I giorni con Eva 5/5 (7)

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Tutta la solitudine del mondo non avrebbe seccato il suo cuore, né l’avrebbe fatto il tempo, come fa invece con il fiore di orchidea.
Nascosto nel ventre della notte gravido di alcol, non aveva fatto altro che entrare e uscire da un locale all’altro, bere Cuba Libre e fumare. Questa città non gli apparteneva ma il lungolago gli era sempre piaciuto, soprattutto quando nelle acque si riverberavano le luci dei lampioni.
Quella notte, nelle miti acque del lago, si riverberavano anche i suoi ricordi.
Pensava alla notte di vent’anni prima, quando aveva incontrato Eva e il suo gatto. Lui usciva dalla Lega dei Furiosi, un deposito dismesso di barche occupato dai compagni del centro sociale. Brillo, e con le orecchie che fischiavano per il bombardamento sonoro del concerto appena terminato, si avviò con due amici verso la parte meno caotica del Lungo Po, in cerca di una panchina dove fumare una canna e bere l’ultima birra prima di tornare alla Casa Occupata.
Finito il cannone, Baleno e Sole cominciarono a scambiarsi effusioni appassionate, e lui preferì alzarsi e lasciarli soli. All’amor non si comanda, pensò incamminandosi con la bottiglia in mano.
La notte aveva già fatto il giro di boa e a quell’ora, nonostante fosse sul lato meno frequentato dei Murazzi, non era insolito incrociare qualcuno. Più insolito era incontrare una ragazza con un gatto al guinzaglio.
– Ti sei accorta che una strega ha trasformato con un incantesimo il tuo cane in gatto? – disse lui a pochi metri da lei.
– A dir la verità sono stata io a mutare la mia pantera in gatto per portarla a fare due passi – rispose lei alzando un sopracciglio.
Lui si fermò e prese un sorso dalla bottiglia. Poi sorrise. Anche lei si fermò e sorrise.
– Posso accarezzarlo? – chiese lui chinandosi verso il gatto.
– Fossi in te non… – s’interruppe incredula, vedendo che il suo gatto, così diffidente e inavvicinabile, lasciava fare – Che strano – continuò – a parte me, sei la prima persona da cui si fa accarezzare.
– Non so perché ma piaccio agli animali. Ma che ci fate in giro a quest’ora?
– Non riuscivo a dormire. Soffro d’insonnia.
– Io sono Mirko – disse lui porgendole la mano.
– Eva – disse lei stringendola.
Ricordava che tra le letture di quel periodo Gabriel García Márquez occupava una posizione di primo piano. Ricordava com’era stato catturato dal racconto “Eva sta dentro il suo gatto”. Quelle che solitamente chiamava coincidenze, sentiva che in quel caso erano qualcosa di più: Eva, l’insonnia, e il suo gatto, tre elementi del racconto di Márquez affioravano alla realtà. Ma ve ne era anche un quarto: la bellezza di Eva.
Ricordava la sua bellezza come un assedio di passione. Ancora s’eccitava ripensando al loro primo amplesso e al moto felino della sua lingua che lentamente saliva dai testicoli fino alla cappella, volteggiandole attorno rapacemente prima di incoronarla con le labbra, che a più riprese, sempre più freneticamente, scendevano giù finché la bocca non si colmava di seme caldo. Entrambi avevano addosso l’ardore dei vent’anni e con la sconsideratezza di quell’età si nutrirono l’uno dell’altra. Nel sonno che seguiva lo sfinimento dei sensi, svaniva anche l’insonnia di Eva.
I giorni passati con Eva avevano la capacità di dare al suo animo la stessa quiete che si mostrava ora nelle acque del lago, nonostante in quel periodo, in città e provincia, vi fosse un teso clima di persecuzione da parte delle istituzioni verso i movimenti antagonisti e i centri sociali. Mirko, come sempre, era stato molto attivo nelle iniziative di lotta e di protesta, soprattutto in quelle contro il progetto d’alta velocità Torino-Lione. Questo però non aveva impedito ai due di sognare e progettare un futuro insieme. Mirko le aveva anche regalato il bracciale d’oro appartenuto alla defunta madre.
I fuochi d’artificio esplosero improvvisi sul lago come esplose la repressione nel marzo del ’98. Molti centri sociali subirono irruzioni della polizia, compresa la Casa Occupata, che fu sgomberata. Fu lì che i magistrati colpirono più duramente, accusando Baleno e Sole di far parte dei fantomatici Lupi Grigi, responsabili, a detta dell’accusa, di atti terroristici in opposizione al progetto TAV Torino-Lione.
Mirko era rabbioso e terrorizzato. Alla paura della galera, e alla possibilità che anche Eva fosse coinvolta, si aggiunse la notizia che Baleno s’era impiccato alle sbarre della propria cella.
Ricordava la sua ultima notte passata con Eva, torturato dall’insonnia. Lei dormiva.
Impresse nella propria mente ogni parte del corpo di lei, per portala con sé per sempre, poi, prima dell’alba, uscì con un passaporto falso in tasca, senza lasciarle neanche un biglietto d’addio. Lo riteneva troppo rischioso. Fabrizio Neri doveva essere più prudente di Mirko.
Mentre lasciava Torino, diretto a Lugano, una frase del racconto di Márquez gli si insinuava consolatoria: “Sì; bisognava abbandonare la bellezza in un posto qualsiasi; alla svolta di una strada, in un angolo di periferia”.

Votalo!


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Ho lavorato per vivere e far vivere i miei, tanto che io e i miei non abbiamo troppo sofferto, sono rimasto quello che voi chiamate onesto. Poi il lavoro è mancato e con la disoccupazione venne anche la fame! È allora che questa grande legge della natura, questa voce imperiosa che non ammette repliche, l’istinto della conservazione, mi spinse a commettere i crimini e i delitti di cui mi riconosco l’autore.

10 COMMENTI

  1. Oh Maso! gran geniaccio ce l’hai fatta a raccontarci chi era Eva! e lo hai fatto in modo egregio!
    Mi piace come sai legare fantasia e realtà, personaggi inventati a fatti accaduti!
    (García Márquez vuole un paio di accenti 😝)

    • ho pensato che ve lo dovevo 😉 e poi, confesso, è stato molto stimolante, tanto che potrei anche ripetere l’esperimento 😀 forte questo laboratorio quando gli stimoli arrivano anche dai partecipanti!!! 🙂
      prometto che gli accenti li aggiungo domani, sono pochi ma pesano troppo per me che sono Del Mattino 😀 😀 😀

  2. Tutta la solitudine del mondo non avrebbe seccato il suo cuore, né l’avrebbe fatto il tempo, come fa invece con il fiore di orchidea. E ancora:”Sì; bisognava abbandonare la bellezza in un posto qualsiasi; alla svolta di una strada, in un angolo di periferia”. Questo è saper scrivere. Ottimo racconto, intenso, poetico, emozionante. Stelling ovation

    • grazie Alessandra 🙂 ma se la prima frase è farina del mio sacco, quella virgolettata è farina di García Márquez (ho messo gli accenti giusti perché ho fatto un copia&incolla dal commento di Giovanna :D), tratta da Eva sta dentro il suo gatto, racconto del 1948, se non ricordo male … se volevi farmi arrossire attribuendomi la paternità della frase del suddetto (così mi risparmio un copia&incolla 😀 ), ci sei riuscita 🙂 ciao

  3. Grazie per aver soddisfatto la nostra curiosità 🙂 e di avermi indotto quella di andare a leggere questo racconto del grande suddetto che mi manca 😀
    Scritto come sempre con poesia e precisione, un mix che ti rende inconfondibile 😉
    Riesci ad essere sempre all’altezza delle aspettative, con colpi di penna inaspettati

  4. Gli amanti ci sono… le aspettative sono le nostre che volevamo sapere di più sulla storia con Eva … non ci hai deluso! 😉

  5. grazie per la lettura e i commenti, Signorina Fantasia e Sofy1985 – un’interpretazione la tua che non avevo considerato 🙂

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