Il gioco 5/5 (4)

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Certe volte non ricordo, nel ricordo, se ero io o un altro sogno.
In questo ci eravamo entrambi. E c’eravamo davvero, anche se in parte l’abbiamo scordato. Lei di sicuro.
M’avvicino viscido al suo lato oscuro, quello che la conserva bene mentre pretende il bicchiere mezzo pieno.
Le dico che il miglior barman che c’è in giro sono io e mentre non guarda le arricchisco l’aperitivo.
La notte comincia davvero quando cominciano le vere note. L’ho notato, non ha le mutandine e mentre muove un passo, gliene devo sorreggere nove.
Le stringo le spalle mentre balla e viaggio sino a questo momento: le mani le ho attorno al collo e con le gambe mi tiene in mezzo a sé premendo forte sul petto.
Si contorce tipo serpente innocuo. Al bar le ho lasciato il tempo di un ballo e di un breve sfogo.
Mantenendosi la testa mi aveva detto che non le piaceva questo gioco. L’ho fatta salire in auto e in effetti c’è voluto poco: se prima dovevo mantenerle i fianchi per evitare l’inciampo, adesso penso che la possibilità di farle di tutto non mi lascia scampo.
È bella ora mentre piange. Il caldo del sole, l’odore di crema, il sapore del mare.
Potesse muoversi avrebbe l’andamento delle onde, ma non può ed io non devo chiedere niente.
Le lascio andare il collo, la rigiro sulla pancia e aspetto che lei mi dica qualcosa.
Urla ma sa che pure il vicino sa ogni cosa.
Esco dalla sua anima e le intimo di star zitta. Lei non m’obbedisce e si prende più d’una sberla. Ma la mia mano non s’arrende manco a quella che le tinge la pelle di viola, urla pure ma a me sembra ancora che goda.
Allora, forse un pò per ripicca, le afferro le braccia dietro la schiena e con la mano libera le stringo la carne più morbida.
Quella in lacrime mi chiede mille volte pietà. Ma io sono già al di là di ogni spazio concreto, mi perdo nell’euforia del dono che traumi infantili si sono lasciati dietro.
E in un impeto di pura follia, lo faccio, le tiro la chioma!
Cado dalle nuvole quando lei grida annoiata:”Percoca!”, parola d’ordine un pò fuori moda. Mi stacco di scatto, la guardo, le faccio: “Madonna, cazzo, scusami! L’ho rifatto!”.
Quella, infastidita ma ancora vogliosa, si alza dal pavimento, s’asciuga le finte lacrime e cambia persona.
Avvilito, mi odio per averle tirato i capelli- gesto che odia!- nel mio miglior momento di troppa, troppissima foga, ma la seguo mentre decide che è il suo turno di star sopra.
Certe volte mi dico che questo gioco alla lunga diverrà una noia. Poi lei comincia a governare me è sinceramente non credo riuscirei mai a dire “Percoca!”.

Votalo!

6 COMMENTI

  1. Ti faccio i miei complimenti. Un racconto erotico molto raffinato nell’espressione che comunque rende bene le immagini cruenti descritte. A parte l’uso di ”troppissima foga”, ho apprezzato moltissimo il tuo modo di usare le parole, lo definirei musicale. Stile ottimo. Brava

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    • La musicalità è stata quasi involontaria! Ero in studio di registrazione col mio ragazzo che doveva scrivere un pezzo ascoltando ripetutamente il beat. Ho voluto fare qualcosa di costruttivo mentre lavorava e ne è uscito questo. Bella esperienza, da rifare!

  2. Un eros particolare, raccontato con uno stile particolare… Mi è piaciuto davvero molto, soprattutto il finale.

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  3. Originale e raffinato…si, ironicamente raffinato!
    Complimenti.
    #tuttelestelline

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  4. Se i risultati saranno altri capolavori come questo, cara Federica, continua pure a seguire il tuo ragazzo in sala di registrazione… la musica è da sempre fonte d’ispirazione.

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