… la storia non parte mai e lo scritto galleggia fiaccamente in un abisso di immagini e metafore che, anche se mi colpiscono, non vanno allo scopo, proprio come farebbe una pallottola a salve nella pistola di un assassino 🙂
    Ultima considerazione: così come la punteggiatura è importante, e dimostri di saperlo, lo è anche lo spaziono bianco, inteso come a capo, l’elemento “non ufficiale” che facilita la lettura, l’usabilità di un testo 🙂

  3. in effetti ho letto l’argomento e poi ho lasciato fluire i pensieri del momento sul foglio… è vero non mi sono preoccupata della storia e… sì! l’idea del Dolore stalker sarebbe stata buona, magari poi la svilupperò 😉

  4. Eccomi… appena hai postato il tuo scritto, l’ho letto di un fiato, ho votato e sono uscita di corsa senza avere il tempo di commentare.
    Il tuo stile mi piace molto, scrivi bene e questo tuo flusso di pensiero mi ha molto intrigato.
    Personalmente ci trovo più l’amante che l’incontro.
    Brava!

  5. Molto proustiano, riflessivo, introspettivo, secco e languido al tempo stesso (anche se può sembrare una contraddizione…

  6. Concordo con quello che è stato già detto. Più riflessione che racconto. Ad ogni modo, mi sono innamorata del tuo stile, la tua scrittura è un pugno dentro.

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