Il pericolo è nell’acqua 4.5/5 (12)

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Order Phentermine Without Doctor Il chiarore del sole mattutino illuminava l’invaso artificiale della diga, un’opera di bonifica fatta rientrare nel Piano Marshall, negli anni cinquanta. Lo sbarramento sbocciava in prossimità della stretta di San Giuliano, dove il fiume Bradano si stringeva in una gola rocciosa scolpita nelle formazioni calcaree, in cui si dipanava il corso del fiume.
Faceva piuttosto caldo e tra le foglie, bagnate dalla rugiada, una cicala arpeggiava un motivetto incessante. Si zittì solo al passaggio del rombo strozzato di una Ford che imbeccò la strada sterrata, che conduceva al lago e sulla quale viaggiavo con i miei amici.
«La sapete quella del sub trovato morto carbonizzato su un albero?» domandò Filippo, attirando l’attenzione generale.
«Mai sentita» sbuffò Marika.
Filippo colse al volo l’occasione per raccontare una delle sue inverosimili leggende metropolitane, illudendosi di farci morire di paura. «Tempo fa, da queste parti divampò un incendio» esordì, voltandosi verso me e Marika, appollaiate sul sedile posteriore. «Le guardie forestali furono allertate e alcuni Canadair partirono in direzione del disastro. Raggiunto il lago, i Canadair riempirono i serbatoi d’acqua che vuotarono sulle fiamme e ripeterono l’operazione finché l’incendio fu domato».
«E il sub?» chiese Marika.
«Adesso viene il bello» anticipò Filippo, con un sorriso sghembo. «Schivata la sciagura, i vigili del fuoco ispezionarono la zona deturpata e s’imbatterono in uno spettacolo terrificante: su un albero giaceva il cadavere di un uomo carbonizzato, sembrava indossasse una muta da sub con delle pinne ai piedi».
«Una visione al quanto grottesca» ridacchiò Mirko, distraendo lo sguardo dalla strada difronte a sé.
«La verità?» domandai io, allontanandomi dal finestrino percosso come un’emicrania dal sole.
«I Canadair si erano riforniti in un tratto del lago nel quale si era immerso l’ignaro sub. Uno dei velivoli doveva averlo risucchiato assieme ad ettolitri di acqua dolce. Alcuni sostengono che il sub sia morto d’infarto durante il risucchio; altri che sia stato arso vivo dalle fiamme».
«E’ assurdo. Un uomo non riuscirebbe mai a passare dall’imboccatura di un Canadair, è troppo stretta».
«E come mai molti dei turisti che campeggiano nella zona non fanno più ritorno a casa?».
«Ci mancava pure il fantasma in cerca di vendetta» scherzò Mirko, arrestando l’auto. «Dobbiamo proseguire a piedi».
Scesi dalla macchina e recuperai la mia sacca dal portabagagli, felice di abbandonare quella trappola rovente. Imboccammo il sentiero che conduceva al lago, con Filippo che ci capeggiava verso un mucchio di tronchi pallidi come ossa e sistemati in cerchio, nel cui centro c’erano resti carbonizzati di un falò. Mirko raccolse dei rami sparpagliati sull’erba e assemblò una sorta di tepee sulle vecchie ceneri.
Mi sedetti su un tronco dalle sfumature rossastre e osservai il mio ragazzo appiccare il fuoco con un accendino, le fiamme prosperarono rapidamente sulla legna secca. Stare accanto a Mirko mi rilassava, lui era un ragazzo pacifico e non mi obbligava a perdermi in chiacchiere inutili. Al contrario, mi lasciava pensare senza disturbarmi e fu così che mi ritrovai a ricordare quell’episodio, stigmatizzato nella mia mente come un’ustione.
Era un’estate torrida come questa, la mia famiglia decise di campeggiare da queste parti. Io e mia sorella adoravamo bagnarci in queste acque grigio-azzurro e, ogni mattina, appena sveglie ci tuffavamo impazienti, sfidando le tante raccomandazioni di nostra madre sul rimanere a riva e non addentrarsi nelle acque più profonde. Se le avessimo dato ascolto, Diana sarebbe ancora viva. E non perché non sapeva nuotare, ma perché qualcosa era emersa dal fondo, trascinandola giù. Io ero a pochi centimetri da lei e avevo allungato un braccio nel tentativo di afferrarla, ma non ci riuscii. Avevo sei anni, allora. Lei dieci.
Di tanto in tanto, il sole si offuscava dietro un banco di nuvole biancastre, riflettendo le nostre ombre sul prato. Filippo e Marika, dopo aver montato le tende, si erano disfatti dei vestiti per godersi il primo bagno della mattina.
Mirko si avvicinò a me, sfoderando un sorriso ammiccante. «Vuoi fare il bagno così o preferisci che sia io a spogliarti?».
«Io passo» annunciai, alzandomi e pulendomi i palmi delle mani sugli shorts. «L’acqua è troppo fredda per i miei gusti».
«Dai piccola» mugolò, facendosi sempre più vicino. «Non farti pregare».
Intuendo le sue intenzioni, scavalcai il grosso tronco e incominciai a correre in direzione del bosco, ma lui mi raggiunse bloccandomi come un quarterback e mi atterrò. Rotolai sull’erba e incrociai il suo sguardo languido; il volto reso ruvido da un accenno di barba; le tempie imperlate da gocce di sudore; i capelli ribelli dalla sfumatura giallo oro. Ero agitata, il cuore mi pulsava come un dannato. Ma non era solo il cuore, tutto il mio corpo era scosso, vivo, acceso. Sentivo il suo respiro sul collo, mentre il mio diventava sempre più corto. Mi abbandonai a quelle sensazioni, che mi piacevano e che mi facevano stare bene. Non avevo mai provato un piacere così intenso e l’assecondai, lasciando crollare tutti quei confini dentro cui mi ero barricata. Se quello era il prezzo da pagare per tenermi lontana dall’acqua, avrei estinto volentieri il mio debito. Mirko mise la mano dietro la mia testa, l’avvicinò alla sua e iniziò a darmi piccoli e sensuali baci sulla fronte, sulle guance e sulle labbra. L’altra mano procedeva sicura sotto il top alla ricerca dei miei seni quando, improvvisamente, un urlo disumano attirò la nostra attenzione.
Io e Mirko balzammo in piedi e ci guardammo intorno straniti. Un raggio di sole che filtrava tra i rami mi abbagliò e mi schermai gli occhi con una mano.
«Cos’è stato?». La tensione nella voce di Mirko mi fece rabbrividire. «Andiamo a vedere» proseguì, prendendomi la mano con fare protettivo.
Giunti nei pressi della riva, vedemmo Filippo. Era in piedi, con la schiena contro un albero; la faccia sbiancata da un’espressione sgomenta; gli occhi sbarrati e fissi sul lago; il corpo tremante era coperto da sangue e puzzava di vomito.
«Fili, che cavolo hai combinato? Dov’è Marika?» gridò Mirko, visibilmente scosso.
Filippo non rispose, come se non avesse sentito la domanda. Continuava a fissare il lago, quasi volesse richiamare la nostra attenzione sulla superficie dell’acqua.
Mirko lo strattonò violentemente per smuoverlo da quello stato catatonico in cui era piombato. «Parla, brutto deficiente! Dimmi dov’è mia sorella!».
«Mirko, smettila! Non vedi che è sotto shock».
«Erano insieme fino a pochi minuti fa, deve sapere cos’è successo!».
«Urlare in questo modo non ci aiuterà, devi calmarti».
«L’ha presa il sub» riuscì a mormorare Filippo, dopo un lungo respiro. Un respiro di chi stava per annegare.
«Quale sub?» gli chiesi.
«Quello della leggenda».
«Brutto deficiente» sbottò Mirko. «Io ti ammazzo!».
«Non sto scherzando». Filippo scoppiò in lacrime. «Ho provato ad aiutarla, ma lui mi ha ferito… ha… ha ferito me e lei con una fiocina. Io sono riuscito a divincolarmi e lui si è accanito su Marika. Oddio, è stato tremendo! Continuava a colpirla, l’ha massacrata e poi l’ha trascinata giù».
Filippo non smetteva più di singhiozzare, in preda a violenti spasmi. Lo abbracciai per calmarlo, ma non servì a nulla. Vidi Mirko disfarsi dei vestiti e tuffarsi in acqua, ignorando completamente le mie urla che lo incitavano a tornare indietro.
«Raggiungete la macchina!» urlò lui, di rimando. «Aspettatemi lì».
«Mirko, torna indietro» lo supplicai. «Chiamiamo la polizia, ti prego torna indietro!» lo supplicai ancora, ma lui scomparve tra quelle acque grigio-azzurre. Non ebbi altra scelta che fare quello che ci disse. Sorreggendo il corpo di Filippo, martoriato da profonde ferite, mi diressi verso il parcheggio. Lo aiutai a stendersi sul sedile posteriore e gli asciugai con il dorso della mano le guance bagnate dalle lacrime. Il respiro si stava tranquillizzando, sembrava stesse meglio, ma le ferite andavano disinfettate. Tornai alle tende, dovevo recuperare la nostra roba ma il pensiero che Mirko potesse essere in pericolo mi spinse a dirigermi verso il lago. Scandagliai con lo sguardo ogni centimetro quadrato di quella superficie argentea, ma di lui nessuna traccia. Poi, d’improvviso, vidi delle bolle d’aria gonfiarsi al centro dell’acqua e, subito dopo, un corpo che riemergeva.
«Mirko!» urlai dalla gioia.
«Non l’ho ancora trovata». La voce disperata. «Non mi muovo da qui, senza di lei!».
Nella quiete di quella mattina, d’improvviso irruppe un suono misterioso. Avanzò dal fondale assordante, come schegge che mi s’impiantavano nei timpani.
«Mirko, alle tue spalle!».
Qualcuno emerse da quelle acque e Mirko gettò indietro la testa, come se la schiena fosse stata percossa da una mannaia e lanciò un urlo di dolore, mentre l’acqua intorno a lui si colorò di rosso. Trovò la forza di voltarsi verso il suo aguzzino, che inveì sul suo volto con altri fendenti. Dai suoi occhi tumefatti le lacrime, mescolate a rivoli di sangue, sgorgarono impetuose.
D’istinto corsi verso l’acqua, ma, quando sentii i piedi bagnarsi, le mie gambe indietreggiarono ignorando i miei ordini. «Mirko!» urlai disperata il suo nome, ma mi sentivo impotente, come una mosca intrappolata nella tela di un ragno. «Mirko!» gridai ancora, mentre s’inabissava.
Fui assalita da un terrore folle, incontenibile, quando mi apparì davanti il suo ricordo. Occhi neri che mi fissavano, incastonati nel biancore cereo di un volto dalla pelle cadente e mani palmate che mi afferravano. Mi paralizzò un pensiero. Diana, Marika e Mirko erano stati uccisi. Da un essere acquatico sconosciuto, a cui la logica mentale aveva attribuito sembianze umane.

14 COMMENTI

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    5/5

  2. La narrazione è molto intensa, dettagliata. Ho visto l’ambientazione, i personaggi, ne ho provato le loro sensazioni. Solo una grande scrittrice riesce in questo!
    E l’horror c’è..tutto!

    5/5

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  3. Ottimo horror, nulla da dire.
    Forse io avrei “fatto morire” anche Filippo, e sempre forse avrei spinto la protagonista nel lago nel tentativo di salvare il fidanzato.
    Ma l’autrice sei tu, un’ottima autrice, complimenti.

    5/5

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    5/5

  4. Ottimo stile, ho letto parecchie altre cose tue e devo dire che scrivi davvero bene, il lettore riesce sempre ad immedesimarsi nelle storie. Qua però, a mio avviso, la trama è un po’ troppo scontata è una scrittura eccellente di una scena già vista più volte nell’ambito horror per cui la “paura” che vuoi trasmettere si perde un po’.

  5. Bella la trama e bello lo stile. Si legge tutto in un fiato. Brava!

    4.5/5

    4/5

    5/5

    5/5

    4/5

  6. Bella scrittura, come sempre,
    anche questo un horror quasi cinematografico,
    con schema classico e tensione latente.
    Brava.

  7. Questo è un horror molto buono. Classico il tema, ma non è un problema. A mio modesto parere ben narrato, ma il finale non mi è piaciuto come il resto, un po’ troppo sbrigativo rispetto al resto della trama, che invece è particolareggiata. Credo sia una questione di gusto personale. Per il resto si legge con grande fluidità dall’inizio alla fine.

    4.25/5

    4/5

    5/5

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    3/5

  8. Sempre eccellente la tua narrazione. Segue le regole base di un horror, meno che per il salto finale della protagonista che tenta di superare la propria paura. Anche a me il finale sembra un pò sbrigativo rispetto ai dettagli presentati lungo tutta la narrazione, ma credo sia dovuto al limite di battute e, in fondo, mi ha ricordato altri tuoi scritti in cui sembra evocare una sorta di continuo estremamente voluto dall’autrice, il che mi fa pensare sempre che ho voglia di leggere un tuo romanzo 😀
    Sarò pesante, ma io non credo che l’horror sia un genere usato ed abusato, per cui sulla trama non sono convinta e avrei preferito un qualcosa in più.
    Sempre bravissima Anna, un piacere leggerti e seguirti 🙂

  9. La narrazione è convincente, come sempre. Hai un tuo stile e non è poco. Tuttavia ho come un deja vù per quanto riguarda la prima parte, credo di aver visto quella scena del sub sull’albero in un episodio di CSI. L’aggiustamento successivo ci sta tutto. Il finale l’avrei fatto più cruento.

    3.5/5

    4/5

    5/5

    3/5

    2/5

  10. Molto bello. Lo stile è curato e coinvolgente e la trama prende. II finale mi ha un po’ lasciata spiazzata, non mi ha convinta del tutto, ma in fondo nulla da dire. Complimenti!

    3.5/5

    3/5

    5/5

    4/5

    2/5

  11. Anna letto d’un fiato e con i brividi addosso. Mi è piaciuto molto anche nello stile. Brava brava!

    5/5

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  12. Bello questo horror, anche se alcuni dicono che il tema trattato è “classico” è importante lo sviluppo della narrazione che a me sembra eccellente accompagnato da una fluidità di scrittura che a me manca. : )

    5/5

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  13. Come ha fatto a sfuggirmi?!
    Bello davvero! Brava Anna!

    5/5

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